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Autonomia regionale differenziata- Domande & Risposte

L‘Autonomia regionale differenziata sta per arrivare al punto di non ritorno del voto parlamentare nel collegato al bilancio e nessuno ne parla, ne scrive, ne discute. Così la maggior parte dei cittadini ignora decisioni che incideranno profondamente sull’assetto istituzionale del Paese ma anche sulla vita delle persone, aumentando le distanze tra il Nord e il Sud, le disuguaglianze sociali, la disparità dei diritti. E quando i cittadini si renderanno conto delle conseguenze, sarà probabilmente troppo tardi, dato che non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio. Ma noi continuiamo a impegnarci, per rompere la consegna del silenzio che sembra accomunare politica e media ma anche parti di società civile che fino a poco tempo fa avevano espresso il loro dissenso. In questa pagina proponiamo una serie di domande e di risposte che possono aiutare a comprendere tutta la portata del cambiamento che si sta preparando senza alcun dibattito pubblico e trasparente.

  • Che cos’è l’autonomia differenziata?

È il riconoscimento, da parte dello Stato, di una peculiare specificità di un territorio, mediante l’attribuzione in via esclusiva alla regione a statuto ordinario, di una potestà legislativa tra quelle di legislazione concorrente e/o tra alcune di competenza esclusiva dello Stato. Ma ciò che più interessa le regioni è che, alla attribuzione della potestà legislativa, è connesso il trasferimento delle risorse finanziarie.

  • Quanta parte dei rispettivi gettiti fiscali vorrebbero trattenere per spenderli sul proprio territorio?

Il Veneto ha chiesto di trattenere il 90% del gettito fiscale relativo ai cittadini ed alle imprese italiane che sono residenti, o hanno sede, in quella regione. Come se i cittadini fossero veneti, prima che italiani. In tal modo, si calcola, verrebbero meno circa 41 miliardi l’anno dalle casse dello Stato. Per quel che riguarda la Lombardia, invece, la perdita per l’erario dello Stato sarebbe di oltre 100 miliardi di Euro. L’Emilia-Romagna, infine, tratterrebbe 43 miliardi di euro. Considerando, quindi, le tre regioni si registrerebbe una perdita totale di 190 su 750 miliardi annui di gettito fiscale.

  • Quali potestà legislative vorrebbero acquisire in via esclusiva sottraendole allo Stato?

Le Regioni hanno formulato richieste in parte diverse. In generale le materie a legislazione concorrente che potrebbero passare in tutto o in parte alle regioni richiedenti sono le seguenti (articolo 117 comma 3 Cost.):

rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. 

A tali materie le regioni possono chiedere di aggiungere tre materie attualmente di competenza esclusiva dello Stato: giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa ma tutto quanto limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace; norme generali sull’istruzione; tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

  • Quali regioni le chiedono?

Le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno chiesto il trasferimento di potestà legislative e di risorse finanziarie. Il Veneto ha chiesto tutte le 23 materie previste dall’articolo 116 comma 3 della Costituzione; La Lombardia 20 (escluse solo: l’organizzazione della giustizia di pace; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale), l’Emilia-Romagna 16 (non ha richiesto: professioni; alimentazione; porti e aeroporti civili; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale). Successivamente anche la Campania ha chiesto che sua avviata l’istruttoria per alcune materie.

  • Quali sono i vantaggi che porterebbe alle Regioni?

Coloro che propugnano le Autonomie Differenziate affermano che trattenere larga parte del gettito fiscale nel territorio si dovrebbe tradurre in maggiore efficienza ed efficacia nella realizzazione di servizi per i (propri) cittadini, ovvero per gli italiani veneti, lombardi ed emiliani.

  • Quali sono i vantaggi che porterebbe al Paese?

Le autonomie Differenziate comportano la sottrazione della gran parte delle risorse finanziarie alla collettività nazionale e la disarticolazione di servizi ed infrastrutture logistiche (porti, aeroporti, strade di grande comunicazione, reti di distribuzione dell’energia, ecc.)  che per loro natura non possono che avere una dimensione nazionale ed una struttura unitaria. Ma nemmeno la regione che ottiene l’autonomia se ne avvantaggia: sia perché il Sud è il mercato essenziale per il Nord, sia perché nelle stesse regioni “ricche” le condizioni  interne tra le varie realtà territoriali non sono omogenee, e quelle più svantaggiate difficilmente riceverebbero compensazioni che, nell’ottica dell’efficienza andrebbero, invece, alle parti già più ricche e meglio organizzate, secondo la stessa logica. Inoltre, una Regione non ha alcuna possibilità di affrontare la competizione globale.

