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la Consigliera Grancio esclusa dal gruppo capitolino 5 stelle

dalla pagina Fb della consigliera Grancio 16 aprile 2018Il tema non riguarda solo il caso specifico, ma, più in generale, la democrazia interna dei partiti e dei movimenti.

AGGIORNAMENTO 24 aprile: Dopo che la consigliera Grancio aveva chiesto di occupare lo scranno che era stato della Raggi tra il 2013 e il 2015, nella  capigruppo il M5S ha deciso  di negare alla consigliera dissidente   di sedere non soltanto nel posto che era stato della sindaca di Roma, ma addirittura in quelli degli allora consiglieri M5S , quando erano all’opposizione del sindaco Ignazio Marino. E quando Cristina Grancio aveva posto una questione pregiudiziale chiedendo al presidente M5S dell’Aula Marcello De Vito e al segretariato capitolino “quale fosse l’articolo del regolamento che permette all’Aula di negare di sedere in una fila libera a un consigliere, nell’ambito del settore a lei assegnato”,  con  26 voti M5S contro 7 la pregiudiziale è stata respinta.

(18 aprile 2018) Il 12 aprile scorso Cristina Grancio, la consigliera in dissenso su  alcune scelte urbanistiche della maggioranza capitolina, è stata espulsa  dal Movimento 5 stelle  e  passerà  al gruppo misto. Ad annunciarlo è stata lei stessa sul suo profilo Facebook (in calce il testo) : “La mia espulsione racconta che il M5s deve ancora imparare tutto in tema di democrazia”. La frattura era cominciata un anno fa,  quando aveva polemicamente abbandonato la Commissione urbanistica che stava per approvare il progetto “adeguato”  del nuovo Stadio della  Roma, e culminata nella votazione in Campidoglio della relativa  Delibera. Allora era stata sospesa dal MoVimento (1), salvo poi essere reintegrata dopo qualche mese di fronte al suo ricorso al  tribunale civile. Ma dopo quell’episodio, la Grancio era già stata, di fatto, messa da parte, esclusa dalla chat e dalla riunioni interne. La situazione è precipitata di nuovo di recente, quando la consigliera ha votato in contrasto con la sua maggioranza sulla nuova Convenzione di piazza dei Navigatori stipulata dal Comune  con i costruttori (2) : il quell’occasione il capogruppo capitolino M5S Paolo Ferrara l’aveva definita: “Un fantasma in cerca di protagonismo, una macchia nera che deturpa la bellezza del nostro gruppo e tutto il lavoro che stiamo facendo per Roma (3). E parole ancora più dure  sono state scritte sempre  da  Ferrara in un post su fb a commento di quello della Grancio di due giorni fa: “…Va contromano in autostrada, mentre tutti gli altri vanno nell’altro senso di marcia, dalla parte giusta. Se 28 persone vanno in un senso e solo una va in un altro, qualche domanda bisogna pur farsela...” (4). Parole che escludono quindi la possibilità  di posizioni diverse al proprio interno,   anche su temi in cui è stato il MoVimento a cambiare rotta, come per il progetto  del nuovo Stadio della Roma. E l’occasione spinge ancora una volta alla riflessione  sulla coerenza  degli eletti: fedeli al programma promesso agli elettori, alle scelte proprio partito/movimento (anche quando non si condividono) o alle proprie convinzioni? Resta il fatto che, con grande insofferenza del M5S, i nostri padri costituenti hanno scelto di non introdurre per il nostro parlamento il  “vincolo di mandato” (5),  consentendo quindi  ai singoli eletti di intervenire in disaccordo con il proprio gruppo di appartenenza,  cioè di svolgere il proprio  incarico senza obblighi nei confronti di partiti, programmi elettorali o dei cittadini stessi, cambiando, se necessario, gruppo di appartenenza. Una regola che permette i trasformismi (basti pensare ai ripetuti cambi di casacca di molti parlamentari, specialmente nell’ultima legislatura) ma che nello stesso tempo garantisce agli eletti  la  libertà di azione necessaria per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e/o ricatti esterni. Quanto al grado di dissenso interno tollerato da un movimento politico, è naturalmente competenza dei suoi rappresentanti e militanti. Noi possiamo solo osservare che il “pensiero unico” paralizza la dialettica e il miglioramento, quando non  porta sciagure peggiori. E quella metafora   –  “28 persone vanno in un senso e solo una va in un altro”  – qualche brivido lo suscita…

