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Cinema a Piazza San Cosimato, il dibattito

Abbiamo aperto questo  spazio per pubblicare i vari punti di vista sulla vicenda del Cinema all’aperto in Piazza San Cosimato, oggetto di un braccio di ferro tra l’Associazione Piccolo Cinema America e il Comune di Roma, nella persona del vice Sindaco e Assessore alla Crescita culturale Luca Bergamo.

(interventi e contributi sono in ordine cronologico decrescente)

13 febbraio 2018

Tomaso Montanari Su Il fatto quotidiano Quello spazio non sia privatizzato Appello – Gli ex occupanti dell’America farebbero bene a ripensarci e a partecipare alla procedura

12 febbraio 2018

Il post dell’Associazione Piccolo Cinema America

Siamo pronti cari amici, noi ce ne andiamo!
Questa estate daremo vita a nuovi focolai di resistenza culturale ad Ostia, Valle Aurelia e Tor Sapienza!
Ebbene sì, siamo stanchi, delusi e stufi di queste mistificazioni: lasceremo San Cosimato per un po’, a chi, semplicemente per giochi e fini elettorali, ha deciso di sottrarcela a meno di trenta giorni dalle elezioni. A settembre, mentre tentavamo di difenderci dai vari attacchi ricevuti anche sul Cinema Troisi, abbiamo lavorato e studiato un nuovo progetto, con l’intento di riprodurre e diffondere il nostro modello culturale, libero ed indipendente, in tre diverse zone simbolo delle borgate della nostra città.
Dal 1 Giugno al 12 Settembre, grazie anche alla collaborazione aperta con l’Ente Roma Natura, ci troverete ad Ostia, al Porto Turistico di Roma, a Valle Aurelia al Monte Ciocci ed a Tor Sapienza al Casale della Cervelletta, proprio a pochi passi da dove fu assaltato il centro migranti. Questo sarà Il Cinema in Piazza: allestiremo in totale tre maxi schermi da circa 12 metri l’uno, per un totale di 185 proiezioni e 2700 sedute, naturalmente ad ingresso gratuito. Saremo lontani dai centri abitati, senza alcuna necessità di ottenere deroghe acustiche o sulle concessioni delle aree: andremo avanti liberi di creare, di immaginare e di costruire, come abbiamo fatto a San Cosimato, una nuova idea di città. Nel rispetto delle altre sale ed arene a pagamento, non offriremo più i film della stagione, ma il nostro proiettore, con le sue retrospettive, non si spegnerà mai. Faremo in modo che i nostri ed i vostri sogni brillino anche di notte, tra maratone di horror, saghe e fiction, attenderemo l’alba sperando che in questa città, prima o poi, soffino venti migliori.
Trastevere è stata la miglior culla in cui poter crescere e formarci, ma è tempo di montare un’altra pellicola.
Bando alle ciance! Si parte! Ci Seguirete?
Verso l’infinto ed oltre!

Il post di Luca Bergamo

Prendo atto della decisione dell’Associazione Piccolo Cinema America di non partecipare al Avviso Pubblico (bando) dell’Estate Romana pubblicato oggi con oltre 60 giorni d’anticipo rispetto allo scorso anno. Ne prendo atto ma continuo a non condividere le ragioni di merito per cui l’Associazione dovrebbe percorrere un canale diverso dalle circa ottanta che hanno animato l’Estate Romana 2017. Tra queste, 48 ad ingresso gratuito, promosse da associazioni ed organizzazioni anch’esse, ciascuna a suo modo, espressione della volontà di animare la vita culturale del proprio territorio.

Il bando a cui APCA decide di non partecipare è quello che lo scorso anno ha consentito di restituire alla vita culturale cittadina spazi da tempo abbandonati come Villa Celimontana e Colle Oppio e, per la prima volta, integrare piazze e luoghi in tutti e quindici i municipi della città, in nome di quella diffusione sul territorio necessaria per facilitare la partecipazione culturale in una città molto estesa, fatta di tante anime e tanti territori. A questo fine sono state scritte le regole del bando che esaltano la relazione col territorio e le comunità di riferimento, offrendo con l’introduzione della triennalità condizioni inedite per programmare l’attività e consolidare questa relazione. Regole queste ispirate alle migliori procedure adottate in questa materia a livello comunitario, nei limiti consentiti dalla disciplina nostrana.

