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Cosa scrivevamo 6 mesi fa: Stadio della Roma, il buio della ragione

da www.stadiodellaroma.com 7

da www.stadiodellaroma.com

Noi non sappiamo se e quali irregolarità emergeranno dopo i controlli sulle procedure annunciati ieri sera dall’Assessore all’Urbanistica Montuori, inevitabili dopo le ipotesi corruttive che hanno portato all’arresto di molti protagonisti della vicenda “Stadio della Roma 2″. Riproponiamo l’amaro commento che avevamo scritto a caldo dopo la chiusura della Conferenza dei servizi in Regione, il 5 dicembre scorso. Conferenza a  cui avevamo assistito con grande preoccupazione per un procedimento che sembrava doversi chiudere a tutti i costi, anche se molti aspetti fondamentali erano rimasti – e sono tutt’ora-  irrisolti.

Lo ripubblichiamo, sperando che le nostre tante domande rimaste senza risposta trovino finalmente delle spiegazioni.

Stadio della Roma,  il buio della ragione (8 dicembre 2017)

Il 5 dicembre 2017 alle 19.15 è stato approvato dalla Conferenza dei servizi il progetto definitivo dello Stadio della Roma (quello “adeguato” alle nuove richieste della giunta pentastellata) con le prescrizioni, osservazioni e raccomandazioni avanzate dai 4 rappresentanti unici di Roma Capitale, Città Metropolitana, Regione Lazio e Stato italiano. Proponiamo alcune prime considerazioni, che nei prossimi giorni integreremo con osservazioni puntuali anche sulla base dei pareri pubblicati ieri (link in calce), dopo la richiesta di Carteinregola alla Presidente della Conferenza dei Servizi, che ringraziamo.

Siamo usciti dalla riunione finale della Conferenza dei servizi decisoria ancora più perplessi e avviliti di quanto avremmo immaginato. Perchè, a questo punto, alla preoccupazione per la realizzazione di un progetto che non condividevamo dall’inizio – e ancora meno dal suo seguito, dopo le modifiche introdotte dalla nuova Amministrazione capitolina – si aggiunge la constatazione che tante garanzie che ogni cittadino darebbe per scontate, soprattutto per un’operazione di questa ampiezza e portata, sono assai vaghe, ipotetiche e aleatorie.

Avevamo scritto qualche giorno fa della conferenza dei servizi “a fisarmonica”, in quanto da giugno fino a metà ottobre c’è stato un fitto scambio di prescrizioni e adeguamenti del progetto numero 2 (quello “adeguato”) tra uffici pubblici e proponente (1). Pensavamo che la conclusione della conferenza dei servizi sarebbe stata il “momento della verità” con, finalmente, un esito binario: quello che c’è c’è e non si può aggiungere o sottrarre nulla; i problemi – almeno quelli più dirimenti – si sono risolti/non sono risolvibili, ci sono i soldi per fare le infrastrutture necessarie/non ci sono i soldi (o chi mette i soldi per )… In poche parole: lo Stadio e gli annessi commercial-edilizi si possono fare o non si possono fare.

E invece neanche per idea. Anche se siamo al “sì al progetto”, certificato ieri dal voto dei 4 rappresentanti unici e festeggiato con brindisi e dichiarazioni da tutti i nostri rappresentanti istituzionali, ancora siamo in alto mare. Semplicemente si è spostata l’asticella delle prescrizioni di nuovo un po’ più avanti, cioè al momento del progetto esecutivo, quando la conferenza dei servizi sarà sciolta e la responsabilità di far valere quanto prescritto e raccomandato ricadrà su ciascun ufficio, non più incarnato da un singolo funzionario per ognuno dei 4 enti.

Ma l’aspetto più inquietante è che, nonostante si trattasse della terza riunione della seconda conferenza (la prima iniziata più di un anno fa), più che alla conclusione di una Conferenza dei servizi decisoria, sembrava di assistere al brainstorming degli incontri propedeutici, quando ognuno butta lì qualche idea che poi si dovrà approfondire per vedere se funziona. Sembra impossibile? Eppure abbiamo sentito i rappresentanti di Roma Città metropolitana, che fino alla scorsa riunione sottolineavano la necessità inderogabile di un secondo accesso all’area alternativo alla via Ostiense/via del Mare per smaltire il traffico in caso di emergenza, restringere la richiesta a un semplice corridoio per ambulanze e vigili del fuoco, ricavabile dall’allargamento della pista ciclabile che corre a pochi metri dal fiume (l’altro lato della pista sarebbe a disposizione, in caso di emergenza, anche per il transito delle vetture private). Ipotesi che ha subito suscitato la cautela del rappresentante regionale della difesa del suolo (non presente l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere) che ha ricordato che non è semplice (e non è detto che si possa) fare opere sugli argini del Tevere. E sempre la Città Metropolitana ha anche assicurato che, dopo alcuni incontri con il proponente avvenuti nei giorni scorsi, si è verificato che il problema della mancanza del secondo accesso poteva essere risolto anche con una maggiore ampiezza della via Ostiense/Via del Mare (quella da unificare), suscitando, in questo caso, la cautela del rappresentante unico di Roma Capitale che non voleva assumersi impegni senza che prima fossero state verificate tutte le condizioni (ad esempio se l’allargamento prevedesse espropri etc) (2). Cioè alcune nuove prescrizioni (come altre sollevate e subito bocciate la scorsa riunione), erano state prese in considerazione nei giorni immediatamente precedenti e non erano ancora state sottoposte a nessuna verifica tecnica ed economica. Verifiche rimandate alla fase della stesura del progetto esecutivo, con gli eventuali (e probabili) costi aggiuntivi che – si è detto – dovranno essere a carico del proponente (anche se il proponente in vari casi contestava di dovervi far fronte)

