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Nuovo vicesindaco l’ex assessore al bilancio di Veltroni?

Intervento dell'on. Causi alla conferenza programmatica del PD il 27 novembre 2014

Intervento dell’on. Causi alla conferenza programmatica del PD il 27 novembre 2014- Foto AMBM

L’on. Causi ha scritto una lunga lettera a Carteinregola, in cui risponde all’articolo in calce, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa. La pubblichiamo con  il nostro commento (ci riserviamo di commentare in seguito il documento con la proposta di legge per la fine della gestione commissariale del debito dopo i dovuti approfondimenti)

Cara redazione,
leggo nel vostro articolo tante inesattezze e imprecisioni che, per discuterle tutte, ci vorrebbe un piccolo trattato, che non è mio desiderio imporvi. Pronto, se desiderate, ad un confronto di merito in qualsiasi sede, consentitemi almeno di ricordare alcuni fatti.
Primo. Le scorribande di Acea e Ama fuori dal seminato, e soprattutto l’alleanza con Telefonica nel settore Tlc, nascono alla fine degli anni ’90, ed è stata la giunta di cui facevo parte negli anni successivi, con il mio impegno in prima persona, a gestire le situazioni critiche e a dare nuovi indirizzi e nuovo management, col mandato di uscire dalle alleanza non giustificate dal punto di vista industriale e di concentrarsi sul core business. La vicenda più illuminante forse – che il vostro articolo non ricorda – è quella degli acquedotti privati di Genova, messi in vendita e comprati da Acea, sempre alla fine dei ’90, contro il parere della giunta comunale di quella città, che puntava invece a pubblicizzarli e ad integrarli con l’acquedotto pubblico. La giunta di cui ho fatto parte, con il mio lavoro in prima persona, ha ricomposto quel vulnus e ha fatto vendere gli acquedotti genovesi da Acea alla municipalizzata di quella città. Testimone diretto è il sindaco di Genova dell’epoca, Pericu. Con i nuovi indirizzi industriali Acea fra il 2003 e il 2008 ha mostrato la crescita più elevata fra le imprese omologhe in Italia, crescita industriale e occupazionale e non soltanto nei valori di borsa, crescita che si è interrotta dal 2009 in conseguenza della scelta del consiglio di amministrazione insediato da Alemanno di rompere l’alleanza con Gaz de France e di rinunciare all’acquisto della rete gas di Roma, e quindi di rinunciare all’obiettivo (storico) di riunificare la gestione delle reti di elettricità e gas della città. Pensate quanto si potrebbe risparmiare in termini di costo e di disagio per i cittadini se la programmazione delle manutenzioni sulle due reti potesse essere fatta in modo integrato e coordinato…
Secondo. Durante la giunta Veltroni il debito del Comune è aumentato da 6 a 7 miliardi, un aumento di un miliardo destinato a investimenti. Nel 2004 si operò una ristrutturazione del vecchio debito (che origina fin dagli anni ’80) emettendo un Bond a tasso fisso a lungo termine (analogo a un BTP). La legge italiana obbliga (sottolineo: obbliga) gli emittenti pubblici a tasso fisso a coprirsi dal rischio di oscillazione dei tassi mediante swap d’interessi, e così ha sempre fatto il Tesoro della Repubblica. I contratti swap del Comune, quindi, erano obbligatori e legittimi, e nulla è stato nascosto sotto il tappeto di quei contratti – che nel corso degli anni sono stati vivisezionati da Corte dei Conti, Procura e chi più ne ha più ne metta, senza trovare nulla di sbagliato. Infatti il Comune – anzi la gestione straordinaria commissariale post 2008 – ha continuato a guadagnarci(*).
Terzo. L’operazione di scorporo del debito ante 2008 (pari ai 7 miliardi storici più ad altri 4 miliardi corrispondenti a debiti commerciali e a potenziali debiti fuori bilancio) fu il modo con cui il Governo Berlusconi-Tremonti aiutò Alemanno, il quale si ritrovò con un bilancio libero da oneri per il ripagamento del debito e degli interessi. La gestione Alemanno usò quel margine di libertà per aumentare in modo sconsiderato la spesa corrente del Comune di Roma, passata fra 2008 e 2013 da 3 a 4 miliardi (più 25 per cento), con tutto il corollario di assunzioni facili all’Ama, all’Atac, ecc. Per ricostruire l’intera vicenda consiglio a chi ne abbia voglia la lettura della relazione alla mia proposta di legge sulla chiusura del commissario e la reintegrazione del bilancio ordinario di Roma con quello straordinario. In quella relazione c’è tutta la storia rilevante del debito del Comune di Roma: ve ne accludo una copia in allegato(**). D’altra parte, basta riflettere sul fatto che le risorse aggiuntive con cui il Comune si è rimesso in piedi nel 2014 e 2015, nonchè quelle di cui si discute in questi giorni per il Giubileo, derivano proprio dal Commissario straordinario. Segno che la gestione straordinaria ha troppe risorse (perchè la panna del debito di Veltroni era stata montata ad arte) e sarebbe più che sensato retrocederne almeno una parte alla gestione ordinaria.
Mi dicono che il vostro sito sia espressione di un gruppo di persone seriamente impegnate per la città. Per questo motivo ho scritto queste righe, poichè spero che le pubblicherete e che vogliate accettare un confronto sui fatti, libero da pressapochismi e soprattutti dai veleni sparsi in epoca alemanniana. Cordiali saluti, Marco Causi

