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I venditori ambulanti al Colosseo e le regole uguali per tutti

Foto dal blog Romafachifo

Pubblichiamo un  articolo di Romafaschifo, dopo l’annunciata (dal Corriere della Sera (1) “rottura  dei rapporti”  tra Campidoglio e Comunità ebraica a causa del trasloco  dal Colosseo degli “urtisti”  – venditori di souvenir religiosi che per tradizione secolare provengono da  un centinaio di famiglie ebree –  avvenuto a luglio insieme ai camion bar. L’ennesima dimostrazione che in questa città applicare regole uguali per tutti è un’impresa davvero impossibile…

(Dal blog Romafaschifo) Gli urtisti ritornano al Colosseo. Il Comune pronto alla resa dopo solo un mese dallo storico spostamento

13 agosto 2015
Secondo le ricostruzioni di oggi del Corriere della Sera l’intera comunità ebraica con tutti i suoi grandi nomi si sta mobilitando – con a quanto pare risultati non lontani dall’essere centrati – per riportare gli urtisti addosso al Colosseo ed ai Fori. Dopo 30 anni di lotte, il Comune sarebbe pronto, su pressione di Capi Comunità e Rabbini, a cedere dopo soltanto un mese.E’ incredibile perché la nuova sistemazione è frutto di una legge nazionale e di regolamenti ministeriali che, come tali, dovrebbero valere per tutti. Indipendentemente dalla regione. Qui pare, invece, che il fatto di appartenere per lo più ad una confessione religiosa, possa fruttare agli urtisti un salvacondotto e farli tornare sotto all’Arco di Costantino e dintorni addirittura in 12 posizioni vanificando totalmente la grande rivoluzione dei giorni scorsi, impedendo ai pellegrini del Giubileo di fruire un’Area Archeologica Centrale, per dirla con il sindaco, “come l’ha vista Barack Obama”. Sarebbe una cosa gravissima e discriminatoria: se sei cristiano, luterano, protestante, ateo, musulmano o ortodosso devi rispettare le leggi, se sei ebreo le leggi si aggiustano a tuo favore.Una cosa, tra l’altro, che impedirà di procedere nell’opera di pulizia della città visto che – non ce lo dimentichiamo – urtisti e camion bar sono stati allontanati esclusivamente dall’area archeologica e dal Tridente, ma non da tutti i monumenti: Pantheon, Castel Sant’Angelo, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano e Fontana di Trevi, giusto per fare qualche esempio clamoroso, sono ancora sfregiati e impossibili anche solo da fotografare per i turisti che magari vengono qui da Sydney o da Tokio. Chiaramente l’eventuale ritorno degli urtisti ridarà fiato alla protesta dei camion bar che cercheranno di tornare anche loro corroborando l’annunciato ricorso al Consiglio di Stato che starebbero preparando e rafforzerà la posizione dei nuovi invasori come i risciò: insomma si tornerà immediatamente indietro invece di andare avanti veloce.Per carità, ciascuno è liberissimo di orchestrare a dovere la propria capacità di fare lobby, ma chiamando in causa la religione si esagera nella strumentalizzazione in maniera clamorosa e inaccettabile. Il massimo rispetto per la Comunità Ebraica di Roma che rappresenta probabilmente quelli che sono gli unici veri romani rimasti in città, ma lo stesso rispetto ci deve essere da parte della Comunità nei confronti della città stessa (ma poi se, come è vero, gli ebrei sono gli unici veri romani, non dovrebbero essere loro per primi a tutelare la città? Altro che mobilitarsi per salvare qualche amico a danno della città tutta e della sua immagine): non è pensabile neppure lontanamente che le norme sul decoro siano valide per tutti salvo che per coloro che professano una religione piuttosto che un’altra. Sarebbe un salto indietro di decine di anni.
Quali sarebbero i motivi per ripristinare le posizioni degli urtisti laddove non dovrebbero stare? Quali caratteristiche da salvaguardare hanno?

Vendono merci di qualità? No. Neppure lontanamente.

Hanno punti vendita di qualità, decorosi, all’altezza di un contesto unico al mondo? No. Hanno troppo spesso catafalchi mal curati, pieni di merci inadeguate, dotati di un design (probabilmente tra l’altro imposto dal Comune, dunque manco è colpa loro)

Danno posti di lavoro? No. Sono micro imprese familiari, coma tali intercambiabili, nel senso che con grande facilità l’imprenditore potrebbe riciclarsi e fare altro.

