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ll rilancio dei mercati rionali di Roma: un libro, un incontro e tante proposte

eurtropian rilancio ei mercati 2019-11-8 1Si è tenuto  venerdì 8 novembre 2019 presso la sala convegni Porta Futuro, Mercato Testaccio, la presentazione del libro “Il rilancio dei mercati – spazio pubblico, servizio comunitari ed economia circolare” di Daniela Patti, Levente Polyak, Manuel Torresan (168 p. edito da Cooperative City Books e distribuito gratuitamente, in calce il link)a cui ha fatto seguito  una tavola rotonda moderata da Paolo Conti, giornalista  del Corriere della Sera, con esponenti istituzionali, dei mercati rionali capitolini, nazionali ed internazionali.

Lo scopo era, partendo dal lavoro del team di Eutropian Daniela Patti, Levente Polyak, Manuel Torresan, avviare un’analisi puntuale e propositiva sull’utilizzo e lo sviluppo dei mercati rionali, mettendo  in risalto l’impatto sociale degli spazi pubblici e della filiera alimentare sostenibile, mettendo  in correlazione realtà nazionali ed internazionali, per produrre una visione comune di rigenerazione urbana. Ma soprattutto  l’iniziativa voleva essere una giornata di riflessione,  da cui  lanciare proposte per far riprendere un ruolo centrale all’interno di una politica pubblica alimentare i mercati rionali – luoghi di incontro e punti di scambio- oggi in sofferenza.

“Il Rilancio dei Mercati Rionali” si può scaricare  qui. (per richiedere copie cartacee o presentare il libro in altre occasioni contattare info@eutropian.org)
Il team di Eutropian si augura che il convegno  sia l’inizio di un percorso collettivo verso il rilancio dei mercati di Roma  e invita tutti gli interessati a segnalare iniziative e sviluppi
(nei prossimi giorni saranno pubblicati i video degli interventi)

cop. libro rilancio dei mercati eutropian(dal comunicato di presentazione di Eutropian) I mercati rionali sono spazi pubblici per eccellenza: luoghi di incontro, punti di scambio ma anche centri di aggregazione. Oggi sono però spazi in grande sofferenza, con pochi operatori attivi, forte competizione da parte della grande distribuzione e sempre meno abitanti che entrano per socializzare e comprare i beni di prima necessità. Quale forma possa prendere il futuro dei mercati non è però una cosa semplice da immaginare e il tema è, infatti, stato oggetto di vari incontri nel corso degli ultimi anni con un numero crescente di persone. Alcune delle domande emerse vertono sulla possibilità del mercato di riprendere un ruolo centrale all’interno di una politica pubblica alimentare.

Questo libro è il risultato di una serie di incontri e laboratori tenuti tra il 2015 e 2016 in vari mercati di Roma, dove hanno partecipato tante delle realtà che da anni si impegnano sul rilancio dei mercati, sulle filiere alimentari sostenibili, sull’inclusione sociale e sul riuso delle proprietà pubbliche. Sulla base delle istanze emerse durante i laboratori, Eutropian ha raccolto una serie di casi studio in Italia ed Europa al fine di poter offrire spunti di riflessione per il futuro dei mercati di Roma, e non solo, cercando di immaginare per i mercati rionali un futuro come luoghi di innovazione, in cui il patrimonio cognitivo, umano e sociale presente in un territorio venga messo a sistema per sperimentare modelli di impresa e di servizio in un quadro collaborativo, a cui prendono parte i diversi attori locali per dare risposta alle necessità della comunità.

Garantire l’accesso al cibo a prezzi calmierati è storicamente una strategia per garantire sicurezza sociale e stabilità politica. La Cina, gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti ed i paesi europei prendono terreni in Africa e Sud America per coltivare grano o soia come mangime per animali, come biogas.

Eppure, nonostante la sempre maggiore attenzione che la produzione alimentare sta riscuotendo a livello globale, nelle nostre realtà locali si parla sempre troppo poco di come arriva il cibo sulle nostre tavole. Nonostante l’aumento dei casi di obesità, anche infantile, dovuta al difficile accesso a cibo di buona qualità a prezzi bassi, i cosiddetti food deserts, le politiche pubbliche faticano a trattare il tema del mercato alimentare. Anche le politiche europee per le aree agricole, che hanno mirato alla protezione dei terreni e degli agricoltori, spesso avvantaggiando i grandi latifondi, non incidono profondamente sul mercato.

Sebbene ci siano 14 milioni di agricoltori in Europa, i loro prodotti sono gestiti da 200.000 distributori e 500.000 rivenditori ma venduti a 743 milioni di abitanti. Infatti, in Europa, il 40% dei prodotti alimentari transita da essere trattato. All’interno di questo quadro, i mercati rionali, in quanto infrastruttura pubblica per la distribuzione alimentare, sono l’asset ideale da cui ripartire per garantire l’accesso al cibo all’interno di un modello che miri a rafforzare l’economia locale e l’inclusione sociale.

