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La riqualificazione del Parco del Celio: un progetto che deve essere di tutti

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La riqualificazione del Parco del Celio: un progetto che deve essere di tutti

 di  Paolo Gelsomini

scarica il PDF stampabileSulla proposta di riqualificazione e rigenerazione del Parco del Celio(1)

Premessa

L’Associazione “Progetto Celio”, aderente alla rete di Carteinregola, ha prodotto un progetto di massima per la riqualificazione della rete dei percorsi storici del Parco del Celio-villa Celimontana e per la rigenerazione dei luoghi e degli edifici.

A riguardo è stata presentata anche una proposta di delibera da parte di una consigliera comunale della lista civica “Roma torna Roma” che contiene il progetto di massima.

Dopo il parere favorevole di due commissioni (Ambiente e Mobilità) la commissione Cultura che si è riunita ad ottobre nell’area in questione del Parco del Celio, tarda a pronunciarsi perchè la sua presidente stava preparando degli emendamenti.

Nel frattempo l’Associazione “Progetto Celio” ha presentato il progetto al direttivo di “Italia Nostra- sezione di Roma” e l’ha sottoposto all’attenzione della presidente dell’Associazione “Bianchi Bandinelli”.

L’Associazione “Progetto Celio” prosegue nell’obiettivo di consolidare la conoscenza ed il consenso per un progetto che deve essere di tutti, con l’allargamento ad altre istituzioni culturali e ad altre associazioni cittadine, in quanto il Parco del Celio appartiene alla città tutta e l’abbandono di questa splendida area sospesa tra la valle del Colosseo e dei Fori, il Palatino, il Circo Massimo, le Mura Aureliane e l’Appia Antica, è una vergogna che non può essere più tollerata.

In questa ottica di coinvolgimento e di allargamento di un progetto che deve essere di tutti, l’Associazione “Progetto Celio” ha presentato per grandi linee il progetto anche nel corso della recente assemblea di Carteinregola, invitando tutte le associazioni, i tecnici, i cittadini, a farlo proprio, a sostenerlo e a lavorarci ancora per la sua realizzazione.

 

Lo scenario del progetto (vedi pianta dei luoghi e dei percorsi)

L’area che va dai Fori, al Colosseo, al Colle del Celio con il Parco fino alla Passeggiata archeologica e alle Mura Aureliane, è segnata da una rete di nodi di edifici religiosi (cerchi rossi) e civili (rettangoli rossi), di percorsi antichi (in giallo), e da un continuum di tracce archeologiche e di trame arboree (cerchi pieni verdi) che lega la zona del Colle Oppio, di Esquilino e di Monti con quella del Celio fino alla via Latina e alla via Appia Antica lungo il percorso delle Mura Latine (in verde tratteggiato).

Ad edifici civili come l’Antiquarium, la casina Salvi e la Vignola Boccapaduli (tre quadratini rossi disegnati separati dal Clivo di Scauro in giallo posto sotto il rettangolo rosso grande del Tempio di Claudio) chiuse da decenni, sono da attribuire nuove destinazioni d’uso compatibili con i luoghi.

Contemporaneamente le antiche strade mortificate da parcheggi abusivi ed usi impropri sono da riscoprire e da riportare a funzioni di collegamento di mobilità dolce o ciclopedonale. Queste strade (disegnate in giallo intero quelle esistenti e in giallo tratteggiato quelle da attivare) sono dall’alto verso il basso: la via Labicana (sotto il cerchio pieno verde che individua il Colle Oppio); la via San Giovanni in Laterano antica via Papalis; la via Santi Quattro antica via Tusculana che porta alla chiesa dei Santi Quattro Coronati e al Laterano (indicata con un cerchietto rosso); la via Claudia asse ottocentesco che costeggia il versante orientale del Tempio di Claudio e che continua con la via della Navicella allargata nel 1931 fino a Porta Metronia; il Clivo di Scauro che con il suo tratto di via San Paolo della Croce confluisce all’incrocio tra la via Claudia e la via della Navicella e dall’altra parte arriva a San Gregorio Magno ed all’omonima via toccando la chiesa di San Giovanni e Paolo (cerchio rosso al vertice del Tempio di Claudio); la via di Santo Stefano Rotondo antica via Caelimontana che porta all’omonima chiesa in condizioni di grave pericolo per i pedoni,

e da qui verso la confluenza con la citata via dei Santi Quattro antica via Tusculana, verso il Laterano.