  • Con l’autonomia differenziata le Regioni potrebbero interpretare meglio le esigenze dei propri cittadini?

Nel breve periodo è possibile che i veneti, i lombardi e gli emiliani possano godere di un effettivo maggior benessere, potendosi avvantaggiare di una quota cospicua di risorse che, invece, dovrebbero essere destinate alla redistribuzione sul territorio nazionale, ma al di là di ogni rilievo circa la violazione del principio di solidarietà sociale ed economica, al crollo sociale ed economico dei territori svantaggiati, non può che conseguire una crisi dell’intero sistema Paese.

  • Perché anche alcune Regioni svantaggiate vorrebbero l’autonomia?

Nonostante le risorse per quei territori diminuirebbero, la potestà legislativa consente comunque un rafforzamento del controllo politico dell’elettorato e la gestione diretta delle risorse.

  • Quali sarebbero le differenze tra un cittadino del nord e uno del sud?

Già oggi il divario è molto forte: Un cittadino del Centro-Nord riceve 17.621 Euro e un cittadino meridionale riceve 13.613 Euro. Pertanto se lo Stato volesse spendesse per il sud la stessa cifra pro capite che spende al Nord (17621 euro anche per ciascuno dei 20 milioni di cittadini del Sud) dovrebbe mettere a bilancio circa 80 miliardi in più per il Sud. Ma l’autonomia differenziata per (solo) 3 regioni già impoverisce le casse dello Stato di circa 190 miliardi che rientrerebbero, come detto, nel bilancio di Veneto (41 miliardi), Lombardia (106 miliardi) ed Emilia Romagna (43 miliardi). Concretamente significa che il divario si aggraverebbe ulteriormente, con l’arretramento della presenza dello Stato: meno Ospedali, meno scuole, meno infrastrutture, meno asili, meno musei e università, laddove già oggi mancano.

Cosa sono i LEP?

I LEP (Livello Essenziale nelle Prestazioni) sono  indicatori della misura effettiva  di diritti civili e sociali che devono essere determinati e garantiti, in modo uniforme, sul territorio nazionale, con la funzione di tutelare l’unità economica e la coesione sociale della Repubblica, rimuovere gli squilibri economici e sociali (federalismo solidaristico) e fornire indicazioni programmatiche cui le Regioni e gli enti locali devono attenersi, nella redazione dei loro bilanci e nello svolgimento delle funzioni loro attribuite. I diritti di cittadinanza, la cui determinazione è competenza esclusiva dello Stato attribuita dall’art. 117 Cost., si traducono essenzialmente nel diritto di tutti i cittadini all’assistenza sanitaria e sociale, all’istruzione, alle prestazioni previdenziali per i lavoratori e nella possibilità di fruire dei servizi essenziali in modo uniforme.

  • Se si garantisse una spesa uguale per ogni cittadino italiano, l’autonomia non avrebbe più controindicazioni?

No di certo, perché i conti pubblici non consentono di garantire sia il trattenimento delle risorse nelle regioni rese autonome e la contemporanea perequazione tra i cittadini ed i territori, ma anche perché l’autonomia differenziata contraddice il principio di eguaglianza formale e sostanziale e frammenta la naturale unitarietà funzionale delle infrastrutture del Paese, beni comuni della Repubblica.

  • È giusto che ad esempio per la scuola ogni regione decida per sé?

No. Infatti, si pretende di regionalizzare la vera e propria “spina dorsale” del Paese, la scuola statale, sostituendola potenzialmente con 20 sistemi scolastici differenti, attribuendo alle Regioni tutto: le norme generali dell’istruzione, i contratti, le assunzioni, la valutazione, la formazione, il come e il cosa insegnare. Si tratta di un approccio modesto ed egoistico verso una funzione che, al contrario, dovrebbe rappresentare uno strumento dell’interesse generale. La configurazione di 20 sistemi scolastici a marce differenti (perché determinati sulla base del gettito fiscale erogato in ciascuna regione) segnerebbe inevitabilmente il passaggio da una scuola organo dello Stato, unitario e garante di un livello di istruzione analogo in tutte le regioni italiane, ad un sistema strutturalmente disuguale e studenti di serie A e di serie B. Coloro che si trovano in basso nella scala sociale non potranno più sperare che la scuola concorra a  rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona.

