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Decreto che disciplina il Dibattito pubblico sulle opere esclude centrali, gasdotti, trivelle, impianti nucleari e chimici

mappa trivellazioni 24 febbraio 2017 dati 2014

In tutta Italia si moltiplicano le proteste contro opere che non hanno visto il confronto con il territorio:  l’ultimo rapporto del Nimby Forum segnala che  proprio le opere energetiche sono quelle più contestate nei territori, il 57,6% nel 2016 del totale degli interventi che hanno visto contestazioni. E il Governo –  Ministro Calenda- e  le Regioni preparano un Decreto per l’informazione e la partecipazione dei cittadini che esclude proprio  la maggior parte delle opere  che riguardano il comparto Energia. Il Decreto potrebbe essere approvato dal Governo anche prima della scadenza elettorale, dopo   un ulteriore passaggio in Commissione. Carteinregola monitorerà  la situazione, riservandosi di scrivere a tutti i soggetti competenti perchè il Decreto non preveda esclusioni.

Segnala Legambiente (1) che lo schema  di  Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (2) che disciplina il Dibattito pubblico in Italia  in attuazione del Codice degli appalti (D.lgs 50/2016) (3), approvato dalla Conferenza unificata Stato Regioni  nella seduta del 14 dicembre 2017, con alcune raccomandazioni (4) esclude  tutti gli impianti energetici, gasdotti e oleodotti, trivelle, come centrali chimiche e impianti nucleari, mentre rimangono le infrastrutture. Viene di fatto stravolto il senso della procedura, mutuata dall’esperienza francese, nata con l’obiettivo di rendere finalmente trasparente il confronto con i territori sulle opere pubbliche attraverso un percorso che permettesse di informare e far partecipare le comunità coinvolte, attraverso garanzie sul coinvolgimento, risposte adeguate e tempi chiari.  E poichè  il decreto potrebbe essere pubblicato prima delle elezioni, appare urgente e necessario  monitorarne l’evoluzione e soprattutto chiedere  in proposito  le posizioni  dei vari schieramenti in vista del voto (5). In calce una sintesi dei punti principali del decreto (6)

Anna Maria Bianchi Missaglia

(1) dal sito di Legambiente 18 dicembre 2017  Decreto sul Dibattito pubblico per le opere: escluse centrali energetiche, gasdotti, trivelle, impianti nucleari e chimici

Legambiente: “La politica non scappi di fronte ai territori. Chiediamo al Ministro Calenda e alle Regioni di tornare su una decisione che appare ancora più assurda dopo la proposta di militarizzazione i cantieri TAP”

La bozza di Decreto che disciplina il Dibattito pubblico in Italia, in attuazione del Codice degli appalti (D.lgs 50/2016), contiene una sorpresa: dal testo sono, infatti, esclusi tutti gli impianti energetici, gasdotti e oleodotti, trivelle, come centrali chimiche e impianti nucleari, mentre rimangono le infrastrutture. Viene di fatto stravolto il senso della procedura, mutuata dall’esperienza francese, nata con l’obiettivo di rendere finalmente trasparente il confronto con i territori sulle opere pubbliche attraverso una procedura che permettesse di informare e far partecipare le comunità coinvolte, attraverso garanzie sul coinvolgimento, risposte adeguate e tempi chiari.

“E’ una scelta profondamente sbagliata – ha commentato Edoardo Zanchini Vicepresidente di Legambiente – Chiediamo al Ministro Calenda e alle Regioni di tornare su questa decisione, perché solo la trasparenza sulle scelte e il confronto con il territorio possono portare a scegliere le opere davvero utili nei territori e a costruire il consenso indispensabile alla loro realizzazione. La politica non scappi di fronte ai territori, la fuga non è una soluzione anche nei confronti di TAP o della TAV, come degli altri interventi grandi e piccoli”.

L’associazione ambientalista inoltre sottolinea come proprio ieri sia scoppiata una polemica fortissima rispetto a un emendamento, proposto dal Governo alla Legge di bilancio, e giudicato poi inammissibile, che prevedeva il carcere per coloro che entravano nei cantieri dell’opera o creavano problemi allo svolgimento dei lavori, come già avviene per i cantieri della TAV. E proprio perché continuano in tutta Italia le proteste contro opere che non hanno visto il confronto con il territorio, questa decisione appare quanto mai sbagliata. Oltretutto, nell’ultimo rapporto del Nimby Forum si segnala come proprio le opere energetiche siano quelle più contestate nei territori, il 57,6% nel 2016 del totale degli interventi che hanno visto contestazioni.

