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MappaRoma: voto politiche 2018, decisive le disuguaglianze

mapparoma elezioni camera 2018 Schermata 2018-03-28 alle 09.30.18Pubblichiamo  l’analisi del voto alla Camera delle elezioni politiche 2018 di MappaRoma, che alle mappe aggiunge anche grafici per approfondire l’analisi mettendo in luce aspetti interessanti del voto, su base territoriale.  Il voto del  milione e mezzo di romani conferma  in gran parte le dinamiche del voto alle comunali del 2016, che a loro volta avevano mostrato una geografia politica diversa rispetto al voto del 2013. (AMBM)

#mapparoma21 – Il voto alle elezioni politiche 2018: disuguaglianze ancora una volta decisive

Il 4 marzo si sono tenute le elezioni politiche per il rinnovo di Camera e Senato e quelle regionali per la scelta del presidente del Lazio. In questa #mapparoma analizziamo i risultati alla Camera, mentre nella successiva ci concentreremo sulla riconferma di Zingaretti alla Regione. Diversamente dal solito, oltre alle mappe mostreremo anche altri grafici per approfondire l’analisi mettendo in luce aspetti interessanti del voto, sempre su base territoriale.Alle elezioni politiche ha votato esattamente un milione e mezzo di romani, per un’affluenza del 72%, un dato inferiore rispetto a tutte le elezioni politiche precedenti, ma superiore rispetto alle amministrative degli ultimi 10 anni. Sono state in gran parte confermate le dinamiche del voto alle comunali del 2016, che a loro volta avevano mostrato una geografia politica diversa rispetto al voto del 2013. In sintesi, la coalizione di Centrosinistra (formata da PD, +Europa, Insieme e Civica Popolare) prevale solo nei quartieri più centrali (40%) e, diversamente dal 2016, ma di pochissimo, nella periferia storica intorno all’anello ferroviario (quasi 31%, peraltro egemonizzata dal centrosinistra fino al 2013), con un andamento molto simile per PD e +Europa, nettamente decrescente allontanandosi dal centro della città. Ciò è coerente con le analisi a livello nazionale che mostrano il centrosinistra confinato nei centri urbani e una maggiore propensione al voto per il PD nelle classi medio-alte, cosicché sembra essere stata la condizione socio-economica a decidere le elezioni (ci torneremo alla fine).Nel resto della città continua invece l’elevato consenso per il M5S, che prevale nella periferia anulare (35%) e in quella esterna al GRA (39%), con un andamento al contrario fortemente crescente allontanandosi dal centro della città, sebbene abbia perso alcuni punti percentuali rispetto al 2016, probabilmente a causa dei problemi dell’Amministrazione comunale. Questo calo è andato a vantaggio della Lega, che per la prima volta si afferma con percentuali notevoli soprattutto nelle periferie romane, e che mostra un andamento dei voti simile a quello del M5S, con il massimo fuori dal GRA. Nel complesso della città, è infatti proprio la coalizione di Centrodestra (composta da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia) a vincere con il 31%, con un andamento più omogeneo rispetto agli altri due poli, caratterizzato comunque da un maggiore consenso fuori dal GRA (35%) grazie a Forza Italia e Lega, e con un forte incremento rispetto alle precedenti elezioni che gli ha permesso di avere un vantaggio di mezzo punto percentuale sul M5S e di circa tre punti sul Centrosinistra.

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Andando più nel dettaglio, con il nostro consueto livello di analisi delle zone urbanistiche, nelle quattro mappe sono riportati i voti in percentuale per i candidati uninominali di Centrosinistra, Centrodestra, M5S e LeU.