Anna Maria Bianchi Missaglia

(per il Laboratorio per una Politica trasparente e democratica)

Per osservazioni e precisazioni:laboratoriocarteinregolagmail.com

(dal profilo Fb della consigliera  Cristina Grancio 16 aprile 2018) 

SE QUESTA È DEMOCRAZIA!
ESPULSA DA UN M5S AVVELENATO DAL POTERE

“Esclusione della consigliera Cristina Grancio da Gruppo Capitolino Movimento 5 Stelle”. Così finisce la storia di pagina politica romana, che ci racconta due cose.
La prima è che il M5S deve ancora imparare tutto in tema di democrazia e rispetto per le persone che manifestano correttamente idee anche diverse, ma collaborative.
La seconda cosa vale per me e ne sono fiera: ho sempre tenuto la schiena dritta e ho mantenuto fede alle promesse e ai patti con i cittadini romani.
Ora proseguo il mio compito del Gruppo Misto. Tengo però ricordare che:

Tutto ha inizio con il Tavolo Urbanistica Comunale al quale mi dedico per tre anni fino al 2015, quando partecipo alle comunarie

Vengo eletta nel 2016 consigliera comunale M5S e nominata vicepresidente della Commissione Urbanistica

Difendo la posizione presa in campagna elettorale sullo “Stadio SI, ma non a Tor di Valle”, coerente col programma di urbanistica

Nella commissione urbanistica che esprimeva parere positivo per la realizzazione dello stadio a Tor di Valle, esprimo perplessità sulla proprietà dei terreni ed altro ancora, e non partecipo alla votazione in commissione e in consiglio, proprio per non assumere una posizione politica contraria al mio gruppo.

Per questa mia posizione di suggerimento alla prudenza e all’approfondimento dei fatti, immediatamente dopo la riunione in Commissione vengo sospesa. Il M5S giudica e motiva con implausibili ipotesi (espresse peraltro tutte con verbi al condizionale) “grave mio comportamento”

Decido di difendermi da quella che reputo una grave ingiustizia nella sede più opportuna: il Tribunale Civile

Vengo materialmente isolata dal gruppo M5S con l’estromissione dalle chat e subisco quello che di fatto viene definito “mobbing”

3 agosto 2017. Il gruppo consiliare M5S firma per chiedere al Segretario Generale la mia estromissione dalla carica di consigliera, oppure “farmi passare” al gruppo misto. La risposta del Segretario fu che non era una sua competenza

Ottobre 2017. Il Movimento è costretto a ritirare la sospensione di fronte al giudice, giustificandola come “mal impostata”: In realtà e di fatto non solo non vengo più reinserita. Anzi si aggravano la volontà e i comportamenti del gruppo per emarginarmi e impedirmi qualsiasi confronto. Totale preclusione anche al mio lavoro di competenza. Un esempio: non viene mai presa in considerazione la mia articolata proposta di presentazione di delibera consiliare, che ha come tematica la “problematica del condono edilizio”

A fine 2017 nasce la terza associazione del M5S, che stravolge non solo i principi di democrazia diretta dell’originario movimento, ma soprattutto è preclusa l’adesione ad esso anche a coloro che abbiano in corso procedimenti (sia quali parti attrici e/o ricorrenti, che parti convenute e/o resistenti) con qualsivoglia realtà associativa, che agisca o abbia agito sotto il simbolo Movimento 5 Stelle. Manifesto di non voler rinunciare all’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito

Febbraio 2018. In commissione urbanistica voto contro la proroga di una convenzione Urbanistica (Piazza Navigatori), perchè ritenevo e ritengo che ci siano le condizioni per poter rispettare il programma di urbanistica del Movimento 5 Stelle. Programma -beneinteso- che i cittadini vogliono vedere attuato.

