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BastaCartelloni

Foto ambm

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La storia infinita della riforma dei cartelloni pubblicitari a Roma.

(sintesi di Piero Filotico tratta dall’ Articolo del Dott. Arch. Rodolfo Bosi, pubblicato sul numero di gennaio/febbraio 2017 della rivista “Verde Ambiente”)

(aggiornata al 1 giugno 2017)

Circa dieci anni fa si stimava che la superficie dei cartelloni pubblicitari regolari ed abusivi impiantati nel territorio del Comune di Roma superasse i 230.000 mq, ma è tuttavia una stima per difetto perché il numero degli impianti illegali era in costante crescita. Al danno economico – oggi la città incassa quanto il Comune di Genova, mentre con una seria regolamentazione gli incassi potrebbero crescere fino a 20/25 milioni annui – si aggiungeva quello estetico e, ancora peggiore, quello morale: nel settore prosperava infatti, sotto gli occhi di tutti, l’illegalità.

Pochi anni prima l’Ente Parco di Veio aveva provveduto di propria iniziativa, sulla base di denunce dell’associazione Verdi Ambiente Società (VAS), a smantellare quasi un centinaio di impianti abusivi. Fu un fatto eclatante e un’azione meritoria che risvegliarono la coscienza di molti cittadini e cominciarono così a formarsi i primi movimenti d’opinione. Ciononostante,il 30 marzo 2009 l’allora sindaco Alemanno concesse mediante una delibera quella che in estrema sintesi può essere definita una sanatoria generale a seguito della quale nella Nuova Banca Dati (N.B.D.) vennero registrati per autodenuncia – mediante il semplice pagamento anticipato del  Canone Iniziative Pubblicitarie – anche gli impianti pubblicitari installati abusivamente (i cosiddetti “senza scheda”). Indirettamente e dietro la giustificazione della necessità di far cassa il Comune confessava la propria incapacità a far rispettare norme e regolamenti.

Dietro la pressione dell’opinione pubblica, sollecitata anche da associazioni civiche tra cui in prima linea Verdi Ambiente Società (VAS) e Basta Cartelloni, il 2 febbraio 2011  la Giunta di Alemanno adottò una proposta di “Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari” (P.R.I.P.), redatto da Aequa Roma SpA (interamente partecipata del Comune di Roma), che costituiva di fatto l’inizio vero e proprio delle riforma del settore dell’impiantistica a Roma. Il PRIP fu quindi sottoposto ai pareri di competenza dei 15 Consigli Municipali, che tennero conto anche delle osservazioni e delle proposte di emendamenti presentate da cittadini, comitati e associazioni, e fu così ridimensionato passando da 162.500 a 128.000 mq, di cui 110.00 circa previsti su suolo pubblico e i rimanenti in proprietà private.

Con l’elezione del sindaco Ignazio Marino l’impegno a far approvare il P.R.I.P. passò alla nuova Giunta capitolina e all’Assessore alle Attività Produttive Marta Leonori. Dopo avere messo al bando dal 13 dicembre 2013 i circa 5.000 impianti “senza scheda”, solo il 30 aprile del 2014 la Leonori riuscì a far approvare dall’Assemblea sia la proposta del P.R.I.P. che del nuovo Regolamento di Pubblicità. Parallelamente l’allora presidente della Commissione Commercio Orlando Corsetti avviò anche il “percorso di partecipazione per la stesura del PRIP”  dal 22 ottobre del 2013, che non pervenne a nulla se non ritardare l’iter della delibera (ci risulta che alla fine il presidente Corsetti si limitò a trasmettere il 15 aprile del 2014 all’Assessore Leonori un sintetico appunto in cui si faceva la cronistoria del percorso di partecipazione (atto che tra l’altro non era stato nemmeno approvato dalla Commissione Commercio).

Il P.R.I.P. (nel frattempo aggiornato da Aequa Roma, trasformando lo Schema Normativo in Norme Tecniche di Attuazione) ed il nuovo Regolamento di Pubblicità, furono quindi sottoposti al parere di competenza dei Municipi.
Nella seduta del 25 giugno 2014 la Giunta capitolina approvò gli emendamenti proposti, tra cui alcuni delle associazioni Basta Cartelloni e Cittadinanzattiva. Fra gli emendamenti accolti c’era quello che introduceva, sia nel P.R.I.P. che nel nuovo Regolamento di Pubblicità, gli «impianti pubblicitari collegati e finalizzati al finanziamento di progetti di servizi di pubblica utilità e/o di mobilità alternativa», vale a dire impianti di arredo urbano, segnaletica turistica, toilette pubbliche, un servizio di Bike sharing, ecc.