La risposta

Primo punto: disavventure Acea. Premesso che il rimando ai due episodi Acea era legato a un discorso più generale sulla necessità  di avviare una riflessione sul lungo periodo di governo della città del centro sininistra di Rutelli e Veltroni, le notizie che ho riportato  sono esplicite citazioni pressoché integrali di un  articolo  pubblicato da Il Venerdì del 17 luglio, dove si  parla di ACEA “ancora scossa dai duecento milioni di perdite per la distribuzione dell’acqua in Perù”- a cui peraltro ho  aggiunto la precisazione che si tratta di “un’ impresa che ci risulta essere partita nel 2000, Sindaco Rutelli”  – e  delle consistenti perdite di ACEA “per lo spericolato sbarco nella telefonia“: ed effettivamente nella prima versione  dell’articolo avevo indicato come promotori di quest’ultimo Veltroni  e Causi, mentre anche l’operazione “Aceatel” è  un’iniziativa della  consiliatura Rutelli. Ho corretto e me ne scuso(***)

Secondo punto: il debito e  i derivati. Anche qui  si tratta di  una citazione letterale,  da un articolo de Il Giornale,  che in realtà rilancia  per l’ennesima volta un tema  che  circola da anni con cifre e numeri impressionanti.  E non si capisce come mai nessuno finora abbia   fatto la necessaria chiarezza davanti ai cittadini. Carteinregola  ha scritto  lettere e  lanciato appelli per chiedere che fossero resi  pubblici i dati  dei bilanci del Comune dal 1993 a oggi, per sapere una volta per tutte le responsabilità delle varie amministrazioni che si sono succedute. E Cittadinanzattiva Lazio Onlus, che aderisce a Carteinregola,  insieme a IICA (Istituto Internazionale Consumo e Ambiente) ha fatto anche  dei passi ufficiali per ottenere i dati, inutilmente (in calce le richieste avanzate all’inziio del 2013****).  In ogni caso,  quando si parla di bilanci e di prodotti finanziari, la trasparenza  non basta, bisogna anche mettere qualsiasi cittadino nella condizione di comprenderne la sostanza e le dinamiche. Invieremo quindi all’on. Causi delle domande precise,  sperando di ottenere finalmente delle risposte  che permettano anche a chi non ha alcuna conoscenza di economia di capire come quando e perché si sia accumulato un simile disavanzo.

