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Programmi a confronto Zingaretti/Lombardi/Parisi: sicurezza, mafie, legalità

mosaico copertine programmi zingaretti lombardi parisiPoichè il Presidente Zingaretti e la sua maggioranza insufficiente   (25 a 26 consiglieri) dovranno ottenere l’appoggio di consiglieri di altre forze politiche, mettiamo a confronto i programmi elettorali del Centrosinistra, del Movimento 5 Stelle e del Centrodestra, per temi.  In questo post riportiamo  le parti del programma di Nicola Zingaretti, di Roberta Lombardi e di Stefano Parisi che riguardano  sicurezza, legalità, mafie.

Vai a Regione Lazio, possibile laboratorio di cambiamento (ma cambiamento vero) (LEGGI TUTTO)

(ultima modifica 12 marzo 2018)

(nota possono esserci parti mancanti a causa della diversa ripartizione dei temi – consultare il programma completo)

copertina programma zingaretti 2018Nicola Zingaretti

Per andare avanti, tutti

(scarica Programma_Zingaretti 2018)

06. Per allargare la cittadinanza

(…)

6.5 / Dare sicurezza, affermare la legalità

Legalità, contrasto alla criminalità organizzata e trasparenza amministrativa sono strettamente connesse, sia dal punto di vista degli effetti sull’economia e sulla società, sia sul piano delle norme, delle politiche e degli strumenti per la prevenzione e il contrasto a corruzione e comportamenti criminali.

La sicurezza e la legalità sono un bene pubblico per eccellenza, un vero e proprio diritto di cittadinanza. Da garantire partendo dai più deboli e i più esposti ai fenomeni criminali.

È questa la convinzione che in questi anni ha guidato un’azione che si è sviluppata su diversi fronti.

Prima di tutto sul piano istituzionale. La Commissione speciale del Consiglio sulle infiltrazioni mafiose e l’Osservatorio regionale sulla sicurezza e legalità presso la Presidenza della Giunta, hanno svolto in maniera coordinata iniziative di analisi e promozione della consapevolezza in questa materia. Sono state anche approvate leggi importanti come quelle per il contrasto all’usura e alla ludopatia, che hanno toccato questioni sentite dalle famiglie, le comunità, le imprese.

A questa nuova centralità istituzionale della tematica si sono affiancate tre linee di azione chiare: l’attenzione alla trasparenza amministrativa, per impedire che nelle maglie dell’amministrazione si annidino corruzione e abusi; le iniziative adottate in materia di sicurezza urbana a sostegno in particolare dei Comuni; la lotta alle mafie, per mettere sotto i riflettori una presenza che nella nostra regione ha aree di insediamento che vanno monitorate e contrastate.

Su ognuna di queste tematiche siamo intervenuti con un’azione di informazione, con campagne di sensibilizzazione, con interventi puntuali, con attività concrete di raccordo con i diversi attori interessati: dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle associazioni contro la mafia all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC).

Perché è solo con un’iniziativa comune, ne siamo convinti, che le istituzioni possono affrontare tematiche difficili e sempre più centrali per la nostra comunità regionale. C’è bisogno di una politica che guardi a viso aperto i problemi, che li affronti in maniera chiara, che adotti iniziative di contrasto concrete. Una politica che sia un vero punto di riferimento per quei cittadini che con scelte di vita spesso coraggiose si sottraggono al ricatto criminale.

Tutto questo continuerà nel futuro, con l’obiettivo di contribuire ad un Lazio della legalità e della sicurezza. Libero dalla corruzione e dalle mafie, per una cittadinanza piena dei suoi abitanti.

> Dalla Regione ai Comuni:

