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Sfratti delle associazioni: coniugare il rispetto delle regole e il valore sociale

mappa reter beni pubblici

La mappa interattiva del patrimonio immobiliare di Roma. dati raccolti da Stefano Simoncini elaborazione Reter

La concessione di beni comunali  –  appartamenti, locali, strutture (1) – a privati – inquilini, titolari di attività a fini di lucro, organizzazioni non profit – è una questione  complessa. Bisogna intanto distinguere tra  beni “disponibili”, proprietà di enti pubblici,  e “indisponibili” (2), destinati a un pubblico servizio e al conseguimento di fini pubblici. In questa categoria  esempi virtuosi di uso per il bene collettivo si mescolano a attività puramente commerciali mascherate,   detentori di diritti a accaparratori  di privilegi, impegno e fatica a regole aggirate.  Periodicamente i  giornali  lanciano qualche nuova “affittopoli”, con il risultato, come accade in questi giorni, che finiscano nel calderone  anche quelle realtà che da anni svolgono un servizio prezioso per la città.   Ma l’unica vera garanzia  dell’interesse pubblico,  della tutela dei soggetti virtuosi e dei destinatari di attività utili alla collettività  sono le regole uguali per tutti, messe a punto con criteri condivisi, all’insegna della totale trasparenza.  

 Carteinregola ha intenzione di avviare un approfondimento di quanto già sintetizzato nelle richieste per la concessione del patrimonio pubblico ai candidati Sindaco nel maggio 2016 (3), per  offrire un contributo a un  dibattito che ha a che fare con l’idea stessa di città e di beni comuni. Stiamo preparando una sezione del sito dedicata al Patrimonio pubblico   con  cronologia,  documenti e rassegna stampa, nel frattempo proponiamo i materiali delle iniziative  di un gruppo di associazioni, presentati da  una nota di Maurizio Geusa.(AMBM)
“…il paradosso del patrimonio romano  si può spiegare solo in un modo: la deregulation della discrezionalità politica ha aperto spazi di informalità che da un lato hanno consentito la pratica clientelare, dall’altro hanno favorito la crescita di un laboratorio diffuso di cooperazione parzialmente slegata dalle logiche di mercato. Per dirla con una metafora, il patrimonio ha funzionato da “terzo paesaggio” sociale, un campo “incolto” che ha preservato la (bio)diversità rispetto alla progressiva e omologante mercificazione dello spazio e delle relazioni urbane…”
Stefano Simoncini**
**dall’inchiesta in due parti  di Stefano Simoncini sul Manifesto

L’insegnamento gratuito dell’italiano agli immigrati e ai richiedenti asilo, l’assistenza ai senza fissa dimora, la terapia ai disabili attraverso la musica e la formazione dei musicoterapisti, la ludoteca per bambini e ragazzi che vivono in situazione di degrado sociale, la promozione della memoria, della storia orale e della cultura popolare, sono queste, insieme a molte altre ugualmente significative, le attività che il Comune di Roma – in anni recenti, ma che per certi versi appaiono lontanissimi – aveva ritenuto meritevoli di ottenere la concessione d’uso di beni comunali ad un canone ridotto rispetto al valore di mercato. Beni comunali, peraltro, nella maggior parte dei casi da tempo non utilizzati ed abbandonati, il cui estremo degrado è stato superato solo per il rilevante impegno, anche economico, delle medesime associazioni.
In tal modo l’Amministrazione comunale favoriva la realizzazione di rilevanti interessi sociali e di fondamentali diritti delle persone, salvaguardando al tempo stesso il proprio patrimonio ed ottenendo anche il pagamento di un canone determinato in considerazione del valore sociale perseguito.
Un modo equo per integrare interessi pubblici e privati ed una ragionevole incentivazione di attività non misurabili secondo parametri economici, che ha contribuito a produrre negli anni alcuni dei più luminosi esempi di attività sociali e culturali del nostro paese.

Ora tutto questo è sotto attacco.