Terzo punto: la gestione straordinaria commissariale del debito. Quanto all’entità del debito del Comune all’arrivo di Alemanno, poi commissariato, secondo Causi consiste in ” 7 miliardi storici più altri 4 miliardi corrispondenti a debiti commerciali e a potenziali debiti fuori bilancio”, con un aumento del debito durante la consiliatura Veltroni di un solo miliardo, in investimenti. Ma a quanto riportato dai giornali nel gennaio 2014, quando il commissario Varrazzani fu interpellato in seguito alla sciagurata idea della Lanzillotta di privatizzare ACEA per ridurre il debito di Roma, il commissario mise per iscritto che al 26 luglio 2010 il debito raggiungeva i 22, 4 miliardi, ed era poi sceso fino a 14,9 all’inizio del 2014, grazie a “pagamenti, cancellazioni di debiti, risparmi da transazioni e rettifiche contabili”(*****) E anche l’andamento del debito commissariale dovrebbe essere pubblicato in modo comprensibile a tutti, soprattutto per la parte che riguarda le conseguenze sulla vita dei romani di oggi e di domani.

Ma vogliamo ribadire il “quarto punto ” che, insieme alla trasparenza, è il vero nocciolo della questione. Dopo Mafia Capitale è indispensabile dare ai cittadini una risposta forte e soprattutto in discontinuità con il passato. Non solo con quello di Alemanno, ma anche con quello di Veltroni e Rutelli. E dopo quello che è emerso del Partito Democratico – per gli arresti e le indagini, ma anche per i discorsi e i toni captati dalle intercettazioni, anche  non penalmente rilevanti – nominare politici di lungo corso, con anni di amministrazione romana nel curriculum, sia un pessimo segnale da dare ai cittadini che si aspettano un vero cambiamento.
Per quattro mesi, a cavallo del 2012 e 2013, Carteinregola ha promosso con altri comitati un presidio in Campidoglio contro le delibere urbanistiche “di Alemanno”, di cui molte risalivano a prima del 2008 (e infatti erano appoggiate anche dal PD, tranne poche eccezioni). L’esperienza è stata davvero istruttiva, in quei mesi abbiamo percepito chiaramente quello che adesso vedono tutti: non la mafia, ma l’odore della corruzione, assai forte. E quando qualcuno di noi è riuscito a parlare con esponenti del PD anche importanti, raccontando episodi e segnalando comportamenti politicamente discutibili, nessuno si è sorpreso, tutti erano rassegnati. Assuefatti al “sistema” – per usare un espressione barchiana – del “potere per il potere”. “Così va il mondo”.
Ma a questo punto noi cittadini ci meritiamo che si riparta davvero da zero. Che si pongano alla guida della città persone esperte e “vergini”. Nessuna campagna elettorale, nessun legame pregresso con i poteri forti e meno forti della città, nessuna appartenenza a correnti e fazioni, nessuna gratitudine per nessuno.
Perchè non vorremmo trovarci mai più di fronte a persone che, dopo aver sentito snocciolare il solito rosario che in altri Paesi susciterebbe reazioni indignate, assumono un’espressione di circostanza che tradisce ancora una volta quel “così va il mondo”…

Anna Maria Bianchi Missaglia

Apriamo uno spazio di dibattito sul tema, invitando cittadini e comitati a inviarci domande sulla situazione economica di Roma. laboratoriocarteinregola@gmail.com

*leggi l’articolo di Causi pubblicato su L’Unità del 1 marzo 2014  scarica L’Unità articolo causi 1 marzo 2014