diffondere la trasparenza nelle istituzioni

I fenomeni corruttivi si annidano molto spesso nei meccanismi amministrativi. Per questo il nostro primo obiettivo è stato costruire una macchina con forme di controllo interno più forti che assicurassero la piena regolarità degli atti e delle procedure. Questo l’obiettivo del Piano triennale di prevenzione della corruzione per gli anni 2016-2018, con cui abbiamo dettato indirizzi per prevenire i fenomeni di illegalità all’interno dell’amministrazione regionale, individuando tra le attività maggiormente esposte al rischio di corruzione quelle relative agli appalti. Va nella stessa direzione anche la scelta di rafforzare la Centrale acquisti regionale, così da mappare procedure e attività amministrative, evidenziarne criticità e definire le azioni correttive e di trasparenza necessarie a limitare episodi di corruzione o di infiltrazione di organizzazioni criminali. Accanto a questi passaggi ci sono stati anche accordi esterni come quello con l’ANAC, diretto a controllare tutte le procedure in aree considerate sensibili come i lavori di ricostruzione successivi al sisma del 2016 e quelli per la ristrutturazione del Policlinico Umberto I. Due altre aree sensibili quali la sanità e i fondi europei sono stati oggetto di accordi con la Guardia di Finanza per monitorare i meccanismi di spesa e facilitare l’individuazione di eventuali irregolarità.

Sono linee di attività che perseguiremo con la stessa determinazione anche nei prossimi anni, con il coinvolgimento degli altri attori istituzionali competenti e l’obiettivo di una pubblica amministrazione che lotti per la legalità partendo dal suo interno. Per questo estenderemo l’attenzione a tutte le amministrazioni locali del Lazio con azioni di sensibilizzazione e prevenzione: con il progetto Sicurezza in Comune sosterremo le amministrazioni locali nel contrasto all’illegalità finanziando programmi innovativi diretti alla trasparenza amministrativa e alla formazione dei dipendenti.

> Un piano regolatore regionale sulla sicurezza urbana

La questione della legalità e della sicurezza è strettamente connessa al contesto urbano. Per questo nei primi sei mesi del nuovo mandato approveremo, a seguito di un lavoro partecipato dai diversi attori, il Piano regolatore regionale sulla sicurezza urbana. Uno strumento necessario all’affermarsi di un’idea ampia di si- curezza: che parta dal contrasto al disagio sociale e arrivi a progetti di sicurezza urbana per favorire sviluppo economico e occupazionale, coesione sociale e crescita culturale. Un atto che coinvolga le diverse compe- tenze istituzionali e delle forze di polizia nella definizione di percorsi di integrazione sociale, prevenzione dei reati ambientali, videosorveglianza, sostegno alle vittime di reato.

> Patto Lazio Sicuro

Il Patto Lazio Sicuro – siglato con le cinque Prefetture della regione – è stato un atto importante che ha permesso di destinare alle forze di polizia risorse aggiuntive ai trasferimenti statali per potenziare e ammodernare i loro strumenti di contrasto alla criminalità. È una collaborazione che confermeremo anche per il futuro.

> Videosorveglianza in rete

Nell’ultimo decennio si è diffusa l’adozione di sistemi di videosorveglianza da parte degli enti locali per rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini. Spesso però si tratta di sistemi che in pochi anni divengono obsoleti. Per questo realizzeremo una piattaforma web per una visualizzazione complessiva degli impianti di videosorveglianza installati sul territorio regionale dai singoli enti locali. Nel completo rispetto delle normative sulla privacy, questa piattaforma faciliterà l’accesso alle informazioni e semplificherà alcune procedure operative come ad esempio le richieste delle registrazioni video da parte delle forze dell’ordine. Con la mappatura e la messa in rete dei sistemi esistenti, l’azione garantirà: la riduzione dei costi di installazione, manutenzione e gestione delle strumentazioni per la videosorveglianza; l’introduzione di nuove tecnologie senza oneri per i Comuni; l’ottimizzazione degli interventi sul territorio delle forze di polizia. In una fase successiva lavoreremo per l’estensione del progetto anche alle videocamere gestite da negozi e centri commerciali, società pubbliche e private.

> Testo unico contro le mafie

Negli scorsi anni l’impegno contro le mafie presenti nella nostra regione è stato continuo. Per proseguire questa azione approveremo il “Testo unico contro le mafie, per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili”. Questo testo normativo disciplinerà nuove modalità di prevenzione e contrasto a partire dalle tre leggi regionali esistenti su sicurezza, usura e gioco d’azzardo e dai contenuti dei protocolli di intesa sugli appalti sottoscritti in questi anni con le parti sociali. Una sfida democratica che intende collocare la nostra Regione all’avanguardia nel contrasto alle mafie e alla corruzione che avrà nel protagonismo e nella partecipazione dei corpi sociali un elemento essenziale.

