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Autonomia Regionale Differenziata, cronologia e materiali

L’autonomia regionale differenziata a prosegue il suo iter e nelle prossime settimane arriverà al voto del Parlamento. Intanto nessuno ne parla, nè le istituzioni, nè la stragrande maggior parte dei media e nemmeno molte realtà della società civile, che pure ne sono a conoscenza, in una sorta di inspiegabile consegna del silenzio, interrotto solo da qualche drappello di risoluti e instancabili volenterosi, purtroppo con scarsa visibilità e, finora, scarso ascolto da parte della politica di ogni schieramento. Così i cittadini si accorgeranno delle conseguenze solo dopo il punto di non ritorno dell’approvazione: regioni ricche del nord che potranno trattenere fino a nove decimi del proprio gettito fiscale per spenderlo nei propri territori, e che avranno competenze, come già per la sanità, per altre materie importantissime finora esclusiva dello Stato: Scuola, Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; Tutela della salute; Istruzione; Tutela del lavoro; Rapporti internazionali e con l’Unione europea e molto altro. Un provvedimento che confligge con il patto di solidarietà della nostra Costituzione e che accrescerà ulteriormente le disuguaglianze. E tutto questo senza nessun dibattito pubblico, che sarebbe il minimo indispensabile di fronte a scelte così impattanti. Perchè l’autonomia differenziata non sarà solo un piccolo ulteriore scivolamento di un sistema già profondamente disuguale, sarà l’inizio di una valanga che spingerà le classi politiche e dirigenti di ogni pezzo grande o piccolo di Italia a cercare di arraffare qualcosa per il proprio elettorato e per i propri interessi, distruggendo quel patto nazionale che fino a oggi era chiamato a rispondere alle disuguaglianze sociali, a vigilare sul nostro patrimonio collettivo – i beni culturali e l’ambiente – a garantire i diritti dei cittadini, gli stessi, per tutti. (AMBM)

Vai a Autonomia regionale differenziata- Domande & Risposte

Vai a Autonomia differenziata: l’Italia non si taglia – i video dei webinar

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La cronologia che segue – ancora in costruzione – è stata ricavata da varie fonti, principalmente dal libro Verso la secessione dei ricchi – Autonomie Regionali e Unità Nazionale di Gianfranco Viesti (Ed. Laterza) [1] e dalla testata ROARS (Return of Academy ReSearch), oltre che da articoli e libri citati

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Articolo 3 Costituzione Italiana

Grafica da Comitato San Giovanni Rotondo

2001 La riforma costituzionale

Il 7 ottobre 2001, dieci milioni di cittadini italiani confermano con il proprio sì la riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione. Il referendum – a cui partecipa solo il 34 per cento dei votanti – rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso, iniziato nel 1997, durante il primo governo Prodi, con una commissione bicamerale sul tema. Due anni dopo, nel 1999 – il presidente del Consiglio è Massimo D’Alema – il lavoro della commissione confluisce in una proposta di legge. L’approvazione del testo infine arriva nel marzo 2001 quando a Palazzo Chigi c’è Giuliano Amato. La riforma nasce quindi dal centrosinistra, in un periodo in cui il dibattito sul rapporto fra Stato e regioni è quanto mai acceso anche per effetto delle spinte federaliste dell’allora Lega Nord.(DA PAGELLA POLITICA 20 11 2020)

Con la legge costituzionale n° 3 del 18 ottobre 2001 è completamente riformato il Capo V parte seconda della Costituzione italiana, recante norme sulle Regioni, le Province e i Comuni. La riforma giunge dopo un percorso verso il decentramento amministrativo e legislativo avviato con la Legge n° 59 del 1997 (Legge Bassanini) [2], con il D.Lgs 469/1997 [3] e il D.Lgs 112 del 1998 [4].

Il nuovo testo istituzionale opera una nuova e diversa ripartizione delle competenze normative tra Stato, Regioni ed Enti locali: al terzo comma dell’articolo 116 [5], prevede che possano essere attribuite alle regioni a statuto ordinario ulteriori competenze delle 20 materie a legislazione concorrente Stato/Regioni elencate al terzo comma dell’ articolo 117:

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a:

  • rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni;
  • commercio con l’estero;
  • tutela e sicurezza del lavoro;
  • istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale;
  • professioni;
  • ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  • tutela della salute;
  • alimentazione;
  • ordinamento sportivo;
  • protezione civile;
  • governo del territorio;
  • porti e aeroporti civili;
  • grandi reti di trasporto e di navigazione;
  • ordinamento della comunicazione;
  • produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
  • previdenza complementare e integrativa;
  • coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  • valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;
  • casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;
  • enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. 

e 3 materie di quelle di esclusiva potestà statale elencate al secondo comma:

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
(…)
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; [materia che può essere attribuita alle Regioni limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace]
(…)
n) norme generali sull’istruzione;
(…)
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Dopo la riforma costituzionale, alcune regioni prendono iniziative per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, che non giungono a compimento: la Toscana nel 2003 per i beni culturali, il Veneto e la Lombardia nel 2006-07 su molte materie, il Piemonte nel 2008 su sei materie [6] .

25- 26 giugno 2006 si tiene un Referendum costituzionale confermativo avente oggetto la riforma varata dal centro-destra, diretta a modificare sotto più profili la seconda parte della Costituzione: tra questi una devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in alcune materie come organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria (le norme generali sulla tutela della salute tornano di competenza esclusiva dello Stato). Vincono i no, con il 61,29 % e un’affluenza del 52% degli aventi diritto [7]

5 maggio 2009 approvata la Legge n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione; la legge nelle intenzioni avrebbe dovuto segnare “il passaggio dal sistema dei trasferimenti fondato sulla spesa storica a quello di attribuzione di risorse basate sull’individuazione dei fabbisogni standard necessari a garantire il finanziamento integrale dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle funzioni fondamentali degli enti locali” [8], previsioni perequative che non si sono finora realizzate.

Veneto e Lombardia, apri pista dell’Autonomia Differenziata, poi seguite dall’Emilia Romagna – il Governo Gentiloni firma i pre accordi

Nel giugno 2014 il Consiglio Regionale del Veneto approva due leggi di indi- zione di referendum popolari consultivi, il primo – legge 15/2014 – su ulteriori forme di autonomia, [8], il secondo – 16/2014 – si basa sul quesito: “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?”.

Con sentenza 118 del giugno 2015, la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale del referendum sull’indipendenza e dei quesiti 2-5 dell’altro referendum, consentendo lo svolgimento della consultazione sul primo quesito (“siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”) [9].

dal sito della Regione Veneto, percorso per ulteriori competenze legislative

il 17 febbraio 2015 il Consiglio Regionale della Lombardia impegna il Presidente ad indire un referendum consultivo sull’attribuzione alla regione di maggiori condizioni di autonomia

dal sito della Regione Lombardia

10 febbraio 2016 Sentenza Corte Costituzionale [10] che stabilisce che il parametro del residuo fiscale non può essere considerato un criterio specificativo dei precetti contenuti nell’articolo 119 della Costituzione , che si occupa del finanziamento di Regioni ed Enti locali [11]

28 agosto 2017 – La Giunta regionale dell’Emilia Romagna approva il Documento di indirizzi per l’avvio del percorso finalizzato all’acquisizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, comma terzo, della Costituzione, arricchito dei contributi prevenuti dai firmatari del Patto per il lavoro (sindacati, imprese, enti locali, università, associazioni) (la Giunta aggiornerà il proprio Documento di indirizzi dopo l’approvazione di una seconda risoluzione in Assemblea legislativa del 16 novembre 2017, dopo la prima risoluzione approvata del 3.10.2017

Dal sito della Regione Emilia Romagna

22.10.2017 Si tengono i referendum in Veneto e in Lombardia, nel primo vota il 57,2% degli aventi diritto, il 98% dei quali (2.273.000 elettori) per il sì, nella seconda vota circa la metà degli elettori, 3.017.707, con la vittoria del sì con 2.875.438 voti.

Il 7.11.2017 il Consiglio Regionale della Lombardia approva una risoluzione con la quale richiede competenze su tutte le 23 materie e “la garanzia dell’acquisizione di tutte le risorse necessarie al finanziamento integrale delle funzioni attribuite alla Regione”. [12]

15.11.2017 Il Consiglio Regionale del Veneto approva il il testo di una proposta di legge statale di attribuzione delle competenze. All’articolo 2 essa prevede che spettino alla Regione, oltre ai tributi già attributi in attuazione della legge 42/2009, nove decimi del gettito dell’Irpef […] dell’Ires […] dell’imposta sul valore aggiunto riscossi nel territorio della Regione stessa. Le richieste riguardano la competenza su tutte le 23 materie [13].

L’Emilia-Romagna chiede inizialmente nove materie, successivamente aumentate, senza chiedere interventi sul meccanismo perequativo.

dal sito della Regione Emilia Romagna https://www.regione.emilia-romagna.it/autonomiaer

Il 28 febbraio 2018, 4 giorni prima delle elezioni politiche, son firmati gli Accordi preliminari in merito all’Intesa prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, tra il Governo ´Gentiloni (PD) – rappresentato dal sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa (eletto nelle fila del PD, poi si candiderà e sarà eletto con il gruppo per le Autonomie Aut (SVP-PATT, UV) – e le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto [14]:

Tali accordi, assai simili, stabiliscono all’art. 2 una durata decennale e la possibilità di modifica in qualunque momento di comune accordo tra lo Stato e la Regione. Riguardano cinque delle 23 materie: politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente, rapporti internazionali e con l’Unione Europea. Per quanto attiene alle risorse, stabiliscono all’articolo 4 (anche nel caso dell’Emilia-Romagna) che esse andranno determinate da un’apposita Commissione paritetica Stato-Regione, sulla base “di fabbisogni standard”, che dovranno essere messi in relazione “alla popolazione residente e al gettito dei tributi maturati nel territorio regionale

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L’Art. 4 dell’ accordo con l’Emilia Romagna

Gli Accordi preliminari prevedono (art. 2 delle Disposizioni generali) che l’intesa abbia una durata decennale, potendo comunque essere modificata in qualunque momento di comune accordo tra lo Stato e la Regione, “qualora nel corso del decennio si verifichino situazioni di fatto o di diritto che ne giustifichino la revisione”.

