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Piano Casa Polverini/Zingaretti: continuano a piovere le fake news (oggi Civita, PD)

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Dal sito di Cinquequotidiano

Solo qualche giorno fa avevamo pregato i fautori del Piano casa 2, quello  che sta mettendo a rischio demolizione  villini pregiati della città storica, se non erano in grado di fare autocritica, almeno di tacere. Invece no. Anzi si continuano a fare affermazioni molto incaute.

Oggi su Cinquequotidiano (1), l’assessore all’urbanistica di Zingaretti Michele Civita, capolista del PD alle regionali, torna sull’argomento, sostenendo “siamo la prima regione in Italia che ha messo fine alle deroghe del Piano casa e ha approvato la nuova Legge sulla Rigenerazione Urbana. Ora i Comuni e i cittadini hanno strumenti più semplici, ordinari, duraturi e senza scadenza, per intervenire sui tessuti urbanizzati, per migliorare la qualità della vita delle persone, con nuovi servizi e opere pubbliche e per valorizzare il patrimonio edilizio esistente, rendendolo più sicuro e sostenibile da un punto di vista ambientale. Solo così si riuscirà a limitare il consumo di suolo, garantendo il giusto equilibrio tra tutela del paesaggio e dell’ambiente e lo sviluppo del nostro territorio

Riservandoci di tornare più dettagliatamente sulla Legge sulla Rigenerazione urbana del Lazio, che a una più attenta lettura, anche alla luce di quanto sta succendendo a causa del Piano Casa 2, sta dimostrando molte e pericolosissime falle,  diciamo senza tema di smentita  che non solo la Giunta Zingaretti non ha mai messo fine alle deroghe del Piano Casa Polverini – 6 articoli che cominciano  con  ” “in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici”,” – ma ne ha addirittura prorogato l’efficacia, rinnovando le normative edilizie del Piano casa Polverini con ben pochi ritocchi, prima per altri 2 anni – dal gennaio 2015 al gennaio 2017 – e poi di ulteriori 6 mesi – 1 maggio  2017. E non corrisponde al vero nemmeno che il Lazio sia stata “la prima Regione in Italia che ha messo fine alle deroghe del Piano casa“.  Intanto perchè molte   Regioni non hanno  introdotto deroghe, in quanto la Conferenza Stato Regioni del 2009 da cui sono derivati i vari Piani Casa (2) non le prevedeva affatto, anzi al comma c dell’articolo 1 (3) prescriveva  di ” introdurre forme semplificate e celeri per l’attuazione degli interventi edilizi di cui … in coerenza con i principi della legislazione urbanistica ed edilizia e della pianificazione comunale”.  E va detto che  la “mutazione genetica” delle deroghe del Piano Casa Polverini è stata poi a lungo esclusiva del Lazio,  e solo in seguito copiata da altre amministrazioni a guida centrodestra come la Sardegna. Mentre  la maggior parte delle Regioni governate dal  centrosinistra,  hanno mantenuto i loro Piani casa nel perimetro prescritto dalla Conferenza per un bel pezzo , non consentendo cambi di destinazione in automatico, premi di cubature a edifici non costruiti, e varie altre amenità introdotte dalla Polverini che l’Assessore Civita ha conservato e prorogato (4). Infine, facciamo presente che molte Regioni  hanno lasciato morire il Piano casa ben prima dell’introduzione della Legge sulla rigenerazione urbana del Lazio del luglio 2017 (anche perchè nelle intenzioni della Conferenza Stato Regioni del 2009 doveva durare 18 mesi), oppure hanno prorogato Piani casa che, come abbiamo detto, non hanno niente a che fare con deroghe che bypassano i pareri dei Comuni, al contrario del Piano casa 1  e 2.

E ci chiediamo ancora una volta:  ma  il PD, non può fare campagna elettorale su qualcos’altro? Noi risparmieremmo tempo prezioso da  dedicare a temi ben più alti della propaganda elettorale, e i candidati si risparmierebbero le ennesime  critiche. Mancano pochi giorni alle elezioni.

