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Per riformare i cartelloni la Giunta cerca criteri che già ci sono

Foto ambm

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Pubblichiamo l’articolo di Diario Romano (Filippo Guardascione 5 febbraio 2018) in seguito all’articolo apparso su La Repubblica del 4 febbraio, che fa il punto sulla Riforma dei cartelloni, ancora in alto mare, che da tempo seguiamo, anche con una cronologia e materiali della  vicenda (in calce)(AMBM)

Repubblica* ha il merito di aver riproposto la questione dei cartelloni pubblicitari a Roma. Con un articolo firmato da Paolo Boccacci, il quotidiano ricorda che dal 2014 il Piano Regolatore attende di essere applicato nella sua completezza e che dopo quasi 4 anni la città ancora aspetta una riforma che porterebbe servizi importanti.

Nell’articolo si citano le toilette pubbliche e il bike sharing, ma si potrebbero aggiungere molti altri servizi che il Campidoglio può chiedere ai concessionari. Per esempio la manutenzione del verde pubblico; oppure arredo urbano inteso come panchine, cestini dei rifiuti, mappe turistiche e molto altro. Insomma, come i nostri lettori ben sanno, è proprio grazie alla pubblicità esterna che le città ottengono tante cose che a Roma mancano. E mancano perché la cartellonistica è ancora allo stato brado: gli impianti sono affidati a ditte che operano sul territorio da anni e che in cambio pagano (quando lo pagano) solo un canone. Questo canone porta nelle casse del comune una cifra che si aggira sui 12 milioni l’anno, ma tutte le simulazioni assicurano che una volta approvati i bandi di gara, gli incassi potrebbero quasi triplicarsi (oltre appunto a fornire servizi essenziali).

Il tema è: meno cartelloni in strada, maggior valore per la pubblicità. Per cui gli spazi si venderebbero a cifre più alte e i concessionari potrebbero pagare canoni più alti. Oltre a migliorare grandemente il decoro cittadino.

Molti l’hanno dimenticato ma tra il 2009 e il 2011, Roma è stata stuprata da migliaia di cartelloni selvaggi piantati ovunque a causa di una sorta di deregulation promossa dalla giunta Alemanno. Solo la mobilitazione delle associazioni cittadine ha portato ad aprire gli occhi dei romani che si accorsero come i panorami delle strade stavano cambiando

Finalmente nel 2014, dopo anni di battaglie, la giunta Marino approva il nuovo Piano Regolatore della pubblicità, fortemente voluto da Marta Leonori, all’epoca assessore al commercio. Da allora, però, i passi avanti sono stati minimi. Il commissario Tronca avviò la fase successiva (relativa ai piani di localizzazione) che è stata definitivamente approvata nello scorso novembre dalla giunta Raggi. Ma l’amministrazione a 5stelle altro non ha fatto finora.

E qui si inserisce l’ultima frase dell’articolo di Repubblica che vi riportiamo testualmente. Si tratta della dichiarazione di un portavoce dell’assessorato al commercio: “Il dipartimento sta studiando tutti i criteri di qualità che dovranno essere inseriti nelle gare. E solo dopo l’approvazione di questi si potranno far partire i bandi veri e propri, forse verso la fine dell’anno“.

Ebbene questo “studio dei criteri di qualità” sembra tanto una perdita di tempo ulteriore, forse una scusa per rimandare ancora una volta un procedimento che più completo non si può. Che caspita significa criteri di qualità? Se si riferiscono alla tipologia di impianti, al loro colore, al loro formato tutto è già stabilito alla lettera nel Prip. Se si riferiscono ai requisiti delle ditte che potranno partecipare alle gare, anche questi sono già stati stabiliti con una specifica delibera dell’assessorato guidato all’epoca da Marta Leonori. Per cui di cosa parliamo? Quali criteri dovranno mai essere tirati fuori dal cilindro del Comune che richiedono addirittura un anno di lavoro?

Si tratta dell’ennesimo rinvio immotivato che farà perdere alla città tanti soldi e tanti servizi. E’ bene che i romani ne siano consapevoli. C’è qualcuno, in Campidoglio, che avrebbe l’oro in mano. E preferisce far finta che non ci sia!

Filippo Guardascione

> Vai al Dossier Basta Cartelloni

*repubblica cartelloni 4 febbario 2018

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