Il Centrosinistra (mappa in alto a sinistra), che in totale ha ottenuto 324mila voti pari al 28,1%, mostra le percentuali maggiori nei Municipi I e II, dove erano candidati Gentiloni e Madia, nonché nel resto dell’area all’interno o subito fuori dall’anello ferroviario, oltre all’Eur; in particolare, le zone urbanistiche migliori sono tutte centrali: Trastevere (48%, dove anche il PD ottiene il massimo con oltre il 34%), Celio (46%, dove invece è +Europa a ottenere il massimo col 12%), Aventino e Della Vittoria (45%), Flaminio e Centro Storico (44%), Salario (43%). Al contrario, il Centrosinistra scende sotto al 20% quasi ovunque fuori dal GRA, soprattutto nei quadranti est del VI Municipio (San Vittorino e Borghesiana circa 13%, Tor Cervara 14%, Lunghezza 15%, Acqua Vergine e Torre Angela meno del 16%) e ovest (Pantano di Grano e Ponte Galeria 14,5%, Boccea e Santa Maria di Galeria circa 15,5%). I partiti della coalizione sono abbastanza sovrapponibili, soprattutto per quanto riguarda PD e +Europa, le cui distribuzioni del voto nei quartieri hanno un indice di correlazione molto alto, e peraltro simile (come vedremo) anche al consenso elettorale di LeU. Vale la pena notare la peculiarità dei quartieri centrali che compongono il collegio Roma 1 dove era candidato Gentiloni, che hanno votato solo per la coalizione di Centrosinistra, senza barrare alcun simbolo di partito, in misura enormemente superiore a ogni altro collegio capitolino: a Prati e Della Vittoria quasi l’8% dei voti è andato direttamente al Presidente del Consiglio uscente, a Centro Storico e Flaminio oltre il 7%, a Trastevere ed Esquilino circa il 6,5%.

Il Centrodestra (mappa in alto a destra) ha avuto 454mila voti pari al 31,2%, con il consenso maggiore sia nelle tradizionali roccaforti “nere” di Roma Nord (II e XV Municipio), sia nelle periferie fuori dal GRA dei quadranti nord-ovest ed est (tutto il VI Municipio e le parti esterne del XII, XIII e XIV), oltre alle ville dell’Appia Antica (VIII Municipio): tra le prime Parioli (45%, dove anche Forza Italia ottiene il massimo con quasi il 23%), Tor di Quinto (quasi 44%), Acquatraversa (43%), Grottarossa Ovest e Farnesina (42%, e nella prima Fratelli d’Italia registra il massimo con quasi il 15%); tra le seconde a ovest Boccea (43%), La Storta (42%), Cesano, Pantano di Grano e Santa Cornelia (40,5%), Santa Maria di Galeria e Prima Porta (circa 40%), a est Borghesiana e San Vittorino (38%, dove è la Lega a raggiungere il massimo con il 15-16%). Il minimo per il Centrodestra si registra in alcuni quartieri centrali e nella periferia storica dove prevalgono il Centrosinistra o LeU: San Lorenzo (21%), Testaccio (22%), Trastevere (23%), Montesacro e Garbatella (circa 24%), Tiburtino Sud (24,5%), Celio e Ostiense (circa 25,5%), Gianicolense (26%), con l’unica eccezione di Malafede, fuori dal GRA nel X Municipio, dove vince nettamente il M5S. I partiti della coalizione appaiono perfettamente complementari, poiché Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno le percentuali più elevate nei quartieri benestanti di Roma Nord, mentre la Lega mostra invece una forte capacità di attrazione nelle zone periferiche con il maggiore disagio socio-economico, e soprattutto a est nel VI Municipio, con un indice di correlazione tra Forza Italia e Lega molto basso.

Il M5S (mappa in basso a sinistra) ha ottenuto 446mila voti, pari al 30,6%, con l’ormai consueta prevalenza a ridosso o fuori dal GRA, in tutti i quadranti ma in particolare nelle periferie a sud-ovest nel X e XI Municipio verso il litorale e ad est nel VI Municipio e in quelli limitrofi: tra le prime Magliana (che corrisponde all’area di Muratella, 47%), Acilia Nord (45,5%), Ostia Antica (oltre 44%), Ponte Galeria, Acilia Sud e Malafede (circa 43%); tra le seconde Romanina (45%), Lunghezza e Acqua Vergine (che corrispondono all’area di Ponte di Nona, 43-44%), Tor Cervara e La Rustica (quasi 43%). Al contrario, le percentuali più basse sono state registrate in tutti i quartieri centrali e semiperiferici, soprattutto nel quadrante nord: il minimo a Parioli (9,5%), e poi Centro Storico, Salario e Farnesina (circa 13%), Celio e Tor di Quinto (15%), Medaglie d’Oro, Aventino, Prati, Eur e Della Vittoria (circa 16%). Rispetto alle comunali 2016, il M5S ha perso consensi un po’ ovunque, come detto probabilmente a causa delle difficoltà dell’Amministrazione comunale che guida, ma se il calo è stato più consistente nei quartieri centrali (-7 punti percentuali), dove il movimento aveva preso meno voti, appare invece più contenuto nella periferia storica (-5) e anulare (-4), e soprattutto nelle sue roccaforti fuori dal GRA (solo -2,4).

