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Tavolini e spazi urbani: conflitto o armonia?

isole ambientali centro storico (paolo gelsomini)Un piccolo “trattato” sulle occupazioni di suolo pubblico per attività commerciali private, di  Paolo Gelsomini, di Carteinregola e  del Coordinamento Residenti Città storica, che segue la problematica fin dal 2008, battendosi per una pianificazione che segua criteri basati sull’interesse pubblico, la tutela del patrimonio storico, la vivibilità per i residenti.

Tavolini e spazi urbani: conflitto o armonia?

di Paolo Gelsomini

Quale rapporto tra le Occupazioni di suolo pubblico (Osp e Pmo) e la progettazione di spazi urbani (isole ambientali)

Questo contributo sul rapporto tra le Occupazioni di Suolo Pubblico (OSP), i Piani di massima occupabilità (PMO) e la Città si basa su una elaborazione opportunamente rivisitata dei materiali del Coordinamento Residenti Città Storica (CRCS) e degli studi della Casa della Città, ai quali partecipai attivamente, che produssero nel 2008 un piccolo trattato sulle “Occupazioni di suolo Pubblico” edito dalla Palombi Editori, a cura dell’arch. Giordana Castelli con il patrocinio del Municipio I Roma Centro Storico.

Nella seconda parte  si affronta l’idea “nobile” delle isole ambientali con isole ecologiche annesse e discipline del traffico studiate per area, idea che sta progressivamente perdendo la sua nobiltà urbanistica per cedere agli interessi esclusivi dell’ampliamento degli spazi per tavoli, sedie ed ombrelloni di bar e ristoranti, ampliamento reso possibile dalla modifica geometrica dei marciapiedi al di fuori di una visione storico-architettonica complessiva ed organica dello spazio urbano (che comprenderebbe in subordine anche la collocazione dei tavolini).

Così l’unico scopo della modifica degli spazi urbani pubblici, della geometria delle strade e delle piazze del centro storico, sembra essere l’uso esclusivamente commerciale di questi spazi, aldilà e al di fuori di ogni discorso progettuale d’area che dovrebbe essere l’anima di un’isola ambientale che si rispetti. A questo punto, visto l’asservimento dell’idea delle isole ambientali al solo discorso commerciale, il pericolo è che alcuni  vedano  le isole ambientali e le pedonalizzazioni annesse solo come potenziali portatrici di nuove Osp, senza comprenderne  adeguatamente la funzione di  liberatrici dal traffico, buttando così, come si dice, il bambino con l’acqua sporca

Un passaggio che sembra riflettere le mutazioni culturali nel territorio ad ogni scala e l’inarrestabile scivolamento dal piano dell’ interesse pubblico a quello dell’ interesse privato. Non sappiamo immaginarci una città diversa, un’economia diversa, un turismo diverso, una mobilità diversa. Siamo diventati il centro storico della monocultura commerciale per un turismo mordi e fuggi. Il guaio è che, tra B&B e negozi esclusivamente food, a fuggire sono i residenti e gli artigiani. Così il centro storico perde l’anima.

I PMO e le OSP nel contesto del Centro Storico

I Piani di Massima Occupazione (PMO) sono uno strumento fondamentale di governo del territorio e degli spazi pubblici nel centro storico di Roma. Come sappiamo, riguardano esclusivamente la pianificazione delle Occupazioni di Suolo Pubblico (Osp) dei locali di somministrazione (ristoranti, bar, pub ecc. ecc.), ovvero degli spazi di collocazione dei dehors ed arredi vari per le consumazioni all’aperto.

Vedremo più avanti la differenza tra una pianificazione ordinaria delle occupazioni (Osp) ed una straordinaria (PMO) consentita ai Municipi della Città Storica dall’art. 4bis della Del.AC 35/2010 modificata dalla Del. AC 39/2014

Il sopravvento della funzione turistica e del divertimento nel centro storico rispetto alle altre funzioni che dovrebbero convivere armoniosamente con la prima, ha comportato l’enorme aumento e concentrazione delle attività legate alla ristorazione; la progressiva deregulation delle norme di tutela ha fatto il resto e si sono esponenzialmente moltiplicate le occupazioni di suolo pubblico destinate a pertinenze dei locali di somministrazione per le consumazioni all’aperto.

Questa tendenza alla collocazione di dehors è rapidamente degenerata, concretizzandosi nella occupazione di sempre maggiori spazi nelle vie e piazze del centro di Roma e nelle aree di maggior pregio turistico, ambientale e storico.

E così nessuna piazza, via o luogo del centro storico, comprese le piazze ed i siti vincolati e tutelati come patrimonio culturale, è stato risparmiato dall’invasione di arredi che spesso impediscono la visuale dei monumenti, interferiscono con la circolazione stradale e pedonale creando gravi situazioni di rischio, deturpano l’ambiente urbano con improbabili ed incongrui cromatismi, apparecchi e materiali.