Le parole pronunciate in questi giorni esprimono una chiara opposizione alla politica dell’Amministrazione capitolina, opposizione legittima, che però la partecipazione al bando in nessun modo impedisce di esprimere. Le norme che sono state evocate a questo riguardo sono previste nello schema di “Protocollo di integrità di Roma Capitale”, introdotto dall’Amministrazione con deliberazione di Giunta Capitolina n. 40 del 27 febbraio 2015 e fanno parte della modulistica da utilizzare per partecipare all’Avvisio. Parlano della condotta da tenere nel corso della procedura di selezione e non delle attività.

Mi è facile immaginare che tra le ottanta realtà che hanno animato l’Estate Romana vi siano organizzatori con variegate opinioni politiche e giudizi diversi sull’operato del Comune di Roma. Di certo questo non è un elemento che influisce sulle nostre decisioni ne’ su quelle di chi partecipa al bando conservando tutti le libertà di espressione consentite dalle leggi, dalla costituzione e dai trattati internazionali.

A me sembra che garantire percorsi chiari a chiunque voglia mettersi in gioco per svolgere le attività che predilige e per il loro tramite arricchire la vita della città serva molto a Roma. Una straordinaria normalità che concorre alla crescita del benessere collettivo, più delle forzature ed eccezioni a cui siamo davvero troppo abituati.

Sono certo che le rassegne organizzate dall’Associazione Piccolo Cinema America avranno successo come le tante iniziative che animeranno l’Estate 2018.

Questa città è molto più viva e ricca di quanto la polemica di questi giorni lascia intendere: per chi volesse sinceramente scoprire quanto viva e radicata nei territori sia l’offerta dell’estate romana fuori dal centro storico suggerisco, ad esempio, di godersi i progetti triennali in programma a Forte Aredatino, Corviale, Tor Tre Teste, Forte Bravetta, Tor Bella Monaca, Lunghezza, Primavalle.

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9/10 febbraio 2018

Post da Fb dell”Associazione Piccolo Cinema America 9 febbraio 2018

ABBIAMO DENUNCIATO ALLA PROCURA IL VICE SINDACO DI ROMA.

Abbiamo appena depositato denuncia-querela alla Procura della Repubblica nei confronti del Vice Sindaco ed Assessore alla Cultura dott. Luca Bergamo.
La denuncia è stata depositata per “diffamazione della nostra associazione al solo fine di giustificare la decisione politica di negare la richiesta di occupazione di suolo pubblico per Piazza San Cosimato nell’anno 2018, tanto che sembra proprio che tutte le risposte all’intervista abbiano l’obiettivo di far supporre che le edizioni precedenti fossero state svolte, cosa non vera, in mancanza delle condizioni di legalità.” per il reato di cui all’art. 595 c.p. e/o per tutti i reati che l’autorità giudiziaria vorrà rinvenire nei fatti descritti. Bergamo infatti, a La Repubblica in data 1.02.2018, alla domanda postagli da Mauro Favale: rispondeva: “Non ci sono solo le firme: è pieno di denunce sulla legittimità di quelle attività e sul disturbo alla quiete pubblica.” A richiesta inviata però dalla Presidente del Municipio Roma I Centro, Sabrina Alfonsi, circa la necessità urgente di ricevere le eventuali denunce pervenute, mentre il Campidoglio non ha mai risposto, la QUESTURA di ROMA, la POLIZIA MUNICIPALE, l’ ARPA e i CARABINIERI hanno inviato, per mezzo protocollo i seguenti pareri: “a seguito di attenta verifica degli uffici ARPA, non risulta pervenuta alcuna denuncia, segnalazione o esposto relativo alla manifestazione in oggetto” e ancora dai Carabinieri “non risultano denunce presentate presso gli Uffici dei Comandi dipendenti”, confermano poi dalla Questura di Roma che “non risulta nulla a riguardo” e concludono dalla Polizia Municipale che “non risultano né esposti, né denunce o querele in riferimento alle attività svolte in Piazza San Cosimato dall’associazione Piccolo Cinema America”.
Senza più alcuna parola dinanzi a questo atteggiamento che non possiamo definire in altro modo, se non cieca arroganza del potere, ribadiamo l’invito a tutta la città ed in particolare al giornalismo, tutto, a partecipare alla conferenza stampa di lunedì 12 febbraio alle ore 13 in Largo Ascianghi, 5 presso il WE GIL, durante la quale presenteremo i nostri progetti culturali per il futuro dell’associazione “Piccolo Cinema America”

Il  post di Carteinregola (anche in risposta al Comitato)  del 10 febbraio Ancora sul cinema a Piazza San Cosimato: regole & pretese

Vedi anche da Diario Romano Torniamo su piazza S. Cosimato e sull’ass. Bergamo: con un parere opposto del

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6 /8 febbraio 2018

L’articolo di Carteinregola Cinema a Piazza San Cosimato: questa volta le regole c’entrano poco (6 febbraio)

la lettera inviataci l’8 febbraio 2018  dal neonato “Comitato Cittadino Piazza San Cosimato” a Roma – Trastevere, con un nostro commento.