Ma ci sono altri punti interrogativi che pesano come macigni, aspetti ancora irrisolti che non è neanche chiaro chi, come, con che soldi e in che tempi dovrà risolvere: la mobilità suddivisa tra il “50% trasporto pubblico e il 50% trasporto privato” è una chimera, così come la contestualità delle opere pubbliche e private e l’apertura dello stadio solo dopo l’ultimazione delle opere pubbliche. Mettendo da parte i giudizi sull’operazione, va detto che il precedente progetto Marino/Caudo aveva il vantaggio di aver inserito buona parte delle opere pubbliche necessarie tra quelle finanziate dalle cubature extra concesse al privato, e quindi mettendo sulle spalle del proponente il rispetto dei tempi di realizzazione e la soluzione dei problemi delle infrastrutture. Lo spacchettamento del progetto Raggi/Montuori invece attribuisce la responsabilità di realizzazione delle opere a soggetti pubblici diversi: se questi non dovessero provvedere con tempismo ed efficacia a quanto stabilito, il proponente rivendica già da ora che le conseguenze non possano certo essergli addossate posticipando l’ apertura dello Stadio e della nuova centralità a dopo la conclusione di opere che non ha il potere di concludere (nè, come è stato detto in conferenza dei servizi, un ente può comminare prescrizioni agli altri enti pubblici).

Infine, nella conclusa conferenza non è stata messa sul tavolo nessuna bozza di Convenzione, il contratto che dovrebbe regolare tuti gli impegni del proponente privato, dalle opere da realizzare al cronoprogramma. Ci dovrà pensare il Comune di Roma, vedremo come e quando, e cosa si potrà inventare per far rispettare quanto promesso ai cittadini: mobilità sostenibile, infrastrutture collaudate al primo fischio della prima partita della Roma.

Come i protagonisti di tanti film, che corrono corrono per sfuggire a un destino segnato, e che proprio a causa di quella fuga finiscono nelle grinfie di ciò che più temevano, anche la corsa dello Stadio è tornata al punto di arrivo e partenza di ogni vicenda della Capitale: le opere private che vanno a dama in un baleno, e le opere pubbliche che procedono al rallentatore, o si perdono per strada.

E chi paga sono sempre i cittadini. Quelli che si bevono un pezzo di vita ogni giorno nel traffico. Quelli che vivono in una città sempre più estranea e ostile. Una città buia, che non sono le vetrine scintillanti o i cori delle partite a riscattare.

goya il sonno della ragione

Francisco Goya Il sonno della ragione genera mostri

NOTA SUL PONTE DI TRAIANO: Il Ponte di Traiano, secondo accesso/uscita dall’area circondata per 3/4 dal Tevere, è stato il “convitato di pietra” di tutta la CdS, anche se non ne faceva parte (tagliato in seguito all’accordo tra Roma Capitale e Eurnova e al taglio delle cubature che sarebbero servite a finanziarlo), più volte evocato dal dibattito in conferenza, dopo l’inaspettato cambio di parere della Città Metropolitana, è rimasto in ballo mediante il parere della Regione Lazio, che ha messo a verbale la sua raccomandazione di un secondo accesso carrabile oltre all’Ostiense. Adesso è diventato un’opera a spese della collettività, perchè prima il Ministro Lotti, poi – ieri – il Ministro alle Infrastrutture Delrio, hanno dichiarato che i circa 100 milioni di euro necessari a realizzarlo se li accollerà lo Stato, cioè i cittadini. Tifosi della Roma e non. Vogliamo fare il conto di tutto quello che si sarebbe potuto fare con 100 milioni pubblici (spesi al servizio di un’opera privata) per tanti quartieri romani che non hanno l’indispensabile ? C’è un elenco – poi caduto insieme alla Giunta Marino – di opere che si prevedeva di realizzare con un’ottantina di milioni dei fondi per il Giubileo. L’illuminazione pubblica di una strada che da anni i residenti reclamano, una piazza pubblica in un quartiere che non ce l’ha, un giardinetto per i bambini di una zona dove il verde sono solo sterpaglie… vogliamo continuare?

