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Gioco d’azzardo: la peste sociale e la schizofrenia dello Stato

Foto Piero F.

Foto Piero F.

di Piero Filotico

Questa locandina è stata fotografata in un luogo aperto al pubblico e frequentato giornalmente da centinaia di persone: un ufficio postale romano. E’ un avviso dalla Regione Lazio e dalla ASL Roma E. Mentre da un lato mostra l’aspetto positivo della cura preventiva che viene posta nella salute dei cittadini, il cartello è anche la prova indiscutibile di una clamorosa quanto stridente contraddizione, emblematica di una ormai intollerabile situazione.

Abbiamo da un lato lo Stato biscazziere, complice di chi fa del gioco d’azzardo legalizzato una fonte di mostruosi ricavi, che rilascia licenze e si mostra tollerante oltre ogni ragionevole misura. Dall’altra, lo Stato, nella veste dell’amministrazione locale, consapevole dei rischi per la salute mentale dei cittadini, per le conseguenze sociali sulle famiglie sfasciate, insomma degli enormi costi per la collettività che questa moderna lebbra produce e che si è allargata fino a coinvolgere i giovani. Di quest’ultimo aspetto, in particolare per il gioco on line, si è preoccupata particolarmente l’Unione Europea nella sua raccomandazione, confermata dall’indagine “Ragazzi in gioco” della Società italiana dei medici pediatri e Paidòss (Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza).

Insomma: lo Stato conosce perfettamente i danni prodotti dal gioco d’azzardo in tutte le sue forme – slot machine, scommesse, gratta e vinci, gioco on line, eccetera – ma nulla fa per fronteggiarlo e ridurne le dimensioni e le drammatiche conseguenze. Per non dire poi dei proventi che ne ricavano illecitamente mafia e criminalità e della evasione fiscale collegata: lo studio del sociologo Maurizio Fiasco ne è indiscutibile testimonianza.
Poi però impegna risorse e le strutture sociali e sanitarie per curare chi ne è dipendente, caricandone i costi sulla collettività.

Nè vale il meschino ragionamento sui proventi che lo Stato ricava da questa attività: qualche anno fa il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Diana De Martino  dimostrò – conti alla mano – che  a fronte di entrate per circa 8 miliardi se ne spendevano 30 (quasi quattro volte tanto) per rimediare ai danni derivanti dal gioco:
– i costi sanitari per assistere almeno 800./1.000.000 di dipendenti cronici da ludopatia, oltre a quelli afflitti da forme meno pesanti.
– i costi sociali per l’impoverimento delle famiglie: mediamente il 12% del budget familiare si perdeva in giochi di varia natura.
– i costi derivanti dalla mancata produttività dei giocatori: abituali od occasionali, studenti od operai, artigiani o commercianti, pensionati o professionisti.
– i costi tecnici, amministrativi e di polizia per il controllo del funzionamento dell’intero sistema del gioco d’azzardo.
– i danni derivanti dall’alimentazione dell’usura, fortemente incrementata dal gioco.
– i danni derivanti al mercato regolare per concorrenza sleale attuata tramite le forme di gioco illegale (da Eurispes valutata in 23 miliardi).
– i danni derivanti dall’evasione fiscale.
– i danni derivanti dal rafforzamento della criminalità organizzata.

Quando lo Stato fu consapevole dei pericoli e dei danni derivanti dal fumo intervenne con una serie di misure che andavano dal divieto di pubblicità (consentita invece nel caso del gioco d’azzardo!) e arrivarono fino al divieto nei luoghi pubblici.
Dinanzi ai drammatici e dimostrati guasti del gioco, al contrario, lo Stato e il Governo (tutti quelli che si sono succeduti finora) sono deboli, non oppongono resistenza: allora il sospetto che ci sia in Parlamento una potente lobby organizzata alle spalle del settore diviene quasi palpabile così come quello di una certa complicità.

Il gioco d’azzardo è una peste sociale che si diffonde sempre più e che sottrae ai consumi delle famiglie oltre 100 miliardi. Un elementare livello di buon senso è più che sufficiente per dichiarare che ci sono tutti gli elementi per una profonda revisione del settore.
È giunto il momento in cui  questo Governo deve prendere atto della gravità della situazione per invertire la marcia della colpevole inerzia che ha contraddistinto indistintamente tutti quelli che si sono succeduti fino ad oggi.

Piero Filotico

Roma, 23 ottobre 2019

Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

NOTA: Nel Testo Unico del Commercio recentemente approvato alla Regione Lazio c’è anche una misura destinata agli esercizi pubblici che ospitano le slot: l’esenzione del pagamento di tributi, nel rispetto della normativa statale, a favore degli esercizi commerciali che disinstallano apparecchi da gioco d’azzardo.

testata del sito di una sala giochi romana

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2 Responses to Gioco d’azzardo: la peste sociale e la schizofrenia dello Stato

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