L’Autonomia Differenziata nelle elezioni politiche del 2018 e nel Governo Conte 1

Il tema dell’autonomia differenziata è presente nei programmi elettorali del M5S ma non del PD [15]; dopo le elezioni l’ accordo tra la Lega di Matteo Salvini e il M5S di Luigi Di Maio, che dà vita al primo Governo di Giuseppe Conte, prevede un punto specifico dedicato all’autonomia [16], che sarà fortemente sostenuta dalla ministra leghista per gli Affari Regionali Erika Stefani.

6 giugno 2018, il Consiglio regionale del Lazio approva l’ordine del giorno n. 2 del 31 maggio 2018 su “Intesa Stato-Regione prevista dall’art. 116, terzo comma, della Costituzione italiana“, impegnando il Presidente ad avviare il negoziato con il Governo affinchè siano attribuite alla regione competenze nelle seguenti materie: lavoro; istruzione; salute; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; governo del territorio; rapporti internazionali e con l’Unione europea scarica l’ODG (dal sito del SenatoDossier n.45 )

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11 luglio 2018 La Ministra Stefani intervenendo alla Camera per il question time (Camera dei deputati, Interrogazione a risposta immediata n. 3-00065, 11 luglio 2018) riferisce che tutte e tre le regioni hanno manifestato Governo l’intenzione di «ampliare il novero delle materie da trasferire». Nel frattempo, altre regioni, pur non avendo firmato alcuna preintesa con il Governo, hanno espresso la volontà di intraprendere un percorso per l’ottenimento di ulteriori forme di autonomia. Alla fine del 2018 il processo di richiesta di ulteriori competenze sarà stato avviato in varia forma in Piemonte, Liguria, Toscana e Marche- Umbria; mozioni, ordini del giorno o iniziative dei Presidenti della Regione si registrano in Lazio, Campania, Basilicata, Puglia.

18 settembre 2018 La Ministra Stefani è in audizione presso le Commissioni congiunte Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell’Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione del Senato della Repubblica  ce   Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni della Camera  [17]

settembre 2018 La NADEF [18]– Nota di aggiornamento al DEF (Documento di Economia e Finanza) – 2018 dedica un specifico paragrafo al programma di riforme istituzionali che il Governo intende attuare; tra le priorità il completamento dei percorsi avviati dalle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna nel 2017 in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.[19]

Nadef 2018

16 ottobre 2018 la Giunta regionale del Lazio approva le DGR n. DEC44 recante “Iniziativa regionale per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione Lazio, in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione” in cui si individuano cinque ambiti di intervento per i quali avviare – in un’ottica di regionalismo differenziato – il negoziato con il Governo ai fini dell’intesa prevista dall’art. 116, terzo comma, della Costituzione

21 dicembre 2018 Nella riunione del Consiglio dei ministri n. 33 è condivisa l’informativa svolta dal Ministro Stefani in merito al percorso per il completamento dell’acquisizione delle intese delle 3 regioni, che prevede la definizione della proposta da sottoporre ai Presidenti delle Regioni interessate entro il 15 febbraio 2019. E’ ricordata, una volta raggiunta l’intesa sulle materie, la necessità del passaggio parlamentare con l’approvazione della legge rinforzata che recepisce l’intesa tra Stato e Regione. Successivamente sono previsti provvedimenti attuativi della legge. In tale sede, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie ha ricordato che, oltre alle regioni che hanno sottoscritto le pre-intese, sono pervenute ufficialmente al Governo le richieste di Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria e Marche [19].Ad esito del Consiglio dei Ministri è annunciata la firma delle Intese, da sottoporre successivamente al voto parlamentare, previsto per il 15.2.2019.

21 gennaio 2019 Nel corso della riunione della Conferenza episcopale regionale, svoltasi a Reggio Calabria, i vescovi calabresi esprimono “profonda preoccupazione per i processi di ‘regionalismo differenziato’ e ” il timore che con la legittima autonomia dei territori si possa pervenire ad incrinare il principio intangibile dell’unità dello Stato e della solidarietà, generando dinamiche che andrebbero ad accrescere il forte divario già esistente tra le diverse aree del Paese, in particolare tra il Sud ed il Nord” [20 a].

11 febbraio 2019 La testata web Roars pubblica “le bozze segrete del regionalismo differenziato”. Chiedendosi : Quale futuro per scuola e università? Roars mette a disposizione i file delle bozze di intesa per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna elaborate dal Governo Conte:

  • Bozza Lombardia
    testo che recepisce osservazioni Ministeri (eccetto MEF) – Intesa sottoscritta tra il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia
  • Bozza di intesa – Veneto
    testo che recepisce osservazioni Ministeri (eccetto MEF) – Intesa sottoscritta tra il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e il Presidente della Regione Veneto Attilio Fontana
  • Bozza di intesa – Emilia Romagna
    Intesa sottoscritta tra il Ministro con delega agli Affari regionali e le Autonomie Erika Stefani e il Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini (Proposta aggiornata al 20 dicembre 2018)

Contemporaneamente esce il libro del Gianfranco Viesti, professore ordinario di economia all’Università di Bari, un vero e proprio grido d’allarme dal titolo “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale ” Il libro edito da Laterza, è scaricabile gratuitamente per poter raggiungere il più ampio pubblico possibile [1]

14 febbraio 2019 Il Consiglio dei ministri ha all’ordine del giorno l’avvio dell’esame dei tre disegni di legge destinati a recepire le intese per l’Autonomia differenziata di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna; secondo il Sole24ore il governo ha trovato l’accordo sul testo sotto la regia del sottosegretario al Mef Massimo Garavaglia e della ministra per gli Affari regionali Erika Stefani.

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Abbiamo pubblicato ieri i documenti segreti, di cui inesorabilmente sembra avvicinarsi la formale adozione, con i quali sarà perfezionato il disegno dell’autonomia regionale differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Ognuno ha potuto finalmente toccare con mano cosa implicherà l’attuazione di questa autonomia differenziata sul mondo della Scuola e su quello dell’Università e della Ricerca scientifica nelle tre regioni interessate e, indirettamente, e per effetto del correlativo taglio delle risorse destinate ad alimentare la fiscalità generale dello Stato, sui restanti sistemi regionali italiani. Ma non si tratta di un colpo di Stato. Siamo stati, infatti, spettatori inerti e fin qui in larga misura inconsapevoli di una dinamica riformista che è partita da lontano. Vediamo perché le bombe ad orologeria, se qualcuno le confeziona con mani tecnicamente sapienti e poi ne cura la manutenzione, prima o poi sono destinate a deflagrare. Anche a distanza di molti anni dal loro confezionamento. E senza perdere nemmeno un po’ del loro potenziale distruttivo. (Roars, 12 febbraio 2019)

23 febbraio 2019, prima Assemblea Nazionale delle Professioni Sanitarie presso il Teatro Argentina di Roma, per stabilire pubblicamente una alleanza con un Manifesto che sollecita un confronto permanente tra le Professioni sanitarie, il Governo e le Regioni per un SSN più sostenibile, con il superamento delle differenze di attuazione regionale. Tra i punti anche i rischi del regionalismo differenziato [20b].

7 luglio 2019 La reazione della società civile non tarda a farsi sentire: 110 associazioni, gruppi e comitati di diverse categorie, rispondendo alla Proposta lanciata da sette associazioni del mondo della scuola, si riuniscono in Assemblea. Nasce il Coordinamento dei Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti che si ramificherà in varie regioni d’Italia, al Nord e al Sud

L’Autonomia differenziata continua il suo corso nel Governo Conte 2 e nel Governo Draghi

agosto settembre 2019 Il tema autonomia differenziata traghetta nelle proposte pentastellate per l’accordo di governo con il PD [20 c], e verrà inserito nei punti alla base del Conte 2 in una forma più attenuata, dove si parla di “completare il processo di autonomia differenziata giusta e cooperativa, che salvaguardi il principio di coesione nazionale e di solidarietà, la tutela dell’unità giuridica e economica; definisca i livelli essenziali delle prestazioni [LEP ndr ]concernenti i diritti civili e sociali, i fabbisogni standard” [21]

Nella ricognizione ponderata delle materie e delle competenze da trasferire e delle conseguenti ricadute – di natura politica, giuridica, economica e sociale – che questo trasferimento determina, occorre procedere con la massima attenzione. In questa prospettiva, decisivo e centrale sarà il ruolo del Parlamento, che andrà coinvolto anche preventivamente, non solo nella fase legislativa finale di approvazione (accordo M5S PD settembre 2019)

settembre 2019 Il Governo giallorosso approva la Nota di aggiornamento al DEF (Documento di Economia e Finanza)[18]- 2019, dove c’è sempre l’Autonomia differenziata, con un’aggiunta sulle disuguaglianze economiche e sociali

Nadef 2019

4 novembre 2019 l’associazione openpolis, in collaborazione con Rai Report, pubblica il Dossier “Il calcolo disuguale, la distribuzione delle risorse ai comuni per i servizi” che fa un bilancio degli effetti del federalismo fiscale per i comuni italiani, in particolare sui finanziamenti che gli enti ricevono per garantire servizi sul territorio [22]

Due infografiche dal dossier openpolis Il calcolo disuguale

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novembre 2019 Il ministro degli Affari regionali del Conte 2, Francesco Boccia, annuncia che porterà la Legge quadro sull’Autonomia in Consiglio dei ministri [23].