Anna Maria Bianchi Missaglia e Cristina Lattanzi

Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

> Vai a Stadio della Roma – la storia in sintesi

Vedi anche: Operazione Stadio della Roma, mesta parabola di una città che non cambia (4 dicembre 2017)

Per una prima disamina dei pareri vedi gli articoli di Fernando Magliaro (Il tempo):

6 dicembre STADIO, ECCO I 4 PARERI FINALIhttp://fmmagliaro.blogspot.it/2017/12/stadio-ecco-i-4-pareri-finali.html

Stadio sì, 5 dicembre http://fmmagliaro.blogspot.it/2017/12/stadio-si.html

(1) nel post Stadio della Roma: sulla pelle dei cittadini del 28 novembre 2017 scrivevamo, al punto 1:

1)La conferenza a fisarmonica

Il primo paradosso che balza agli occhi è che da almeno un anno – ma, se si parte dalla conferenza dei servizi preliminare, da 3 anni – c’è stato un continuo rinviare il momento della verità – si può fare/non si può fare – dando al proponente sempre nuovi tempi supplementari per consegnare o adeguare gli elaborati richiesti dagli uffici alle prescrizioni man mano comminate. E anche se si considerano i cambiamenti progettuali richiesti dall’Amministrazione Raggi – che si son voluti considerare un “adeguamento” al progetto precedente bocciato dalla prima conferenza per continuare a oltranza – da mesi assistiamo a un continuo “aggiornamento” che sposta sempre più in là il termine per correggere il tiro. Mettiamo in nota l’elenco delle varie richieste degli uffici e delle consegne del proponente, anche solo per il progetto Raggi/Montuori (1). E lo diciamo chiaramente: al 24 novembre non dovrebbero più esistere pareri con prescrizioni. O i proponenti si sono adeguati alle richieste degli uffici, o basta. Invece ancora siamo a “caro amico”, con gli ennesimi pareri “favorevoli con prescrizioni e raccomandazioni“, che per di più – come la presidente della CdS ha dichiarato esplicitamente – sono ancora da armonizzare tra loro. In pratica in quella che avrebbe dovuto essere la giornata della approvazione e chiusura definitiva, ancora sono in ballo tanti nodi irrisolti – a partire da quello, gigantesco, della mobilità – che semplicemente vengono spostati un po’ più in là, cioè oltre il punto di non ritorno dell’approvazione (2), quando però la responsabilità si scioglierà nei mille rivoli dei soggetti che dovrebbero controllare che le prescrizioni vengano attuate. Vigilanza e controllo che, come sappiamo, non sono proprio il forte dell’Amministrazione Capitolina, e in generale dell’amministrazione pubblica. Sono lì a ricordarcelo le varie incompiute, dalle Vele di Calatrava in poi, e i tanti quartieri da anni senza strade e senza fogne

(2) Questo un estratto il parere depositato lo stesso 5 dicembre durante al riunione della CdS (pubblicato sul sito trasparenza della Regione)integrazione 5 dicembre 2017 stadio Parere Integrativo Città Metropolitana stadio Prot. R.L. n. I.0619972 del 05-12-2017. E‘ da notare la conclusione con “(…) ove non sia assicurata in sede di determinazione conclusiva della Conferenza tale condizione essenziale, il pareresarà da intendersi di motivato dissenso per carenza di sistematicità rispetto ai flussi veicolari ordinari in caso di eventi sportivi e non potrà realizzarsi una vlaidità sostitutiva della eventuale determinazione conclusiva di assenso alla conferenza sotto il profilo autoizzativo di permessi, assensi e nulla osta comunque denominati di competenza della Città Metropolitana di Roma Capitale.(…) Conclusione che è già stata contraddetta da altri nel corso della conferenza stessa, perchè i pareri finali possono essere di assenso, con o senza prescrizioni, o di dissenso (ma allora se altre prescrizioni si rivelassero non fattibili, che ne sarà del parere favorevole subordinato a quelle prescrizioni?)

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VIA Valutazione Impatto Ambientale (pubblicata il 1 dicembre 2017)

Determinazione – numero G16584 del 30/11/2017

Pronuncia di Valutazione di Impatto Ambientale, resa ai sensi dell’art. 23, parte II del D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii. sul progetto di “Realizzazione dello Stadio della Roma – Tor di Valle, sito in Roma Capitale, Provincia di Roma, in località Municipio IX e Municipio XI” a seguito della richiesta inoltrata dalla Soc. Eurnova S.r.l. – Registro Elenco Progetti: n. 46/2017.

 

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