Un bombardamento sul tessuto sociale e comunitario della città che è senza precedenti e che viene attuato, come ha scritto Sandro Portelli, in nome di una astratta legalità che solo occasionalmente coincide con la giustizia. Astratta legalità che, tuttavia, in questo caso appare fondarsi su basi giuridiche fragili e comunque meramente formalistiche.
Ed è questo l’equivoco di fondo su cui occorre fare chiarezza.
Quando si parla di “arretrati” richiesti dal Comune alle associazioni, come si legge nelle ricostruzioni giornalistiche sulla vicenda, si è indotti a ritenere che si tratti di debiti delle associazioni che hanno omesso di pagare il dovuto all’Amministrazione. Ma questo non corrisponde al vero e costituisce il nodo su cui si rischia l’equivoco.
Nella maggior parte dei casi, le associazioni hanno sempre corrisposto il dovuto, vale a dire il canone determinato dal Comune in considerazione dell’attività sociale svolta.
Solo dopo molti anni dalla costituzione del rapporto concessorio l’Amministrazione, sulla base di una interpretazione fuorviante, che le è stata imposta impropriamente dalla Procura della Corte dei conti, ha rimesso in discussione le assegnazioni per fini di utilità sociale, negando i rinnovi delle concessioni ed ha iniziato a pretendere di punto in bianco il pagamento del canone al presunto valore di mercato, anche per gli anni pregressi.
Così, dall’oggi al domani le associazioni che avevano sempre pagato il dovuto sono diventate morose per somme rilevantissime. E sono sorti gli “arretrati” e le richieste di rilascio dei beni, fondate su un mutamento unilaterale dell’importo del canone con effetti retroattivi, che risulta del tutto arbitrario e viola fondamentali principi di diritto.
In questo modo l’Amministrazione, e prima ancora la Procura della Corte dei conti, non solo hanno determinato una evidente ingiustizia, che compromette il vitale tessuto sociale e comunitario di questa città, ma hanno generato una situazione di illegalità, a cui ora la Politica e le Istituzioni sono chiamate a porre rimedio, assumendosi le proprie responsabilità.

ANCHE IL VALORE SOCIALE SUL PIATTO DELLA BILANCIA NELLE CONCESSIONI DEL PATRIMONIO COMUNALE

di Maurizio Geusa

Lo scorso 9 marzo, su impulso del Centro di iniziativa per la legalità democratica (CILD), del Centro servizi per il Volontariato (CESV), dell’Osservatorio Pubblica Amministrazione (OPA), del Forum terzo settore e del Coordinamento Periferie è stata consegnata alla Corte dei Conti la richiesta di deferimento del Vice Procuratore della Corte Regionale del Lazio dott. Guido Patti alla Commissione Disciplinare  (4). L’atto certamente innovativo e forte nei confronti della Magistratura è stato sottoscritto da 15 associazioni no-profit, a cui si sono aggiunte circa 30 adesioni e molte altre se ne stanno aggiungendo. L’istanza è la prima azione, con rilevanza giuridica, in risposta alla difficile condizione che in questi ultimi mesi stanno vivendo sia le organizzazioni concessionarie del patrimonio comunale e sia i funzionari comunali, per altro tutte donne, che in passato hanno avuto responsabilità nella gestione dello stesso Patrimonio comunale. Infatti, le organizzazioni concessionarie, negli ultimi mesi, sono state oggetto di sfratti, richieste di risarcimento e sgomberi delle sedi già assegnate secondo i regolamenti vigenti.In questa situazione è stato richiesto il deferimento del vice procuratore in quanto non ha avviato un unico procedimento per danno erariale generato dall’applicazione del regolamento, ma bensì ha notificato 200 inviti a dedurre e 132 atti di citazione a singoli funzionari che hanno applicato quel regolamento. La presentazione della richiesta di deferimento è la prima di una serie di iniziative collaterali come la lettera ai Dirigenti Capitolini  (4) e una alla Politica e all’Amministrazione (5) per portare all’attenzione il tema della gestione dal patrimonio comunale.

Il patrimonio comunale, in realtà si presta ad una un duplice lettura, non solo come risorsa monetaria per fronteggiare il debito, quanto anche come risorsa concreta per erogare servizi sociali, educativi e culturali ad integrazione di quelli erogati direttamente dal Comune. Questo secondo aspetto, fin’ora solo enunciato, comporta evidenti ricadute sullo stesso Bilancio comunale.

