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Per la tutela dei “beni comuni d’insieme” dei centri storici

Incontro 19 dicembre 2018 - da dx Vezio De Lucia, Giancarlo Storto

Incontro 19 dicembre 2018 – da dx Vezio De Lucia, Giancarlo Storto

La proposta di Legge nazionale  dell’Associazione Bianchi Bandinelli presentata a un incontro organizzato da Sinistra Italiana Area Metropolitana a cui ha partecipato anche Carteinregola e il Coordinamento dei Residenti Città Storica

di Paolo Gelsomini

Come succede spesso dopo lo sdegno arriva l’oblio. Ricordate la vicenda dei villini storici demoliti o in via di demolizione per far posto a brutti edifici condominiali con tanto di premio di cubatura? Purtroppo la lista di questi scempi edilizi ed urbanistici è lunga, ma hanno fatto notizia solo i primi due o tre villini vittime del Piano casa della Regione Lazio1 oramai scaduto,  ma ancora causa di operazioni speculative, grazie ai permessi richiesti quando era ancora in vigore. Ora i giornali non ne parlano più e tutto è caduto in un buco nero, mentre è in vigore dal luglio 2017 la Legge regionale sulla Rigenerazione urbana2 che, anche se presenta una impostazione diversa rispetto al coinvolgimento dei Comuni, rischia di continuare a permettere speculazioni sulla città storica3 che, ricordiamo, è qualcosa di più esteso del centro storico entro le Mura. Infatti,   in quanto  aree della Città di particolare pregio architettonico, urbanistico e storico,  le aree di pregio sono collocate in  in vari  quartieri  di Roma e,  anche attraverso gli insediamenti stratificati nei Piani Regolatori del ‘900,  raccontano la sua storia attraverso lo stile architettonico delle varie epoche.

Per fortuna l’oblio non ha catturato l’Associazione “Bianchi Bandinelli”4, che ha elaborato il testo di una proposta di Legge a carattere nazionale che allarga la definizione di centro storico agli insediamenti urbani riportati nel catasto del 1939, considerandoli per la prima volta “beni comuni d’insieme”, così da tutelarli da demolizioni e da nuove edificazioni. E contemporaneamente la proposta di Legge intende fermarne lo spopolamento con un piano di edilizia residenziale pubblica e lo stop ai cambi d’uso verso destinazioni non abitative.

Questa proposta di Legge, presentata alla Camera per iniziativa dei deputati Fassina e Muroni, dopo il convegno del 22 novembre scorso (5), è stata illustrata pubblicamente all’interno di una iniziativa di Sinistra Italiana mercoledi 19 dicembre nella Sala delle Carte geografiche di via Napoli.

Dopo l’introduzione di Adriano Labbucci,  segretario di Sinistra Italiana per l’Area Metropolitana di Roma, l’urbanista Vezio De Lucia ha tracciato un ampio panorama di esempi positivi del passato sulle politiche urbanistiche dei centri storici,  soffermandosi sull’esempio del Piano del centro storico di Bologna di Pierluigi Cervellati nei primi anni ’70, ma ha anche puntato l’indice contro le degenerazioni di tessuti urbani e sociali di città d’arte come Venezia, Firenze e Roma,  dove si svuotano le case dei residenti,  che cedono di fronte all’aggressività di finanziarie internazionali che comperano, anche a prezzi superiori a quelli di mercato, alloggi ed interi condomini per trasformarli in B&B, case vacanze ed affini. Con la stessa rapidità scompaiono le botteghe antiche, gli artigiani, i vecchi negozi di vicinato alimentare per far posto ad attività anonime che non riescono a cogliere l’identità dei luoghi facendo così perdere progressivamente l’anima dei centri storici.

Innanzitutto nella proposta di Legge c’è una ridefinizione del Centro Storico, che viene fatto  coincidere con gli insediamenti urbani riportati nel catasto del 1939, “unificando in tal modo i riferimenti temporali e cartografici degli strumenti urbanistici comunali finora non tenuti al rispetto di precetti e criteri omogenei alla scala nazionale”.