#perpietà

Anna Maria Bianchi Misaglia

(Roma 27 febbraio, ultima modifica 28 febbraio 2018)

Per osservazioni  e precisazioni : laboratoriocarteinregola@gmail.com

> vedi anche Tutte le fake news sulle demolizioni dei villini in seguito al Piano casa 2

> Vai a Piano Casa cronologia materiali

> Vai al nostro appello: 7 domande all’Assessore Civita  sul Piano casa 2 del 26 ottobre 2014 (il 31 ottobre  è poi  stato approvato il Piano casa 2 in Consiglio Regionale e non abbiamo mai avuto risposta)

 

(1) Cinquequotidiano Intervista all’assessore regionale Michele Civita che si presenta a Roma come candidato capolista per il Pd Da Giuliano Longo

Michele Civita si presenta per la prima volta all’elettorato come candidato del collegio 1 di Roma e Provincia per le prossime elezioni regionali del Lazio del 4 marzo. Nato nel 1960, con la giunta Zingaretti è attualmente assessore alle Politiche del Territorio e della Mobilità. Dal 1993 al 1996 è stato il coordinatore dello staff del sindaco di Roma Francesco Rutelli, lavorando anche alla organizzazione del Grande Giubileo del 2000.  Nella giunta provinciale Gasbarra è stato assessore alla Mobilità e ai Trasporti e con la presidenza alla Provincia di Zingaretti è stato assessore alle Politiche del Territorio e alla Tutela Ambientale. Ed è proprio sulle politiche del territorio che abbiamo aperto questa intervista.

Assessore nel corso di una sua recente intervista a Cinquequotidiano, il candidato del centro destra Stefano Parisi lamenta che il Lazio non disponga di un Piano regolatore regionale.

Il Lazio non deve avere un piano regolatore regionale perché i piani regolatori li fanno i singoli comuni. La Regione deve completare la pianificazione con l’approvazione definitiva dal Piano Paesistico. Cosa che la Giunta Zingaretti ha già fatto e proposto al Consiglio regionale, anche se alla Pisana, data l’imminente campagna elettorale e il naturale scioglimento del Consiglio regionale, non è stato possibile discuterlo e approvarlo.

Quali sono i contenuti di questo piano? 

Il piano definisce le aree da tutelare e quelle da trasformare, sulle quali i comuni decidono con i loro piani regolatori. Abbiamo avviato un lavoro importante, dopo aver sottoscritto un protocollo di intesa con il Ministero dei Beni Culturali. Il piano paesistico del 2008 ha avuto 22.000 osservazioni, per tanti anni è rimasto nei cassetti. La prossima legislatura regionale avrà finalmente la possibilità di approvarlo.

Rimaniamo ancora in tema di territorio. Quali sono le novità dell’amministrazione Zingaretti?

In primo luogo abbiamo riformato il settore agricolo, introducendo la Multifunzionalità, intesa come forma di tutela attiva del territorio agricolo e di sostegno al reddito delle aziende. Oggi, quindi, nel Lazio, le aziende agricole possono svolgere attività integrate e complementari all’agricoltura, quali attività turistico-ricettive, socio-assistenziali, sportive, ristorazione e vendita dei prodotti tipici del territorio, sopperendo anche al fabbisogno di servizi che le città non riescono più ad offrire ai cittadini.
In secondo luogo, siamo la prima regione in Italia che ha messo fine alle deroghe del Piano casa e ha approvato la nuova Legge sulla Rigenerazione Urbana. Ora i Comuni e i cittadini hanno strumenti più semplici, ordinari, duraturi e senza scadenza, per intervenire sui tessuti urbanizzati, per migliorare la qualità della vita delle persone, con nuovi servizi e opere pubbliche e per valorizzare il patrimonio edilizio esistente, rendendolo più sicuro e sostenibile da un punto di vista ambientale. Solo così si riuscirà a limitare il consumo di suolo, garantendo il giusto equilibrio tra tutela del paesaggio e dell’ambiente e lo sviluppo del nostro territorio.

Per restare in tema urbanistico si può considerare chiusa la partita per lo stadio della Roma?

Ora la palla sta al comune di Roma. La conferenza dei servizi si è espressa favorevolmente con delle prescrizioni migliorative sul progetto, ora manca solo la variante urbanistica che deve approvare il Consiglio capitolino, a cui seguirà la definitiva delibera attuativa della Regione.

 

Per tutta questa materia dovrebbero avere competenze anche le ‘Città metropolitana’ e in particolare quella di Roma, ma le sono state conferite le deleghe sufficienti?

Noi le avevamo proposte, ma la sindaca Raggi ha detto di No. Poi il NO al referendum del 4 dicembre ha cambiato le carte in tavola. Le prossime legislature nazionale e regionale dovranno definire la governance della città metropolitane e di Roma Capitale.

