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Stadio della Roma: l’unica cosa chiara è che non è chiaro niente

Foto AMBM

Foto AMBM

Dal 12 aprile il Comune ha pubblicato on line e con qualche manifesto affisso nelle bacheche cittadine – l’avviso della Adozione della variante al Piano Regolatore Generale in funzione della raccolta delle eventuali osservazioni sulla variante da parte di cittadini e soggetti interessati. (scadenza per inviare Pec e raccomandate: 11 giugno). A leggere il testo (1), possiamo immaginare che la schiacciante maggioranza della cittadinanza – anche quella interessata –  non abbia idea  in cosa consista la variante, e quindi neanche   su cosa esattamente si possa esprimere. Un fulgido esempio della trasparenza opaca che contraddice, per l’ennesima volta, le dichiarazioni di un MoVimento che prometteva case di vetro e partecipazione dei cittadini. Opacità che  si pone in netta continuità con le normative varate ad hoc (per gli stadi, ma soprattutto per lo Stadio Tor di Valle, non fosse che per la tempistica dell’introduzione dei relativi commi/articoli) che hanno la caratteristica di non essere affatto chiare, anche agli stessi soggetti istituzionali che devono applicarle. Una vicenda davvero imbarazzante, che non fa onore a nessuno.

Il sito istituzionale del  Comune di Roma  ha pubblicato il 12 aprile 2018  un articolo dal titolo “Stadio Roma, prosegue iter. Roma Capitale pubblica progetto con variante urbanistica” che rimanda a  “tutti gli elaborati nel sito dipartimentale dell’Urbanistica”, dove “Gli elaborati progettuali trasmessi dai proponenti e tutta la documentazione relativa alla Conferenza dei Servizi potranno essere visionati” concludendo che “Chiunque sia interessato potrà presentare eventuali osservazioni sulla variante urbanistica entro l’11 giugno 2018(> vai alla pubblicazione sull’Albo pretorio)

Aprendo la pagina del sito del Dipartimento si trova questo  lungo elenco di elaborati in download:

elaborati stadio pubblicati su dito dip urbanistica 2018-04-12Ora, se le “osservazioni” che possono essere avanzate non riguardano solo quei  soggetti – privati – direttamente interessati, che normalmente possono contare su fior di assistenza legale e relative consulenze tecniche,  ma anche i semplici cittadini,  appare un’impresa disperata che, in questo mare magnum di documenti anche i cittadini e i comitati più  equipaggiati riescano a raccapezzarsi, figuriamoci ad esprimere delle osservazioni.

Lo diciamo chiaramente: questo non ha niente a che fare con la  trasparenza, dato che, come ribadito da tutte le amministrazioni civili,  non basta pubblicare i documenti, se non si garantisce una reale  accessibilità. Che vuol dire strumenti che permettano anche ai non addetti ai lavori di orientarsi,  con istruzioni, guide, sintesi, spiegazioni, analisi, glossari. Soprattutto quando parliamo di un’operazione assai complessa e assai controversa, in cui le stesse  Amministrazioni hanno in parte navigato a vista per l’esiguità o l’ambiguità degli  strumenti normativi  “ad hoc” (2). Inoltre, oltre alle mancate spiegazioni, l’avviso si chiude con  una minacciosa e sibillina  precisazione:  “Si informa infine, che ogni osservazione/opposizione non riguardante la suddetta Variante Urbanistica, non verrà presa in considerazione da questa Amministrazione, tenuto conto che tutti gli aspetti progettuali connessi al Progetto Stadio Tor Di Valle, alle relative Opere pubbliche e di Interesse Generale, sono stati approvati nella Conferenza di Servizi decisoria di cui ai verbali…” (3)

E questo  si aggiunge a tutto il resto, a una procedura portata avanti a tutti i costi, con alcune situazioni piuttosto paradossali, di  cui abbiamo giò dato conto in più occasioni.  E  quando le vicende sono troppo complicate e non si ha una bussola per orientarsi,  i cittadini gettano la spugna. Mentre  per una delle varianti urbanistiche più impattanti e consistenti di sempre,   non bisognerebbe  cessare di analizzare, riflettere, obiettare, pretendere. E anche  di protestare.

Riprendiamo il filo.