> Iniziative nelle scuole e nelle università

Proseguiremo l’azione di sensibilizzazione dei giovani sul fenomeno mafioso. Nelle scuole promuoveremo iniziative sulle mafie e sulla legalità. In ogni provincia del Lazio ci sarà una Rete di scuole della legalità sull’esperienza pilota della rete Giovanni Falcone che ha come capofila l’istituto Vincenzo Cardarelli di Tarquinia. Per le Università prevederemo borse di studio per giovani laureati che vogliano specializzarsi nel settore del contrasto alla criminalità e finanzieremo la pubblicazione di tesi di laurea sulle mafie nel Lazio. A luglio di ogni anno si svolgerà la Summer School Antimafia per 100 studenti iscritti alle università del Lazio.

> Consulta regionale sui beni confiscati

Il riutilizzo sociale dei beni confiscati è un atto simbolico di grande rilevanza che aiuta a capire quanto sia cruciale aggredire le mafie nei loro interessi economici e afferma un forte principio di valore culturale, etico, educativo.

È un tema centrale in una regione in cui dei 1.725 beni attualmente confiscati, 1.244 devono ancora essere assegnati ai Comuni dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Sarà quindi essenziale ‘mettere a risorsa’ questo patrimonio, con l’obiettivo di accrescere la cultura della legalità e creare opportunità di sviluppo, coesione sociale e lavoro nel territorio.

Per facilitare questo percorso istituiremo la Consulta regionale sui beni confiscati – con la presenza di rappresentanti di Regione, Comuni, Terzo settore e Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) – con l’obiettivo di superare criticità, programmare progettualità e risorse, mettere in rete le buone prassi.

> Libertà di stampa e diffusione della cultura della legalità

Negli anni più recenti il fenomeno dell’intimidazione ai giornalisti ha assunto nella nostra regione particolare gravità. Se il silenzio e l’omertà favoriscono processi di radicamento delle mafie, solo un giornalismo libero può rendere trasparente ciò che si vuole opaco, restituendo alla comunità la possibilità di esercitare una cittadinanza pienamente responsabile perchè informata.

È dunque un ambito in cui la nostra attenzione sarà massima. A questo fine saranno sostenute iniziative quali:

  • ǰ  la costituzione di parte civile, dove ciò sia possibile, nei procedimenti penali per reati di associazione mafiosa;
  • ǰ  azioni di sensibilizzazione della cittadinanza per promuovere la denuncia di comportamenti criminali;
  • ǰ  l’avvio di campagne per la tutela del diritto all’informazione in collaborazione con la Federazione nazionale stampa italiana (FNSI) e l’Associazione stampa romana.

copertina programma lombardi 2018Roberta Lombardi

Diritti la nostra regione di vita

(scarica programma Lombardi)

Sicurezza e legalità

SICUREZZA E PROTEZIONE

La Sicurezza è un bene tutelato dalla nostra Costituzione. Due sono i settori fondamentali sui quali agire nella nostra Regione: il concorso al mantenimento dell’ordine pubblico e dell’incolumità dei cittadini e la Protezione civile. Perché sia efficacemente garantita nel tempo la sicurezza del cittadino e del territorio dove vive, occorre necessariamente creare le condizioni politiche e culturali affinché sia permanente nei cittadini la consapevolezza che senza legalità non c’è sviluppo sociale ed economico.

Con la legge regionale n.15 del 2001, la Regione Lazio istituì la “Giornata regionale della memoria, della legalità e dell’impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie”, il premio regionale “Legalità contro tutte le mafie” e, infine, un “Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza, la legalità e la lotta alla corruzione”. La legge si poneva l’obiettivo di “Promozione di interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza, la cultura della legalità, della lotta alla corruzione e della cittadinanza responsabile nell’ambito del territorio regionale. Istituzione della giornata regionale contro tutte le mafie”.

Fin dalla sua costituzione nel 2001, l’efficacia di questo Osservatorio nel monitoraggio e denuncia dei fenomeni devianti dalla legalità non è stata sufficiente, vista la conclamata permeabilità dell’economia regionale alle infiltrazioni mafiose, non rilevate a sufficienza dalle Istituzioni, a cominciare da Roma Capitale con la situazione del X Municipio commissariato nel 2014 proprio per mafia e il più ampio coinvolgimento nel sistema criminale di “Mafia Capitale”.