Dal sito del PD Veneto

“Spero che tutte le Regioni facciano domanda per l’autonomia differenziata. Serve una cornice unica nazionale e poi diversi livelli regionali da sottoporre al voto del Parlamento, dopo trattative mi auguro non con ogni singola Regione, ma con il tavolo della Conferenza delle Regioni, perché il tema riguarda tutte le Regioni, per aver un via libera, prima del Parlamento, cui toccherà l’ultima parola” Ministro Boccia (dal resoconto sul sito della Regione Emilia Romagna dopo incontro 26 settembre 2019)

Molto critico nei confronti della proposta Boccia il Costituzionalista Massimo Villone, che si chiede [24] se questa garantisca una distribuzione più equilibrata delle risorse, in particolare tra nord e sud, “in settori cruciali come istruzione, sanità, trasporti e comunicazioni, servizi sociali” La risposta è no. “Non bastano a tal fine i Lep [Livelli Essenziali di Prestazione NDR], e la perequazione infrastrutturale come è prevista”. E tra le varie obiezioni, quella che si ripropone dall’inizio della vicenda Autonomia Differenziata fino a oggi è che il tema meriterebbe “un dibattito senza rete” nell'”unico luogo appropriato è l’aula parlamentare”. Mentre anche la proposta Boccia punta “alla sede ristretta delle commissioni e per di più per un parere mai vincolante, e persino solo eventuale”.[25]

«La proposta non è condivisa con il Parlamento, il governo e Boccia si fermino su questa assurda proposta di presentare un emendamento sull’autonomia differenziata in legge di bilancio». Così Luigi Gallo, Presidente della Commissione Cultura del Movimento 5 Stelle della Camera replica al ministro Boccia che in audizione – racconta Gallo – aveva annunciato l’intenzione di voler inserire
la legge quadro sulle autonomie in legge di bilancio senza discuterla in Parlamento. «Nessun blitz verrà accettato», ribadisce l’esponente M5s.

Il Sole 24 ore 29 novembre 2019

Febbraio 2020 scoppia la pandemia Covid 19 in Italia, che evidenzia molte criticità che dovrebbero portare a un ripensamento della stessa riforma del Titolo V: dalla gestione della sanità – nel sud al di sotto delle minime necessità, nel nord massimamente privatizzata con la mancanza di strutture adeguate all’emergenza – al continuo rimpallo tra il governo Conte 2 e le Regioni, in particolare le più colpite, Lombardia in testa, nelle decisioni delle misure da adottare.

settembre 2020 l’autonomia continua a essere presente nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2020 [18] del Governo giallo rosa (senza precisazioni)

Nadef 2020

31 dicembre 2020 Nella conferenza stampa di fine anno il Presidente del Consiglio Conte ribadisce che tra gli obiettivi del Governo c’è l’autonomia regionale differenziata.

13 febbraio 2021 Con l’insediamento del Governo Draghi è nominata Ministra per gli affari regionali e le autonomie Maria Stella Gelmini (Forza Italia).

Carteinregola ha aderito alla manifestazione contro la guerra di sabato 26 febbraio a Piazza Santi Apostoli Roma

26 maggio 2021 Si tiene l’audizione di Maria Stella Gelmini presso la Commissione bicamerale per il federalismo fiscale, dove la Ministra rilancia il regionalismo differenziato [26] L’intenzione è ripartire dalla proposta dell’ex ministro Boccia di legge quadro.

29 settembre 2021 nella prima bozza della Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Nadef) 2021 pubblicata dal Quotidiano della Sanità, l’autonomia differenziata non è presente nell’elenco dei DDL Collegati. Ma nel giro di poche ore il Governo Draghi – riferisce Il Fatto Quotidiano per le pressioni della Lega [27] – inserisce di nuovo al primo punto il “DDL “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’articolo 116, comma 3, Cost.” La testata web pubblicherà una lettera che segnala la discrepanza tra i due documenti

Da quotidianosanita.it

8 ottobre 2021 un manipolo di senatori, in testa Gregorio De Falco e Saverio De Bonis (Gruppo misto) diffonde un comunicato in cui si chiede alla maggioranza di sottoscrivere un emendamento per stralciare il punto sull’autonomia differenziata dal collegato alla manovra di bilancio. L’emendamento viene bocciato

25 ottobre 2021 Webinar Autonomia regionale differenziata, la fine dell’uguaglianza e della solidarietà nazionale?

31 ottobre assemblea nazionale Coordinamento NO AD

7 dicembre comunicato del coordinamento NO AD [28]

15 dicembre 2021 Bologna consegna delle firme della Petizione popolare dell’Emilia Romagna che ha chiesto il ritiro dell’Accordo Stato Regione del 2018

17 dicembre 2021 Roma sala Nassirya del senato, Conferenza stampa  – Il silenzioso avanzare dell’Autonomia differenziata – per il lancio del presidio (evento organizzato dal senatore Gregorio de Falco) Contestuale invio di una Lettera ai parlamentari in cui si chiede espressamente che “il Parlamento avvii un ampio dibattito che coinvolga, oltre ai diversi livelli istituzionali (a partire dai Comuni), tutta la società civile nelle sue forme di rappresentanza e adotti un atto di indirizzo, perché il disegno di legge sull’Autonomia differenziata non sia più collegato alla legge di Bilancio, in modo che sia possibile discutere e deliberare per riconsiderare questa materia in modo approfondito.

Il 21 dicembre dalle 14 alle 18,30 in piazza Santi Apostoli a Roma si tiene un Presidio, promosso e sostenuto anche da Carteinregola, per il ritiro dell’Autonomia differenziata dal collegato al bilancio. [29]

23/12/2021 – Nella conferenza stampa di fine anno il presidente del Veneto Zaia rimarca che “L’autonomia non esce dall’agenda del Veneto, resta tra i primi punti anche per il 2022. Il lavoro non si ferma, e nemmeno il dialogo con il governo” aggiungendo che ‘’si va nella direzione di una legge quadrio che a gennaio potrebbe arrivare in Parlamento se si troverà l’accordo’’. Zaia chiarisce come il Veneto abbia chiesto chiarezza sulla norma finanziaria con una tassa di scopo da dedicare alle regioni più in difficoltà e si dipsiace che “l”Autonomia è però rimasta fuori dai temi toccati dal premier Mario Draghi nella conferenza di fine anno. Rischia di essere un’occasione mancata per il governo” (> vai all’intervista su Antenna 3 Servizio di Francesca Bozza)

30 dicembre 2021 Il 22 dicembre inizia l’esame della Legge di Bilancio 2022, approvato definitivamente il 30 dicembre 2021 [30] Alcuni commi, a partire dal 159, introducono i LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) [31], “costituiti dagli interventi, dai servizi, dalle attività e dalle pre- stazioni integrate che la Repubblica assicura, sulla base di quanto previsto dall’ar- ticolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e i criteri indicati agli articoli 1 e 2 della legge 8 novembre 2000, n. 328 [31], con carattere di universalità su tutto il territorio nazionale per garantire qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e di vulnerabilità”, si tratta di un adempimento previsto da anni, che potrebbe anche essere stato inserito in vista dell’ introduzione dell’autonomia regionale differenziata. Tuttavia l’introduzione dei LEPS nella legge di bilancio è solo un primo passo – in realtà una “scatola vuota” – rispetto alla definizione e all’attuazione dei LEPS stessi, che prevedono un lungo percorso che comprende la “programmazione, il coordinamento e la realizzazione dell’offerta integrata dei LEPS sul territorio“e molto altro, percorso che non ne garantisce affatto l’effettiva adozione, soprattutto prima dell’approvazione dell’autonomia differenziata [31]

31 gennaio webinar 2022 L’ITALIA NON SI TAGLIA – Autonomia Differenziata: cosa succede alla scuola a cura di Carteinregola e ANPI San Lorenzo (> vai al video e alla presentazione)

11 gennaio 2022 Intervista del Mattino di Padova del Ministro Maria Stella Gelmini – Alla domanda se il Governo affronterà a breve l’autonomia differenziata risponde: “per quanto mi riguarda non ci siamo mai fermati e abbiamo voluto indicare il disegno di legge quadro sull’autonomia differenziata come collegato alla legge di bilancio, portando avanti in questi ultimi mesi una proficua interlocuzione con le Regioni e in particolare con il Veneto”. Alla domanda su che tipo di intesa si stia costruendo: “lavoriamo dsu due binari paralleli: da un lato c’è la legge quadro, propedeutica a qualsiasi accordo; dall’altro c’è il confronto con le singole Regioni che avevano già avviato la richiesta di maggiori forme di autonomia. Questo ci consentirà di procedere spediti una volta approvata la legge, senza dover ricominciare l’iter in quelle regioni in cui si è già avviata una trattativa”. Una domanda sul quando: ” Il testo è sostanzialmente pronto e contiamo di portarlo entro gennaio in Consiglio dei Ministri”: dopo di chè toccherà al Parlamento stabilirne la calendarizzazione, tenendo conto che si tratta di un collegato alla finanziaria” (…)

18 febbraio 2022 Conferenza stampa congiunta dei presidenti del Veneto Zaia e dell’Emilia Romagna Bonaccini, con al centro il tema dell’autonomia, nella quale Zaia precisa che “Siamo alle battute finali e attendiamo una risposta dal Governo. Il tema sarà assolutamente cruciale e premiale nelle prossime settimane. Siamo in attesa. Draghi batta un colpo»”. (Il Mattino di Padova)

22 febbraio 2022 L’Italia non si taglia- Autonomia Differenziata: cosa succede alla sanità a cura di Carteinregola e ANPI San Lorenzo ( > vai al video e alla presentazione)

5 marzo 2022 L’Agenzia Dire diffonde un’intervista al Sindaco di Bologna Matteo Lepore che, dichiara: “Io non sono d’accordo con l’autonomia differenziata: dopo il Covid la sanità pubblica nazionale deve essere la priorità e invece vedo troppa confusione politica e istituzionale. Occorre che ognuno torni a fare il proprio compito: la Costituzione italiana è molto chiara; abbiamo già tanto da fare così, e bisogna farle bene“. [32]

6 aprile 2022 Il Governo approva il DEF Documento di economia e finanza, che viene trasmesso al Parlamento il 7 aprile: al primo posto, c’è ancora l’autonomia differenziata