E’ opportuno ricordare che il Bike sharing “è uno degli strumenti di mobilità sostenibile a disposizione delle amministrazioni pubbliche che intendono aumentare l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici (autobus, tram e metropolitane), integrandoli tra loro (trasporto intermodale) e integrandoli dall’utilizzo delle biciclette condivise per i viaggi di prossimità dove il mezzo pubblico non arriva o non può arrivare... Molti dei servizi su abbonamento funzionano grazie a partenariati pubblici e privati. Parecchie città europee, tra le quali Lione,  Parigi, Londra, Barcellona e Stoccolma, hanno preso accordi con compagnie pubblicitarie che forniscono il comune con migliaia di biciclette a titolo gratuito (o sottocosto). In cambio alle agenzie pubblicitarie viene permesso di apporre della pubblicità sia sulle biciclette che in altri punti della città…” (Wikipedia).
In Italia, secondo l’Osservatorio Sharing Mobility (Rapporto 2016) ”alla fine del 2015 erano in attività circa 200 servizi di Bikesharing. Si tratta di un numero  molto  alto,  superiore  a  quello  di  molte  altri  paesi.  In  Francia,  per  esempio,  dove  i  servizi  di Bikesharing hanno avuto un’ampia diffusione, i servizi attivi ad oggi sono 39.” 
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Ma torniamo alla nostra storia. Sia il P.R.I.P. che il nuovo Regolamento di Pubblicità venero approvati il 30 luglio del 2014 dall’Assemblea Capitolina  col voto favorevole anche dei quattro consiglieri del M5S: Virginia Raggi, Enrico Stefàno, Marcello De Vito e Daniele Frongia (vedere resoconto stenografico – pag.72, dichiarazione consigliere Stefàno). Successivamente, la Giunta approvò il 30 dicembre una delibera con l’incarico a Aequa Roma di redigere i Piani di Localizzazione degli impianti Pubblicitari (uno per ognuno dei 15 Municipi), dettandone i criteri ed incaricando la società di riservare 8.000 mq. di superficie espositiva al servizio di bike sharing ed altri 5.000 mq ad elementi di arredo urbano. I 15 Piani di Localizzazione furono  consegnati il 30 marzo 2015 e su ognuno di essi furono poi acquisiti i pareri delle tre Soprintendenze competenti per territorio mediante 6 Conferenze di Servizi, l’ultima delle quali si tenne il 13 luglio del 2015. Il loro recepimento comportò un ulteriore ridimensionamento dei 15 Piani, scesi da 75.030 a 62.000 mq, cui si sarebbe dovuto aggiungere un residuo di altri 10.000 mq non ancora pianificati. La proposta fu approvata dalla Giunta il 13 ottobre: entro 30 giorni occorreva acquisire il parere dei Municipi ed avviare poi il percorso di partecipazione (tramite incontri pubblici con cittadini, comitati e associazioni previsto dall’art. 32 delle Norme Tecniche di Attuazione del P.R.I.P.).

Ma il 31 ottobre  il Sindaco Ignazio Marino fu costretto a dimettersi e gli incontri pubblici (uno per ogni Municipio) iniziarono solo il 4 febbraio 2016, sotto il commissariamento del Prefetto Tronca; la serie fu però bruscamente interrotta con il tredicesimo incontro il 23 febbraio del 2016 a causa della pubblicazione della sentenza n. 2283 con cui il TAR del Lazio aveva annullato i criteri di redazione dei Piani di Localizzazione dettati dalla Giunta capitolina, in quanto a suo giudizio di competenza dell’Assemblea. L’impasse  venne superata con la deliberazione del Commissario straordinario n. 19 del 31 marzo 2016 e pertanto i restanti incontri pubblici poterono svolgersi regolarmente.

A questo punto il Commissario straordinario avrebbe dovuto acquisire anche tutti i pareri dei Municipi e far controdedurre agli uffici a tutte le osservazioni presentate per poi approvare definitivamente i 15 Piani con i poteri della Giunta Capitolina da lui rappresentata, ma il procedimento non ebbe luogo a causa della fine del mandato del Commissario Straordinario con le sopravvenute elezioni comunali.

Si giunge così all’insediamento della sindaca Virginia Raggi il 22 giugno 2016. Assessore alle Attività produttive viene  nominato Adriano Meloni, al quale il 2 settembre, in uno specifico incontro con le associazioni VAS e Basta Cartelloni, viene illustrata una nota sul corretto procedimento di approvazione definitiva dei Piani di Localizzazione.

Ma solo due mesi dopo, il 18 novembre, la Giunta capitolina trasmette all’Assemblea, per l’approvazione di competenza, una apposita proposta di delibera (n. 27/2016) di presa d’atto che i 60 giorni di tempo entro cui si sarebbero dovuti approvare definitivamente i Piani di Localizzazione non si erano potuti rispettare per cause di forza maggiore dovute alle elezioni comunali. Detto termine sarebbe pertanto decorso dalla data di esecutività della deliberazione una volta approvata. Occorrono poi ancora altri due mesi perché il 18 gennaio 2017 la proposta della Giunta Capitolina venga messa all’ordine del giorno dei lavori della Commissione Commercio per esprimere il proprio parere favorevole al riguardo, reso solo il successivo 8 febbraio 2017.