RESIDENTI PIAZZA SAN COSIMATO: LETTERA APERTA A CINEMA E STAMPA

I residenti rappresentati dal Comitato Cittadino Piazza San Cosimato fanno appello a tutti, alla stampa, al cinema e alle istituzioni coinvolte affinché prendano atto delle loro ragioni, a proposito della gestione estiva di Piazza San Cosimato, ormai diffusamente definita “arena del cinema”. Probabilmente, ai molti frequentatori anche occasionali, delle sessantuno (61) serate estive della manifestazione “Il cinema in Piazza San Cosimato” non è noto che tale Piazza è “storica”, è tutelata ed è densamente abitata, e su di essa, si affaccia un’ ala dell’Ospedale Nuovo Regina Margherita destinata a residenza per malati terminali.

Ma soprattutto a molti non è noto che Piazza San Cosimato, in quanto Piazza storica, è regolata dalla delibera n.48 del 2009 che limita a non più di una volta al mese, con una durata massima di tre giorni, compreso il tempo necessario per l’allestimento e la disinstallazione, ogni evento culturale. La stessa delibera vieta lo svolgimento di attività di natura commerciale in questi luoghi tutelati.

La manifestazione del “cinema in piazza” ha potuto, per tre anni svolgere le sue attività grazie unicamente ad una reiterata deroga alla normativa vigente, sia per quanto attiene la durata sia per l’eccessivo e duraturo impatto acustico, che si protrae per sessantuno (61) sere continuative e, per quelle sessantuno (61) sere i residenti rivendicano il loro diritto alla normale quotidianità, al riposo, al sonno, alla tutela della loro salute, garantita peraltro dalla nostra Costituzione.

In questi giorni registi, attori, attrici, rappresentanti del mondo politico e della cultura, si sono espressi variamente a favore della manifestazione rappresentandone il successo sia culturale che sociale. Pur apprezzandone il valore e l’impegno di chi lo realizza, vorremmo far comprendere quale profondo disagio psicofisico ha provocato negli ultimi tre anni, a giugno e luglio, per sessantuno (61) sere ininterrotte, in moltissimi residenti, siano essi adulti che lavorano e che si alzano presto tutte le mattine, siano essi bambini che non dormono, siano essi persone rese più fragili per età o stato di salute. Nei giorni feriali e nei sabati, lo ricordiamo, la Piazza è sede di un mercato rionale, le cui attività iniziano alle 4 di mattina: è facile quindi calcolare che per i residenti le ore di riposo “fruibili” per quei due mesi si riducono a sole 3 o 4 per notte.

Per i sessantuno (61) giorni, con l’arena in piazza, la vita di queste persone è scandita dai ritmi del cinema, con spettatori che superano (come gli stessi giornali ed organizzatori scrivono spesso) di gran lunga i 400 posti a sedere autorizzati, affollandosi e prendendo posto ovunque sulla Piazza.
Noi amiamo Trastevere e amiamo la cultura in tutte le forme in cui essa si manifesti ma – in quanto cittadini normali, con lavori anche pesanti da espletare, con orari fissi e perentori, con bambini a cui badare, con anziani da accudire, con malati da curare – chiediamo, come probabilmente farebbero tutti al nostro posto, rispetto. Perciò ci ferisce quando veniamo dipinti come “retrogradi” e “reazionari” e, quanto sia facile giudicare da lontano, spesso nel privato in situazioni residenziali ‘diverse’ e più protette. Siamo certi che chiunque, cercherebbe di preservare il proprio benessere e tutelare la salute della propria famiglia.