7 aprile 2022 La Sezione centrale per il controllo sulla gestione della Corte dei conti ha pubblicato la relazione sulla “Gestione delle risorse nel periodo 2013 – 2018 correlate all’attuazione dell’autonomia differenziata con particolare riguardo alle politiche del lavoro, della formazione e istruzione”, approvata con Delibera n. 4/2022/G. Il documento, , si è focalizzato sulla gestione delle risorse finanziarie correlate alle funzioni oggetto del processo di attuazione dell’autonomia differenziata, in applicazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione e della legge di stabilità per il 2014. scarica Delibera n. 4/2022/G [1,42 MB PDF]

19 aprile 2022 la I Commissione Affari costituzionali della Camera, in sede referente, approva il testo di una riforma costituzionale che modifica l’ordinamento e i poteri di Roma Capitale. I due articoli della riforma costituzionale attribuiscono alla Capitale d’Italia anche poteri di livello legislativo: il primo articolo prevede che all’articolo 114 della Costituzione sia aggiunto un comma, in cui si afferma che “Roma Capitale dispone di poteri legislativi definiti nelle materie di cui all’articolo 117, terzo e quarto comma”, quelle di competenza esclusiva appunto delle Regioni e quelle di competenza concorrente tra Stato e Regioni “esclusa la tutela della salute e le altre materie stabilite d’intesa con la Regione Lazio e lo Stato“. (> vai alla pagina)

10 maggio 2022 L’Italia non si taglia- Autonomia Differenziata: cosa succede alla Tutela dei Beni culturali e del Paesaggio a cura di Carteinregola e ANPI San Lorenzo(> vai alla pagina)

23 maggio 2022 Il Sindaco di Roma Gualtieri interviene alla Commissione capitolina su progetti di legge e tavoli per la riforma dell’ordinamento della Capitale (> Vedi Continua il percorso dei nuovi poteri a Roma Capitale, senza alcun dibattito con la città)

31 maggio 2022 presentate due proposte di legge costituzionale che prevedono la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione, frutto della ‘riforma’ del 2001, al Senato (AS 2618) dal senatore Gregorio De Falco con i cofirmatari Fattori, Cataldo, Granato, Nugnes e alla Camera dal gruppo Manifesta (Suriano, Benedetti, Ehm, Sarli).

8 giugno 2022 Il Fatto Quotidiano in un articolo anticipa i contenuti della Legge quadro che la Ministra Gelmini vuole portare in CDM https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/06/08/regioni-ecco-il-ddl-gelmini-per-la-secessione-dei-ricchi/6619153/

14 giugno 2022 Articolo 21 pubblica la lettera inviata dalla Presidente di Carteinregola e dalla portavoce del tavolo NO AD che chiede aiuto per portare a conoscenza dell’opinione pubblica quanto sta avvenendo all’insaputa dei cittadini italiani. (> Vai alla lettera)

15 giugno 2022 Il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna al Question time illustra tre principi per il ddl sull’autonomia differenziata: finanziamento dei LEP, abbandono della spesa storica e coinvolgimento del Parlamento, utilizzando una frase di don Milani: “Non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali”. (> vai al resoconto sul sito del Governo)

15 giugno 2022 Il tavolo NO AD diffonde un comunicato che annuncia un presidio il 22 giugno a Roma durante l’incontro tra Mariastella Gelmini e i presidenti di regione e un’assemblea online per il giorno 24 giugno – dalle ore 18 alle ore 21 – per discutere quali iniziative prendere (> vai alla Dichiarazione del Tavolo per il NO all’Autonomia Differenziata)

16 giugno 2022 un gruppo di costituzionalisti, prima firma Massimo Villone emerito di diritto costituzionale e presidente del Coordinamento per la democrazia costituzionale presenta un disegno di legge di iniziativa popolare per modificare gli articoli 116 3 comma e 117 della Costituzione (> vai al video della conferenza stampa al Senato)

Prendono posizione contro l’AD la senatrice di Cal (Costituzione Ambiente Lavoro), Virginia La Mura: “Sostengo la lotta che i comitati italiani contro l’autonomia differenziata stanno promuovendo contro la bozza della ministra Gelmini. Non sono stereotipi le critiche trasversali che stanno arrivando ma l’unico ed effettivo argine alla deriva territoriale e costituzionale a cui siamo esposti, soprattutto al Sud” e Saverio De Bonis (FI) “… La legittima aspirazione di alcune regioni a ottenere maggiore autonomia nella gestione delle competenze non può trasformarsi in un’arma per acuire i divari territoriali che da decenni affliggono il nostro paese

22 giugno 2022 la Ministra Gelmini incontra i Presidenti di Regione Zaia Fontana e Bonaccini, insieme a Eugenio Giani (Pres. Toscana, csx PD ), Alberto Cirio (Pres. Piemonte cdx FI ), Giovanni Toti (Pres. Liguria cdx Cambiamo!) Presente anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga (Pres. Lega Noi con Salvini cdx Friuli Venezia Giulia) (> leggi il comunicato italpress)

22 giugno 2022 il Tavolo dei Comitati Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei diritti  organizza un presidio per il ritiro del DDL Gelmini sull’Autonomia Differenziata a Roma, sotto la sede del Dipartimento degli affari regionali e un’assemblea online il giorno 24 giugno – dalle ore 18 alle ore 21 (> vai alla pagina con i comunicati e i video del presidio e dell’assemblea)

25 giugno 2022 presentato in Corte di Cassazione il DDL costituzionale di iniziativa popolare per la riforma del Titolo V, promosso dal CDC e da diversi costituzionalisti. Scarica DDL costituzionale iniziativa popolare riforma Titolo V   Scarica Nota illustrativa DDL costituzionale riforma Titolo V  

27 giugno 2022 – Webinar l’Italia non si taglia, cosa succede al Governo del Territorio e alla Protezione civile (> Vai alla pagina con il video)

29 giugno 2022 – conferenza stampa di Pier Luigi Bersani e Vasco Errani, parlamentari di Articolo Uno ed ex presidenti dell’Emilia-Romagna, e di Federico Conte, di presentazione della lettera Autonomia differenziata, così non va, in cui i parlamntari si chiedono : “si tratta di un testo condiviso dal Governo nel suo complesso o di un impegno elettorale di una parte di esso? Qui sono in gioco l’unità sostanziale dell’ordinamento democratico e i diritti fondamentali dei cittadini: come può il Parlamento non esser preoccupato rispetto ad un confronto che sembra chiudersi prima ancora di esser stato aperto?” (> leggi la lettera) (> guarda la conferenza stampa)

inizio luglio 2022 La Giunta regionale del Lazio approvata una memoria che prevede l’iter per la “devoluzione”, cioè il passaggio di poteri decisionali su otto macroaree di intervento dalla Regione alla Capitale, in piena estate, alla totale insaputa dei cittadini e in assenza di un qualsiasi dibattito con le realtà civiche e sociali. Carteinregola e altre associazioni scrivono a Zingaretti e Gualtieri (> Leggi l’articolo e la lettera del 14 luglio)

4 luglio 2022 Forte presa di posizione contro l’AD dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani Italiani (> leggi l’articoloANPI: “Il Ddl sull’autonomia differenziata annunciato dal Ministro Gelmini non rispetta la Costituzione”)

12 luglio 2022la Commissione bicamerale per le Questioni Regionali, alla presenza di una dozzina di parlamentari, approva il documento “a conclusione dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzioneal vaglio della Commissione da oltre un anno e mezzo; da quanto riferito da alcune fonti parlamentari il testo non prevede la propedeuticità nè dell’individuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, nè dei Fabbisogni Standard, nè di alcuna perequazione infrastrutturale per la concessione di maggiori forme di autonomia a eventuali regioni richiedenti. (> Vai al comunicato dei comitati NO AD) (> > vai al resoconto sul sito della Camerascarica il resoconto)

Agosto- settembre 2022 elezioni politiche – i Comitati contro qualunque autonomia differenziata chiedono agli elettori di farsi parte attiva nel chiedere conto ai candidati quali posizioni abbiano in merito (vedi Cari elettori, chiedete ai candidati cosa pensano dell’Autonomia Differenziata) Carteinregola sottopone ai candidati del Lazio 5 domande, la prima delle quali riguarda l’Autonomia Differenziata (vai alla pagina con le domande – vai a 5 domande – Le risposte (Vedi anche Autonomia differenziata nei programmi elettorali delle politiche 2022 a cura di Carteinregola)

16 Ottobre 2022 Approda in Commissione del Consiglio Regionale del Lazio La Proposta di Legge regionale n. 346 del 10 ottobre 2022, concernente: “Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2022 e modificazioni di leggi regionali” che contiene le “DISPOSIZIONI IN MATERIA DI GOVERNO DEL TERRITORIO E POLITICHE PER LA CASA” con l’ “Attribuzione di funzioni a Roma Capitale in materia di governo del territorio e di pianificazione urbanistico-edilizia“, con la quale si intende procedere alla devoluzione di alcuni poteri oggi di competenza regionale al Comune di Roma (vedi Ecco la Proposta di Legge della Regione Lazio per passare alla Capitale i poteri per l’urbanistica)

22 ottobre 2022 con l’insediamento del nuovo Governo di centro destra guidato da Giorgia Meloni, è nominato Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli della Lega per Salvini

29 ottobre 2022 Piero Fassino dichiara in un’intervista che l’Autonomia differenziata è sempre stato tema del centrosinistra

3 novembre 2022 la testata Roars pubblica una bozza del disegno di “legge di attuazione” dell’autonomia differenziata, destinato ad accelerare il progetto di regionalizzazione, che secondo la redazione è stata condivisa privatamente con i presidenti di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna (non c’è traccia di tale documentazione sui siti istituzionali), che continua ad affidare al Parlamento la sola ratifica e soprattutto a mantenere il criterio della spesa storica, salvo alcune materie, per cui si fa riferimento alla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), da attuare entro tempi stabiliti.