Per combattere e debellare i fenomeni di illegalità e corruzione è necessario conoscerli e farli conoscere ai cittadini laziali: questa sarebbe dovuta essere la funzione dell’Osservatorio, ad oggi di fatto non esercitata o esercitata in modo decisamente poco incisivo. Tale strumento dovrà diventare, finalmente, un mezzo di monitoraggio e controllo utile per il contrasto alle infiltrazioni mafiose e ai molteplici fenomeni di corruzione nella Regione, con la raccolta di dati e informazioni che dovranno essere veicolati con costanza di rapporti alle Forze dell’Ordine e all’Autorità Giudiziaria, nell’obiettivo di rendere le attività degli Enti Locali ancora più permeabili alle azioni repressive contro la criminalità organizzata.

Occorre dunque considerare la Sicurezza, comprensiva di Protezione Civile, Polizie Locali regionali, Cultura della legalità e della Sicurezza civile, come unico argomento, in cui questi diversi aspetti tra loro evidentemente correlati possano essere governati in maniera coordinata e organica, per garantire le migliori condizioni di tutela del cittadino e del territorio regionale. Nel Lazio a oggi mancano politiche di intervento e di utilizzo efficiente delle risorse, umane e materiali, destinate alla pubblica sicurezza e alla gestione di emergenze.

Si ritiene pertanto indispensabile favorire processi di razionalizzazione delle strutture organizzative preposte a tali funzioni, prevedendo tra l’altro l’accorpamento della polizia locale, a livello di Città metropolitana e delle province.

È necessario, inoltre, che il sistema di Protezione civile si fondi su un’attività di prevenzione accurata e coinvolga la popolazione nei piani di intervento ed evacuazione, oggi insufficienti. Tale attività richiederà un’accurata e trasparente gestione delle risorse finanziarie allocate per la gestione delle emergenze e anche per la razionale attività di prevenzione.

La nostra Regione non difetta di risorse da destinare alle molte emergenze e le potenzialità considerate disponibili, secondo le moderne metodologie per affrontare le emergenze, non sono poche.

AREE DI INTERVENTO:

Strumenti di governance della sicurezza

Quello della sicurezza è dunque un tema centrale per la cui gestione sono necessari specifici strumenti di governance. A tal fine la Regione Lazio dovrà:

  1. Istituire un Assessorato alla Sicurezza, Protezione civile e Cultura della legalità, attraverso cui garantire un sistema di sicurezza regionale realmente integrato e adeguatamente rappresentativo nei rapporti con lo Stato e gli Enti locali laziali.
  2. Rafforzare il ruolo del già esistente Osservatorio della legalità, che dovrà diventare ancor più uno strumento di monitoraggio delle politiche finalizzate alla diffusione della cultura della legalità, della coerenza degli atti amministrativi in tema di sicurezza, infine di sensibilizzazione sui temi della sicurezza nei confronti dei cittadini.

Polizia locale

  1. Favorire l’accorpamento della Polizia locale, a livello di Città metropolitana e delle province, per ottimizzare le risorse e rendere più efficace il presidio del territorio.
  2. Dare piena attuazione alla legge 1 del 2005 che prescrive di “definire forme di collaborazione e di coordinamento tra i corpi e servizi di Polizia locale anche predisponendo idonei servizi informativi unificati su base regionale” e di “definire criteri e prevedere incentivi per la gestione in forma associata dei corpi e servizi di Polizia locale”. Segnatamente deve essere una priorità, anche se non ancora suffragata da norme nazionali organiche, la definizione di una Polizia Locale di Città Metropolitana per Roma.
  3. Incentivare, sempre nella cornice definita dalla Legge 1/2005, il monitoraggio delle attività della Polizia locale e la valutazione della loro attuazione attraverso la valorizzazione della “Conferenza regionale per la Polizia locale e per le politiche di sicurezza integrata” e del “Comitato tecnico consultivo per la Polizia locale”.
  4. Rafforzare il ruolo e le competenze della struttura regionale competente in materia di polizia locale, alla quale dovrà competere l’elaborazione del programma regionale degli interventi in materia di sicurezza, l’assistenza e il supporto tecnico agli enti locali, la realizzazione e gestione della banca dati di Polizia locale (finalizzata a favorire lo scambio di informazioni operative tra la Regione e gli enti locali e l’integrazione con le altre banche dati che si occupano della sicurezza) e del sistema regionale di interconnessione via etere, dotato di numero unico (cui spetta il compito di collegare i comandi dei corpi di Polizia locale dei comuni).
  5. Istituire una Scuola regionale del Lazio di Polizia Locale sulla scorta di quanto già fatto da altre Regioni: compito principale della Scuola è l’erogazione di formazione e aggiornamenti qualificati per i circa 9.000 appartenenti ai corpi e servizi di Polizia locale del Lazio al fine di accrescere il loro livello di operatività e interconnessione.