Inoltre, con il richiamo all’art. 9 e al 2° comma dell’art. 117 della Costituzione, si rende esplicito che si tratta di una proposta di riforma costituzionale e di legislazione esclusiva dello Stato in materia di beni culturali.

In particolare, dichiarando i centri storici “beni culturali d’insieme” li si assoggetta alle misure di protezione e di conservazione dettate dal Codice dei beni culturali e del paesaggio come “disciplina conservativa del patrimonio edilizio pubblico e privato, con divieto di demolizione e ricostruzione e di trasformazione dei caratteri tipologici e morfologici degli organismi edilizi e dei luoghi aperti, di modificazione della trama viaria storica e dei relativi elementi costitutivi”.

Queste misure a livello statale, con l’introduzione di vincoli di contesto o di insieme,  e non solo semplici vincoli puntuali edificio per edificio, potrebbero evitare quegli scempi recentemente realizzati a Roma con la demolizione e la sostituzione con incremento volumetrico di importanti testimonianze di edilizia storica, appunto i cosiddetti villini costruiti circa un secolo fa.

Ma il contenuto fortemente innovativo viene dall’art.5 della proposta legislativa,  in quanto si propone di rafforzare la funzione residenziale negli insediamenti storici attualmente in accentuato declino per fenomeni che investono le maggiori città italiane in cui turismo e funzione pregiate marginalizzano la residenzialità di quei ceti sociali  che non sono  in grado di sostenere i valori di mercato.

“Partendo quindi dal convincimento che, seppure in presenza di norme di tutela rigorose ed efficaci, il destino dei centri storici è segnato se non si affronta il nodo del consolidamento e dell’incremento della funzione residenziale, viene proposto un programma straordinario di edilizia residenziale pubblica nei centri storici con un impegno diretto e straordinario dello Stato, come nei casi di gravi calamità naturali, programma straordinario che per avere efficacia deve esplicarsi in un arco temporale di medio periodo (decennale) e coinvolgere, ricercando l’intesa in sede di Conferenza unificata, la partecipazione delle Regioni. Quanto recato dall’articolo 5 prevede perciò interventi molto determinati quali: a) l’utilizzo a favore dell’edilizia residenziale pubblica del patrimonio immobiliare pubblico dismesso (statale, comunale e regionale); b) l’obbligo di mantenere le destinazioni residenziali con la sospensione dei cambi d’uso verso destinazioni diverse da quelle abitative; c) l’erogazione di contributi a favore di Comuni ad elevata riduzione della popolazione residente per l’acquisto di alloggi da cedere in locazione a canone agevolato; d) la possibilità di subordinare la fattibilità degli interventi promossi da operatori privati alla stipula di apposite convenzioni mediante le quali venga definito l’impegno a locare una quota degli alloggi ristrutturati a canone concordato”.

L’urbanista Giancarlo Storto, che è intervenuto  dopo De Lucia, riassume le linee fondamentali del PRG di Roma del 2008,  ricordando come alcune di queste linee fondamentali siano fallite minando l’impianto generale del Piano, come le Centralità urbane,  nate come elementi qualificati di decentramento urbano in un sistema metropolitano di relazioni e diventate aree anonime piene di edilizia residenziale invenduta con pochi servizi, poche infrastrutture di trasporto pubblico e molti centri commerciali.

Si pensava che il Piano regionale di Rigenerazione urbana della Regione Lazio – continua Storto – servisse a ridare nuova linfa a questi territori periferici ed invece pare che attiri le risorse private verso operazioni speculative in zone semicentrali appartenenti alla città storica che attualmente è senza difese.

Ed è per questo – secondo Storto- che occorre una Legge statale sulla tutela di insieme dei centri storici.

Per quanto riguarda la difesa della residenzialità nelle aree storiche, basta ricordare la Legge 457 del lontano 1978 che dettava norme per l’edilizia residenziale ed individuava le zone di recupero del patrimonio edilizio esistente.