 

Parisi fa quasi capire che il rapporto fra la Raggi e la Regione non funziona per quanto riguarda i rifiuti.

Per due anni ho avuto anche la delega per i rifiuti, prima che subentrasse l’assessore Buschini, e le posso garantire che lo spirito di collaborazione con i Comuni non è mai mancato. Le ricordo che sui rifiuti la UE ha cancellato la procedura di infrazione nei nostri confronti. Un risultato storico raggiunto dall’amministrazione Zingaretti, cui si aggiunge un nuovo modello di gestione legato al riuso e al riciclo dei rifiuti. Tutto questo grazie ai numerosi contributi che la Regione ha erogato ai comuni, trasferimenti nei quali Roma ha fatto la parte del leone con il risultato che dal 12% di differenziata, siamo passati a più del 40% a livello regionale, Roma compresa.

 

Passiamo ora alla sua delega ai trasporti. Avete annunciato qualche giorno fa l’acquisto per nuovi treni sulla Roma Lido e la Roma-Viterbo, quali sono le prospettive sul tpl comunale regionale? 

Quando siamo arrivati nel 2013 abbiamo trovato una situazione disastrosa. Le aziende del Tpl venivano pagate in 1000 giorni, la Regione doveva ad Atac e Comune di Roma oltre un miliardo, 400 milioni a Trenitalia e Cotral era prossima al fallimento. Noi abbiamo capovolto la situazione, saldando i debiti, pagando con regolarità i fornitori e risanando e rilanciando Cotral. E i risultati si stanno vedendo. I nuovi treni sulle ferrovie del Lazio garantiscono maggiore comfort e maggiore puntualità. In 5 anni +10% di regolarità del servizio. Mentre i nuovi pullman Cotral rendono meno dura la vita già difficile dei pendolari. Inoltre abbiamo lavorato per aggregare i comuni del Lazio, con lo scopo di migliorare le reti del Tpl comunale, eliminando sprechi e sovrapposizioni. Oggi nel Lazio ci sono circa 80mila cittadini che possono usufruire del trasporto pubblico, che prima non erano raggiunti dal servizio.

L’anno prossimo le aziende di tpl verranno messe a gara per la normativa italiana ed europea. Questo riguarda anche il Cotral?

Certo, con la differenza che oggi Cotral è una azienda risanata, efficiente, che fa utili e quindi può ambire a vincere le future sfide. Invece il destino di Atac, azienda importante, è nelle mani del giudice fallimentare. Un grave errore commesso da chi oggi governa il Comune di Roma. Chi governa si deve assumere la responsabilità delle scelte da fare. Non si può nascondere dietro i problemi ereditati. Governare significa impegnarsi con coraggio e tenacia per risolvere i problemi.

Avete sempre vantato di aver sostenuto Atac in ogni modo

Certo. Nel 2013 la nostra Regione aveva un debito verso Roma e verso Atac di oltre 1 miliardo di euro e nel bilancio lasciatoci dal centrodestra zero, ripeto zero euro come contributo regionale per il trasporto pubblico della Capitale. Da lì siamo partiti. Oggi abbiamo saldato i debiti e trasferiamo a Roma e ad Atac circa 325 milioni di euro all’anno. Il massimo trasferimento che la Regione ha fatto verso Roma è stato di 330 milioni, quando lo Stato ci trasferiva quasi un miliardo di euro. Oggi lo Stato ci trasferisce circa 570 milioni. Capite quale sia lo sforzo che stiamo sostenendo per aiutare i romani. Il problema è come queste risorse vengono utilizzate. Quale idea ha la sindaca Raggi sulla riorganizzazione di Atac e sul trasporto nella Capitale? Tanta confusione e incapacità. La nostra parte l’abbiamo sempre fatta. Anzi, molto di più. Per farle un esempio, questa è la prima volta che la Regione acquista direttamente i treni per le ex concesse con una gara scritta direttamente dagli uffici regionali. Un investimento di 314 milioni. Saranno acquistati 38 treni nuovi, rinnovando nei prossimi anni tutto il parco rotabile delle due linee Roma Lido e Roma-Civita Castellana-Viterbo. Inoltre, sulla Roma-Civita Castellana-Viterbo, il 2 gennaio è scaduta la gara per il raddoppio dei binari nel tratto entro i confini della provincia di Roma. Ora la commissione competente sta valutando le proposte arrivate e, finita questa fase, si apriranno i cantieri. Senza contare che Atac, in questa fase delicata legata al concordato fallimentare, non paga le imprese che stanno facendo i lavori sulle due linee. Sono 15 fra cantieri e contratti di fornitura, bloccati per i mancati pagamenti.