Eravamo rimasti  al 5 dicembre, quando si è chiusa la seconda Conferenza dei servizi decisoria in Regione, con  i rappresentanti unici di tutte le amministrazioni coinvolte: Comune di Roma, Roma Città Metropolitana, Regione Lazio, Stato/Governo. La conferenza ha approvato il  progetto dello Stadio e di tutte le opere pubbliche ritenute indispensabili per la sostenibilità dello Stadio stesso e per il miglioramento del relativo quadrante, pagate con cubature edilizie al privato che diventeranno alberghi, uffici, centri commerciali. Un primo progetto, varato dalla Giunta Marino, Assessore Caudo, prevedeva tre torri che avrebbero compensato numerosi interventi pubblici, riguardanti soprattutto la mobilità (e la messa in sicurezza del Fosso del Vallerano); la sopravvenuta Giunta Raggi – assessore Montuori – anzichè asfaltare un progetto che aveva   combattuto dall’opposizione,  oltretutto  bocciato dalla conferenza dei servizi e quindi archiviabile senza danni per l’Amministrazione, ha preferito ritoccare le cubature, ridimensionando drasticamente  le torri, ma ridimensionando – inevitabilmente –  le opere pubbliche. Ma le cubature in eccesso rispetto a quelle previste dal Piano Regolatore Generale sono anche nel secondo progetto   e quindi l’Assemblea Capitolina dovrà approvare la relativa  variante urbanistica.

I punti per noi più discutibili dell’attuale  progetto – al di là del persistere  della scelta di realizzare in un’ansa del Tevere in buona parte verde uno stadio e un “business park” circondati da distese di parcheggi – riguardano le modalità con le quali il progetto è stato profondamente modificato restando però ufficialmente sempre lo stesso – “adeguato” alle nuove esigenze/prescrizioni pentastellate (ma anche al superamento del dissenso che alcune amministrazioni dello Stato e della Regione avevano espresso su vari e rilevanti motivi ostativi) – così da non ripartire, come a nostro avviso sarebbe stato doveroso,  da un nuovo  studio di fattibilità, ma agganciandosi direttamente alla procedura del vecchio progetto.

A prescindere dagli aspetti formali, la sostanza è questa: nella delibera 32 del 2014 di Marino/Caudo (4) – mai abrogata – erano state poste alcune condizioni sostanziali che, se non fossero state rispettate, avrebbero comportato la decadenza dell’interesse pubblico. Le condizioni più rilevanti riguardavano la realizzazione, senza onere alcuno per Roma Capitale, dell’adeguamento del trasporto pubblico e della viabilità – compresi i costi di esproprio. Nella convenzione urbanistica, che doveva essere approvata in Assemblea capitolina, il privato doveva assumere l’obbligo del rispetto degli impegni (sui costi e sui tempi) e avrebbe dovuto impegnarsi a non avvalersi del piano casa per chiedere modifiche successive alle destinazioni d’uso. Tutte queste garanzie sono sparite, eppure il procedimento è rimasto lo stesso. A vantaggio di chi? 

 A questo si aggiunge un altro aspetto assai inquietante, cioè  la serie infinita di aggiustamenti  per l'”adeguamento” del progetto alle prescrizioni degli enti e uffici coinvolti, che sono continuati per mesi, fino all’ultimo giorno della Conferenza, quando, insieme all’approvazione, sono state ancora  inserite ulteriori prescrizioni, soluzioni ventilate pochi giorni prima e di dubbia fattibilità (5).

Come la questione  sia stata risolta, dai materiali pubblicati sul sito del Dipartimento urbanistica  è difficile  capirlo.

Dalla   lista dei documenti nell’elaborato con l’indice (6)  datato 22-12-2017 , si desume che si tratta sempre  degli elaborati  del progetto approvato dalla CdS il 5 dicembre scorso,  senza la integrazione delle prescrizioni presenti nella deliberazione della presidenza della conferenza , anche se sull’home page del sito regionale dedicato alla trasparenza sul progetto Stadio si legge: “la Regione Lazio ha invitato il Soggetto proponente a trasmettere a Roma Capitale il Progetto definitivo dello Stadio della Roma approvato in Conferenza di servizi e adeguato alle prescrizioni richieste dagli Enti, così che l’Amministrazione capitolina possa provvedere alla pubblicazione in libera visione al pubblico del Progetto stesso(7)

Ora, sarebbe stato il minimo sindacale che  i cittadini fossero messi al corrente con un testo accessibile di  quali prescrizioni comminate – e “raccomandazioni”- siano state recepite e se gli uffici preposti si siano dichiarati soddisfatti (8) 

E  rispetto alle “osservazioni” sulla variante,   il Comune avrebbe dovuto almeno – minimo del minimo –  sottoporre  ai cittadini  un chiaro  documento della Variante su cui sono ammesse le osservazioni, con relative spiegazioni e  in uno spazio ben distinto.  Non certo  tutto il progetto con la sua muraglia cinese di allegati, note ed elaborati (9)

E’  davvero paradossale, lo ripetiamo ancora una volta,  che , mentre il M5S si appresta a governare il Paese, nella Capitale  d’Italia non si preoccupi di spiegare  ai cittadini, cosa, come, quando e perchè di un intervento così enorme e controverso.