Chiude l’incontro Stefano Fassina deputato di Sinistra Italiana e consigliere comunale che ha presentato insieme al deputato Muroni la proposta di Legge alla Camera. Fassina ricorda che è agli studi, a livello comunale, una proposta sul recupero degli immobili e degli spazi degradati. Potrebbe essere presentata come delibera di iniziativa consiliare ma le modalità sono ancora da valutare. Certamente occorre concentrarsi su questa proposta di Legge nazionale sulla tutela dei centri storici.

Infine –conclude Fassina con una frecciatina al Governo – “chi fa oggi riferimento alle radici culturali del Paese dovrebbe preoccuparsi per la commercializzazione dei centri storici e per la perdita della loro identità”.

Paolo Gelsomini

 

I video dell’incontro di MERCOLEDI’ 19 DICEMBRE ORE 18 Sala delle Carte Geografiche – Via Napoli 36 Roma  IL DIRITTO ALLA CITTA’ STORICA  – PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE PER LA TUTELA DEI CENTRI STORICI organizzato da Sinistra Italiana Area Metropolitana coordinato da  Adriano Labbucci a cui hanno partecipato: Vezio De Lucia – Stefano Fassina – Giancarlo Storto (sono intervenuti  Carteinregola, Coord. Residenti Città Storica)
INTERVENTO VEZIO DE LUCIA

INTERVENTO GIANCARLO STORTO 1 PARTE

INTERVENTO GIANCARLO STORTO 2 PARTE

NOTE:

(1) Piano casa della Regione Lazio: nato nel 2009 e modificato successivamente durante la presidenza Polverini e ancora dal Presidente Zingaretti nel 2014, che ne ha prorogato gli aspetti edilizi mantendendone sostanzialmente inalterato l’impianto, dopo averlo liberato da alcuni aspetti oggettivamente illegittimi, agisce in deroga al PRG del 2008 introducendo criteri, ambiti di applicazione, regole, premialità non sottoposti alla pianificazione e alle decisioni dei Comuni. (> Vedi Piano casa e Legge di rigenerazione urbana – Cronologia e materiali)

(2) Legge regionale n.7/2017 sulla Rigenerazione urbana: scaduto il primo giugno 2017 il Piano casa, il Lazio si è dotato di disposizioni per la rigenerazione urbana e il recupero edilizio con l’obiettivo dichiarato di superare le norme transitorie e derogatorie contenute nel piano casa con nuove disposizioni legislative ordinarie. Previste premialità in cubatura e superficie. Un ruolo chiave assegnato ai Comuni nella programmazione degli interventi urbanistici. (> Vedi Piano casa e Legge di rigenerazione urbana – Cronologia e materiali)

(3) Città Storica: Il Nuovo PRG propone il concetto di Città storica come superamento di quello di Centro storico. Il valore storico si estende, infatti, oltre le mura Aureliane ed è attribuito a tutti gli insediamenti otto-novecenteschi e di architettura contemporanea rappresentativi dell’identità e della memoria della comunità. All’interno della città storica sono individuati i diversi tipi di tessuto (medievale, rinascimentale, ottocentesco, ecc.), gli edifici e i complessi speciali e i diversi tipi di spazi aperti. (scarica Norme Tecniche di Attuazione del PRG prg_nta)

(4) L’Associazione “Istituto di studi, ricerche e formazione Ranuccio Bianchi Bandinelli”, fondata da Giulio Carlo Argan e Giuseppe Chiarante alla fine del 1991 (iniziando le attività nella primavera del 1992), è nata con lo scopo di offrire un terreno comune di confronto, scambio di esperienze, iniziativa a studiosi, esperti, operatori che da diversi punti di vista e in differenti ambiti disciplinari sono impegnati nel campo della conoscenza, della tutela, della valorizzazione dei beni culturali.(> vai al sito dell’associazione http://www.bianchibandinelli.it/)

 

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