9 novembre 2022 Il Consiglio Regionale del Lazio approva il collegato alla legge di stabilità 2022 con le norme che riguardano l’urbanistica “con la finalità di semplificare e velocizzare le procedure, vengono attribuite a Roma Capitale nuove competenze in materia di pianificazione e sulla valutazione ambientale strategica“.

15 novembre 2022 Nel convegno per il suo decennale Carteinregola illustra una serie di richieste rivolte a vari livelli amministrativi: sul tema della governance, a Governo e Parlamento chiede di interrompere il percorso avviato sull’autonomia regionale differenziata e di  rimettere mano alle modifiche introdotte dalla Riforma del Titolo V della Costituzione, eliminando le previsioni di attribuzione alle Regioni delle competenze sulle materie a legislazione concorrente e di esclusiva potestà statale; alla Regione Lazio chiede di abbandonare la richiesta già avanzata  al Governo nel 2018 di potestà legislative su lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, governo del territorio, rapporti internazionali e con l’Unione europea, e di impegnarsi a non chiedere ulteriori materie (> vai a Autonomia regionale differenziata: le richieste di Carteinregola alla politica 2022)

16 novembre 2022 In un’intervista a Il fatto quotidiano Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera di Fratelli d’Italia, precisa che le due riforme – autonomia differenziata e presidenzialismo – devono essere approvate con le stesse tempistiche: “Valuterà la presidente del Consiglio e il Consiglio dei ministri, ma faccio notare che quella sull’autonomia è una legge ordinaria (quindi con tempi più veloci), mentre quella in senso presidenziale è una riforma costituzionale, quindi con tempi più lunghi”. “Escludo categoricamente che la presidente del Consiglio metta la testa su uno solo dei due dossier: lo farà contemporaneamente e poi farà una scelta consapevole”

19 novembre 2022 il segretario del Partito demcoratico Enrico Letta nel discorso di apertura dell’Assemblea nazionale del PD dichiara: “.. Sono passate poche settimane e già viene presentato il grande pasticcio istituzionale che la destra vuole rifilare al paese, somma di autonomia differenziata più presidenzialismo, regionalismo sovranista più presidenzialismo, che ieri è stato raccontato in modo veramente pasticciato come una bandiera identitaria, l’ennesima, in cui mettono insieme le due bandiere identitarie , la bandiera identitaria del regionalismo sovranista leghista e la bandiera identitaria presidenzialista di FdI. noi non consentiremo, lo dico da subito, la nostra opposizione a questo pasticcio istituzionale che tenta di stravolgere la costituzione, di modificarla e di rendere la costituzione ingestibile, ci troverà contrari, fortemente contrari, la nostra difesa della costituzione e dei principi della costituzione e la nostra difesa dell’unità dei territori del nostro paese, diventa uno degli elementi fondamentali del nostro lavoro…

(IN PROGRESS – ULTIMO AGGIORNAMENTO 20 NOVEMBRE 2022)

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. Articolo 5 Costituzione Italiana

PER OSSERVAZIONI E PRECISAZIONI: laboratoriocarteinregola@gmail.com

vedi anche

Autonomia regionale differenziata: il coraggio di un partito si vede dalla capacità di cambiare strada

Autonomia regionale differenziata: il coraggio di un partito si vede dalla capacità di cambiare strada -19 Novembre 2022Continua#

MATERIALI

(Da ROARS.IT 12 febbraio 2019)    Regionalismo differenziato: l’antefatto e i suoi protagonisti (Redazione ROARS 12 Febbraio 2019)

Documento  del  Servizio Studi della Camera dei Deputati: L’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario 30 gennaio 2019 (scarica PDFcamera Autonomia differenziata Accordi preliminari con le Regioni1104705

.Focus Le iniziative regionali per l’attivazione di particolari forme di autonomiahttps://temi.camera.it/leg18/post/pl18_le_iniziative_regionali_per_l_attivazione_di_ulteriori_forme_di_autonomia

Dossier Senato della Repubblica – Servizio Studi
IL REGIONALISMO DIFFERENZIATO CON PARTICOLARE RIFERIMENO ALLE INIZIATIVE DI EMILIA- ROMAGNA, LOMBARDIA E VENETO n°1057305 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/1057305/index.html

Senato della Repubblica – Servizio Studi
Il regionalismo differenziato e gli accordi preliminari con le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto n °1067303

Vedi anche :

Il VIDEO del webinar del 25 ottobre 2020 : Autonomia regionale differenziata, la fine dell’uguaglianza e della solidarietà nazionale? con Gianfranco Viesti (autore del libro Verso la secessione dei ricchi – Autonomie Regionali e Unità Nazionale*),   Vincenzo Smaldore di openpolis (autore delle inchieste  Il calcolo disuguale**) Giancarlo Storto (curatore del libro Territorio senza governo – tra Stato e regioni: a 50 anni dall’istituzione delle regioni), Anna Falcone, avvocata e attivista, sen. Gregorio De Falco (Gruppo misto), Marina Boscaino portavoce nazionale Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti.

I Governi cambiano, l’autonomia differenziata va avanti, nel silenzio generale 8 ottobre 2021

il webinar di presentazione del libro Territorio senza governo – tra Stato e regioni: a 50 anni dall’istituzione delle regioni  maggio 2021

Si va avanti con l’autonomia regionale differenziata a dispetto dei fallimenti rivelati dalla pandemia-4 Gennaio 2021Continua#
I programmi elettorali del 2018 del M5S e del PD su: autonomia regionale differenziata4 Settembre 2019Continua#
A giorni si compirà l’ “autonomia differenziata” di alcune Regioni ricche dal resto del Paese, una sorta di “secessione dei ricchi”. -12 Febbraio 2019Continua#

VEDI ANCHE

Micromega, 21 dicembre 2021 Scuola, tempo di bilanci e prospettive: per un 2022 all’insegna della mobilitazione Dietro l’autonomia differenziata si nasconde la possibilità di trasformare tutto ciò che è pubblico in privato. Scuola compresa. La strada è una sola: la mobilitazione. di Marina Boscaino

Pancho Pardi: l’autonomia regionale, insieme alle autonomie locali, è già in Costituzione (Art.5) Perché deve essere differenziata? 16 dicembre 2021

L’autonomia differenziata e la Prussia in Italia temuta da Piersanti Mattarella di Andrea Del Monaco esen. Gregorio De Falco da Huffington Post 16 dicembre 2021

Torna l’autonomia differenziata: così il governo Draghi rischia di allargare il divario Nord – Sud del senatore Gregorio De Falcoe Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei Da Fanpage 29 novembre 2021

Vai alla petizione No all’attuazione del “regionalismo differenziato” in Lombardia

Il Manifesto 2 novembre 2021 Autonomia differenziata, ambiguità e silenzi di governo di Massimo Villone

il video dell’assemblea nazionale di Noad Comitati contro qualunque autonomia differenziata che si è svolta il 31 ottobre a Roma.

(Il Manifesto 9 ottobre 2021) Lo scambio politico resuscita il morto che cammina Autonomia differenziata. Le polemiche a partire dai pre-accordi tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna e il governo Gentiloni, e poi la pandemia, hanno messo in luce un paese assai più frammentato e diviso di quanto molti fossero consapevoli – di Massimo Villone (LEGGI L’ARTICOLO)

novembre 2019 Report, Raitre Divorzio all’Italiana In Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna vive il 30% della popolazione italiana. Ma si produce il 40% del Pil. Oggi le tre regioni chiedono una maggiore autonomia per gestire 16 miliardi di spesa pubblica in più. Per alcuni garantirà maggiore efficienza nella spesa pubblica. Per altri è una secessione dei ricchi, che produrrà un impoverimento del Mezzogiorno. Chi ci guadagna e chi ci perde dall’autonomia differenziata? Nell’inchiesta saranno presentati i dati raccolti nel dossier “Il calcolo disuguale. La distribuzione delle risorse ai comuni per i servizi”, elaborato da Openpolis in collaborazione con Report. https://www.raiplay.it/video/2019/11/divorzio-allitaliana—04112019-3e9e51ad-822b-40c8-b0a9-89f833e68e6f.html

NOTE

[1] vedi Verso la secessione dei ricchi – Autonomie Regionali e Unità Nazionale di Gianfranco Viesti Edizione digitale gennaio 2019 Proprietà letteraria riservata Gius. Laterza & Figli Spa, Bari-Roma – Nota dell’editore del 2019: Questa pubblicazione è gratuita e fornita esclusivamente in versione digitale perché il tema delle autonomie regionali è passibili di forti cambiamenti in breve torno di tempo. D’intesa con l’Autore è possibile che il testo venga aggiornato e che, in futuro, possa essere base per una pubblicazione ordinaria sia in digitale sia su supporto cartaceo.scarica il libro Viesti Verso la seccessione dei ricchi autonomia differenziata

[2] Legge 15 marzo 1997, n. 59 “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”

[3] DECRETO LEGISLATIVO 23 dicembre 1997, n. 469  Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell’articolo 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

[4] Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59″

[5] Costituzione Italiana Articolo 116 (…) comma 3. Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

[6] dal Dossier delSenato della Repubblica e Camera dei Deputati, “Il regionalismo differenziato, con particolare riferimento alle iniziative di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto”, Dossier XVII Legislatura, novembre 2017.