  • I porti su cui il Veneto vuole avere potestà regionale, sono del Veneto o di tutta l’Italia?

I porti di grande traffico non possono che rimanere nazionali, come è loro natura. Le navi che vi entrano e vi escono non hanno targa, ma battono una bandiera, quella nazionale. Diverso discorso si dovrebbe fare per i porti minori, quelli che non vedono traffico internazionale e che potrebbero anche essere gestiti dalle regioni, e dalle articolazioni decentrate dello Stato.

E i beni culturali, appartengono al territorio della regione in cui si trovano o sono Beni della Nazione, di tutti i cittadini del nostro paese?

E’ difficile davvero credere che un bene culturale appartenga solo ad una regione. Il tema del riparto delle competenze in tema di beni culturali tra i diversi livelli di governo della Repubblica, ossia Stato, Regioni ed Enti locali, non è privo di complessità. Vi è un principio di leale collaborazione che non consente che la regione si attribuisca in via esclusiva la “proprietà” del bene culturale, mentre varie sentenze della Corte Costituzionale hanno di molto ridotto lo spazio in tema di valorizzazione dei beni culturali da parte delle Regioni. La totale regionalizzazione, quindi, andrebbe contro la natura dei beni stessi, oltre che contro il dettato costituzionale come chiarito dalla Corte.

  • L’autonomia differenziata è anticostituzionale?

Lo è certamente, se non corrisponde a reali specificità territoriali: infatti, trattare in modo eguale situazioni diverse è incostituzionale, quanto lo è trattare in modo diverso situazioni uguali. Quindi sono costituzionalmente inammissibili, per violazione del principio di eguaglianza, di unitarietà e di solidarietà le richieste di potestà legislativa autonoma che non si fondano su vere peculiarità territoriali.

  • Non sarebbe corretto estendere alle altre regioni le prerogative che hanno già le regioni e province autonome?

No, perché la Costituzione distingue le regioni a statuto speciale rispetto a quelle a statuto ordinario, quindi non è possibile equiparare tout court tali regioni e province autonome con le altre.

  • L’autonomia differenziata inserita nel collegato al bilancio permetterà ai cittadini di chiedere un referendum abrogativo?

L’inserimento in norma di bilancio potrebbe fare erroneamente formalisticamente ritenere che sia sottratta al referendum, tuttavia essa ha comunque natura di norma ordinamentale e non vi può essere alcun dubbio che i cittadini debbano potersi esprimere circa il riparto di competenze tra Stato e Regione. Qualunque tentativo di impedirlo sarebbe chiaramente illegittimo.

  • In Parlamento ci saranno spazi di discussione con la possibilità di emendare il testo?

Se si arrivasse alla discussione in Parlamento del DDL collegato alla manovra di bilancio vi sarebbero limitazioni molto forti, dovute ai regolamenti di Camera e Senato nella possibilità per i parlamentari, in particolare per coloro che non facessero parte delle Commissioni di merito chiamate a discutere il progetto, di presentare emendamenti.

  • Sotto quale Governo è cominciato l’iter dell’AD?

Le prime bozze di discussione risalgono all’inizio del 2018, con ancora in carica il Governo Gentiloni, e sono state portate avanti dal Centro-Destra, in primis dalla Lega, ma anche dal PD (Bonaccini). Inoltre l’AD è stata inserita nell’accordo di Governo del Conte 1 (sottoscritto da M5S e Lega) e nel Conte 2 (sottoscritto da M5S, PD, LEU e altri)

  • Quali sono oggi le forze politiche favorevoli e quali contrarie alla AD?

Favorevoli sono le stesse forze politiche: più apertamente la Lega, in maniera più velata il PD. Contrari si erano detti durante il Conte 1 i 5 Stelle, che ora, però, tacciono, anche su questo.

  • Era corretto il referendum indetto dalla Regione Veneto per l’Autonomia?

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo quel referendum perché in contrasto con l’articolo 5 della Costituzione.

  • In cosa differiscono le richieste dell’Emilia Romagna?

Si tratta di una differenza meramente quantitativa, nel senso che la Regione guidata da Bonaccini, come detto, chiede 16 competenze su 23, dichiarando anche di non pretendere risorse finanziarie aggiuntive da parte dello Stato (al contrario del Veneto).

(a cura di Carteinregola, risposte in collaborazione con Gregorio De Falco – senatore gruppo misto)

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Per osservazioni eprecisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

ultimo aggiornamento 21 dicembre 2021

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