Di conseguenza, per avviare proprio un percorso virtuoso le associazioni hanno anche predisposto uno schema di deliberazione che introduce il Valore sociale per quantificare il contributo delle associazioni nella contabilità capitolina (6).

Diversi provvedimenti legislativi e l’avanzamento disciplinare consentono oggi di affrontare l’argomento. A questo scopo nello schema di deliberazione si propone l’istituzione di una specifica commissione per definire il metodo di valutazione del Valore sociale dei servizi erogati da Roma Capitale attraverso il ricorso ad organizzazioni sociali e culturali. I risultati di tale commissione, da raggiungere in quattro mesi, e la successiva applicazione dovranno inoltre essere oggetto di verifica, aggiornamento e riconsiderazione dopo 18 mesi da parte dell’Assemblea Capitolina. (MG)

Per osservazioni e  precisazioni : laboratoriocarteinregola@gmail.com

(1) > Vai a Patrimonio comunale e trasparenza

(2) Fonte: I beni patrimoniali  (www.StudioCataldi.it)

I beni pubblici patrimoniali possono essere indisponibili, quelli che sono destinati a un pubblico servizio e al conseguimento di fini pubblici e quelli disponibili che hanno un carattere strumentale alla produzione dei redditi. I beni patrimoniali disponibili non sono beni pubblici ma di proprietà di enti pubblici. I beni patrimoniali indisponibili, sono beni pubblici mobili o immobili ( differenza di quelli demaniali che possono essere solo immobili) e possono appartenere a qualsiasi ente pubblico, non solo territoriale. Tra questi abbiamo le foreste, le miniere, le acque minerali e termali, le cave e le torbiere, la fauna selvatica, beni di interesse storico, archeologico, artistico, beni militari non rientranti nel demanio militare, edifici destinati a sede degli uffici pubblici, beni costituenti la dotazione del Presidente della Repubblica, aree espropriate dai Comuni nell’ambito dei piani di zona per l’edilizia economica e popolare e dei piani per gli insediamenti e i beni di interesse naturalistico e ambientale.

Il regime giuridico di questi beni è l’inalienabilità, prevista dall’art.824 in cui viene affermato che i beni patrimoniali indisponibili non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi previsti dalla legge.

Sono, a differenza dei beni demaniali, suscettibili di essere acquistati per usucapione ma solo nel caso in cui siano stati sottratti alla loro destinazione a non domino e trasferiti ad un terzo in buona fede. Sono insuscettibili di espropriazione forzata.

I beni patrimoniali disponibili, sono tutti quei beni diversi da quelli indisponibili e dai beni del demanio. Non sono propriamente beni pubblici ma appartenenti ad enti pubblici e si distinguono dai beni indisponibili per il loro carattere prevalentemente redditizio e per la mancanza di una destinazione attuale ad un pubblico servizio. Sono praticamente beni privati a tutti gli effetti e sono soggetti alle regole del codice civile. Per quanto riguarda l’alienazione, questa è possibile ma deve avvenire nei modi e nelle forme del diritto pubblico o attraverso pubblici incanti, asta pubblica o in alcuni casi attraverso la licitazione privata.

(4)  Vai alla pagina con la lettera delle associazioni al Presidente della Corte dei conti nella qualità di Presidente del Consiglio di Autogoverno della Corte dei conti, la Lettera aperta ai dirigenti di Roma Capitale: il ruolo a servizio della comunità cittadina e l’orgoglio di appartenenza ad una istituzione democratica, la Lettera alla politica  e  all’Aamministrazione capitolina,

(5) LETTERA ALLA POLITICA  E  ALL’AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA

La gestione e gli eventi che si stanno addensando sulla questione dei cosiddetti sfratti nei riguardi di Associazioni di Volontariato, ONLUS, Centri Culturali, Comitati di Cittadini, Associazioni di Promozione Sociale ed altro – cioè del tessuto vivo delle relazioni urbane e della capacità di dispiegare socialità, coinvolgimento e progettualità, quindi del sale della terra sociale ove ci si riconosce e ci accoglie anche nelle profonde differenze – racconta di due grandi assenti:

·   La Politica che sfugge alle sue responsabilità quale tribuna delle idee, del confronto e per logica deduzione, all’interno del percorso democratico, delle scelte. L’astensione della Politica su questo tema specifico non è purtroppo il solo e, forse, neppure il più importante, visti i problemi strutturali del funzionamento della macchina pubblica o dell’indirizzo generale da prendere rispetto a cambiamenti continentali che rischiano di farci risultare marginali. Ma, come spesso accade, è il dettaglio che ci ferisce più del vasto dramma, il piccolo, il minuto, che ci avvicina alla realtà.