  • Toscana (2003): il primo tentativo di conseguire l’intesa prevista dal terzo comma dell’art. 116 è della regione Toscana con una proposta di delibera (la n.1237) recante “autonomia speciale nel settore dei beni culturali e paesaggistici”. Il CAL Toscana ha espresso su tale proposta parere favorevole, recependo le indicazioni emerse dalla consultazione degli enti locali il 23 maggio 2003. La procedura non ha avuto ulteriore seguito.
  • Lombardia (2006/2007): a conclusione di un’intensa attività istruttoria avviata a partire da luglio dell’anno prima, il Consiglio regionale nel 2007 adotta atti di indirizzo (una risoluzione il 3 aprile 2007 e una mozione il 10 luglio) con l’obiettivo di impegnare la Giunta ad avviare un confronto con il Governo per giungere ad un’intesa ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione riguardante determinate materie(13) . Come comunicato dal Presidente della Giunta regionale al Consiglio regionale, il 30 ottobre 2007 ha preso avvio il confronto fra la regione ed il Governo, con l’obiettivo di pervenire alla redazione di un documento finale condiviso. La procedura non ha avuto ulteriore seguito.
  • Veneto (2006/2007): con deliberazione di Giunta, è stato approvato l’avvio del percorso per il riconoscimento di “ulteriori forme e condizioni di autonomia” alla regione del Veneto, a partire dall’individuazione da parte della Giunta di una piattaforma di proposte su cui aprire il confronto con lo Stato. La Giunta ha approvato, quindi, un documento con le proposte da avanzare per il raggiungimento di un’autonomia differenziata (il documento è stato poi successivamente integrato). Nel mese di novembre 2007 si sono svolte le consultazioni degli enti locali e delle categorie territoriali interessate, con esito favorevole al proseguimento del percorso avviato dalla Giunta regionale. Il Consiglio regionale, a dicembre 2007, ha approvato a larghissima maggioranza un documento contenente le materie(14) su cui avviare le trattative con il Governo. Contestualmente il Consiglio ha conferito mandato al Presidente della regione di attivare negoziazioni con lo Stato. La procedura non ha avuto ulteriore seguito.
  • Piemonte (2008): il Consiglio regionale ha adottato una deliberazione per l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, ai fini del riconoscimento di un’autonomia differenziata della regione. Nella deliberazione: si approvava un documento di indirizzo per l’avvio del procedimento di individuazione di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” in determinate materie(15) ; si dava mandato al Presidente della Giunta regionale di negoziare con il Governo, in armonia con il principio di leale collaborazione, la definizione di un’intesa ai sensi dell’articolo 116, comma terzo; si impegnava la Giunta regionale ad assicurare forme e modalità adeguate di coinvolgimento degli enti locali, ai sensi dell’articolo 116, comma terzo. La procedura non ha avuto ulteriore seguito.

[7] Il Quesito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche alla Parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?”.
Legge costituzionale “Modifiche alla Parte II della Costituzione” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005 in formato .pdf 50 kb

[8] Legge n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione; sintesi a cura della Scuola nazionale di Amministrazione https://sna.gov.it/ scarica Guida_completa legge 42-2009 federalismo fiscale

Prima della legge i trasferimenti che gli enti territoriali ricevevano dallo stato venivano distribuiti sulla base dei decreti Stammati del 1977 (decreto legge 2/1977 e decreto legge 946/1977). Oltre a limitare l’indebitamento degli enti e a vietare nuove assunzioni, i decreti hanno introdotto il principio della spesa storica e della sostituzione delle entrate proprie degli enti. Un criterio secondo cui le risorse destinate a regioni, province e comuni venivano stimate in misura pari alla spesa sostenuta dall’ente in quell’epoca, trasferimenti che sono stati aumentati o diminuiti con percentuali fisse per tutti gli enti, sulla base degli andamenti economici che si sono verificati nel corso degli anni trascorsi (da opencivitas: I criteri per finanziare i comuni, dalla spesa storica ai fabbisogni standard)

Al di là del riferimento al gettito fiscale, definire i fabbisogni standard per quantificare i costi dei servizi pubblici è certamente opportuno. Il passaggio da un sistema di finanziamento basato sulla spesa storica ad uno basato su parametri oggettivi di fabbisogno è tuttavia assai complesso. Non solo tecnicamente; ma perché esso richiede un’azione politica di mediazione degli interessi delle diverse comunità coinvolte. L’uso di diversi indicatori tecnici può infatti produrre esiti assai differenti. Le esperienze del nostro paese lo in- dicano chiaramente: i criteri di ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale, che contrariamente a quanto originariamente previsto dalla legge 662/96 sono stati poi principalmente basati solo su una quota capitaria corretta per l’età; i fabbisogni standard dei Comuni, che sono rimasti molto vicini ai valori della spesa storica; i nuovi criteri, dal 2008 in poi, di riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università, che sono discrezionalmente variati tutti gli anni” (G. Viesti cit)

[8] La legge 15/2014 prevede sui seguenti 5 quesiti: 1) “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”; 2) “Vuoi che una percentuale non inferiore all’ottanta per cento dei tributi pagati annualmente dai cittadini veneti all’amministrazione centrale venga utilizzata nel territorio regionale in termini di beni e servizi?”; 3) “Vuoi che la Regione mantenga almeno l’ottanta per cento dei tributi riscossi nel territorio regionale?”; 4) “Vuoi che il gettito derivante dalle fonti di finanzia- mento della Regione non sia soggetto a vincoli di de- stinazione?”; 5) “Vuoi che la Regione del Veneto di- venti una regione a statuto speciale?”.

[9]Corte Costituzionale sentenza 118 del giugno 2015 “… i quesiti in esame profilano alterazioni stabili e profonde degli equilibri della finanza pubblica, incidendo così sui legami di solidarietà tra la popolazione regionale e il resto della Repubblica. […] investono in pieno […] alcuni elementi strutturali del sistema nazionale di programmazione finanziaria, indispensabili a garantire la coesione e la solidarietà all’interno della Repubblica, nonché l’unità giuridica ed economica di quest’ultima”. scarica la sentenza

[10] Sentenza Corte Costituzionale https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2016&numero=69

[11] Articolo 119 Costituzione Italiana

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione [53 c.2] e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.

La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

(…)

[12] Con la Deliberazione n. X/1645 è stata approvata la Risoluzione 97 che fornisce al Presidente della Regione gli indirizzi a cui attenersi durante l’iter istituzionale, indicando gli ambiti di materie prioritari sui quali condurre il confronto per una maggiore autonomia della Lombardia. La Risoluzione è stata votata a larga maggioranza dal Consiglio Regionale, con 67 voti a favore, 1 astenuto e 4 contrari. scarica la risoluzione

Vedi infografiche sul sito della Regione Lombardia sull’autonomia

[13] vedi Bur n. 113 del 20 novembre 2017 Deliberazione del Consiglio Regionale n. 155 del 15 novembre 2017 Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell’articolo 121 della Costituzione dal titolo: “Iniziativa regionale contenente, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, della legge regionale 19 giugno 2014, n. 15, percorsi e contenuti per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione del Veneto, in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione” d’iniziativa della Giunta Regionale del Veneto. (Progetto di legge statale n. 43).Scarica versione stampabile Deliberazione del Consiglio Regionale

[14] Vedi anche: Ministero affari regionali Autonomia differenziata: Accordi preliminari con le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto

[15] vedi i I programmi elettorali del 2018 del M5S e del PD su: autonomia regionale differenziata

 Il programma M5S delle politiche 2018

scarica PROGRAMMA M5S 2018 Affari-Costituzionali

(…)

Un decentramento migliore Obiettivi Riforma Art. 117 della Costituzione

Difendiamo l’impostazione della Costituzione del 1948 che, con riguardo all’organizzazione dei diversi livelli di governo in cui si articola l’organizzazione pubblica, ha stabilito che «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento» (art. 5).

Nel 2001, tuttavia, una riforma costituzionale varata dalla risicata maggioranza che sosteneva il Governo Amato, ha complicato i rapporti Stato-Regioni. Alle Regioni è stata devoluta una serie molto confusa di materie, che sono elencate nel nuovo art. 117 Cost., e così si è dato luogo a un esasperato contenzioso presso la Corte costituzionale, che da allora è stata chiamata a dirimere numerose controversie circa le rispettive competenze proprio tra lo Stato e le Regioni. Si potrebbe dunque migliorare la formulazione dell’articolo 117 Cost., per assegnare alle Regioni ben specifiche competenze legislative e lasciare il resto allo Stato.

Formazione del processo decisionale

Indipendentemente dalla riforma dell’articolo 117 della Costituzione, c’è ancora molto da fare per avvicinare le decisioni pubbliche ai cittadini. Un modo, che sembra suggerito dall’articolo 5 della Costituzione, consiste nel trasferire funzioni amministrative dallo Stato alle Regioni e poi ai Comuni. Lo Stato, infatti, deve continuare a legiferare ma non è necessario che si assuma anche la gestione dei servizi, degli uffici e del personale, che potrebbe, invece, essere assegnato alle Regioni e ai Comuni, che sono enti pubblici più direttamente controllabili dai cittadini.

Responsabilità politica e maggiore autonomia fiscale

Un altro modo per attuare il decentramento ed avvicinare i cittadini alla formazione del processo decisionale, è quello di intervenire sull’organizzazione del sistema fiscale. Oggi Regioni e Comuni spendono soldi raccolti, per lo più, dallo Stato attraverso l’imposizione fiscale, e poi redistribuiti ai livelli inferiori. Regioni e Comuni non sono dunque, per lo più, responsabili del prelievo fiscale, favorendo gli sprechi e la conseguente deresponsabilizzazione degli amministratori locali.

Proposte

Valorizzazione autonomie

Dalla ​votazione degli iscritti online in riferimento a questo tema sono emerse le seguenti linee guida​:

-intervenire per la valorizzazione delle autonomie attraverso la legislazione ordinaria senza toccare nuovamente il Titolo V della Costituzione;

-applicare le norme costituzionali vigenti trasferendo alle Regioni e agli enti locali tutte le funzioni amministrative che possono essere meglio gestite nel loro livello territoriale attraverso la legislazione ordinaria;

-trasferire alle Regioni e agli enti locali una parte delle entrate fiscali dello Stato per l’espletamento delle funzioni amministrative ad esse attribuite.

Diverso orientamento Stato-Regioni

Per quel che concerne la riforma dell’art. 117 Cost., occorre tenere in considerazione che richiederebbe l’impiego di molto tempo e di molte risorse politiche. Inoltre, ritoccare la formulazione dell’art. 117 dopo più di quindici anni di applicazione e di giurisprudenza della Corte costituzionale, rischia di complicare ulteriormente le cose. Pensiamo, quindi, che si potrebbe ​orientare la legislazione dello Stato in senso più rispettoso nei confronti delle Regioni​, anche senza una specifica riforma dell’art. 117 Cost.