Strumenti di tutela della sicurezza urbana

  1. Avviare un tavolo di lavoro con i Comuni, i Prefetti e le associazioni di categoria della vigilanza privata, sulla sicurezza urbana e in particolare sui sistemi di videosorveglianza fissi e aerei come possibile strumento per il monitoraggio della sicurezza di aree d’interesse storico- archeologico-paesaggistico, aree soggette a degrado urbano e a intensi livelli di criminalità, aree periferiche interessate da frequenti attività di smaltimento illecito di rifiuti e conseguenti fenomeni di combustione degli stessi (roghi tossici).
  2. Portare all’attenzione della Conferenza Stato Regioni la necessità di fornire alle Polizie Locali il collegamento al Sistema SDI al pari di quanto avviene per le altre Forze dell’Ordine.
  3. Promulgare di una Legge regionale che disciplini le specifiche tecniche dei veicoli della polizia locale (ad esempio l’obbligo di paratie per il trasporto dei fermati).

Misure a garanzia degli operatori della sicurezza

  1. Negoziare meccanismi di compensazione idonei a garantire la maggior presenza di appartenenti alle Forze dell’Ordine a bordo dei mezzi pubblici.
  2. Aumentare il livello di profilassi sanitaria riconosciuta agli appartenenti alle Forze dell’Ordine che entrano in contatto con sangue o fluidi di soggetti affetti da malattie infettive e in genere per gli operatori che operano interventi a rischio per la salute.

Protezione civile

  1. Garantire trasparenza di gestione, efficienza ed efficacia all’Agenzia regionale di Protezione Civile istituita con la legge Regionale n. 2 del 26 febbraio 2014, in ritardo rispetto ad altre regioni italiane (l’Emilia Romagna già nel 2005). In particolare è necessario rendere trasparenti non solo l’operato dell’Agenzia ma anche i costi reali delle emergenze.
  2. Elaborare o aggiornare i piani di emergenza dei comuni della Regione Lazio, atteso che circa il 34% non li ha mai elaborati (riferimento situazione piani di emergenza del 2016). Per tale attività ci si potrà avvalere, “a costo zero”, degli Ufficiali delle Forze Armate collocati nella posizione ausiliaria che, in base a quanto disposto negli artt. dal 992 al 996 del Decreto Legislativo n. 66 del 2010, possono essere richiamati, a seguito di formale richiesta avanzata al Ministero della Difesa, per essere impiegati nell’ambito del comune o della provincia di residenza.
  3. Massimizzare l’attività di prevenzione su cui si fonda il sistema di protezione civile, coinvolgendo la popolazione nei piani di intervento ed evacuazione, anche attraverso attività informative (far conoscere le criticità del proprio territorio), di sensibilizzazione nonché la realizzazione di esercitazioni realistiche.
  4. Gestire direttamente e senza intermediari i rapporti con le associazioni di volontariato, così da evitare di privilegiare eventuali intermediari nel rapporto con l’Amministrazione; verificare l’uso delle risorse di proprietà dell’amministrazione regionale date in comodato a molti soggetti di volontariato che operano nel comparto della protezione civile.
  5. Campagna di informazione sull’uso del servizio NUE in tutto il territorio, attraverso la partecipazione di tutti gli attori coinvolti nel Lazio.
  6. Trasformazione da Direzione regionale ad Agenzia Regionale, con proprio bilancio, per investire su tecnologia ed attrezzature, al fine di migliorare localizzazione e tempi di risposta. 3. Assunzioni di personale formato ad hoc.
  7. Implementazione delle app collegate al Nue (oggi c’è “Where are you”, ma si potrebbero aggiungere ”sos violenza donna “e “sos scuola-bullismo”).
  8. Introduzione coordinamento Ente nazionale Nue 112 che, in sinergia conil Ministero della Difesa e con il Ministero degli interni monitori e implementi le procedure utilizzate nelle centrali ed estrapoli dati statistici sui vari eventi verificatisi in un dato periodo temporale.
  9. Formazione con protocollo unico sul territorio nazionale degli operatori di centrale Nue112 (il Lazio come lab di formazione).