Quali cantieri e dove?

Solo per fare alcuni esempi, le cito il cantiere Acilia Sud sulla Roma Lido, quello per la ristrutturazione della stazione di Tor di Valle e quello per la ristrutturazione del capolinea di Piazzale Flaminio della Roma-Viterbo. Ad Atac abbiamo anche proposto di sostituirci nel pagamento alle imprese e siamo in attesa di una risposta definitiva su questa ipotesi.

Quali sono invece le prospettive del contratto di servizio con Trenitalia per le linee regionali

In questi anni è stato rinnovato l’83% del parco mezzi dopo aver saldato il debito di 400 milioni con Trenitalia e rinnovato il contratto di servizio che scadrà nel 2021. Trenitalia ci ha fatto una nuova proposta, per un contratto di 10 anni più 5, con un investimento di quasi un miliardo e mezzo per completare il rinnovo della flotta, inserendo i nuovi elettrotreni.

Inoltre, come ha ben riportato la sua testata (link all’articolo su accordo quadro, ndr), negli scorsi giorni abbiamo siglato con RFI un Accordo di programma che è da considerarsi storico. Due miliardi e mezzo di investimenti sulla rete ferroviaria di Roma e del Lazio, divisi in due fasi di interventi, che ridisegneranno l’intera rete e modernizzeranno le infrastrutture esistenti. Voglio solo citare due, fra i tanti interventi. Il primo è quello che riguarderà il nodo del Pigneto, con l’intervento di tombamento del vallo ferroviario che unirà le due parti del quartiere e l’interconnessione della metropolitana con le linee ferroviarie regionali. Il secondo è la chiusura dell’anello ferroviario a nord, che di fatto consentirà di creare un servizio metropolitano ferroviario. Si tratta dei dieci chilometri mancanti tra la Stazione Vigna Clara e quella Nomentana da completare, con l’aggiunta della nuova stazione di Tor di Quinto.

Questa ipotesi del 10 più 5 rientra nella normativa europea?

Certo. Abbiamo consultato l’Antitrust, nel rispetto della normativa Europea. Abbiamo ricevuto anche la manifestazione di interesse della società anglo-tedesca ARRIVA, la cui proposta sarà vagliata, insieme a quella di Ferrovie dello Stato, dalla prossima amministrazione. Il tutto per un accordo che vale circa 200 milioni anno.

Veniamo ora alla sua esperienza di questa campagna per le regionali che la vede capolista per Roma 1.

È la prima volta che concorro a una carica elettiva e non le nascondo la fatica di queste settimane, d’altra parte sino ad oggi ho sempre avuto un ruolo di sostegno ai sindaci di centro sinistra che si sono succeduti a Roma e a Nicola Zingaretti prima come presidente della Provincia e poi alla Regione. Dopo l’esperienza maturata nella giunta Zingaretti, per la prima volta ‘ci metto la faccia’, chiedendo agli elettori il voto sulla mia persona e soprattutto sul mio impegno di questi anni da amministratore.

Anche se oggi lei partecipa ad una sfida che non vede un Pd in forma smagliante, con candidati presidente che potrebbero riservare soprese…

Tutti i candidati sono temibili e vanno rispettati. Il candidato del centrodestra Parisi è stato “gettato” all’ultimo nella mischia. Altri hanno rinunciato per divisioni interne dovute alla candidatura del sindaco di Amatrice Pirozzi. Certo Parisi, anche se è nato a Roma, nelle sue dichiarazioni rivela di conoscere poco il Lazio e Roma, visto che ha vissuto a Milano negli ultimi anni. Alcune sue dichiarazioni sembrano “venire” da un altro pianeta. Gli consiglio di documentarsi bene. Il Lazio è stato governato dal centrodestra per tanti anni ed ha lasciato, nel 2013, una Regione al collasso, piena di debiti e travolta dagli scandali. Il Lazio che lui trova oggi è un’altra Regione, migliore, più credibile. Rispetti il duro lavoro fatto e se è capace, si confronti sulle scelte future, per aiutare il Lazio a crescere.