** eccola  Marco Causi Relaz. Prop. Legge chiusura commissario Roma

***(vedi Repubblica 2 ottobre 1998  Telefoni, Aceatel sfida i giganti)

**** scarica Accesso atti Cittadinanzattiva Accesso atti Derivati cittadinanzattiva 2

***** Roma Capitale, debito sceso a 14,9 miliardi – commissario Varazzani venerdì 24 gennaio 2014

L’articolo di Carteinregola del 18 luglio

Roma, 18 luglio Per il nuovo vicesindaco di Roma si parla con insistenza della nomina, fortemente voluta dal Presidente Renzi, di Marco Causi, già assessore al bilancio di Veltroni fino al 2008, quando il debito della Capitale aveva raggiunto la bella cifra di 22, 4 miliardi di euro (accumulati anche in anni precedenti alle amministrazioni Rutelli e Veltroni). Ancora una volta chiediamo alla politica di dimostrare ai cittadini che di fronte a Mafia Capitale intende fare sul serio, abbandonando le solite logiche partitiche e scegliendo esponenti autorevoli della società civile.

Dopo le dimissioni del Vicesindaco Luigi Nieri (SEL) e un’ipotesi, peraltro piuttosto fantascientifica,“vicesindaco Vendola” (segretario nazionale SEL) per non incrinare gli equilibri della maggioranza,  da un paio di giorni  è spuntata l’ipotesi  Marco Causi, deputato PD. Come riferisce Cinquequotidiano, Causi ha prima smentito, definendo “fuffa giornalistica” le indiscrezioni e dicendosi disinteressato, per poi  virare su un “se  il sindaco Marino e il Pd me lo chiedono sarei onorato(1). In realtà più che il Sindaco Marino probabilmente glielo avrebbe chiesto il  Presidente Renzi, a cui  altre indiscrezioni giornalistiche da giorni attribuiscono l’intenzione di infarcire la Giunta di Roma Capitale di politici di lungo corso e di  sua fiducia (2). Intenzione che a noi sembra esattamente agli antipodi di quello che sarebbe necessario, e  che si aspettano i cittadini, per portare Roma fuori dal pantano di Mafia Capitale: far entrare  in Campidoglio aria nuova e facce nuove, scelte tra gente in gamba della società civile, lasciando al lavoro parlamentare quei  politici con lunghe carriere alle spalle. Quella di Marco Causi, in particolare, ha già incrociato la storia  della Capitale: infatti il deputato è stato Assessore al bilancio della Giunta Veltroni  dal 2001 al 2008, cioè nella consiliatura che ha preceduto la vittoria  di uno dei peggiori centrodestra della storia della Capitale. E più che una vittoria di Gianni Alemanno, quella del  2008 è stata una sconfitta del “Modello Roma” e dei suoi fautori, su cui peraltro non sono  è mai stata fatta la necessaria  autocritica. E  forse il momento giusto potrebbe essere ora,  prima di riproporre i protagonisti di quella stagione come la panacea per risolvere i mali di Roma. E sarebbe  utile ricordare che, in quel periodo,  mentre si lanciavano festival e notti bianche le periferie affondavano, e soprattutto non si correva ai ripari per evitare di raggiungere il debito monstre   (accumulato in vari anni)  che nel 2008, quando il centrosinistra ha lasciato il governo della città, ammontava a  22, 4 miliardi.  Debito poi  blindato da una gestione commissariale e spalmato sugli anni e le generazioni a venire, che continua a pesare sulle finanze di Roma e che contribuisce non poco alla difficile situazione odierna.  E ci dispiace citare una fonte troppo spesso partigiana, ma (3) come ricorda Il Giornale,  Causi è l’uomo  della “mina derivati” nel bilancio del Comune di Roma, cioè  “una massa di contratti stipulati, ufficialmente per proteggere il Campidoglio dal rischio di tasso, ma che nel tempo hanno causato all’amministrazione perdite rilevanti”  e   che “Gli unici dati certi sono rappresentati dalla spesa sostenuta dall’ex commissario al debito di Roma Varazzani per chiudere 7 dei 9 swap: 150 milioni. Non a caso la Corte dei Conti  parlò di «comportamenti che hanno compromesso la stabilità dei conti comunali»E se i cittadini  hanno sempre la memoria troppo corta, Carteinregola intende cominciare a raccogliere informazioni  e riflessioni su quel lungo periodo di governo del centro sinistra,  per farne un bilancio, seppure postumo, insieme a tutti quelli che vorranno partecipare al dibattito, perchè non si ripetano gli stessi errori. Nella nostra sezione “Il modello Roma è finito implementeremo man mano materiali e notizie.  Sul Venerdì di Repubblica  di questa settimana, un articolo di Piero Melati ne rievoca  due: ACEA “ancora scossa dai duecento milioni di perdite per la distribuzione dell’acqua in Perù” (impresa che ci risulta essere partita nel 2000, Sindaco Rutelli)  e le consistenti perdite di ACEA “per lo spericolato sbarco nella telefonia” nel 1998 (4) . E speriamo che l’attuale ammministrazione,   a cui da tempo abbiamo chiesto i dati della  situazione economica della Capitale non solo relativa  alla giunta Alemanno, ma a tutte le giunte precedenti (5), voglia far  chiarezza una volta per tutte su come e chi ha accumulato il debito.