In questo caso la realtà è interpretata dal bene pubblico, da un bene cioè indivisibile che per sua natura può ospitare azioni e proposte di interesse generale, attraverso un Valore Sociale espresso.

Colpire con azioni inutilmente arroganti nei confronti delle numerose di Scuole di Musica presenti a Roma, in un Paese in cui l’educazione musicale è fuori misura rispetto agli indici europei e bisogna andare a cercare nei Paesi poveri per trovare un confronto possibile, prima che sciocco è inutile.

Cosa se ne può ricavare? Nulla, se non l’abbandono.

E cosa dire dei di Teatri di Cintura, dei Centri e delle Associazioni, veri Presidi socio-culturali, che si “sbattono” tutti i giorni nelle Periferie per animare la partecipazione culturale, educando alle emozioni, animando le strade incerte e poco illuminate della nostra Città?

E cosa dire, di chi in silenzio si occupa degli altri in difficoltà, spesso ascolta solo, senza avere una soluzione, spesso cerca la soluzione in una rete di passaparola informale?

Non assumendo la responsabilità di proporre ed adottare le Regole per i Beni Pubblici e gli strumenti per farle rispettare la Politica, manca al suo dovere massimo, manca alla qualità di Governo in un silenzio assordante, senza capacità di ricordare il passato, senza gestire il presente, senza immaginare il futuro.

Non possiamo rassegnarci a questa inerzia. Non possiamo assistere al fenomeno tutto italiano della mancanza di regole, in cui i migliori sono confusi con i peggiori, e i furbi vincono depredando un bene comune.

·   La Pubblica Amministrazione che abbandona l’onore del suo ruolo, l’essere terzo e garante di fronte al Cittadino, attraverso regole certe e chiare e comportamenti trasparenti.

Una P.A. ridotta a scribacchino non ci appartiene né come cultura né come qualità amministrativa e giuridica. Essere imparziale è il risultato di un enorme sforzo di conoscenza e di controllo e non possiamo abbandonarlo all’editto del momento, alla moda comunicativa, ai desiderata dei Politici di turno. Una Organizzazione Pubblica che interpreta l’Interesse pubblico è naturalmente un fondista, si vede sul lungo periodo, non pende dalle labbra di nessuno, è forte del suo ruolo e cerca la strada corretta per mettere a confronto la realtà complessa del quotidiano con le esigenze diffuse e l’utilizzo delle risorse disponibili attraverso il filtro del massimo Vantaggio Sociale possibile.

Di fronte al silenzio imperante dei due soggetti richiamati, i Cittadini Attivi si riprendono il loro protagonismo, affrontando la complessità degli strumenti e assumendo la responsabilità di rappresentare l’Interesse Generale, attraverso il contrasto alle deformazioni, che generano più danno che vantaggio,  portando alla discussione proposte e comportamenti per chiarire le regole e liberare il campo da furbizie e ipocrisie.

La passione Politica ci spinge ad agire per costruire una libertà consapevole quale motore della cittadinanza.
Ci aspettiamo che le Istituzioni elettive si riprendano la loro smarrita capacità decisionale e si assumano le responsabilità che trova le sue radici democratiche sul mandato che hanno ricevuto dagli elettori.
La Politica autosospesasi e relegata in panchina a bordo campo deve entrare in partita.
Ci aspettiamo fatti a cui daremo, se condivisi, il nostro sostegno.

(6) SINTESI DELLA DELIBERAZIONE PROPOSTA AL CONSIGLIO COMUNALE PER:

1.A) introduzione del Valore Sociale;

2.B) istituzione della commissione per la definizione del Valore Sociale.

