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Via Scorticabove: la proposta dei rifugiati all’Assessora Baldassarre

via scorticabove 5 agosto da fbPer ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio d’inventare l’avvenire.
Noi dobbiamo osare inventare l’avvenire”.
Thomas Sankara (politico e rivoluzionario burkinabè)

Aggiornamento 7 agosto 2018  COMUNICATO Sudanesi di via Scorticabove  (da pagina Fb)

TERZA SEDUTA DEL TAVOLO ISTITUZIONALE: BALDASSARE APRE A COPROGETTAZIONE PER L’ASSEGNAZIONE DI UN IMMOBILE IN AUTORECUPERO MA ANNUNCIA L’IMMINENTE SGOMBERO DEL PRESIDIO PERMANENTE DI VIA SCORTICABOVE
Un colpo al cerchio ed uno alla botte: così si può sintetizzare l’esito del terzo incontro che abbiamo avuto con l’assessora Laura Baldassare, il capo staff Emanuele Montini e la coordinatrice dei servizi per l’accoglienza e l’emergenza sociale Angelina Di Prinzio, nella giornata del 6 agosto.

Nella prima parte della riunione l’assessora si è dimostrata disponibile in merito alla fattibilità di una co-progettazione finalizzata all’assegnazione, tramite bando o convenzione, di un bene pubblico in auto-recupero alla nostra comunità.
In questo terzo incontro, infatti, abbiamo deciso di arrivare preparati dimostrando all’istituzione comunale – tramite un parere legale relativo alla normativa di riferimento su cohousing ed autorecupero – la fattibilità della strada che stiamo prospettando ed evidenziando come stiamo lavorando alla scrittura di un progetto in cui saranno descritte tutte le attività ed i servizi che realizzeremo all’interno dell’immobile eventualmente assegnato: sportelli di orientamento legale, sanitario, lavorativo per richiedenti asilo; scuola di arabo ed italiano; realizzazione di un banco alimentare; avvio di una sperimentazione di ristorazione sociale con prodotti a km 0. Queste sono solo alcune delle tante attività che stiamo immaginando all’interno di un immobile che vogliamo rendere un bene comune per tutta la collettività.
Inoltre, ben consapevoli dell’impegno necessario per dar vita ad una esperienza di auto-recupero e rigenerazione urbana, ci siamo messi in contatto con alcuni docenti della facoltà di architettura dell’Università Roma Tre che si sono detti disponibili a collaborare con noi alla stesura del progetto. Infine, sapendo come per la gestione di un bene siano necessarie specifiche professionalità, stiamo procedendo a redigere un bilancio delle nostre competenze, anche al fine di avviare corsi di formazione specifici. Aspetti che abbiamo ben evidenziato all’assessora Baldassare per farle comprendere la serietà con cui stiamo affrontando questa possibilità, speriamo concreta, di assegnazione di un immobile.
Questa parte dell’incontro si è, dunque, conclusa con la volontà di avviare un tavolo tecnico con i funzionari degli assessorati competenti in materia di politiche sociali e patrimonio, al fine di definire le modalità concrete di assegnazione di un bene alla comunità, previa ricognizione del patrimonio pubblico inutilizzato da parte dei Municipi, con un nuovo incontro fissato per il 5 settembre.
Fin qui potevamo dirci abbastanza soddisfatti dell’esito del tavolo istituzionale ma purtroppo, sul finire dell’incontro, alcuni nodi sono venuti al pettine.
L’assessora Baldassarre dinanzi al nostro ennesimo rifiuto di accettare i soli quaranta posti messi a disposizione nei circuiti dell’accoglienza istituzionale, ha annunciato l’imminente sgombero del presidio permanente di via Scorticabove; affermando che numerose sono state le segnalazioni al IV Municipio da parte dei residenti e che le forze dell’ordine si sarebbero mosse di conseguenza.
Posto che dubitiamo fortemente che ci possano essere state richieste di sgombero da parte di una cittadinanza che, al contrario, ci sta dimostrando tutta la propria solidarietà, abbiamo evidenziato come un imminente sgombero comporti un evidente cortocircuito.
Infatti, posto che la situazione in cui ora ci troviamo è conseguenza della mala-accoglienza e dell’incuria istituzionale, la stessa assessora Baldassare ha evidenziato come la risposta solo emergenziale a problematiche strutturali porti esclusivamente a un vicolo cieco. Per questo se l’istituzione – come ha affermato – riconosce l’enorme valore sociale della nostra esperienza di autogestione tanto da dimostrarsi disponibile ad un percorso di co-progettazione finalizzato all’assegnazione di un bene, come può poi quella stessa istituzione non tutelarci dinanzi a uno sgombero oramai dato per certo?
Questa è la domanda che abbiamo rivolto all’assessora, convinti che una “soluzione ponte”, in attesa dell’individuazione dell’immobile da destinare alla nostra comunità, si possa e si debba trovare, evitando che per l’ennesima volta questioni sociali vengano trattate come meri problemi di ordine pubblico.
Se si ha l’ambizione istituzionale di dar vita ad un processo complesso che possa portare a delle sperimentazioni innovative in questa metropoli, poi non si possono percorrere le solite scorciatoie inutili e dannose.