Perchè Roma non è dei partiti, Roma è dei cittadini.

Chi è stato eletto in rappresentanza dei cittadini non ha deleghe in bianco, ma deve rispondere  delle sue scelte. E adesso è proprio  venuto il momento che per le decisioni  su  incarichi così importanti si mettano da parte le considerazioni che riguardano equilibri tra partiti e correnti e rapporti fiduciari con la nomenklatura, tutti aspetti che non   hanno  niente a che vedere con l’interesse pubblico.

Il tempo del cambiamento è ora.

Anna Maria Bianchi Missaglia

scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com (anche per critiche e rettifiche)

(1) Cinquequotidiano 18 luglio 2015 Campidoglio, il ritorno di Causi in Giunta: “Se mi chiamano sarò onorato” Il “tecnico” si dice disponibile al ruolo di vice sindaco al posto del dimissionario Nieri

(2) Leggi il nostro articolo Voci di rimpasto di Giunta: aria nuova o la solita “sminestra?

(3)  Il Giornale 18 luglio 2018 Renzi vuol curare Roma con l`uomo del crac derivati La voragine da 22,4 miliardi e la giunta Veltroni Renzi vuoi curare Roma con l’uomo del crac.  L’ex assessore Causi mandò m rosso conti del Comune: ma il Pd lo vuole vicesindaco.  di Gian Maria De Francesco