La ‘Cultura’non può volere questo. La politica lo sa e, il mondo del cinema e dell’informazione anche. I nostri amministratori dovrebbero tutelare i più deboli, dovrebbero mediare tra le opposte esigenze, trovare soluzioni.
Il Comitato Cittadino Piazza San Cosimato, che rifiuta qualsiasi strumentalizzazione o etichettatura politica, non ha nulla contro una manifestazione di questo tipo, non è contrario agli eventi all’aperto, alla città vissuta dai giovani e non giovani attraverso esperienze culturali, semplicemente ritiene che, Piazza San Cosimato non sia propriamente il luogo più deputato per tale evento, che si debbano scegliere altri luoghi, urbanisticamente più idonee e distanti da realtà densamente abitate che, non contrappongano chi gode dell’arena cinematografica con le esigenze di chi vi abita.

Ci auguriamo fortemente che prevalga in tutti il senso di giustizia, legalità, equilibrio, correttezza e buonsenso. Ringraziamo quanti hanno ritenuto utile leggere queste poche righe per conoscere anche l’opinione di chi rappresenta la faccia nascosta dell’”arena del cinema”.

Grazie per l’attenzione, Comitato Piazza San Cosimato.

La risposta di Anna Maria Bianchi di Carteinregola (6 febbraio)

Gentili cittadini del Comitato Piazza San Cosimato,

inserisco  la vostra lettera in uno spazio dedicato al dibattito sul tema  nel nostro sito, collegandolo all’articolo che abbiamo pubblicato (http://www.carteinregola.it/index.php/cinema-a-piazza-san-cosimato-questa-volta-le-regole-centrano-poco/) Anche la vostra lettera,  rispecchia una certa  confusione nelle argomentazioni “contro”: prendo atto delle ragioni che ci  illustrate per quanto riguarda i disagi che vivete come residenti – infatti nel nostro articolo ne teniamo conto – ma non mi sembra corretto il vostro rimando ai tre giorni concessi, dato che credo che nessuna manifestazione a Roma a cui sia stato riconosciuto  l’interesse culturale non vada in deroga, dati i limiti piuttosto assurdi dei tre giorni totali che comprendono montaggio e smontaggio; e comunque, come abbiamo ampiamente argomentato, è a discrezione della Giunta concederla o meno. Inoltre pare che per voi  non vada  bene   neanche la soluzione prospettata dal Comune, nel senso che secondo voi  la piazza dovrebbe essere negata per qualsiasi manifestazione di questo genere in qualunque periodo dell’anno e per qualunque durata.

Anche di questo prendo atto, anche se ritengo che sarebbe interessante capire quanti siano i residenti della piazza che la pensano come voi  e quanti – mi risultano  molti – siano invece felici di ospitare il cinema all’aperto.
Uno per tutti: una blogger de Il  fatto quotidiano che vive sulla piazza con figli piccoli ha descritto l’esperienza in modo compeltamente opposto qui https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/06/roma-non-portateci-via-i-ragazzi-del-cinema-america/4140449/
In ogni caso, come ampiamente già scritto, se le emissioni sonore fossero fuori dei limiti, e le proiezioni e/o  il dibattito durassero oltre la mezzanotte, non si può che essere  completamente d’accordo  sulla necessità di  misure per far rispettare le regole . Ma se invece le condizioni stabilite e le norme di legge fossero (state) rispettate,  e oltretutto si provvedesse a fornire gli auricolari al pubblico per alcune proiezioni, non vedo il motivo di continuare a opporsi. Se il disagio è causato  da parte del pubblico che si ferma dopo l’orario e fa rumore, è un problema senz’altro da affrontare e risolvere, ma penso riguardi tanti luoghi della città e di Trastevere dove c’è una   “movida notturna” che non ha bisogno di eventi per diventare invadente e molesta: non mi sembra che in Piazza Trilussa, dove non ci sono proiezioni all’aperto fino a mezzanotte, vada tutto bene. Anzi, probabilmente (ma non ho dati in questo senso) l’utilizzo degli spazi pubblici per  eventi collettivi che hanno un inizio e una fine, se gestito sensibilizzando i partecipanti, potrebbe essere un deterrente o un correttivo.
Infine, come ho fatto presente anche ai ragazzi dell’Associazione Piccolo Cinema America,  noi siamo abituati a dialogare con comitati cittadini aperti e  trasparenti, che abbiano almeno una pagina facebook in cui ci sia una presentazione del  Comitato, con il relativo   statuto etc. Forse siete nati da poco, ma almeno il nome e il cognome del presidente sarebbero d’obbligo.

Anna Maria Bianchi (8 febbraio 2018)

Pubblichiamo un’ulteriore lettera del Comitato,  a cui rispondiamo in un nuovo articolo, anche alla luce degli sviluppi successivi.

