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Riparteilfuturo: da 40 anni in attesa di una legge che regolamenti il lobbyng

copertina next lobbing riparteilfuturoI​n Italia i tempi sono maturi per approvare finalmente una legge che regolamenti il lobbying, attesa da più di 40 anni. Lo ha ribadito Riparte il futuro in occasione di un convegno durante il quale sono stati presentati i risultati del report “Next Lobbying”.scarica il Dossier Next-Lobbying

(dal Comunicato di Riparte il futuro, 12 marzo 2019)  Riparte il futuro, in occasione della s​ettimana dell’amministrazione aperta​, ha presentato il dossier NexT Lobbing – La teconologia per decisioni più aperte, democratiche e trasparenti  – durante un convegno tenutosi  presso il Centro Studi Americani,  in assenza dei Ministri G​ iulia Bongiorno​ (Ministro per la ​ ubblica Amministrazione) ​ e​ Riccardo Fraccaro (​ Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta), gli  i​nterlocutori istituzionali con cui l’organizzazione, da anni impegnata con successo nel promuovere la trasparenza e nel combattere la corruzione, avrebbe voluto discutere i punti salienti di una legge tanto necessaria quanto continuamente rinviata. ​“La loro assenza ci è parsa francamente inspiegabile e ben lontana dallo spirito della settimana dell’amministrazione aperta. E, per chi ha voluto inserire quale ruolo del proprio Dicastero anche “la democrazia diretta”, non certo un bel biglietto da visita coerente con gli impegni avanzati nel programma di governo”, ha d​ichiarato F​ederico Anghelé responsabile Relazioni Istituzionali di Riparte il futuro.

Una norma efficace di regolamentazione del lobbying, infatti, non dovrebbe concentrarsi solo sulla trasparenza della rappresentanza di interessi, ma anche e soprattutto sull’inclusività dei processi decisionali e sulla disponibilità a renderli aperti e partecipati.

Come testimoniato da numerosi casi internazionali presentati nel​ report Next Lobbying,​ la tecnologia può essere un alleato fondamentale per colmare quel ​gap d​ i fiducia nei confronti delle istituzioni alimentato anche dalla percezione di esserepoco rappresentati e ascoltati. Un senso di sfiducia che finisce spesso per spingere i cittadini nelle braccia delle forze populiste che si propongono come depositarie delle esigenze e delle volontà del popolo.

Per Riparte il futuro è giunto il momento che il governo italiano mostri un approccio innovativo al lobbying, che non va criminalizzato e punito ma semmai reso più aperto, democratico e trasparente.

“Pensiamo che l’uso massiccio delle nuove tecnologie dovrebbe stimolare (buone) pratiche di co-creazione delle decisioni pubbliche, permettendo il coinvolgimento di molti più attori. Ciò permetterebbe di controbilanciare le asimmetrie di mercato, garantendo a tutti i soggetti interessati a uno specifico dossier legislativo di esprimere il proprio parere, di portare le proprie competenze e il proprio punto di vista”​ , ricorda Anghelé​.

Grazie a questa buona pratica di “ascolto” si potrebbero avere decisioni migliori perché più informate e più inclusive, coinvolgendo non solo associazioni di categoria, grandi aziende e grandi gruppi economici, ma anche quella pluralità di interessi diffusi (cittadini organizzati, piccole aziende, associazioni) che troppo spesso lamentano di non essere rappresentati.

“Auspichiamo che il Governo introduca una seria prassi di consultazione degli stakeholder in vista della predisposizione di nuove leggi, in modo da poterne valutare l’impatto generale, di acquisire pareri e informazioni e anche di rendere molto più trasparente il processo decisionale”​, rimarca A​ nghelé.

Quello della t​ rasparenza​ è un secondo punto cruciale, come confermato anche dall’esempio di Integrity Watch in Europa riportato nel report: grazie alla tecnologia, è possibile verificare chi svolge attività di lobbying e, soprattutto, quali sono i soggetti che il decisore pubblico consulta o invita prima di assumere una decisione.

In tal senso, una regolamentazione efficace del lobbying dovrebbe prevedere un registro dei portatori di interesse a cui i lobbisti dovrebbero iscriversi obbligatoriamente e la pubblicazione delle agende degli incontri dei vertici delle istituzioni con i rappresentanti di aziende, sindacati, associazioni, professionisti. Stabilendo anche codici di comportamento a cui attenersi e prevedendo sanzioni per chi – nelle istituzioni e tra i lobbisti – dovesse violare tali regole.

Come segnalato dalla campagna “O​ cchi aperti”​ di Riparte il futuro, rilanciata da poco con una petizione e con un ​video,​ solo alcuni ministeri hanno deciso di imboccare in maniera volontaria la via della trasparenza rendendo pubblici questi dati: si tratta del Ministero dello Sviluppo economico, di quello del Lavoro (entrambi hanno un registro a cui si devono iscrivere i portatori di interessi che intendano incontrare ministro, sottosegretari e direttori generali, oltre all’agenda degli incontri) e di quello dell’Agricoltura (che per ora ha messo online solo l’agenda).

Meno virtuoso il caso del ministero della Funzione pubblica in cui la ministra Bongiorno ha scelto di non seguire i passi del suo predecessore Marianna Madia rimuovendo registro e agenda degli incontri.

“Le buone prassi suggerite da Riparte il futuro non rientrano nelle forme di democrazia diretta”​ – sottolinea A​nghelé​ – m​a al contempo implicano un ripensamento radicale (e un rafforzamento) della democrazia rappresentativa, che, a partire dalle grandi potenzialità delle tecnologie “civiche”, tiene conto del bisogno di maggior efficacia delle decisioni pubbliche e, soprattutto, della voglia di farsi ascoltare da soggetti e cittadini sempre più sfiduciati”.

Vedi anche Cantone: La lotta alle lobby per battere la corruzione 24 marzo 2019

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