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OsservatorioStadioRoma: Opere Pubbliche di Interesse Generale?

sito osservatorio comunicatoPubblichiamo il comunicato dell’Osservatorio Stadio della Roma dopo la pubblicazione della Memoria di Giunta del 12 maggio

scarica la Memoria di Giunta Memoria della Giunta Capitolina n.27 del 12 maggio 2017

(dal sito OsservatorioStadiodellaRoma)

Con la Delibera della Giunta Raggi, la n. 48/2017 del 30 marzo, il Progetto per il Nuovo Stadio della Roma, scaturito dalla deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 132/2014, è stato cancellato.

Dopo le varie anticipazioni, con la memoria della Giunta Capitolina del 12 maggio viene confermato che la nuova proposta progettuale prevede un sostanziale ridimensionamento delle opere pubbliche di interesse generale (erano a totale carico del proponente) ciò dovuto alla diminuzione di oltre il 50% della cubatura relativa al centro direzionale, il cosiddetto “business park”. E’ il “regalo” al costruttore di una consistente riduzione degli oneri il cui corrispettivo in termini di interesse pubblico giustificava l’intero precedente Progetto.

Scompaiono le torri che tanto “disturbavano”, scompare il collegamento con la A91 (Roma-Fiumicino) con relativo ponte sul Tevere, come pure l’intervento su via Dasti (atteso da anni e che per anni continuerà ad essere atteso). Rimangono, presentati come nuovi, gli elementi meno onerosi e dello standard già previsto del vecchio progetto. Unica novità è il prolungamento del tratto unificato Via Ostiense/Via del Mare fino al nodo di viale Marconi.

Con l‘abolizione del Ponte sul Tevere si autorizza, in un’area chiusa, un insediamento di un complesso sportivo (che non si limita ad ospitare oltre 50.000 spettatori, ma che è previsto divenga un centro di frequenti eventi di intrattenimento), di un limitrofo centro direzionale e aree commerciali.
L‘abolizione del ponte scarica tutto il traffico da e per Tor di Valle sull’Ostiense, unica via d’accesso, sia ora che in presenza del futuro Ponte dei Congressi (realizzato con finanziamenti pubblici) che non potrà essere pronto, secondo stime, prima del 2023, ossia ben oltre la ipotetica data di apertura dello Stadio, per la quale la precedente delibera imponeva la preventiva conclusione di tutte le opere pubbliche.

Le soluzioni che vengono ora rese note ai cittadini rendono intollerabili le condizioni di vivibilità e di viabilità per tutti i residenti del comparto e per coloro che vi andranno a lavorare, creando enormi e completamente sottovalutati problemi di sicurezza di accesso all’area.

Il 5 maggio avevamo indirizzato per la terza volta all’Assessore all’Urbanistica e LL.PP. di Roma Capitale una richiesta di incontro per sollecitare il pieno riconoscimento del ruolo a suo tempo definito per l’Osservatorio, un confronto sul lavoro svolto dallo stesso e la certezza del proseguire della sua partecipazione sia nella fase di esame e valutazione delle ipotesi progettuali, sia in quella successiva della loro cantierizzazione.

 La risposta finalmente pervenuta il 12 maggio ci appare del tutto generica e insoddisfacente. Si è infatti limitata al vago impegno di “organizzare una serie di incontri pubblici allo scopo di favorire lo spirito di partecipazione attiva dei cittadini delle zone più coinvolte dal progetto per informarle e rassicurarle”.
Informare e rassicurare non è esattamente l’equivalente di far partecipare.

Siamo quindi ben al di sotto del preciso impegno riguardante il ruolo istituzionale riservato all’Osservatorio.
L’Osservatorio, lo ricordiamo ancora una volta, non si è mai schierato aprioristicamente a favore o contro il progetto ma si è riservato il compito di studiarlo/analizzarlo e valutarlo sotto il profilo del pubblico interesse – quanto meno quello per i residenti nel comparto interessato – e quindi, in termini di concreti vantaggi/ svantaggi per gli stessi.

Le ipotesi sul tappeto, confermate dalla citata memoria di Giunta, sembrano non solo ridurre ma addirittura capovolgere il rapporto costi/benefici che fanno dubitare sulla persistenza dei requisiti e dei benefici per la collettività che ne determinano un pubblico interesse.
Un pasticcio, tutto politico, nato all’insegna dell’opposizione alla bieca speculazione edilizia che si risolve in una trasformazione di un Progetto, con una sua coerenza, in una autentica speculazione edilizia. Ciò, grazie al taglio di opere pubbliche essenziali, alcune delle quali attese da anni.

A tutto questo si aggiunga l’iniziativa, anch’essa chiaramente politica, del recentissimo decreto legge n. 50/2017, la cosiddetta “manovrina” che, con l’articolo n. 62 riguardante gli stadi, potrebbe aprire le porte alla trasformazione della destinazione d’uso del nuovo insediamento urbano da direzionale a residenziale; con conseguenze potenzialmente devastanti.

Come rappresentanti, non di astratte posizioni ideologiche o di principio, ma di concreti interessi e timori dei residenti, sollecitiamo nuovamente un incontro chiarificatore.

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