12 Aprile 2018. Esclusione della consigliera Cristina Grancio da Gruppo Capitolino M5S.

(1) vedi Cattiva consigliera  (la fretta) 11 giugno 2017

(2)vedi Delibera Piazza dei Navigatori: i consiglieri dicono SI al Piano casa 20 marzo 2018

(3) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/16/m5s-roma-espulsa-la-consigliera-cristina-grancio-dopo-lennesima-lite-sullurbanistica/4297073/

(4) Vedi Agenparl Roma, Ferrara (M5S): Cristina Grancio ha ostacolato il percorso di cambiamento del MoVimento 5 Stelle a Roma By Diego Amicucci on 16 aprile 2018

(5) da Open Polis Che cos’è il vincolo di mandato (Aggiornato venerdì 23 febbraio 2018)

Deputati e senatori esercitano la loro funzione senza vincolo di mandato. Un principio alla base della nostra democrazia rappresentativa, ma che con il forte incremento dei cambi di gruppo in parlamento viene messo costantemente in discussione.

Definizione

«Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Questo è il contenuto dell’articolo 67 della costituzione italiana, e base giuridica che giustifica una delle libertà più importanti di deputati e senatori. I parlamentari svolgono il loro incarico senza obblighi nei confronti di partiti, programmi elettorali o dei cittadini stessi. Un concetto introdotto nella costituzione francese del 1791 grazie alla rivoluzione del 1789 e che è diventato nel tempo uno dei mattoni su cui è stata costruita l’idea moderna di democrazia rappresentativa. L’eletto quindi non ha nessun vincolo giuridico nei confronti degli elettori, ma solo una responsabilità politica. Una libertà di azione necessaria per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e/o ricatti esterni. Il mandato imperativo, opposto al libero mandato del sistema italiano, è previsto solo in Portogallo, Panama, Bangladesh e India. Nei regolamenti di camera (art. 83) e senato (art. 84) l’assenza di vincolo di mandato è declinata nella libertà per singoli eletti di intervenire in disaccordo con il proprio gruppo di appartenenza.

Dati

I cambi di gruppo nella XVI legislatura (2008-2013) son stati 261, poco più di 4 al mese. Un fenomeno che ha coinvolto 180 parlamentari (120 deputati e 60 senatori), il 19% dell’aula. Nella XVII legislatura il fenomeno è esploso, ci sono stati 566 cambi di gruppo, quasi 10 al mese. Circa 1 eletto su 3 ha cambiato casacca almeno una volta dalle politiche del 2013. Il fenomeno ha molte sfaccettature, da parlamentari particolarmente mobili (alcuni con persino 9 cambi di gruppo nel corso della stessa legislatura), a quelli che passano da gruppi di maggioranza a gruppi di opposizione.

Analisi

Il tema del trasformismo politico è strettamente legato a quello del vincolo di mandato. Se un parlamentare ha il diritto di agire liberamente, può anche decidere di cambiare gruppo politico di appartenenza nel corso di una legislatura. Proprio per questo motivo il crescente numero di cambi di gruppo e la necessità di modificare l’articolo 67 della costituzione italiana sono per molti due facce della stessa medaglia. Inserire dei vincoli, o degli obblighi, per i parlamentari nei confronti dei cittadini o del partito di appartenenza, limiterebbe sicuramente il fenomeno, ma sarebbe una cosa giusta? In altri paesi, come il Portogallo, l’iscrizione a un partito diverso da quello per il quale si è stati eletti significa perdere il mandato parlamentare (articolo 160 costituzione portoghese).

La mobilità costante di deputati e senatori all’interno dei diversi gruppi parlamentari è un problema per due motivi: complica il già incrinato rapporto fra elettori ed eletti, e rende difficile la comprensione dei processi politici. Un modo per intervenire sul fenomeno potrebbe essere la modifica dei regolamenti parlamentari. Rispetto a una riforma dell’articolo 67 della costituzione, richiederebbe un iter più semplice, di impatto inferiore e con meno ripercussioni sui diritti e le libertà di deputati e senatori.

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