Questa città aveva  bisogno di meno propaganda e di più trasparenza.  Ma la vicenda dello Stadio, come tante altre vicende cittadine di questi due anni, ha visto sfumare le speranze di tanti cittadini che ci avevano creduto.

Gruppo urbanistica di Carteinregola

Scarica i verbali di chiusura della conferenza dei servizi decisoria considerati adozione della Variante:

 

Per precisazioni e osservazioni: laboratoriocarteinegola@gmail.com

> vai al report dell’Assemblea a cura dell’Osservatorio Stadio della Roma con l’Assessore Montuori del 31 maggio 2018

(1)> vai alla pubblicazione sull’Albo pretorio)

(2) vedi i due Commi sugli stadi  LEGGE 27 dicembre 2013, n. 147 art. 1 commi 303 304 305 e l’articolo della “Manovrina 2017″> Vai a Ecco l’articolo della “manovrina” che riguarda gli stadi pubblicato in Gazzetta 24 aprile 2017

(3)Si informa infine, che ogni osservazione/opposizione non riguardante la suddetta Variante Urbanistica, non verrà presa in considerazione da questa Amministrazione, tenuto conto che tutti gli aspetti progettuali connessi al Progetto Stadio Tor Di Valle, alle relative Opere pubbliche e di Interesse Generale, sono stati approvati nella Conferenza di Servizi decisoria di cui ai verbali  delle relative sedute del 29 .09.2017, 24.11.2017, 4 e 5.12.2017, da considerarsi parte integrante della Determinazione della Regione Lazio n. G18433.

(4 ) scarica Delibera stadio della roma DACDelib. N 132 del 22.12.2014

(5)vedi Stadio della Roma: il buio della ragione 6 dicembre 2017

In particolare nella votazione finale era rimasto sospeso il nodo del secondo accesso/uscita dall’area di Tor di Valle che nel progetto Marino/Caudo  era garantito dal Ponte di Traiano, scomparso nel progetto sforbiciato  Raggi/Montuori. Alcune  estemporanee esternazioni di membri del Governo che in quei giorni avevano annunciato la realizzazione del Ponte a spese pubbliche,  non avevano  avuto alcun seguito concreto (nè, ci risulta, l’hanno avuto in seguito). E  i rappresentanti degli uffici di  Roma Città Metropolitana (la ex Provincia di Roma), che fino ad allora erano stati  fermi sostenitori della  necessità di un collegamento alternativo alla via Ostiense/Via del Mare –  inevitabilmente legato a una struttura che scavalcasse  il Tevere che circonda il resto del perimetro dell’area – con un notevole colpo di scena, nella riunione finale della Conferenza, avevano rivisto il loro parere.  Dichiarando che in una riunione con il proponente avevano valutato  la possibilità di usare come vie di accesso per i mezzi di soccorso le piste ciclabili che corrono lungo il Tevere e di allargare di un’ulteriore corsia un tratto della unificanda via Ostiense. Il rappresentante dell’Autorità Regionale allora aveva osservato che non era sicuro che le piste ciclabili nell’area di rispetto del  fiume potessero essere allargate per quello scopo, così come il rappresentante di Roma Capitale aveva obiettato che non era sicuro  che si potessero fare gli espropri necessari a un’Ostiense più larga. E comunque la Regione Lazio aveva messo agli atti che, il Ponte di Traiano, serviva.

(6) http://www.regione.lazio.it/rl/trasparenzastadio/

(7) scarica Stadio determinaz conclusiva adempimenti CDS-REGLAZIO.REGISTRO-UFFICIALE.2018.0043659.

(8) E soprattutto  di come funziona il progetto, quali opere private vengono realizzate e  quali opere pubbliche. Quali ulteriori studi sono stati fatti sulla mobilità, che è un altro  tasto dolente,  visto che in conferenza dei servizi qualcuno aveva  rilevato che quelli effettuati  erano insufficienti. E ancora, in quali  tempi dovranno essere completate le opere pubbliche, in una città dove si finiscono sempre prima quelle private  e quelle al servizio della collettività spesso si perdono per strada.

(9) Progetto e variante sono due cose diverse: la variante urbanistica  approva l’aumento delle cubature e i cambi di destinazione che il Piano Regolatore prevede in quell’area,  ma l’uno contiene l’altra in maniera inscindibile. Perchè i cittadini non dovrebbero potersi esprimere su tutto il nuovo assetto urbanistico, della mobilità, del verde etc. ?

 

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