Certo, Roberta Lombardi gode dell’appoggio di un movimento che governa Roma e anche parte dei comuni metropolitani, ma la dura responsabilità del governo ha evidenziato i limiti e l’incapacità dei 5 Stelle a risolvere i problemi. Non si può dire solo NO: No alle Olimpiadi, No alle proposte del Ministro Calenda, No ai giovani del Cinema America, e poi non essere capaci di acquistare un albero per Natale. È necessario sostenere Nicola Zingaretti perché ha saputo governare una regione difficile come il Lazio, potendo contare su una maggioranza coesa e che non ha mai litigato al suo interno. Il fatto che Zingaretti abbia ottenuto il sostegno di 205 sindaci del Lazio e che ci siano due liste civiche a suo sostegno, evidenzia la grande capacità di unire le varie realtà del territorio intorno a un progetto per il bene comune, per migliorare la vita di tutti i cittadini dei nostri territori. Accanto a lui, è anche importante il voto al Pd, perché è la forza inclusiva e aperta al nuovo che può garantire la barra dritta nell’azione di governo, per sostenere una crescita più giusta e solidale del nostro territorio.

Non pensa che questa unità della sinistra nel Lazio possa rappresentare un esempio a livello nazionale anche dopo le elezioni?

Questo non lo so. So certamente che se Zingaretti vincerà, governerà bene la Regione Lazio. In questi anni abbiamo avuto una maggioranza ampia di centro sinistra, senza divisioni e abbiamo duramente lavorato per far prevalere l’interesse dei cittadini. Un metodo di lavoro di cui Zingaretti è l’artefice e il protagonista.

Giuliano Longo

(2) Il cosiddetto “Piano casa” nasce da un’Intesa Stato-Regioni del 2009, (Vai a LA CONFERENZA UNIFICATA 1 aprile 2009 I) 1 aprile 2009 Iche introduce la possibilità di ampliamento delle cubature per “edifici residenziali uni-bi familiari”, o nell’ambito di “interventi straordinari di demolizione e ricostruzione”, per un periodo che non deve superare i 18 mesi. La Regione Lazio dell’allora Presidente  Piero Marrazzo approva un Piano in linea con l’Intesa, ma con l’arrivo del centrodestra di Renata Polverini, nel marzo 2010, due successive leggi regionali (nel 2011 e nel 2012) modificano il Piano, estendendo a dismisura – allora unica Regione in Italia – le possibilità edificatorie dei privati, perfino in aree protette. Due diversi Ministri ai Beni Culturali impugnano i provvedimenti davanti alla Corte Costituzionale. L’opposizione PD, Radicali italiani, SEL, IDV, FdS, Verdi, insorge e minaccia referendum.

(3) CONFERENZA UNIFICATA STATO-REGIONI E STATO-CITTA’ ED AUTONOMIE LOCALI (EX ART. 8 DEL DECRETO LEGISLATIVO 28 AGOSTO 1997, N. 281PROVVEDIMENTO 1 aprile 2009 Intesa, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra Stato, regioni e gli enti locali, sull’atto concernente misure per il rilancio dell’economia attraverso l’attivita’ edilizia. (Repertorio atti n. 21/CU del 1 aprile 2009). (09A04766) (GU Serie Generale n.98 del 29-04-2009)

(4) Quando in Lazio torna il centrosinistra, nel febbraio 2013, la giunta Zingaretti,  modificati gli articoli  a rischio incostituzionalità con la PL 76, il 31 ottobre 2014, con il voto unanime della maggioranza (Pd, Sel, Lista e Listino Civico Zingaretti), approva   la PL 75, che mantiene inalterati i capisaldi urbanistici del Piano Polverini. Infatti, se si esclude l’abolizione della abnorme e ingiustificata premialità dispensata nei piani particolareggiati,   e qualche modifica minore, si continuano a prevedere gli  ampliamenti per edifici ancora da costruire, si consente il cambio di destinazione d’uso, trasformando ad esempio capannoni industriali in appartamenti o addirittura in centri commerciali, e soprattutto si continuano a estromettere i Comuni dalle decisioni che riguardano il governo del territorio. La frase “in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici”, presente per 6 volte dal Piano Polverini, ricorre nelle stesse 6 occasioni nel Piano Zingaretti.

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