Non ci fa paura uno sgombero, resisteremo con dignità e tenacia anche dinanzi all’uso della forza pubblica. Ciò che temiamo è la mancanza di coraggio da parte di un’istituzione che non si assume fino in fondo le proprie responsabilità.

In tutto questo, abbiamo però una grande certezza: continueremo a resistere e a lottare, a rimanere uniti e a pretendere che la nostra Comunità non si disperda.
Sappiamo che la nostra battaglia è quella di tanti e tante che, come noi, sono stati sfrattati o sgomberati e che nulla hanno ricevuto dalle istituzioni.
Per questo, oggi, dobbiamo continuare a lottare anche per loro, per dimostrare che grazie all’ostinazione di chi sa di essere dalla parte della ragione, alla fine, riusciremo a vincere.

[La vignetta fatta per noi da (Z)ZeroCalcare
Scorticabove resiste! Ma abbiamo bisogno anche del sostegno di tutti/e voi! Venite a trovarci]

(5 agosto 2018)

Pubblichiamo il comunicato dei Rifugiati sudanesi di Scorticabove del 5 agosto 2018 che hanno avanzato una precisa proposta all’Assessora Baldassarre, per rimanere insieme come Comunità,  che prevede l’assegnazione di un immobile pubblico da autorecuperare, dove svolgere attività mutualistiche e servizi per tutta la cittadinanza.

E’ passato un mese esatto dallo sfratto che abbiamo subito il 5 luglio.
Un mese passato per strada, in presidio permanente sotto l’afa e la pioggia.
Un mese in cui abbiamo cercato di far conoscere la nostra storia a tutta la cittadinanza e a quelle realtà solidali che ci stanno accompagnando in questa lotta.

Dopo aver subito per anni, sulla nostra pelle, le conseguenze della mala-accoglienza e dell’incuria istituzionale, dal 2015 abbiamo dato vita ad una bellissima esperienza di autogestione, sperimentando quel mutualismo che ci ha consentito di rafforzare la nostra comunità.
Questo, come spesso abbiamo scritto in questi mesi, è uno dei motivi per cui stiamo combattendo affinché venga riconosciuto l’enorme valore sociale e politico della nostra esperienza.
Siamo in Italia da 15 anni e non abbiamo intenzione di ritornare all’interno del circolo vizioso dell’accoglienza emergenziale; ci sentiamo parte integrante di questa città e sappiamo che tante sono le attività ed i servizi che la nostra Comunità potrebbe offrire a tutta la collettività.

Per questo nei due incontri avuti,in questo mese, con l’assessora Baldassarre abbiamo sempre rimarcato la volontà di rimanere insieme come Comunità, indicando –anche grazie al contributo delle realtà solidali- la strada che l’amministrazione potrebbe intraprendere per garantire una soluzione in linea con le nostre richieste.
Il 23 luglio scorso, infatti, in occasione del secondo tavolo istituzionale, abbiamo consegnato all’assessora un documento in cui si dimostra la fattibilità giuridica e la sostenibilità economica della nostra proposta di assegnazione di un bene per la Comunità.
Una proposta che, oggi, decidiamo di rendere pubblica e di condividere con tutti/e voi:

https://www.facebook.com/notes/rifugiati-sudanesi-di-scorticabove/proposta-tavolo-istituzionale-23-luglio/506018973166841/*

Una proposta in cui chiediamo l’assegnazione di un immobile pubblico da autorecuperare, per rendere quel bene non nostro ma della collettività, svolgendo al suo interno attività mutualistiche e servizi per tutta la cittadinanza.