Da allora, il silenzio. La Commissione si è ovviamente riunita più volte per discutere anche di impianti pubblicitari, ma non ha trovato il modo per esprimere un parere puramente formale, pur trattandosi di una delibera tecnica e non certo carica di contenuti.

Per sollecitare la sindaca Raggi e la Giunta a finalizzare il  percorso a  singhiozzo verso la regolamentazione degli impianti pubblicitari  e per evidenziare il ruolo della Commissione Commercio che veniva chiamata direttamente in causa, il 10 maggio un nutrito gruppo di associazioni diffonde un comunicato in cui si afferma, tra l’altro: “Sebbene il completamento del procedimento spetti alla sola giunta Capitolina, la Commissione Commercio presieduta da Andrea Coia (M5S) ha dedicato alla questione diverse sedute alle quali hanno partecipato esponenti delle principali associazioni di categoria delle imprese pubblicitarie che, evidentemente, nutrono speranza di proseguire nello status quo, evitando i bandi di gara che sono previsti dalle normative attuali e confermati dalla principale giurisprudenza.”

Venerdì 12 giugno allora nella riunione dei capigruppo dell’Assemblea viene messo  al primo posto, nell’ordine del giorno della seduta di martedì 16, quanto segue:

cartelloni 2La proposta viene  però ritirata all’ultimo momento, senza apparente motivo e senza spiegazioni. E, sorprendentemente, l’assessorato al Commercio aveva già predisposto in proposito, prima ancora che la delibera andasse in aula, un comunicato stampa in cui veniva data per certa l’approvazione della proposta.

Peraltro, nel comunicato si afferma che “…si stanno valutando le osservazioni contenute in uno studio universitario presentato durante il Convegno ‘Roma. La comunicazione esterna: quale futuro?’ All’esito di questi incontri le strutture tecniche competenti verificheranno se vi siano elementi per eventuali modifiche migliorative alla redazione materiale dei piani.”

cartelloni 3Ora, premesso che i tempi per presentare le osservazioni ai Piani di Localizzazione si sono chiusi a maggio del 2016 (come precisato nel testo della stessa proposta n. 27/2016), è da considerare che lo studio di cui si parla è stato presentato il 21 febbraio scorso (nove mesi dopo la scadenza ) e a cura della società di affissioni Clear Channel e dell’AIPE (Associazione Imprese di Pubblicità Esterna). Soprattutto, mettere in campo  quello studio potrebbe dire rimettere in discussione il lavoro – dal PRIP ai Piani di Localizzazione – svolto in tutti questi anni dagli uffici del Comune, da Aequa Roma, dai 15 Municipi e dalle associazioni e dai movimenti dei cittadini, rinviandone ancora una volta l’esecuzione. Tutto questo tramite una procedura quantomeno anomala.
Il comunicato  diramato dall’assessore Meloni e dal presidente De Vito due giorni dopo, che  tenta di riparare all’incidente del comunicato, fa aumentare le perplessità: “La decisione di posticipare la delibera di rifissazione dei termini è stata presa di comune accordo con l’obiettivo di concludere la valutazione sui dettagli tecnici del provvedimentoCome comunicato, entro i primi giorni di giugno gli uffici del Dipartimento Sviluppo economico, Attività Produttive e Agricoltura termineranno l’esame della proposta di delibera dei Piani di localizzazione degli impianti pubblicitari…  Immediatamente dopo sarà ricalendarizzata la delibera che fisserà i termini di approvazione dei Piani, per approdare in Giunta con il provvedimento finale entro 60 giorni.” 

La conclusione è sconfortante: bene che vada, e sempre che non ci siano significativi interventi che stravolgano il PRIP e i Piani di localizzazione, della loro approvazione se ne riparlerà in autunno. E comunque, a dispetto degli impegni presi e a distanza di quasi tre anni, nessun passo avanti è stato compiuto. Roma attende ancora maggior decoro, qualità e legalità delle affissioni, servizi pubblici importanti come il bike sharing, la segnaletica turistica, le toilette pubbliche.

La nuova Giunta sembra aver dimenticato il Piano Regolatore approvato tre anni fa anche con il voto degli allora consiglieri 5stelle Virginia RaggiMarcello De VitoDaniele Frongia ed Enrico Stefàno: il rischio che tutto si risolva nelle solite promesse elettorali si fa più concreto ogni giorno che passa.

cartelloni 026 giugno 2017: Convegno “Che fine sta facendo la riforma dei cartelloni a Roma?” Sala della Protomoteca in Campidoglio Piazza del Campidoglio,55 dalle 15.30

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