Trasferimento funzioni amministrative

Ecco perché proporremo ​innovazioni che trasferiscano alle Regioni e ai Comuni funzioni amministrative oggi detenute dallo Stato​, riducendo gli apparati burocratici statali e facendo della Regione l’ente di raccordo fra lo Stato e i Comuni, nell’attuazione delle politiche pubbliche.

Il programma del Partito Democratico del 2018 scarica il Programma PD2018-programma

(pag. 16 -17) Una nuova idea del territorio, per competere

Nell’arco della prossima legislatura occorrerà costruire un nuovo patto tra i livelli di governo della Repubblica, fon- dato su un binomio inscindibile: vera autonomia in cambio di vera responsabilità. Un binomio che invece è mancato in questi venticinque anni di federalismo incompleto e confuso.

Le province devono diventare le “case dei comuni”, enti di secondo livello a cui vanno assicurate le risorse necessarie per l’esercizio delle funzioni essenziali rimaste e un adeguato livello di autonomia finanziaria e tributaria. Do- vranno diventare centri di servizi per i comuni, a partire dal ruolo di centrale unica di committenza, di autorità di regolamentazione locale per sistema idrico, rifiuti e gas, ma anche di soggetti che coordinano la partecipazione a bandi regionali, nazionali ed europei.

Sui comuni, durante i nostri governi, ci sono stati passi avanti importanti. È stato archiviato il Patto di stabilità interno, sostituito da una nuova e più flessibile regola del pareggio. È stato consentito l’utilizzo pieno degli avanzi impegnati e di circa 1 miliardo di avanzi liberi. Sono arri- vati importanti flussi di investimento statale per le no- stre periferie (2,1 miliardi di risorse, che ne hanno messe in circolo altrettanti) e per l’edilizia scolastica (circa 10 miliardi stanziati negli ultimi tre anni, di cui la metà già assegnati agli enti locali). Si è interrotta la stagione dei tagli alla spesa corrente e dei ritardi nell’approvazione dei bilanci. Sono state abolite tasse locali per 4,6 miliardi e ai comuni è stato restituito tutto fino all’ultimo centesimo. Dopo anni di blocco, si è riportato il turnover al 100% per la maggior parte degli enti. Sono stati triplicati gli incen- tivi alle fusioni dei comuni, il cui numero per la prima vol- ta dopo 60 anni è sceso sotto quota 8 mila, favorendo semplificazione, riduzione dei costi e aumento del livello di servizi. Allo stesso tempo, la legge sui piccoli comuni ha fornito le risorse per gli investimenti necessari a evitare lo spopolamento dei piccoli borghi.

I comuni vanno rafforzati, incentivandoli ad aggregarsi in ambiti territoriali omogenei (non più sulla base del solo criterio demografico), da individuare provincia per pro- vincia. Gli ambiti dovranno obbligatoriamente diventare luoghi di collaborazione tra comuni tramite unioni comu- nali che esercitino in forma associata almeno tre funzioni. Il passaggio alla fusione rimarrà volontario e soggetto a deliberazione dei consigli comunali e a referendum dei cittadini. E la politica di sostegno agli investimenti fatta in questi anni ha bisogno del suo “ultimo miglio”: possi- bilità piena di utilizzo degli avanzi di amministrazione per investimenti per comuni e province, parziale per le regioni.

Le città metropolitane, infine. In cui vivono 22 milioni di persone, e si concentra il 40% della ricchezza prodotta a li- vello nazionale, il 50% delle start up innovative e delle uni- versità, il 50% dei brevetti registrati, l’80% del consumo culturale e più di un terzo delle presenze turistiche nazio- nali. In questi loro primi anni di vita, hanno avuto difficoltà di natura economica e gestionale e sono state percepite come lontane dalle esigenze e dai bisogni dei cittadini. Per rilanciarle è necessario favorire la creazione di forum che riuniscano i rappresentanti delle parti sociali, economiche e culturali, da consultare sugli orientamenti strategici, sul modello delle città metropolitane francesi. E bisogna prevedere una fiscalità propria che potrebbe es- sere legata all’esercizio della funzione della mobilità.

[16] Il contratto di Governo Lega/M5S :  scarica 20. RIFORME ISTITUZIONALI, AUTONOMIA E DEMOCRAZIA DIRETTA CONTRATTO lega m5s riforme istituzionali pag 35
scarica contratto_governo Lega Cinquestelle

Autonomia regionale, cosa c’era nel contratto con M5S -Lega del 2018

20. RIFORME ISTITUZIONALI, AUTONOMIA E DEMOCRAZIA DIRETTA

(…)Sotto il profilo del regionalismo, l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attual- mente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà es- sere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse. Alla maggiore autonomia dovrà infat- ti accompagnarsi una maggiore responsabilità sul territorio, in termini di equo soddisfacimento dei servizi a garanzia dei propri cittadini e in termini di efficienza ed efficacia dell’azione svolta. Questo percorso di rinnovamento dell’assetto istituzionale dovrà dare sempre più forza alregionalismo applicando, regione per regione, la logica della geometria variabile che tenga conto sia delle peculiarità e delle specificità delle diverse realtà territoriali sia della solidarietà nazionale, dando spazio alle energie positive ed alle spinte propulsive espresse dalle colletti- vità locali.

Occorre garantire i trasferimenti necessari agli enti territoriali e una contestuale cessazione delle “politiche di tagli” compiute dagli ultimi Governi.
C’è ancora molto da fare per avvicinare le decisioni pubbliche ai cittadini. Un modo che sembra suggerito anche dagli articoli 5 e 118 della Costituzione, consiste nel trasferire funzioni amministrative dallo Sta- to alle Regioni e poi ai Comuni secondo il principio di sussidiarietà.

In tale ambito, si intende rilanciare anche il disegno attuativo delle disposizioni costituzionali su Roma Capitale (art. 114 Cost.) con legge dello Stato. Verrà in tale modo sancito un nuovo Patto tra la Repubblica e la sua Capitale, restituendole nuova e definitiva dignità.

Occorre inoltre utilizzare il modello dei “costi standard” per i servizi regionali e locali.

[17]vedi i punti proposti dal M5S per l’accordo con il PD agosto 2019

Il punto 6 degli impegni per il Governo del 2019. Autonomia differenziata e riforma degli enti locali.
Va completato il processo di autonomia differenziata richiesta dalle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, istituendo contemporaneamente i livelli essenziali di prestazione per tutte le altre regioni per garantire a tutti i cittadini gli stelli livelli di qualità dei servizi. Va anche avviato un serio piano di riorganizzazione degli enti locali abolendo gli enti inutili.

[18] Nella NADEF l’esecutivo effettua  un aggiornamento del quadro macroeconomico di riferimento, tendenziale e programmatico, comprensivo dei principali indicatori di finanza pubblica.

[19] Documento  del  Servizio Studi della Camera dei Deputati: L’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario 30 gennaio 2019 (scarica PDFcamera Autonomia differenziata Accordi preliminari con le Regioni1104705

[20 a] ANSA) – REGGIO CALABRIA, 31 GEN 2019

[20b] scarica IL MANIFESTO DELL’ALLEANZA TRA PROFESSIONISTI DELLA SALUTE PER UN NUOVO SSN

[20 b] scarica resoconto audizione stefani autonomie commissioni congiunte settembre 2018

[21] ACCORDO M5S PD PUNTO 20) È necessario completare il processo di autonomia differenziata giusta e cooperativa, che salvaguardi il principio di coesione nazionale e di solidarietà, la tutela dell’unità giuridica e economica; definisca i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, i fabbisogni standard; attui compiutamente l’articolo 119, quinto comma, della Costituzione, che prevede l’istituzione di un fondo di perequazione volto a garantire a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi. Ciò eviterà che questo legittimo processo riformatore possa contribuire ad aggravare il divario tra il Nord e il Sud del Paese. Nella ricognizione ponderata delle materie e delle competenze da trasferire e delle conseguenti ricadute – di natura politica, giuridica, economica e sociale – che questo trasferimento determina, occorre procedere con la massima attenzione. In questa prospettiva, decisivo e centrale sarà il ruolo del Parlamento, che andrà coinvolto anche preventivamente, non solo nella fase legislativa finale di approvazione. (…)

[22] (vai al Dossier sul sito openpolis) Scarica il dossier in versione pdf. > Vai alla puntata di Report Divorzio all’italiana del  4 novembre 2019 di Mmanuele Bonaccorsi  https://www.raiplay.it/video/2019/11/divorzio-allitaliana—04112019-3e9e51ad-822b-40c8-b0a9-89f833e68e6f.html

[23]> Vai a la bozza di legge quadro contenente i principi per l’attribuzione alle Regioni di forme e condizioni particolari di autonomia (Art. 1) e le Modalità di definizione dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) e degli obiettivi di servizio (Art. 2) dal sito Roars

[24]vediVillone: Autonomia regionale differenziata, la debole proposta del Ministro Boccia-23 Dicembre 2019Continua#

[25] vedi Roars 11 novembre 2019  la bozza “Boccia” di legge quadro contenente i principi per l’attribuzione alle Regioni di forme e condizioni particolari di autonomia (Art. 1) e le Modalità di definizione dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) e degli obiettivi di servizio (Art. 2).

[26] scarica il resoconto audizione Gelmini

[27] Il Fattto Quotidiano 2 ottobre 2021 Riesumata la secessione dei ricchi: così Draghi premia la “Lega nordista” Di Marco Palombi

[28] Vai al comunicato del Tavolo NO AD sottoscritto anche da Carteinregola Per il ritiro dell’Autonomia differenziata dal collegato al bilancio > Guarda il video della conferenza stampa del 17 dicembre sul canale web del Senato, http://www.senato.it/4316

[29] > guarda il video della diretta (inizio al minuto 35: https://fb.watch/a1XVILAEn0/

[30] LEGGE 30 dicembre 2021, n. 234  Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024. (21G00256) (GU Serie Generale n.310 del 31-12-2021 – Suppl. Ordinario n. 49) note: Entrata in vigore del provvedimento: 01/01/2022, ad eccezione delle disposizioni di cui ai commi 10, 649, 650, 651, 652, 653, 654, 655, 656, 727 e 728 dell’art. 1 che entrano in vigore il 31/12/2021.(> Vai alla legge sulla Gazzetta Ufficiale)

[31] Camera dei Deputati A.C. 3424 XVIII LEGISLATURA scarica Bilancio 2022 approvato Camera 31 dicembre 2021

Art. 1.