Speriamo che l’istituzione comunale sappia cogliere l’importanza di questa nostra proposta e la possibilità di dar vita ad una sperimentazione innovativa, che favorirebbe la convivenza e lo scambio culturale all’interno della nostra città.

Domani abbiamo un nuovo incontro con l’assessora Baldassarre in cui presenteremo una bozza del progetto che vorremmo realizzare, qualora si decidesse di assegnarci un bene. Tante sono le attività ed i servizi che abbiamo immaginato: dagli sportelli di orientamento per richiedenti asilo; alla scuola di italiano ed arabo; passando per un progetto di recupero dello spreco alimentare ed una esperienza di ristorazione sociale.

Capite, dunque, perché nonostante questi 40 gradi noi continuiamo a rimanere in presidio permanente ed a lottare. Lo facciamo perché in gioco vi è la possibilità di realizzare qualcosa di bello non solo per noi ma per tutti/e.

*PROPOSTA TAVOLO ISTITUZIONALE 23 LUGLIO

PREMESSA
La comunità sudanese dal momento stesso in cui è stata sfrattata dallo stabile di via Scorticabove ha sempre messo in chiaro quelle che sono le proprie rivendicazioni e proposte, anche all’interno del primo incontro istituzionale del 12 luglio.
A riguardo, i punti fermi delle rivendicazioni risultano essere i seguenti:
  • Non si deve più parlare di “accoglienza”: i rifugiati della comunità sudanese di via Scorticabove sono da più di dieci anni in Italia, sono già passati per l’accoglienza istituzionale e riproporre il medesimo sistema sarebbe un vergognoso passo indietro. Per questo si chiede alle istituzioni di prendere atto che non siamo dinanzi ad una questione concernente l’accoglienza di richiedenti asilo ma siamo dinanzi ad una comunità solida che ha saputo, per proprio merito, mettere in campo processi avanzati di “inclusione” e che pacificamente convive da anni all’interno del tessuto capitolino;
  • Si deve riconoscere il valore sociale di questa comunità e preservare la loro possibilità di continuare a stare insieme: dal 2004 (Hotel Africa) ad oggi, la comunità sudanese ha dimostrato di essere completamente in grado di auto-gestirsi, sopperendo alle mancanze istituzionali e mettendo in campo delle esperienze innovative di mutualismo e solidarietà. Importantissimo è il ruolo svolto dalla comunità nell’orientamento e nell’assistenza dei richiedenti asilo sudanesi appena arrivati nella Capitale e nel sostegno dato anche a tutti i rifugiati sudanesi presenti nel territorio. Quest’ultima funzione ha rappresentato un argine al proliferarsi di situazioni di illegalità, garantendo che richiedenti asilo o rifugiati più fragili potessero essere sottratti da una situazione di ricattabilità ed avere il supporto di una rete di sostegno autonomamente organizzata dalla comunità stessa.
PROPOSTA
La comunità sudanese anche all’interno del secondo tavolo istituzionale del 23 luglio continua a chiedere a tutte le istituzioni competenti che venga trovata una soluzione strutturale che possa vedere l’assegnazione di un bene immobile di proprietà pubblica ai rifugiati sudanesi sfrattati da via Scorticabove, al fine di garantire non solo un alloggio ma anche il prosieguo di tutte le attività e servizi messi in campo dalla comunità.
A riguardo la comunità sudanese evidenzia come tale soluzione risulta essere praticabile dal punto di vista normativo e finanziario con riferimento in particolare alle disposizioni concernenti i progetti di “rigenerazione urbana e recupero edilizio” ma anche le disposizioni riguardanti l’utilizzo dei beni confiscati alle mafie.
  • QUADRO NORMATIVO
Legge regionale Lazio n. 55/98 “autorecupero del patrimonio immobiliare” scarica legge 1998Lazio_LR55 Legge regione Lazio n. 7/ 2017 “Disposizioni per la rigenerazione urbana ed il recupero edilizio”
FINALITA’: “promuovere, incentivare e realizzare la rigenerazione urbana intesa in senso ampio ed integrato comprendente aspetti sociali, economici, urbanistici ed edilizi, anche per promuovere o rilanciare territori soggetti a situazioni di disagio o degrado sociale ed economici, favorendo forme di co-housing per la condivisione di spazi ed attività(art. 1 comma 1 lettera a)