“Il Dibattito Pubblico è uno strumento fondamentale non solo per informare i cittadini – ha concluso Zanchini – ma anche per costruire un confronto sull’utilità e l’impatto delle opere che vengono proposte nel nostro Paese. Ed è tanto più importante oggi che abbiamo bisogno di spingere e di creare consenso su una transizione incentrata sulle fonti rinnovabili e su impianti capaci di spingere l’economia circolare nel nostro Paese”.

(2)   schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante “Modalità di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico ai sensi dell’articolo 22, comma 2 del decreto legislativo 18 aprile 2017, n. 50”.Il testo è stato predisposto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo (Scarica Debat-Public-Bozza-Decreto-13-12-2017 )

(3) Scarica il DECRETO LEGISLATIVO 19 aprile 2017, n. 56 Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. (17G00078) (GU Serie Generale n.103 del 05-05-2017 – Suppl. Ordinario n. 22)note: Entrata in vigore del provvedimento: 20/05/2017

lo schema di decreto per il Dibattito pubblico sulle Grandi Opere è previsto dal nuovo Codice dei Contratti pubblici (comma 2 dell’articolo 22: 2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente codice, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro per i beni e le attività culturali, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, in relazione ai nuovi interventi avviati dopo la data di entrata in vigore del medesimo decreto, sono fissati i criteri per l’individuazione delle opere di cui al comma 1*, distinte per tipologia e soglie dimensionali, per le quali è obbligatorio il ricorso alla procedura di dibattito pubblico, e sono altresì definite le modalità di svolgimento e il termine di conclusione della medesima procedura. Con il medesimo decreto sono, altresì stabilite le modalità di monitoraggio sull’applicazione dell’istituto del dibattito pubblico. A tal fine è istituita, senza oneri a carico della finanza pubblica, una commissione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con il compito di raccogliere e pubblicare informazioni sui dibattiti pubblici in corso di svolgimento o conclusi e di proporre raccomandazioni per lo svolgimento del dibattito pubblico sulla base dell’esperienza maturata. Per la partecipazione alle attività della commissione non sono dovuti compensi, gettoni, emolumenti, indennità o rimborsi di spese comunque denominati.)

*1. Le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori pubblicano, nel proprio profilo del committente, i progetti di fattibilità relativi alle grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, sulla città o sull’assetto del territorio, nonché gli esiti della consultazione pubblica, comprensivi dei resoconti degli incontri e dei dibattiti con i portatori di interesse. I contributi e i resoconti sono pubblicati, con pari evidenza, unitamente ai documenti predisposti dall’amministrazione e relativi agli stessi lavori.

(4) Scarica le raccomandazioni della Conferenza Stato Regioni News 2017-12-15 xDOC.CU.P.03)-Opere-sottoposte-a-dibattito-pubblico

(5) da lavoripubblici.it Codice appalti: La conferenza unificata approva il DPCM sul dibattito pubblico 20/12/2017

La Conferenza unificata, nella seduta del 14 dicembre 2017, ha espresso il proprio parere sullo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante “Modalità di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico ai sensi dell’articolo 22, comma 2 del decreto legislativo 18 aprile 2017, n. 50”.

In allegato il testo predisposto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo sul quale la conferenza unificata ha espresso il proprio parere con alcune raccomandazioni.

Il nuovo testo entrato in commissione, per venire incontro ad alcune esigenze delle regioni, era stato già abbondantemente modificato e tra tutte le modifiche la più importante riguarda l’allegato in cui sono elencate tutte le opere che dovranno passare dalla fase di consultazione dei territori in maniera obbligatoria nei prossimi anni. Il ministero, ha eliminato dall’elenco delle tipologie di opere per cui si deve attivare il dibattito pubblico al di sopra di certe soglie la maggior parte di quelle che riguardano il comparto Energia.
Scorrendo il nuovo allegato ci si accorge che è stata cancellata la voce che fissava il vincolo per “oleodotti, gasdotti o condutture per prodotti chimici” ed è stata abbondantemente ritoccata la voce relativa agli impianti industriali con nessun vincolo di dibattito pubblico per ì le raffinerie di petrolio greggio, le centrali per la produzione di energia idroelettrica, gli impianti eolici per la produzione di energia, i depositi di stoccaggio dei prodotti chimici, gli impianti destinati al trattamento di combustibili nucleari. Nessuna consultazione, dunque, dei territori per quanto concerne le tipologie di opere sopra riportate.