Durante la stagione invernale, molti locali hanno circoscritto le Osp con tende di plastica o addirittura pannellature in legno e metallo, creando così dei veri e propri ambienti chiusi, riscaldati con stufe o impianti elettrici di dubbia sicurezza, con pedane o altre opere fisse per riparare gli avventori dalle intemperie e dal freddo.

La concentrazione e moltiplicazione di Osp ha inoltre comportato l’aumento dei livelli di inquinamento acustico dovuto ai grandi affollamenti di avventori, l’aumento di fenomeni di degrado con la produzione e l’irregolare conferimento di rifiuti da parte di bar e ristoranti con la conseguente sporcizia delle strade, l’insorgere di rischi per la sicurezza stradale per la mancanza di spazi persino per il transito dei mezzi di soccorso.

L’incontrollata proliferazione delle Osp ha, per tutti questi motivi, peggiorato la vivibilità del centro storico, interferendo sensibilmente con la funzione residenziale.

Negli anni scorsi ci si accorse, seppure tardivamente, dell’insorgere dei problemi connessi alla moltiplicazione delle Osp, al punto tale da varare in pochi anni provvedimenti per cercare di regolamentare il fenomeno:

– il Regolamento in materia di occupazione di suolo pubblico, approvato con la delibera C.C. 119/2005, e successivamente modificato con la deliberazione C.C. n.75/2010 (1) e C.C. 39/2014  (2) che all’Art.4 bis, comma 4 prevede che “nell’ambito della città storica, i Municipi possono subordinare il rilascio di concessioni di suolo pubblico alle prescrizioni di appositi piani che individuino le aree di massima occupabilità nelle aree di rispettiva competenza. Tali piani sono approvati dal Consiglio del Municipio acquisito il parere obbligatorio della Polizia Municipale, dell’Ufficio Città Storica, della Sovrintendenza del Comune di Roma, tenendo conto degli interessi pubblici relativi alla circolazione, igiene, sicurezza, estetica, ambiente e tutela del patrimonio culturale”.

– la delibera di Giunta Comunale n.139/2006 (3), cosiddetta dei “salotti della città” che contiene i Piani di massima occupabilità di suolo pubblico delle aree della città storica (Municipio I – Roma Centro Storico) sottoposte alle disposizioni di tutela di cui al Decreto Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490 sostituito dal Decreto Lgs. 22 gennaio 2004, n.42 (Codice dei Beni Culturali) (4).

Così i PMO, sia quelli municipali che quelli comunali, divengono quello strumento decisivo di gestione, controllo, regolazione e pianificazione dell’uso del territorio, con la finalità di mantenere gli equilibri degli spazi urbani nel delicato e fragile contesto del centro storico.

I Pmo costituiscono una garanzia oggettiva per tutti gli interessi coinvolti, poichè individuano via per via, piazza per piazza, quanta parte degli spazi e luoghi pubblici possano essere concessi alle attività di somministrazione, e quanti debbano rimanere a disposizione della fruizione pubblica. Individuano inoltre con esattezza come e dove possono essere collocate le Osp senza che interferiscano con le altre funzioni ed interessi generali.

Anche sotto l’aspetto della sicurezza delle componenti deboli del traffico (pedoni, ciclisti, disabili) i Pmo incidono in maniera significativa poichè regolano l’uso degli angusti spazi del centro storico, ancora purtroppo aperti al transito delle auto.

I Pmo costituiscono uno strumento di controllo per individuare immediatamente abusi o comportamenti illegittimi, perchè fotografano e cristallizzano con precisione tutte le Osp presenti e concedibili: ogni variazione sarebbe rilevabile con la mera consultazione delle planimetrie.

Occorre ricordare che le Osp sono “concessioni” ovvero un atto con il quale l’amministrazione “concede” al singolo l’uso limitato nel tempo e nello spazio di un luogo che rimane pubblico e sul quale il singolo, appunto per questo, non può e non potrà mai vantare un diritto a vedersene riconosciuto per sempre l’uso o la proprietà.

In ogni caso, l’amministrazione è obbligata a svolgere quell’attività di contemperazione dei contrapposti interessi, che è necessaria per mantenere e rafforzare gli equilibri delle funzioni cittadine, ed i Pmo hanno anche questa precipua finalità.

Le Associazioni dei cittadini non hanno mai preteso l’eliminazione delle Osp, ma una regolamentazione dell’uso degli spazi e luoghi pubblici, una corretta integrazione delle Osp con il tessuto urbano, la repressione dei fenomeni di abusivismo, la tutela del patrimonio culturale.

Non si possono mettere in alternativa le Osp alle automobili (“meglio i tavolini delle auto”). La risposta deve essere: “niente traffico di attraversamento nelle aree del centro storico (isole ambientali in tutti i Rioni), e tavolini secondo regole giuste, chiare e condivise.