E’ stupefacente l’assioma secondo il quale se si parla di ‘cultura’ scatta, indiscutibile, il diritto alla deroga.

Poiché al di sopra di questa nostra questione v’è, comunque, la Legge,

la quale esiste per regolare i rapporti umani e conciliare le relazioni tra istanze diverse a fondamento di un Patto Sociale che sarebbe pericoloso e controproducente mettere in discussione, in questa come in ogni altra situazione, è solamente alla Legge ed al suo rispetto che ci appelliamo.

La ‘deroga’ non è un pass-par-tout ed il potere di derogare alle leggi dello stato è concesso ai sindaci come strumento indispensabile affinché possano opporsi a situazioni contingibili ed urgenti (calamità naturali, epidemie, stato di assedio…) non altrimenti fronteggiabili anche per la loro imprevedibilità.

Quindi i presupposti per l’adozione di questi provvedimenti possono essere individuati soltanto nell’urgenza, cioè nell’indifferibilità dell’atto, nella contingibilità, ovvero nella straordinarietà ed imprevedibilità dell’evento, nella temporaneità degli effetti del provvedimento legata al perdurare dello stato di necessità.

Inoltre sottostanno all’obbligo di motivazione e trovano un limite nei principi di ragionevolezza e proporzionalità rispetto alle situazioni da disciplinare.

E, sinceramente, la questione in ballo non assomiglia affatto ad una situazione emergenziale ma può tranquillamente e serenamente essere regolata e condotta nel rispetto della norme vigenti.

In recepimento a precise direttive comunitarie esiste la Legge Quadro (L.447/95) “a tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico” (art.1_Finalità) la quale pur riconosce ai sindaci il potere di autorizzare in deroga (art.6, comma 1, lettera h) “lo svolgimento di attività temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e per spettacoli a carattere temporaneo ovvero mobile nel rispetto delle prescrizioni indicate dal comune stesso” ma secondo la logica e le finalità della stessa.

Di fatto tale potere è offerto ai comuni congiuntamente alla redazione del Piano di Classificazione Acustica nel quale il territorio comunale viene ‘fotografato’ nelle sue funzioni e nelle sue preesistenti destinazioni d’uso (uso e no abuso), classificato in zone acustiche ed all’interno del quale l’amministrazione deve indicare le aree da destinarsi a spettacolo a carattere temporaneo, ovvero mobile, ovvero all’aperto per l’applicazione di quei valori di qualità da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla legge (art.2, comma 1, lettera h).

All’interno del quale!

Quindi estrapolare da una legge, senza tener conto delle sue finalità, il solo comma utile a giustificare una prassi riconosce a tale prassi una legittimazione solo apparente dato che in realtà essa è messa in atto in aperto ed assoluto contrasto agli obiettivi stessi della legge: la deroga verrebbe ad assumere pari forza di legge della legge stessa e questo è impossibile a sostenersi e particolarmente inaccettabile per una legge di tutela della salute.

E’ conseguente e logico che applicare la legge nelle sue finalità non può che voler dire individuare all’interno del territorio comunale tra tutte, quelle sole aree le quali, proprio per le loro caratteristiche urbanistiche, non subiscano pesanti offese all’ambiente esterno ed a quello abitativo in caso di spettacoli a carattere temporaneo, ovvero mobile…

Quindi certamente non le zone a destinazione residenziale ma quelle ove una ridotta se non nulla presenza residenziale le renda più adatte ad essere eventualmente esposte ad una rumorosità più intensa.

Solo questa logica e non altre, può ammettere, nel rispetto della norma, la sua ‘eccezionale’ disapplicazione senza incorrere in un serio sospetto di incostituzionalità per una arbitraria e non conforme interpretazione.

Imporre in zone residenziali la location di ogni evento pensabile da mettersi in atto senza limiti di emissione acustica (che per altro nessuno va a verificare e controllare) è pratica in assoluto contrasto con la legge di riferimento principale, ovvero con la Legge Quadro.

Ed alla traduzione di una legge di tutela in un provvedimento di tortura non può essere riconosciuta legittimità.

Sperando davvero che si trovi al più presto la soluzione logistica a far sì che i residenti siano tutelati ed al contempo l’entusiasmo di chi si opera per offrire momenti di bellezza e cultura non venga mortificato

Porgiamo i nostri più cordiali saluti

Comitato di Piazza San Cosimato

Membro del Coordinamento Nazionale

No Degrado e Mala Movida

PS: la lettera continua ad essere non firmata

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