Pungente il commento di Legambiente che afferma “La bozza di Decreto che disciplina il Dibattito pubblico in Italia, in attuazione del Codice degli appalti (D.lgs 50/2016), contiene una sorpresa: dal testo sono, infatti, esclusi tutti gli impianti energetici, gasdotti e oleodotti, trivelle, come centrali chimiche e impianti nucleari, mentre rimangono le infrastrutture. Viene di fatto stravolto il senso della procedura, mutuata dall’esperienza francese, nata con l’obiettivo di rendere finalmente trasparente il confronto con i territori sulle opere pubbliche attraverso una procedura che permettesse di informare e far partecipare le comunità coinvolte, attraverso garanzie sul coinvolgimento, risposte adeguate e tempi chiari”. “È una scelta profondamente sbagliata – ha commentato Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente -. Chiediamo al Ministro Calenda e alle Regioni di tornare su questa decisione, perché solo la trasparenza sulle scelte e il confronto con il territorio possono portare a scegliere le opere davvero utili nei territori e a costruire il consenso indispensabile alla loro realizzazione. La politica non scappi di fronte ai territori, la fuga non è una soluzione anche nei confronti di TAP o della TAV, come degli altri interventi grandi e piccoli”.

In allegato il testo dello schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che, prima di approdare alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, deve ancora acquisire il parere del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni parlamentari ed il parere della Conferenza unificata.

Con buona pace di tutti è assai improbabile che il decreto possa essere pubblicato prima delle elezioni e, quindi, sembra probabile che l’originaria scadenza di un anno prevista, dunque per il 18 aprile 2017 sarà superata di oltre un anno perché è, veramente, improbabile che il testo possa vedere la luce prima del 18 aprile 2018.

A cura di Arch. Paolo Oreto

(6) Casaeclima, 15 dicembre 2017 Grandi opere, fuori dal dibattito pubblico gran parte del settore energetico

 È una delle modifiche allo schema di Dpcm decise ieri in Conferenza Unificata. Esclusi dal débat public gli impianti eolici, i gasdotti e gli oleodotti, gli impianti per il trattamento dei combustibili nucleari e le centrali idroelettriche

Venerdì 15 Dicembre 2017

Tra i provvedimenti esaminati dalla Conferenza Unificata nella riunione di ieri c’è anche lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante “Modalità di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico ai sensi dell’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50“, approvato nel giugno scorso dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio e licenziato nei giorni scorsi da Palazzo Chigi.

Su questo schema di Dpcm ieri il Governo in Conferenza Unificata ha accolto la richiesta delle Regioni di introdurre sostanziali modifiche al testo. In particolare, le Regioni hanno ottenuto l’esclusione dal débat public di buona parte delle opere del settore energetico, quali gli impianti eolici, i gasdotti e gli oleodotti, gli impianti per il trattamento dei combustibili nucleari e le centrali idroelettriche.

Inoltre, è stato stoppato il comitato di monitoraggio (composto dagli enti locali direttamente coinvolti dall’intervento) che lo schema di Dpcm prevede abbia il compito di: a) contribuire alla definizione delle modalità di svolgimento del dibattito pubblico; b) collaborare alla realizzazione e alla supervisione del dibattito; c) concorrere alla soluzione dei problemi e delle criticità che eventualmente si manifestino durante il dibattito; d) contribuire alla discussione e alla valutazione delle proposte emerse nel corso del dibattito pubblico.

Ricordiamo che lo schema di decreto per il Dibattito pubblico sulle Grandi Opere è previsto dal nuovo Codice dei Contratti pubblici (comma 2 dell’articolo 22). Ecco cosa prevede:

QUANDO SI APRE IL DIBATTITO PUBBLICO: il dibattito pubblico si apre nella fase di elaborazione del progetto di fattibilità quando le alternative progettuali sono ancora aperte e il proponente può ancora modificare il progetto. In particolare si apre sul Documento delle alternative progettuali e i risultati del Dibattito pubblico concorrono all’elaborazione del Progetti di fattibilità.