ANTIMAFIA

L’Inchiesta della magistratura denominata “Mafia Capitale” ha dimostrato come il fenomeno di infiltrazione mafiosa ha interessato anche l’amministrazione regionale, principalmente per quanto riguarda la gestione delle risorse pubbliche tramite appalti e finanziamenti, i cui processi amministrativi possono essere influenzati dalla criminalità organizzata a proprio vantaggio. La Regione Lazio ha istituito una commissione consiliare speciale la cui durata è collegata a quella della legislatura.

AZIONI

Sulla scorta di tale esperienza è opportuno prevedere l’istituzione di una nuova commissione che, oltre alle competenze di quella passata, abbia anche specifici poteri al fine porre in essere utili azioni volte a contrastare il fenomeno della criminalità nel territorio laziale, tra cui:

  1. stipulare accordi con Forze dell’Ordine e di polizia giudiziaria per permettere un rapido scambio di informazioni e documenti inerenti alle inchieste di infiltrazione mafiosa o alle relative istruttorie amministrative; una collaborazione necessaria per ottenere tutti gli atti posseduti dai vari enti pubblici, utili allo svolgimento delle indagini e delle istruttorie e che ne garantirebbe una riduzione dei tempi;
  2. porre in essere un programma di formazione specifica dei dipendenti per rilevare situazioni di possibili infiltrazioni mafiose. Le associazioni mafiose, che si infiltrano nella PA, riescono a rimanere “invisibili” agli occhi dell’operatore amministrativo, il quale molto spesso non è in grado di percepire alcuni campanelli d’allarme dell’intervento del gruppo criminale nel procedimento amministrativo. Per questo, è necessario selezionare e formare, in tutte le aree dell’amministrazione regionale, dipendenti da preparare specificamente a questo compito, rendendoli i “rilevatori di fumo” dell’amministrazione regionale;
  3. istituire uno sportello online adeguatamente pubblicizzato, tramite il quale ricevere denunce, documenti e segnalazioni riguardanti sospetti di infiltrazione mafiose nell’amministrazione regionale, congiuntamente all’avviamento dell’Istituto whistleblower che consente ai dipendenti di denunciare ipotesi di illeciti mantenendo l’anonimato;
  4. utilizzare le informazioni raccolte per porre in essere attività di controllo e di audit sia esterno che interno, rientranti nelle prerogative della Commissione, (tramite acquisizione di documenti, audizioni e ispezioni), sugli appalti pubblici regionali, sulla gestione dei fondi comunitari e su tutti gli altri finanziamenti. La Commissione speciale deve diventare uno strumento concretamente operativo atto a vigilare, insieme agli organi predisposti, tanto sulle infiltrazioni dall’esterno della criminalità organizzata nell’amministrazione regionale quanto sulla presenza stessa all’interno dell’amministrazione;
  5. dotare la Regione Lazio di una legge che obblighi qualunque società o gruppo societario, localizzati in qualsiasi parte del mondo, che intendano ottenere appalti o finanziamenti regionali a fornire una full disclosure della proprietà sociale;
  6. avviare campagne informative nelle scuole e nei luoghi di aggregazione sociale al fine di sensibilizzare giovani e adulti sull’impatto economico negativo dell’infiltrazione mafiosa nella PA;
  7. promuovere ed implementare interventi a favore della cultura della sicurezza e della legalità, nonché del rafforzamento di presìdi sul territorio delle Forze dell’Ordine (anche con specifici compiti di prevenzione e contrasto delle infiltrazioni mafiose, racket/usura, riciclaggio…) anche attraverso l’azione dell’Agenzia Nazionale per i Beni confiscati e l’utilizzo dei Fondi Comunitari;
  8. prevedere una Legge regionale che valorizzi le società e/o i gruppi societari dotati di certificazione ISO 37001.LOTTA ALL’USURASTROZZIAMO L’USURA