Infine, LeU (mappa in basso a destra) ha ottenuto 68mila voti, pari al 4,6%, soprattutto nelle zone centrali e nella periferia storica, in maniera simile al Centrosinistra, differenziandosene però per una minore concentrazione del consenso nei quartieri a nord-ovest e maggiore in quelli a sud-est nei Municipi VII e VIII, sempre comunque all’interno del GRA. Le zone urbanistiche con le migliori percentuali per LeU sono infatti San Lorenzo (9,2%), Montesacro (8,3%), Ostiense e Garbatella (7,6%), Testaccio, Appio, Celio e Tuscolano (7,1-7,3%), Gianicolense e Latino (6,9%), Valco San Paolo, Trastevere e Grottaperfetta (6,6%), Sacco Pastore ed Esquilino (6,5%). I quartieri peggiori sono invece tutti fuori o a ridosso del GRA nei quadranti nord-ovest ed est (soprattutto il VI Municipio), oltre all’Appia Antica; tra i primi con l’1,5% Santa Maria di Galeria e con 2,1-2,4% Ponte Galeria, Cesano, Castelluccia, Magliana, Santa Cornelia, Boccea e Pantano di Grano; tra i secondi con l’1,9% San Vittorino e con 2,2-2,6% La Rustica, Borghesiana, Torre Angela, Lunghezza e Acqua Vergine.

(clicca sull’immagine per ingrandire)

L’analisi del voto secondo la vicinanza o meno dal centro della città è ovviamente una semplificazione, in quanto il consenso elettorale dipende dalle caratteristiche demografiche, sociali, economiche e urbanistiche dei quartieri. Per approfondire questi fattori, il grafico seguente mostra l’andamento del voto per il M5S suddividendo le zone urbanistiche in tre gruppi di uguale numerosità, secondo il livello alto, medio o basso dei vari indicatori presi in esame. Il M5S ottiene più voti dove la densità di popolazione è bassa (36%), l’incremento dei residenti è alto (40%), l’età media è bassa (39%), i componenti del nucleo familiari sono molti (39%), i laureati sono pochi (ancora 39%), il tasso di occupazione è basso (36%), il tasso di disoccupazione è alto (38%), la disponibilità di piazze per ettaro è scarsa (39%), il disagio socio-economico è alto (37,5%). Appare evidente come il M5S prevalga nei quadranti e nelle fasce urbane periferiche dove la città si espande e cresce il numero di residenti, che però si sentono “fuori” rispetto alle dinamiche sociali, economiche e culturali, in termini di istruzioneoccupazioneopportunità per i giovaniofferta di servizi e spazi pubblici e accessibilità dei trasporti, e dove di conseguenza l’indice di sviluppo umano rimane sotto la media romana.
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Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi

NOTA: nell’analisi sono considerate solo le zone urbanistiche con più di 1000 votanti.

> vai  a MappaRoma elezioni regionali 2018

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Fonte: elaborazione su dati Roma Capitale – Servizi elettorali

Scarica qui il pdf di #mapparoma21

Scarica qui gli open data – Scarica qui i dati elettorali dal 2000 al 2018

Gli autori, ferme restando le loro responsabilità per i contenuti delle mappe, sono debitori nei confronti del CROMA (Centro per lo studio di Roma dell’Università Roma Tre) e di Luoghi Idea(li) per le elaborazioni, le suggestioni e gli spunti sulle attività di mappatura del territorio romano che sono state fonte di ispirazione per la nascita di questo blog.

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