SU QUALI OPERE: il dibattito pubblico è obbligatorio per opere di una certa consistenza, tra i 200 e 500 milioni di euro a secondo della tipologia di intervento. Il dibattito pubblico è obbligatorio anche su richiesta delle amministrazioni centrali (Presidenza del Consiglio e Ministeri), degli enti locali (un consiglio regionale, una provincia, una città metropolitana, un numero di consigli comunali rappresentativi di almeno 100.000 abitanti) o dei cittadini (almeno 50.000 elettori). Il proponente è sempre libero di aprire un dibattito pubblico quando lo ritiene necessario.

QUANTO DURA: 4 mesi (prorogabili di ulteriori due mesi nel caso di comprovata necessità). Il dibattito pubblico è preceduto da una fase dedicata alla progettazione del processo decisionale della durata massima di 3 mesi.

COME SI SVOLGE: il dibattito pubblico, organizzato e gestito in relazione alle caratteristiche dell’intervento e alle peculiarità del contesto sociale e territoriale di riferimento, consiste in incontri di informazione, approfondimento, discussione e gestione dei conflitti, in particolare nei territori direttamente interessati dall’opera e nella raccolta di proposte e posizioni da parte di cittadini, associazioni, istituzioni.

CHI LO GESTISCE: il dibattito pubblico è gestito da una figura indipendente che svolge il proprio compito in autonomia e coordina le proprie attività con il proponente dell’opera e il Comitato di monitoraggio (formato dagli enti locali su cui insiste l’opera).

COME VIENE SELEZIONATO IL RESPONSABILE DEL DIBATTITO PUBBLICO: il responsabile è selezionato dal proponente dell’opera attraverso procedure di evidenza pubblica che invita alla gara i soggetti idonei ricompresi nell’elenco dei fornitori elaborato dalla Commissione nazionale per il dibattito pubblico (soggetti di comprovata esperienza e competenza nella gestione di processi partecipativi, ovvero di gestione ed esecuzione di attività di progettazione e pianificazione in materia infrastrutturale, urbanistica e territoriale).

COME SI CONCLUDE: il proponente, terminato il dibattito pubblico, ha tre mesi di tempo per presentare un proprio dossier conclusivo in cui evidenzia: la volontà o meno di realizzare l’intervento, le eventuali modifiche apportate al progetto e le ragioni che hanno condotto a non accogliere eventuali proposte.

IL COMITATO DI MONITORAGGIO: il proponente non è lasciato solo durante il dibattito ma è assistito da un comitato di monitoraggio (composto dagli enti locali direttamente coinvolti dall’intervento) che ha il compito di: a) contribuire alla definizione delle modalità di svolgimento del dibattito pubblico; b) collaborare alla realizzazione e alla supervisione del dibattito; c) concorrere alla soluzione dei problemi e delle criticità che eventualmente si manifestino durante il dibattito; d) contribuire alla discussione e alla valutazione delle proposte emerse nel corso del dibattito pubblico.

LA COMMISSIONE NAZIONALE PER IL DIBATTITO PUBBLICO: la Commissione è istituita presso il Ministero delle infrastrutture ed è formata da 13 componenti (2 per il Ministero delle Infrastrutture; 1 rappresentante per i Ministeri dell’Ambiente, Beni culturali, Sviluppo economico, Salute, Giustizia; 1 rappresentante per la Conferenza Stato Regioni, 1 per l’Unione delle Province Italiane e 1 per l’ANCI) + 3 esperti (nominati dal Ministro delle Infrastrutture su proposta della Commissione). La Commissione ha il compito di: monitorare il corretto svolgimento dei dibattiti pubblici; esprimere raccomandazioni e elaborare linee guida; gestire un proprio sito internet con tutta la documentazione relativa ai vari dibattiti; presentare alle camere, ogni 2 anni, una relazione sull’andamento dei dibattiti e proporre correttivi.

MODALITÀ DI APPROVAZIONE DEL DECRETO: raccolte le osservazioni del Ministero dei Beni culturali e del Ministero dell’Ambiente il decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti viene inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e una volta valutato, viene inviato alle Camere per la raccolta delle osservazioni. Il decreto è inviato anche al Consiglio di Stato.

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