Come confermato da diverse analisi e da sempre più numerose evidenze statistiche, il problema della povertà e della marginalità sociale è un fenomeno in espansione. Fasce di popolazione che fino a pochi anni fa non erano in condizioni di vulnerabilità sociale, sono oggi a rischio povertà, quando non già al di sotto della soglia che definisce lo stato di povertà stesso. In questo contesto assumono sempre maggiore importanza le politiche e gli interventi di sostegno degli standard di vita della popolazione più svantaggiata.

Fra le politiche di lotta alla marginalità, i redditi di cittadinanza rappresentano un intervento di importanza cruciale. Il reddito di cittadinanza è un intervento che può essere integrato e sostenuto anche da altre misure, anch’esse orientate al sostegno degli standard di vita e al contrasto della vulnerabilità sociale. In particolare proponiamo alcune misure relative alla lotta all’esclusione finanziaria e al sostegno all’accesso al credito etico e responsabile.

I problemi di natura creditizia affliggono sia le attività produttive (in misura crescente in tempi di crisi, come quelli attuali), sia le famiglie. Tali problemi possono portare al mancato accesso a bisogni di base, oppure a condizioni di sovra-indebitamento o, nell’ipotesi peggiore, all’usura.

AREE DI INTERVENTO:

Usura

Quello dell’usura è un problema presente all’interno del territorio e del tessuto produttivo della Regione Lazio. Il fenomeno necessita del massimo grado di attenzione e deve essere considerato – e di conseguenza contrastato – come fenomeno criminale, potenzialmente in grado di estendersi ad ampi strati del tessuto produttivo della Regione. La piaga dell’usura oggi non colpisce più soltanto le attività produttive (indipendentemente dalla tipologia e dalla dimensione aziendale), ma anche le famiglie.

A ulteriore conferma dell’urgenza e della gravità del problema, si consideri che l’usura ha portato anche a casi di suicidio. Sebbene tali esiti estremi abbiano registrato un calo (che si spera non sia momentaneo), è necessario considerare la gravità delle condizioni in cui vivono le vittime dell’usura quali, per esempio:

  1.  la persona usurata finisce ai margini della società, perde di fiducia in se stessa ed è perennemente sottoposta ad un forte stress psicologico;
  2. quando gli usurai sono collegati alla criminalità organizzata, chi è vittima di usura è anche oggetto delle violenze più disparate: intimidazioni, violenza fisica, danneggiamenti a immobili e proprietà.

Per poter essere efficace, la lotta all’usura non può limitarsi ad arginare il fenomeno. È essenziale la prevenzione, che si deve attuare rimuovendo gli ostacoli che impediscono al cittadino onesto di intrattenere un corretto rapporto con il sistema bancario e, più in generale, con gli operatori del credito.

Il ruolo della Regione e delle Associazioni che operano nella lotta all’usura è quello di fare prevenzione ed evitare che le persone in difficoltà economiche possano entrare nel tunnel dell’usura. La Regione Lazio – all’interno della cornice legislativa tracciata, prima con la Legge 23/2001 e successivamente con la Legge 14/2015 – ha spesso agito con lentezza e ritardo. Ritardo che, nel caso di un problema come quello dell’usura, ha gravi conseguenze. Infatti, per la natura stessa del problema, nella lotta all’usura la tempestività di intervento è un elemento cruciale, che risulta indispensabile per misure e interventi che si prefiggano di essere realmente efficaci.
È indispensabile, quindi, dare concretezza e immediatezza agli interventi, avvalendosi anche del contributo di soggetti esperti (quali per esempio le Associazioni competenti, iscritte e abilitate presso la Prefettura di Roma), che da tempo agiscono come organizzazioni di assistenza e sostegno e conoscono bene il fenomeno e le persone che ne sono vittime.

A beneficiarne sarebbero le fasce sociali più deboli della popolazione, quelle soggette all’usura o a forme di credito talvolta truffaldine (o, quantomeno, al limite della legalità). Quest’ultimo caso è quello che si verifica, per esempio, quando delle società erogano credito approfittando dell’urgente necessità di denaro, dell’impreparazione finanziaria dei richiedenti, o di altre circostanze assimilabili.