Roma, ” Curare le ferite di Mafia Capitale con l’uomo dei derivati»? Sembrerebbe che sia proprio questa l’idea meravigliosa venuta al segretario del Pd, Matteo Renzi, per ricomporre il puzzle della Roma disastrata di Ignazio Marino .Per la poltrona di vicesindaco, lasciata vacante dal dimissionario Luigi Nieri, si starebbe pensando al parlamentare Marco Causi, già assessore al Bilancio nel settennato di Walter Veltroni. Secondo Renzi, il parlamentare potrebbe rappresentare una figura in grado di rilanciare un’immagine ormai compromessa dagli scandali quotidiani (non bastasse l’immondizia ammassata in tutte le strade ora c’è anche la grana dei rifugiati a Casale San Nicola) è una fatica di Sisifo. Peccato che ritornando con la mente agli anni di Causi riaffiori il ricordo della mina derivati nel bilancio del Comune: una massa di contratti stipulati, ufficialmente per proteggere il Campidoglio dal rischio di tasso, ma che nel tempo hanno causato all’amministrazione perdite rilevanti. Le polemiche tra Causi e l’ex sindaco Gianni Alemanno fino a un paio d’anni fa sono state all’ordine del giorno. Gli unici dati certi sono rappresentati dalla spesa sostenuta dall’ex commissario al debito di Roma Varazzani per chiudere 7 dei 9 swap:150milioni. Non a caso la Corte dei Conti che parlò di «comportamenti che hanno compromesso la stabilità dei conti comunali». Certo i 22,4 miliardi di debiti accumulati da Roma al 2008 non erano tutti attinenti le amministrazioni Rutelli e Veltroni, ma è chiaro che le spese del Comune sia per investimenti che per l’ingente personale hanno inciso. Certo, Causipotrebbe svolgere bene il ruolo di «commissario politico» del Pd sulla giunta (non avrebbe deleghe e lavorerebbe gratis essendo parlamentare). I suoi competitor non sembrano avere molte chance. Inizialmente si era pensato a Nichi Vendóla, un po’ per com pensare Sei del posto perso con Nieri, un po’ perché l’ex governatore pugliese è un affabulatore ingrado di stordire gli interlocutori. Ma, poi, anche Vendóla, con il macigno dell’Ilva alle spalle, è stato scartato. Al Nazareno, per qualche momento, si è pensato a una soluzione che tanto piace al popolo de sinistra: il magistrato tutto d’un pezzo, l’assessore alla legalità, Alfonso Sabella. Ieri, però, ha avuto un malore proprio durante il colloquio con Marino che gli ha prestato i primi soccorsi, prima che al Policlinico gli fosse impiantato un pacemaker. Intanto, la gestione del quotidiano è sempre più difficoltosa. Una nuova grana che potrebbe esplodere è quella dell’emergenza abitativa. Secondo fonti bene informate, si starebbe pensando all’ennesima proroga delle locazioni per stoppare gli sfratti. Peccato che la Capitale, che già dispone di un proprio patrimonio immobiliare malgestito, sia costretta ad affittare, prevalentemente da costruttori, 4.801 appartamenti nelle aree periferiche per 21 milioni annui. Insomma, la lezione di Mafia Capitale sembra non essere stata ancora appresa. Le verifiche effettuate nei mesi scorsi hanno evidenziato che circa il 40% degliassegnatari non ha diritto agli alloggi popolari. Causi è un esperto di bilanci, magari ne verrà a capo.
(4) Erroneamente nella precedente versione dell’articolo avevamo indicato l’operazione come promossa nella consiliatura Veltroni in cui era assessore Causi, mentre in realtà l’operazione “Aceatel” è anch’essa, come confermato da Causi stesso,  un’iniziativa della precedente consiliatura Rutelli (vedi Repubblica 2 otto bre 1998  Telefoni, Aceatel sfida i giganti)
(5) Vedi La verità che vogliamo – lettera al Sindaco Marino 14 dicembre 2014
Vogliamo una città in cui non ci siano zone d’ombra. Bisogna avere il coraggio di raccontare ai cittadini il debito di Roma –  quello corrente e quello antecedente il 2008, gestito dal commissario straordinario  –  e soprattutto le responsabilità di chi l’ha accumulato. Bisogna spiegare ai romani com’ è potuto accadere che si siano sperperate risorse pubbliche per opere i cui costi sono lievitati oltre ogni previsione, che oggi non si sa se e come saranno portate a termine (Metro C, Vele di Calatrava, Nuvola di Fuksas, per fare alcuni esempi). E quanto pesano sul bilancio capitolino le scelte del Piano  Regolatore del 2008, a partire dalle infrastrutture per  i nuovi quartieri costruiti lontano dalla città. E se e quanto costerà realizzare quei servizi che gli abitanti aspettano ancora, perché per anni nessun ha controllato che venissero rispettati i patti. E i debiti di tutte le società direttamente controllate o  partecipate da Roma Capitale. E tutti i finanziamenti erogati a società e cooperative private che a vario titolo hanno lavorato per la città. Soprattutto bisogna avere il coraggio di dire la verità sugli impegni economici che ancora gravano su Roma e sui suoi cittadini, come i cosiddetti “derivati” – prestiti che richiedono pagamenti consistenti già solo per gli interessi passivi – o   i “Punti Verde Qualità”, per i quali la Capitale è esposta per centinaia di milioni in quanto  “garante” di imprenditori privati, oggi in gran parte spariti o inadempienti….

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