COMPETENZA REGIONALE: la Regione ha competenza nell’introduzione di criteri specifici per i bandi sui fondi strutturali europeia favore delle aree oggetto degli interventi di rigenerazione urbana e dei progetti sperimentali di rigenerazione urbana volti all’innovazione, all’attuazione di particolari forme di economia circolare e all’inclusione sociale” (art. 1 comma 4)
COMPETENZA COMUNALE: Il Comune risulta essere competente per
  • Approvazione dei programmi di rigenerazione urbana, anche proposti dai privati (art. 2, comma 4);
  • Individuazione, attraverso deliberazione di consiglio comunale ed anche su proposta dei privati, degli ambiti territoriali urbani nei quali sono consentiti interventi di ristrutturazione edilizia ed urbanistica (art. 3, comma 1).
La possibilità dell’utilizzo della normativa sull’autorecupero e la rigenerazione urbana in favore del caso di specie è ulteriormente avvalorata dalla Legge regionale del Lazio n.11/2016 “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio” che all’articolo 18 “Politiche in favore delle persone senza fissa dimora” comma 1 lettera d) evidenzia: il sistema integrato favorisce l’inclusione sociale delle persone senza dimora, anche a causa di separazione coniugale, sfratto o nuove forme di povertà e promuove interventi e servizi volti in particolare a sostenere l’attivazione di esperienze di cohousing sociale”.
Pertanto il quadro normativo di riferimento prevede specifiche procedure che le istituzioni possono adottare per l’auto-recupero di immobili pubblici da destinare a sperimentazioni di cohousing.
Infine si ricorda che la possibilità di destinare beni confiscati alle mafie per fini sociali e residenziali è espressamente previsto dal recente “Regolamento per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata sul territorio di Roma Capitale”
  • SOSTENIBILITA’ FINANZIARIA
La proposta di assegnazione di un bene pubblico per sperimentazioni di cohousing sociale attraverso le disposizioni concernenti la rigenerazione urbana risulta essere sostenibile anche dal punto di vista finanziario.
A riguardo, si evidenzia, la possibilità di utilizzare le seguenti voci di finanziamento:
FONDO SOCIALE EUROPEO Lazio: Obiettivo Tematico 9 (inclusione sociale)
PIANO OPERATIVO NAZIONALE la dotazione su Roma è di 37 milioni e 700mila, di cui 9 milioni e più sui servizi per l’inclusione sociale e 3 milioni e mezzo sulle infrastrutture per l’inclusione sociale.
FONDO ASILO MIGRAZIONE ED INTEGRAZIONE (nuovo bando in uscita in autunno)
Per quanto concerne la possibilità dell’assegnazione di un bene confiscato alle mafie si evidenzia che una fonte di finanziamento potrebbe derivare dai bandi regionali a tal scopo destinati e che lo scorso anno ha visto un finanziamento della Regione Lazio di 750 mila euro.
PERTANTO SI RICHIEDE ALLE ISTITUZIONI COMPETENTI DI:
  • Verificare la fattibilità della proposta di assegnazione di un bene immobile alla comunità sudanese di via Scorticabove, attraverso le modalità normativamente previste dei progetti di rigenerazione urbana o di utilizzo dei beni confiscati alle mafie;
  • Richiedere ai Municipi di Roma Capitale una ricognizione dei beni pubblici dismessi o abbandonati ovvero confiscati alle mafie da poter destinare a tale scopo;
  • Verificare lo stato degli immobili presenti all’interno di “Tenuta del Cavaliere”, di proprietà della Regione Lazio ma dati in possesso al Comune di Roma, al fine di comprendere la possibilità di una loro eventuale assegnazione;
  • Effettuare una ricognizione, anche di concerto con la Regione Lazio, sui finanziamenti che si possono a tale scopo destinare;
  • Fissare, entro un breve termine, un terzo incontro del tavolo per discutere sulla ricognizione dei beni immobili dei Municipi e sull’importo di eventuali finanziamenti da poter utilizzare.
La Comunità sudanese si impegna a redigere un PROGETTO.
Si precisa che tale PROGETTO potrà essere utilizzato dall’amministrazione per disporre l’assegnazione di un immobile, avviando un percorso partecipato che avrà il sostegno delle realtà solidali e del terzo settore ed il contributo di docenti universitari.

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