La Legge Regionale 14/2015, attualmente in vigore, stabilisce una serie di misure di sostegno in favore di persone fisiche e imprese nel caso di accertamento del reato di usura nell’ambito di procedimenti penali. Purtroppo, però, nel caso di c.d. “usura bancaria” o praticata da parte di altri intermediari finanziari, nella maggioranza dei casi il reato non viene riconosciuto in sede penale stante la carenza dell’elemento soggettivo del dolo in capo all’Istituto di credito, con conseguente archiviazione del procedimento o assoluzione dell’imputato. Anche in caso di non rilevanza penale tuttavia, l’erogazione di finanziamenti usurari comporta gravi danni, sia per i privati che possono subire pignoramenti dei propri beni anche immobiliari (fino a perdere, in molti casi, l’unica casa di proprietà), sia per le imprese che non riuscendo a far fronte al prestito, si trovano in situazioni di crisi ed insolvenza che in molti casi conducono al fallimento.

La proposta è dunque quella di estendere il sostegno fornito dal fondo vittime usura, di cui alla Legge Regionale 14/2015, anche ai procedimenti civili aventi a oggetto l’accertamento dell’usura, ovvero (a titolo esemplificativo e non esaustivo): procedimenti di opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi; procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo; procedimenti di accertamento del credito; procedimenti di risarcimento danni causati da finanziamenti usurari.

Ciò sarebbe possibile attraverso una modifica della normativa vigente, modifica finalizzata a:

  1. permettere l’erogazione di contributi anche per le spese legali da sostenere nei procedimenti civili (spese comprendenti gli onorari dei professionisti – avvocati e consulenti tecnici – e le
  2. spese vive quali contributo unificato, marche da bollo, notifiche, ecc.);
    garantire indennizzi e concessione di garanzia per finanziamenti erogati in favore delle vittime di usura, anche nel caso in cui venga accertata nell’ambito di procedimenti civili.

L’attuazione della proposta in questione garantirebbe una maggiore tutela del diritto di difesa, di privati e imprese nei confronti dell’usura. Ciò arginerebbe, da un lato il fenomeno dilagante delle espropriazioni immobiliari e, dall’altro lato, la crisi delle piccole e medie imprese radicate sul territorio.

Microcredito

Il microcredito è una misura che è già patrimonio sia del Movimento, sia della Regione Lazio.

Questo strumento presenta diverse potenzialità: solo per citarne alcune, esso raggiunge le fasce di popolazione più deboli ed esposte al rischio di esclusione finanziaria, e nel contempo comporta – se ben gestito – un limitato utilizzo di risorse pubbliche.

Le potenzialità e l’efficacia di questo strumento potrebbero essere notevolmente accresciute:

  1. ampliando i fondi e i punti di accesso per i microcrediti diretti alle famiglie e alla persona. Ciò, oltre ad aiutare un maggiore numero di cittadini, consentirebbe alle Istituzioni di individuare e raggiungere situazioni di disagio altrimenti invisibili;
  2. mettendo il microcredito in rete con altre misure regionali di sostegno: assistenza alle imprese, crediti di impresa, prevenzione all’usura, servizi alle famiglie, orientamento/ formazione al lavoro, ecc. In tal modo, i cittadini che non sono in grado di risolvere i loro problemi attraverso la concessione di credito, possono essere indirizzati verso altre soluzioni, più adeguate alle loro esigenze;
  3. associando il microcredito con misure non finanziarie, come l’assistenza legale, l’educazione finanziaria, i servizi di ristrutturazione del debito.

Con tali misure, si creerebbe un sistema integrato di assistenza ai cittadini bisognosi di credito o che soffrono situazioni di insolvenza e/o sovra-indebitamento. Situazioni molto più numerose di quanto non si creda e che, se gestite in tempo e con strumenti adeguati ed efficienti, possono prevenire fenomeni di marginalizzazione ed esclusione sociale.

 

copertina programma Parisi Stefano Parisi

Torniamo grandi

scarica il programma completo programmaparisi5

3. SICUREZZA: Rispondere alle emergenze e costruire un futuro di serenità

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