Poi ci sono due strade che partono dal nodo tra le chiese di Santa Maria in Domnica (Navicella) e Santo Stefano Rotondo indicate con un tratteggio: quella blu tratteggiata è il Vicus Capitis Africae che passa sotto l’attuale cantiere della metro C di piazza Celimontana per dirigersi verso il Ludus Magnus (nel disegno il rettangolino rosso a destra del Colosseo); quella gialla tratteggiata è il Vicus Camenarum il cui tracciato passa dentro l’attuale Villa Celimontana per andare verso la Valle delle Camene, la Fonte e il Bosco sacro dove oggi è la via delle Camene che costeggia la Passeggiata Archeologica (strade gialle parallele appaiate in basso) . Quella strada boscosa oggi può essere riaperta come possono essere riaperte i percorsi indicati con lo stesso tratteggio giallo che circondano il rettangolo del Tempio di Claudio e che permetterebbero di entrare in sicurezza nel parco del Celio e dirigersi verso l’Antiquarium, la Casina Salvi, il Clivo di Scauro e da qui risalire fino alle Case Romane, alla chiesa di San Giovanni e Paolo, l’Arco di Dolabella, la Navicella; oppure scendere dalla chiesa di san Gregorio verso la Vignola Boccapaduli, la Porta Capena ed il Circo Massimo verso l’Aventino o verso le Terme di Caracalla (rettangolo grande in rosso in basso a sinistra); oppure ricongiungersi con un possibile collegamento sotterraneo all’area del Palatino e della Valle dei Fori (rettangolo rosso in alto a sinistra).

Infine registriamo sulla pianta tre vie che escono dalla cintura delle Mura Aureliane. A partire dal basso: la Regina Viarum, la via Appia Antica che nasce in prossimità della Fons Mercuri nella Valle delle Camene ed esce dalla Porta San Sebastiano; la via Latina che esce dalla Porta Latina e l’attuale via Gallia che esce dalla Porta Metronia e che portava a Gabi. Il tratto trasversale giallo dalle Terme di Caracalla a San Giovanni in Laterano è costituito dalle trafficatissime via Druso e via Amba Aradam affiancata dall’antica via della Ferratella (in giallo) che corre lungo il percorso delle Mura segnato con un tratteggio verde.

celio mappa antica P.G.

Obiettivi e sintesi del progetto di riqualificazione del Parco del Celio

Il coinvolgimento del maggior numero di cittadini, di soggetti economici, culturali, professionali ed istituzionali dovrà continuare ad essere l’asse portante di un’operazione tesa a consolidare il tessuto sociale e culturale intorno ai temi della rigenerazione urbana, della riqualificazione di edifici e di percorsi storici, del recupero delle aree di pregio abbandonate situate in un luogo di straordinaria bellezza e di grande importanza all’interno dell’area archeologica più grande del mondo.

L’obiettivo principale è quello di valorizzare l’identità storica e ambientale dell’area del Celio quale anello di congiunzione fra l’Appia Antica e la valle del Colosseo con interventi materiali e immateriali compatibili, sostenibili, sistemici, glocal.

La proposta delle linee progettuali è partita dall’analisi della situazione reale dell’area del Celio e delle sue funzioni, dalla lettura dei suoi segni storici stratificati nel tempo, e dalla consapevolezza delle enormi potenzialità che il territorio suggerisce a partire dai percorsi antichi che, dalla trama ottocentesca del nucleo abitato fino al Parco del Celio, alle Mura Aureliane ed alla valle del Colosseo, costituiscono un reticolo urbanistico, storico ed archeologico da poter rileggere attraverso le loro assialità, i loro nodi, i loro insiemi.

