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Una foglia di fico color rosa shocking

Foto Saul Greco

di Maria Spina

L’appello è stato chiaro e forte: senza locali pubblici aperti, la città non dispone più di luoghi decenti per andare a far pipì. Da qualche giorno, grazie a “Propagandalive” (il programma di Diego Bianchi su La7) ma anche al “Messaggero”[1], l’atavica assenza di bagni pubblici a Roma ha finalmente preso corpo, salendo agli onori della cronaca. Là dove non avevano sortito alcun effetto le numerose petizioni, le annuali manifestazioni con artisti e architetti, i libri e le varie richieste inoltrate dalle Associazioni ai competenti uffici capitolini, a smuovere le acque son bastati gli accorati reclami di ambulanti e tassisti che, con l’ultimo DPCM, hanno visto svanire la “funzione sociale” assolta dai bar, tradizionali alleati delle loro attività in strada.

A dispetto delle numerose gare di appalto, dei bandi per la conduzione degli impianti, delle ristrutturazioni e successive manutenzioni, dei restylinge inaugurazioni celebrati a gran voce[2], su 54 bagni pubblici appartenenti al Patrimonio di Roma Capitale, risulta aperto solo l’impianto interrato di via Zanardelli gestito da P.Stop. E i restanti 53? Tutti chiusi, compresi gli altri Wc interrati – oggi incastonati in pomposi parallelepipedi di cristallo – che, dopo il Giubileo del 2000, AMA S.p.A. aveva progressivamente mandato in malora e che Cogeim Spa ha rilevato per 19 anni[3] affidandone la gestione a P.Stop.

Come sempre, fa eccezione piazza Vittorio dove funziona il servizio igienico interno al giardino (tenacemente voluto dai cittadini) che, grazie ai recenti lavori di riqualificazione, si è addirittura dotato di nuovi spazi. In realtà questa penosa vicenda dei gabinetti pubblici – periodicamente segnalata e analizzata da “Carteinregola” – ricade non solo su chi lavora in strada ma, purtroppo, anche su chi in strada ci vive. E così, per soddisfare almeno i tassisti, da qualche giorno, di fronte alla stazione taxi di piazza Verbano, troneggia un Wc chimico “a ruote” di color rosa. Ancora una volta, l’Ufficio Controllo e gestione Bagni Pubblici[4] ha messo in pratica la strategia della “foglia di fico”, rimandando a data da destinarsi il gravissimo problema.

1 febbraio 2021

Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com


[1] https://www.ilmessaggero.it/roma/news/covid_roma_zona_arancione_bar_chiusure_bagni_autisti-5728255.html

[2] https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2018/02/i-sette-cessi-di-roma-riparare-una-toilette-appenderci-un-quadro-e-farne-una-impresa-epica-colosseo-arte-pubblica-cinque-stelle/

[3] Determinazione dirigenziale rep. n. 437 del 15 novembre 2013 (prot. n. QA/11913)con la qualeil Dipartimento Turismoaggiudica definitivamente la gara (a procedura aperta e con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa) alla costituenda RTI “COGEIM S.p.A. – Team Service Soc. Consortile a r.l. – COGECO7 S.r.l.” per la durata di anni 19, di cui 1 anno per le procedure autorizzative ed esecutive dei lavori e 18 anni per la gestione economica e funzionale delle strutture.

[4] https://www.comune.roma.it/web/it/dipartimento-tutela-ambientale-uffici-e-contatti.page?contentId=UFF29718

One Response to Una foglia di fico color rosa shocking

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