L’obiettivo è quello di alleggerire la pressione di questo tipo di fenomeni sul centro storico, nella prospettiva di salvaguardare non solo l’ambiente, gli spazi pubblici ed il patrimonio culturale, ma pure la vivibilità complessiva del centro e la funzione residenziale.

Le occupazioni di suolo pubblico e le isole ambientali

Le “isole ambientali”, composte esclusivamente da strade locali, sono racchiuse dalle maglie della “rete principale urbana”. In queste zone gli interventi sono finalizzati al recupero della vivibilità degli spazi urbani. Il Piano Generale del Traffico Urbano del Comune di Roma ne prevede 14 nel centro storico con la prospettiva di estensione in altre zone semicentrali e periferiche.

Le Isole Ambientali sono sistemi integrati di intervento che vanno oltre la concezione tradizionale di ZTL e della semplice disciplina del traffico e della sosta.

In generale si prevede per le isole ambientali la loro organizzazione in “Zone 30” (ossia con limitazione delle velocità veicolari a 30 km/h) e con sensi unici di tipo contrapposto per impedire il traffico di attraversamento che verrebbe deviato sulla viabilità principale perimetrale.

La Zona 30 viene delineata non come un modello fatto di sole regole di circolazione stradale (limite di velocità e precedenza ai pedoni) da applicare pedissequamente su un tessuto urbano già esistente, ma come una progettazione e realizzazione di opere e funzioni da costruire ed implementare sul reticolo stradale e tali garantire una maggiore sicurezza ai pedoni, tant’è che le Linee Guida inseriscono le zone 30 nella categoria degli interventi di Ingegneria, per i quali è necessaria la progettazione dell’intervento con l’indicazione delle opere da realizzare, la gestione degli spazi stradali e della tipologia degli spazi urbani con i relativi usi.

Le Isole Ambientali, la cui realizzazione in Italia è resa possibile dalla modifica del Codice della Strada, sono aree concepite e realizzate a misura delle utenze deboli (ciclisti e pedoni), nelle quali verranno adottate particolari politiche: limiti di velocità, divieti, sensi unici, regolamentazione della sosta, miglioramento dei trasporti pubblici e opere di arredo, differenziazione dei livelli e delle pavimentazioni, arredi, illuminazioni efficaci. Esse rientrano tra gli obiettivi di riqualificazione urbana dei rioni e dei quartieri e la loro realizzazione si attua attraverso interventi che interessano l’intera rete stradale e l’intero sistema urbano di intervento.

Per intenderci, le linee guida per la realizzazione di un’isola ambientale come potrebbe essere quella di Monti, Celio, Tridente, Testaccio ecc. sono: la classificazione della maglia viaria (strade principali ai margini e strade di quartiere all’interno); l’Individuazione di confini naturali, storici, archeologici che delimitino l’isola ambientale; l’estensione dell’area in base alla definizione dei raggi di percorrenza pedonale in relazione ai servizi di quartiere e alle fermate del servizio pubblico; l’individuazione di percorsi ciclo-pedonali in sicurezza; la razionalizzazione dei luoghi storici o indotti di aggregazione; il rimodellamento generale della circolazione all’interno dell’isola; la risistemazione degli incroci stradali strategici; Il recupero di alcuni tracciati storici liberati dai flussi di attraversamento e di presenze eccessive di Osp; la definizione della geometria delle strade e dei marciapiedi; l’individuazione di aree per la costituzione di strutture di sosta per le auto; l’individuazione di aree per le isole ecologiche e per la raccolta differenziata dei rifiuti; l’inserimento armonico di aree verdi e di aree pedonali; la creazione di percorsi in sicurezza verso ed intorno alle scuole.

Solo all’interno di questo metodo progettuale si può pensare a disciplinare le occupazioni di suolo pubblico che sono una variabile dipendente e non indipendente rispetto alla progettazione di un’isola ambientale.

E’ bene che tutti si ricordino di questo principio. Non si fanno pezzi di pedonalizzazioni di strade chiamate erroneamente “isole ambientali” per metterci i tavolini ed ignorando tutto il resto, ma si progettano vere isole ambientali all’interno delle quali si progettano anche gli spazi per i tavolini compatibili con tutto il resto.

Per osservazioni e  precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

vedi anche

 Nathalie Naim: l’attacco ai Piani di Massima Occupabilità mette a rischio la tutela del centro storico 25 luglio 2018

(1) scarica DAC 2010-75

(2) scarica DAC_Delib_39_23_07_2014 regolamento suolo pubblico

(3) delibera di Giunta Comunale n.139/2006,del-gc-139-2006

(4) scarica legge 42/2004 Codice dei beni culturali e del paesaggio,

 

 

 

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