Con il reticolo di vie, clivi, e vicus da ricomporre per una lettura storica del territorio, c’è una trama verde da ricucire e valorizzare per una piena fruizione dei luoghi e del paesaggio, dal Colle Oppio al Parco del Celio, a villa Celimontana, alla Passeggiata archeologica.

Con la ricerca incessante dell’allargamento della rete di soggetti progettuali, abbiamo intrapreso questo percorso per ricucire tutti i frammenti di questo mirabile scenario che alle porte della valle del Colosseo e dell’area archeologica centrale dei Fori si estende dalla Domus Aurea e dalle Terme di Traiano del Colle Oppio fino al Parco del Celio e al Circo Massimo, da villa Celimontana alla Passeggiata archeologica fino all’Appia Antica passando per le Terme di Caracalla, da Porta Metronia a Porta San Sebastiano lungo il limite delle Mura Aureliane.

Lungo questi percorsi disseminati di chiese, conventi, oratori, edifici storici, giardini, grandi testimonianze archeologiche, oggi si perde il senso della meraviglia e della storia tra strade dissestate, sporcizia, cassonetti straboccanti di rifiuti, cantieri della metropolitana, depositi impropri, passaggi e parcheggi abusivi di auto, tavolini ed altri arredi fuori controllo.

L’indagine sul rione effettuata dall’Associazione Progetto Celio ha costituito un primo passo per portare all’attenzione delle Amministrazioni e delle Soprintendenze il problema di questa meraviglia dimenticata ma anche le grandi opportunità che quest’area può esprimere per la straordinarietà dei luoghi e per le risorse umane che può attivare.

 

La visione di un grande sistema di percorsi storici e di parchi dal Celio all’Appia Antica

Il recupero ed il rilancio dei “cammini storici”, per essere efficace, deve risolvere la questione del loro inserimento nella città e nei tessuti urbani che attraversano.

Per questo una prima necessità è quella di assicurare un’ armonica conclusione del viaggio di chi viene da fuori fornendo la possibilità di cammino gradevole fino alle mete finali. Una seconda è la connessione dei cammini storici con il reticolo di percorsi pedonali urbani, che fornisca collegamento tra spazi verdi, accesso pedonale ai luoghi di pregio e di valore artistico, archeologico e paesaggistico.

Aprire tutti i cancelli, almeno di giorno, che sbarrano gli accessi al Parco del Celio e che impediscono i camminamenti fra alberi, architetture, grandi testimonianze archeologiche.

Percorrendo lungo la via Claudia il versante del tempio del Divo Claudio e del Ninfeo di Nerone, tra i resti dell’acquedotto dell’acqua Claudia nei pressi dell’Arco di Dolabella e scendendo verso il Colosseo, si dovrà poter entrare nel Parco del Celio per continuare il cammino verso la Casina

Salvi, l’Antiquarium, l’ex casa della Gioventù del Littorio, il Clivo di Scauro, le case romane, la biblioteca di Papa Agapito, San Gregorio al Celio, gli oratori, le scuole dell’infanzia dietro il convento delle suore di S.Teresa di Calcutta, la Vignola Boccapaduli da una parte e villa Celimontana dall’altra.

E poi ancora, da villa Celimontana seguendo le tracce dell’antico vicus Camenorum si può raggiungere ancora l’area del san Gregorio da una parte e la Passeggiata Archeologica dall’altra con le sue chiese e le Terme di Caracalla, fino a ricongiungersi al percorso della via Appia Antica fino a Porta San Sebastiano e a quello che potrebbe diventare il Parco lineare delle Mura Latine fino a Porta Metronia, per risalire ancora da sud verso il colle del Celio.

Casina Salvi

Casina Salvi

L’Antiquarium

L’Antiquarium

 

Tre edifici in cerca di funzione

La Storia

Situate lungo via del Parco del Celio, sono visibili due edifici, situati quasi l’uno di fronte all’altro.