RIPARTIRE DAI MERCATI DI ROMA

I mercati rionali sono spazi pubblici per eccellenza: luoghi di incontro, punti di scambio di beni ma anche centri di aggregazione. O, meglio, così era diffusamente un tempo. Molte sono le pellicole cinematografiche in cui i mercati sono protagonisti da “Mamma Roma” in cui si riesce a percepirne i colori, gli odori e la frenetica vivacità al più recente “Arance e Martello”, dove la lotta contro la chiusura del mercato di Via Orvieto a San Giovanni è rappresentativa della situazione di estremo disagio di buona parte degli altri mercati di Roma.

Nella Capitale è presente un’infrastruttura importante che conta 119 mercati su tutto il territorio comunale, con 27 strutture coperte, 33 plateatici attrezzati e 53 mercati su strada. I mercati coperti si trovano in aree centrali e sono stati costruiti principalmente ad inizio ‘900, mentre i mercati su plateatico sole 10 aziende dalle politiche pubbliche.

All’interno di questo quadro, i mercati rionali sono i superstiti di una politica alimentare che

è stata progressivamente smantellata dopo gli anni del boom economico. Nel momento in cui le politiche nazionali hanno abbandonato il tema della produzione e della distribuzione del cibo, i mercati rionali hanno perso parte della propria essenza e stanno progressivamente tentando di ritrovare una propria specificità nel panorama degli attori della distribuzione. In un Paese il cui settore agroalimentare è stimato sui 135 miliardi di euro e in cui la cultura alimentare è un tratto fondante dell’identità nazionale, il tema dell’approvvigionamento al cibo non può non essere trattato.

I mercati offrono un servizio al pubblico tramite attività commerciali private su aree rientranti nelle disponibilità comunali: una condizione che obbliga a una necessaria collaborazione tra i differenti attori coinvolti. Il superamento dell’attuale crisi del mercato rionale come formula distributiva passa dal ripensamento delle attività e delle responsabilità di ciascuno, al fine di garantire un servizio efficiente e che risponda alle reali esigenze dei territori.

Pertanto, tenuta ferma la proprietà pubblica delle strutture, la loro gestione deve essere collettiva, conciliando un equilibrato sostegno da parte della dimensione privata con la gestione ordinaria fatta dagli operatori del mercato, al fine di garantire la sostenibilità economica delle operazioni, ma anche un giusto livello di partecipazione che, valorizzando l’esperienza, sostenga l’occupazione e lo sviluppo delle imprese commerciali.

In tal senso, la conduzione dei mercati tramite Associazioni di Gestione Servizi (AGS) è considerata ideale perché mira a ricondurre gli interessi dei vari operatori ad una strategia comune. È poi necessario integrare la più ampia dimensione collettiva promossa dalle realtà territoriali, quali associazioni e comitati locali, che si rendono così garanti degli interessi pubblici. Per questo l’istituzione di un osservatorio cittadino su scala comunale è importante, al fine di assicurare da una parte una rete di supporto alla gestione e all’innovazione, dall’altra un controllo territoriale del reale uso collettivo del mercato finalizzato anche a nuovi usi degli spazi da parte di cittadini, associazioni e imprenditori.

Il modello del mercato come luogo di servizi al pubblico distribuito sul territorio in maniera capillare risulta sempre meno efficace se basato sulla sola vendita di beni alimentari, ancorché di qualità e a prezzi accessibili. Il mercato oggi deve poter integrare la propria offerta con servizi che lo rendano un centro polifunzionale a scala locale: sportelli amministrativi, spazi culturali, attività artigianali e di servizio, punti di assistenza agli anziani o alle famiglie sono solo alcune di queste possibili funzioni. Se da una parte queste attività offrono un servizio pubblico più completo, dall’altra possono attirare nell’arco dell’intera giornata un flusso di utenti abbastanza ampio ed eterogeneo utile a sostenere le attività commerciali operanti nel mercato.

Il rilancio dei mercati deve passare anche per una nuova lettura e comunicazione di questi spazi e dei servizi offerti, che dovrebbe includere anche una componente digitale. Oggi, la vendita al dettaglio che gode del maggior riconoscimento dei cittadini è quella che abbina l’attività tradizionale svolta in luoghi accoglienti e ben radicati nel contesto, alla comunicazione di valori anche via internet. Essere in grado di raccontare la vivacità dei mercati ad un pubblico più ampio tramite social media e siti web è fondamentale per coinvolgere nuove persone come utenti del mercato e, forse, anche come promotori di nuove attività. Bisogna però che il mercato si reinventi nei servizi digitali: applicazioni per la consegna a domicilio della spesa o per ricevere informazioni sulle offerte del giorno sono funzionalità essenziali per poter rendere il mercato competitivo ed inclusivo.

Con l’avanzata della grande distribuzione e dell’e-commerce, le sfide del commercio al dettaglio oggi sono molto più complesse di un tempo e richiedono maggiori competenze ai piccoli imprenditori. Per questo, organizzare percorsi di formazione e aggiornamento è fondamentale al fine di fornire agli operatori gli strumenti necessari per essere competitivi. Alcuni dei temi dai quali partire sono lo sviluppo di maggiori competenze gestionali, la capacità di organizzare attività ed eventi, la conoscenza delle filiere alimentari sostenibili e la consapevolezza nell’uso di strumenti digitali. La formazione potrebbe essere organizzata tramite la collaborazione fra le associazioni di categoria e l’amministrazione pubblica.

Roma, 8 novembre 2019

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