Come noto, i Comuni, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione, favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà;
Su tale base, diversi provvedimenti come il D.l. 133/2014 (7), e il D.lgs. 50/2016 (8)consentono ai Comuni di definire i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti o contratti di partenariato sociale, sulla base di progetti presentati da cittadini singoli o associati;
Inoltre, la Legge Quadro sul volontariato n. 266/1991 (9) consente agli Enti locali di stipulare convenzioni con le organizzazioni di volontariato che dimostrino attitudine e capacità operativa prevedendo forme di verifica delle prestazioni, di controllo della loro qualità;
In egual modo, la legge n. 381/1991 (10), riconosce alle cooperative sociali lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini, come pure la legge n. 383/2000 (11) riconosce il valore sociale dell’associazionismo liberamente costituito e delle sue molteplici attività come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo;
Ancora, il D.lgs. 460/1997 (12) e la l. 106/2016 (13) definiscono l’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore, come valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti di tali attività sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato, prevedendo, altresì, linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione dell’impatto sociale;
Il più recente “Schema di Piano sociale regionale” (14) che introduce la Valutazione di Impatto Sociale finalizzata alla ricostruzione, alla misurazione e alla stima degli effetti positivi o meno, attesi o inattesi, di un programma o di un progetto, rispetto ai beneficiari diretti e, in generale, alla platea dei portatori di interesse – in primo luogo rinvenibili sul territorio;
A ciò si aggiunge anche lo Statuto di Roma Capitale (15), che impronta l’azione amministrativa al rispetto del principio di sussidiarietà e della più ampia partecipazione degli appartenenti alla comunità cittadina, singoli o associati;
Non da ultime le stesse linee programmatiche della Sindaca Virginia Raggi (16) prevedono «il principio di sussidiarietà non demandando ad esso un ruolo sostitutivo del pubblico nella fornitura di servizi, quanto piuttosto la promozione dei diritti delle fasce più deboli, agendo sulla base di regole certe e del controllo puntuale del loro rispetto».
In conseguenza di tale maturazione disciplinare e legislativa, ricorrono le condizioni per definire il Valore Sociale prodotto dalle organizzazioni dei cittadini, introducendo la relativa rendicontazione nella formazione della Contabilità Capitolina;
Nel caso del patrimonio pubblico concesso dall’Amministrazione, infatti, il corrispettivo monetario costituisce solo una parte di un più ampio corrispettivo erogato attraverso le attività di servizi specialistici culturali, educativi e sociali ad integrazione di quelli erogati direttamente dall’Amministrazione Capitolina e che tale attività costituisce interesse pubblico generale;
A tale scopo si prevede di istituire una specifica Commissione con il compito, entro quattro mesi di fornire metodi, criteri e strumenti per la misurazione del Valore sociale dei servizi erogati dal Roma Capitale attraverso il ricorso ad organizzazioni sociali e culturali.
I risultati di tale commissione e della applicazione del metodo del Valore Sociale saranno oggetto di verifica, aggiornamento e riconsiderazione dopo 18 mesi da parte dell’Assemblea Capitolina.

I promotori dell’iniziativa del 9 marzo

(7) D.l. 133/2014 detto “Sblocca_Italia”_definitivo

(8) Dlgs 50/2016 “Nuovo Codice degli appalti” Codice-dei-contratti-pubblici-D.-Lgs-n.-50-del-2016

 (9) Legge Quadro sul volontariato n. 266/1991 http://www.lavoro.gov.it/archivio-doc-pregressi/AreaSociale_AgenziaTerzoSettore/Leqqe_266_91.pdf

(10) legge n. 381/1991 http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/1991_0381.htm

(11) legge n. 383/2000 http://www.csvfvg.it/download/legge-3832000-disciplina-delle-associazioni-di-promozione-sociale/

(12)D.lgs. 460/1997 http://www.governo.it/sites/governo.it/files/8_D.LGS460_1997.pdf

(13) l. 106/2016  http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/06/18/16G00118/sg

(14) Schema di Piano sociale regionale http://www.socialelazio.it/prtl_socialelazio/?vw=newsdettaglio&id=528

(15) statuto STATUTO_ROMA_def_T_VOLUMETTO

(16) raggi_linee_guida

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