Si tratta dell’ex Antiquarium comunale e del Casino Salvi.

Il primo edificio (a tutt’oggi abbandonato) è stato costruito nel 1890 come magazzino archeologico ma è stato chiuso nel   1939 a causa delle lesioni subite durante la costruzione della   metropolitana.

Il Casino Salvi è stato costruito nel 1835 da Gaspare Salvi e poggia sulle sostruzioni della scala del tempio del Divo Claudio.

Al momento il Casino Salvi non è accessibile tranne che con autorizzazione.

Infine, alla confluenza con via della valle delle Camene, nell’area della Fons Mercuri, è collocata la Vignola Boccapaduli. Questo antico edificio risale ai primi anni del 1500, l’unica data certa è quella del 1538, in cui la Casina venne acquistata da Prospero Boccapaduli da cui prese parte del nome. La seconda parte del nome deriva dall’attribuzione al costruttore Vignola, ma non ci sono prove certe. La Casina anticamente sorgeva presso le terme, situata tra i chiostri di S.Balbina e di S.Saba ed era utilizzata come casa di villeggiatura e di relax. Composta da tre blocchi principali la scalinata su tre lati, il portico e il primo piano dove risiedevano le stanze. Nel 1910 venne incaricato l’architetto Pietro Guidi di ricostruirla a fianco del Circo Massimo, proprio dove si trova oggi. Tuttavia nonostante l’importanza che ricoprì durante le due Guerre mondiali come ambulatorio, con il tempo finì con l’essere abbandonata dopo aver ospitato l’Archivio del Movimento operaio.

Che fare dei tre edifici

Nel testo della proposta di delibera comunale depositata un mese fa dalla consigliera della lista civica “Roma torna Roma” Svetlana Celli sulla riqualificazione del Parco del Celio, si legge tra

l’altro: “si potrebbe ripensare al Parco del Celio organizzando un cuore pulsante di percorsi antichi e camminamenti, attraverso collegamenti disegnati tra chiese, monasteri, archeologie, edifici civili di rilievo architettonico e culturale (…) e che a tal fine si potrebbe procedere alla riqualificazione degli spazi, alla realizzazione di nuovi luoghi archeologici e paesaggistici, alla realizzazione di percorsi turistici contrassegnati, al fine di rivalutare la vocazione turistica, naturalistica e archeologica dell’area che l’antica topografia aveva individuato. In tale più ampio quadro rigenerativo, si potrebbero riaprire al pubblico antichi edifici civili, come l’Antiquarium, la Casina Salvi, e la Vignola Boccapaduli, chiuse ormai da decenni, anche mediante forme di intervento che prevedano il partenariato pubblico – privato”.

Proviamo a immaginare ora la destinazione d’uso che potrebbe essere data ai tre edifici oggi abbandonati e chiusi. Un’ipotesi è quella che assegna alla Casina Salvi la funzione di polo museale archeologico interattivo e polivalente con centro studi sull’area archeologica; all’Antiquarium il ruolo di foresteria per turisti e pellegrini dei percorsi religiosi inteso come punto di incontro di culture diverse, di confronti e di iniziative culturali; alla Vignola Boccapaduli la destinazione d’uso di centro di accoglienza ed orientamento turistico con personale specializzato, guide turistiche autorizzate, sala per audiovisivi, biblioteca e attrezzature informatiche.

Speriamo che la proposta di delibera comunale faccia strada e che si riesca a concepire un progetto unitario all’interno di un’intesa istituzionale tra il Comune, la Soprintendenza statale, la Sovrintendenza comunale, il primo Municipio. Occorre studiare le possibilità di procedura e di finanziamento offerte dal quadro normativo, prevedendo anche il concorso di soggetti privati all’interno di una cabina di regia pubblica e con la partecipazione attiva dei cittadini.

 

Vignola Boccapaduli

Vignola Boccapaduli

 

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