(Risultati differenziali. Norme in materia di entrata e di spesa e altre disposizioni. Fondi speciali)

(…)

 159. I livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) sono costituiti dagli interventi, dai servizi, dalle attività e dalle prestazioni integrate che la Repubblica assicura, sulla base di quanto previsto dall’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e in coerenza con i princìpi e i criteri indicati agli articoli 1 e 2 della legge 8 novembre 2000, n. 328, con carattere di universalità su tutto il territorio nazionale per garantire qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e di vulnerabilità.

160. Al fine di garantire la programmazione, il coordinamento e la realizzazione dell’offerta integrata dei LEPS sul territorio, nonché di concorrere alla piena attuazione degli interventi previsti dal Programma nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) nell’ambito delle politiche per l’inclusione e la coesione sociale, i LEPS sono realizzati dagli ambiti territoriali sociali (ATS) di cui all’articolo 8, comma 3, lettera a), della legge 8 novembre 2000, n. 328*, che costituiscono la sede necessaria nella quale programmare, coordinare, realizzare e gestire gli interventi, i servizi e le attività utili al raggiungimento dei LEPS medesimi, fermo restando quanto previsto dall’articolo 23 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147.

161. Mediante apposita intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, su iniziativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dell’economia e delle finanze, si provvede alla definizione delle linee guida per l’attuazione, ai sensi dell’articolo 4 della legge 8 novembre 2000, n. 328, degli interventi di cui ai commi da 159 a 171 e per l’adozione di atti di programmazione integrata, garantendo l’omo- geneità del modello organizzativo degli ATS e la ripartizione delle risorse assegnate dallo Stato per il finanziamento dei LEPS

(si riferiscono a provvedimenti per il sociale anche gli articoli successivi)

169. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto col Ministro dell’economia e delle finanze, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, sono definiti i LEPS, negli altri ambiti del sociale diversi dalla non auto-sufficienza, con riferimento alle aree di intervento e ai servizi già individuati ai sensi dell’articolo 22, commi 2 e 4, della legge 8 novembre 2000, n. 328. Tali LEPS integrano quelli già definiti ai sensi degli articoli 5 e 23 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, degli articoli 1 e 4 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, e dell’articolo 1, comma 797, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e si raccordano con gli obiettivi di servizio di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° luglio 2021, pub- blicato nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 1° settembre 2021.

170. In sede di prima applicazione sono definiti i seguenti LEPS, individuati come prioritari nell’ambito del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021- 2023, approvato dalla Rete della protezione e dell’inclusione sociale ai sensi dell’articolo 21 del decreto legislativo n. 147 del 2017, nella seduta del 28 luglio 2021:

a) pronto intervento sociale;
b) supervisione del personale dei servizi sociali;

c) servizi sociali per le dimissioni pro- tette;

d) prevenzione dell’allontanamento familiare;

e) servizi per la residenza fittizia;
f) progetti per il dopo di noi e per la vita indipendente.

171. Al finanziamento dei LEPS di cui ai commi 169 e 170 concorrono le risorse nazionali già destinate per le medesime finalità dal Piano di cui al comma 170  insieme alle risorse dei fondi europei e del PNRR destinate a tali scopi.

172. Al fine di rimuovere gli squilibri territoriali nell’erogazione del servizio di asilo nido in attuazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, all’articolo 1, comma 449, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, la lettera d- sexies) è sostituita dalla seguente:

«d-sexies) destinato ai comuni delle regioni a statuto ordinario della Regione siciliana e della regione Sardegna quanto a 120 milioni di euro per l’anno 2022, a 175 milioni di euro per l’anno 2023, a 230 milioni di euro per l’anno 2024, a 300 milioni di euro per l’anno 2025, a 450 milioni di euro per l’anno 2026 e a 1.100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027, quale quota di risorse finalizzata a incrementare in percentuale, nel limite delle risorse disponibili per ciascun anno, il nu- mero dei posti nei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, sino al raggiungimento di un livello minimo che ciascun comune o ba- cino territoriale è tenuto a garantire. Il livello minimo da garantire di cui al periodo precedente è definito quale numero dei posti dei predetti servizi educativi per l’infanzia, equivalenti in termini di costo standard al servizio a tempo pieno dei nidi, in proporzione alla popolazione ricom- presa nella fascia di età da 3 a 36 mesi, ed è fissato su base locale nel 33 per cento, inclusivo del servizio privato. In conside- razione delle risorse di cui al primo pe- riodo i comuni, in forma singola o asso- ciata, garantiscono, secondo una progres- sione differenziata per fascia demografica tenendo anche conto, ove istituibile, del bacino territoriale di appartenenza, il rag- giungimento del livello essenziale della pre- stazione attraverso obiettivi di servizio an- nuali. Dall’anno 2022 l’obiettivo di servizio, per fascia demografica del comune o del bacino territoriale di appartenenza, è fis- sato con il decreto di cui al sesto periodo, dando priorità ai bacini territoriali più svantaggiati e tenendo conto di una soglia massima del 28,88 per cento, valida sino a quando anche tutti i comuni svantaggiati non abbiano raggiunto un pari livello di prestazioni. L’obiettivo di servizio è progressivamente incrementato annualmente sino al raggiungimento, nell’anno 2027, del livello minimo garantito del 33 per cento su base locale, anche attraverso il servizio privato. Il contributo di cui al primo pe- riodo è ripartito entro il 28 febbraio 2022 per l’anno 2022 ed entro il 30 novembre dell’anno precedente a quello di riferi- mento per gli anni successivi con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro dell’istruzione, il Ministro per il Sud e la coesione territoriale e il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, su proposta della Com- missione tecnica per i fabbisogni standard, tenendo conto, ove disponibili, dei costi standard per la funzione “Asili nido” approvati dalla stessa Commissione. Con il decreto di cui al sesto periodo sono altresì disciplinati gli obiettivi di potenziamento dei posti di asili nido da conseguire, per ciascuna fascia demografica del bacino ter- ritoriale di appartenenza, con le risorse assegnate, e le modalità di monitoraggio.sull’utilizzo delle risorse stesse. I comuni possono procedere all’assunzione del per- sonale necessario alla diretta gestione dei servizi educativi per l’infanzia utilizzando le risorse di cui alla presente lettera e nei limiti delle stesse. Si applica l’articolo 57, comma 3-septies, del decreto-legge 14 ago- sto 2020, n. 104, convertito, con modifica- zioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126 ».

(*) art. 8 comma 3 lett.a

3. Alle regioni, nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, spetta in particolare l’esercizio delle seguenti funzioni: a) determinazione, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, tramite le forme di concertazione con gli enti locali interessati, degli ambiti territoriali, delle modalita’ e degli strumenti per la gestione unitaria del sistema locale dei servizi sociali a rete. Nella determinazione degli ambiti territoriali, le regioni prevedono incentivi a favore dell’esercizio associato delle funzioni sociali in ambiti territoriali di norma coincidenti con i distretti sanitari gia’ operanti per le prestazioni sanitarie, destinando allo scopo una quota delle complessive risorse regionali destinate agli interventi previsti dalla presente legge;

[31]LEGGE 8 novembre 2000, n. 328 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. (GU Serie Generale n.265 del 13-11-2000 – Suppl. Ordinario n. 186)note: Entrata in vigore della legge: 28-11-2000

Capo I PRINCÌPI GENERALI DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E
SERVIZI SOCIALI Art. 1. (Princìpi generali e finalità) Art. 2.(Diritto alle prestazioni).

[32] GLI ENTI” (DIRE) Bologna, 5 mar. – “Io non sono d’accordo con l’autonomia differenziata: dopo il Covid la sanità pubblica nazionale deve essere la priorità e invece vedo troppa confusione politica e istituzionale. Occorre che ognuno torni a fare il proprio compito: la Costituzione italiana è molto chiara; abbiamo già tanto da fare così, e bisogna farle bene”. A pochi giorni dalla spinta congiunta di Luca Zaia e Stefano Bonaccini (sull’autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna “Draghi batta un colpo”), ma anche dalla frenata del ministro per il sud Mara Carfagna, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore chiede di mettere da parte le spinte sulla conquista di potere delle Regioni. “Dividere nord e sud è un errore, dovremmo metterci insieme a Milano e Napoli per realizzare cose importanti”. E fa un esempio: a Bologna il Tecnopolo svilupperà la potenza di calcolo di tutta Italia e parte dell’Europa, “non credo che questa cosa possa avere confini regionali nè comunali”. Serve invece un ‘disegno’ strategico nazionale, dice Lepore, serve che “i sindaci vadano a braccetto, lavorino insieme, sennò rischiamo che le cose si decidano altrove mentre noi giochiamo a tresette pensando che una potestà normativa sia in un ente o in un altro”. Niente autonomia differenziata, dunque, ma “una struttura nazionale più semplice che lavori con le imprese private per vincere alcune sfide industriali: questa, del resto, è la storia dell’Emilia-Romagna”. Questa, per Lepore, è la strada “se non vogliamo restare un’isola felice dove diciamo che ci si accontenta di cose che funzionano mentre c’è una guerra nucleare alle porte”. Costruire un modello di “alleanze a livello nazionale ed europeo mi affascina di più che l’autonomia differenziata”. Ma questo non vuol dire, precisa, essere in disaccordo con Bonaccini. (SEGUE) (Mac/ Dire) 13:43 05-03-22 NNNN

[33] vedi