Vendono prodotti che non possono essere venduti in contesti più dignitosi o, come succede in ogni grande monumento del mondo, in store o bookshop? Assolutamente no. Vendono souvenir che vanno venduti nel negozio del Colosseo e nel nuovo centro servizi del monumento che si realizzerà sotto al terrapieno verso il Celio.

Assolvono a qualche funzione particolare? No. Assolutamente no. Falso anche dire che da quando sono stati spostati è aumentato l’abusivismo. Quello c’era prima e c’è ora. E semmai è aumentato a causa della cacciata dei Camion Bar visto che è crescita di molto la vendita abusiva di bottiglie d’acqua.

Sono storici? Sì, sono storici. Sono lì da anni. E allora? Anche i benzinai erano storici, erano disseminati in tutto il centro storico. Ad un certo punto, per motivi vari di decoro, opportunità, sicurezza si decise per legge che dovevano essere tolti quasi tutti e oggi non ce n’è praticamente più benché avessero un ruolo ed una utilità ben maggiore di chi, di fronte all’Anfiteatro Flavio, vende statuette made in China del David di Michelangelo Buonarroti!

Il punto è che gli urtisti, molto ma molto semplicemente, fanno un lavoro fuori dal tempo. Che non ha più senso di esistere. Dovevano organizzarsi e non l’hanno fatto. Come si è organizzato l’imprenditore che produceva macchine da scrivere e ad un certo punto ha capito che il suo prodotto non era più sul mercato: ha cambiato mestiere o si è rinnovato, non ha di certo fatto ricorso al Tar per obbligare gli uffici pubblici e privati ad ordinare i suoi prodotti evitando di acquistare personal computer. E’ la stessa identica cosa.

Ma dunque gli urtisti che non sono stati imprenditorialmente in gamba e hanno impostato la loro vita professionale e di business con miopia devono schiattare e fallire andando sul lastrico loro e le loro famiglie? No. Assolutamente no. Sono comunque titolari di concessioni e licenze e queste concessioni e licenze invece di essere mortificate o rese infruttuose con spostamenti ingiusti (come l’attuale su Via di San Gregorio, rispetto alla quale gli urtisti fanno benissimo a lamentarsi) devono essere banalmente permutate, in qualche modo liquidate.

Insomma il Comune deve risarcire questi signori che, per vari motivi, non possono più svolgere la loro attività. Ovviamente non li può risarcire economicamente, ma può farlo con delle permute credibili che consentano a queste persone (nella stragrande maggioranza persone per bene) di continuare a fare un lavoro dignitoso.
Per prima cosa bisognerebbe valutare a quanto ammontano le dichiarazioni dei redditi degli urtisti per potergli garantire dei cespiti che scaturiscano un reddito uguale. A quel punto si potrebbe procedere allo scambio: una licenza di urtista in cambio di due stalli nei mercati (che son mezzi vuoti)? Una licenza di urtista in cambio di una licenza taxi o di una licenza ncc? La prelazione per gestire la parte souvenir nel centro servizi? Lungi da noi richiedere decisioni punitive contro queste persone che devono e possono essere remunerate.

Insomma le strade per risolvere la controversia possono essere tante, l’unica da non percorrere è quella che prevede di abbassare la testa verso quella o quell’altra lobby. Specie se la lobby strumentalizza un credo religioso come elemento per esercitare pressioni indebite verso un’amministrazione. Non si può ricattare un Comune – questo è ciò che racconta oggi il Corriere della Sera, ecco il link – buttando sulla diplomazia confessionale delle questioni che sono puramente amministrative. Roma, boccheggiante in una sorta di preistoria, deve passare all’evo moderno, non certo al medioevo delle guerre di religione. – See more at: http://www.romafaschifo.com/2015/08/gli-urtisti-ritornano-al-colosseo-il.html#sthash.4CznLIDw.dpuf

(1) Corriere della sera L’irritazione della Comunità ebraica per le promesse tradite sugli urtisti Tensione tra il Rabbino capo Rav Riccardo Di Segni, e il sindaco Marino sugli ambulanti religiosi spostati dal Colosseo di Paolo Conti

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