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5 domande ai candidati 2022, le risposte di Francesca Severi (Azione Italia Viva con Calenda)

Francesca Severi, candidata di Azione Italia Viva Calenda alla Camera, collegio uninominale Lazio 1 U06 che riunisce i Municipi XI e XII + il comune di Fiumicino (Francesca Severi ha aderito alla Carta della candidata traparente, le informazioni si trovano qui)

  1. AUTONOMIA REGIONALE DIFFERENZIATA

DOMANDE:

Quale il suo parere su questa decisiva materia tanto importante quanto poco conosciuta e dibattuta? Ritiene opportuno che le competenze a legislazione concorrente e alcune di quelle attribuite allo Stato siano affidate alle Regioni? In caso affermativo quali materie in particolare e con quali motivazione?

RISPOSTA:

Se fosse attuata l’autonomia differenziata sui temi di legislazione concorrente da tutte le regioni, fermo restando che il processo per arrivare all’attribuzione delle competenze alle regioni è di difficile realizzazione in quanto ha un percorso di approvazione rafforzato, ci sarebbe un probabile disallineamento fra le regioni; ad esempio sul governo del territorio potremmo arrivare ad avere regole anche contrapposte fra una regione e l’altra, creando quindi evidenti disparità di trattamento molto forte su materie sostanzialmente identiche, e quando queste dovessero incrociare prestazioni di servizi per il cittadino si potrebbero creare squilibri ancora maggiori di quelli che già attualmente esistono fra regioni. Quindi non una contrarietà aprioristica su qualsiasi forma di autonomia differenziata, ma sicuramente grande cautela. Nel nostro programma abbiamo la revisione del titolo V, sia relativamente alla parte di attribuzione di autonomia e responsabilità ai 3 livelli amministrativi (Stato, regione, comune), sia a livello di poteri e prelievo fiscale, per cui non mi ripeto. Deve essere attuata la Costituzione relativa ai LEP (livelli essenziali delle prestazioni) che devono essere garantite ai cittadini di tutte le regioni e garantire i finanziamenti statali con finalità perequativa tra fabbisogni e capacità fiscale, in modo da dare a ogni livello di governo territoriale le stesse condizioni di partenza. Insomma bisogna rivedere il titolo V anche sotto il profilo l’autonomia differenziata, cioè restringere le maglie delle materie su cui operare, per garantire l’omogeneità della legislazione nazionale almeno relativamente ai principi ordinatori e l’equivalenza qualitativa e quantitativa del Livello delle prestazioni per i cittadini. Segnalo che a nostro parere alcune competenze dovrebbero essere ricentralizzate, ad esempio quelle relative all’offerta turistica, che oggi appare frammentata e non competitiva, e necessita invece di una normativa armonica, e la Sanità, che oggi è frammentata in modelli diversi e livelli di servizio diversi fra Regioni, con disparità di trattamento tra cittadini e grande sperpero di risorse. Un esempio per tutti la digitalizzazione sanitaria, che in ogni regione o addirittura asl è stata attuata in modo diverso, tanto è che ancora oggi l’attuazione del fascicolo sanitario elettronico nazionale deve essere effettuata. Fra l’altro qualora la regione non sia in grado di garantire i livelli essenziali di assistenza deve potere intervenire lo Stato

2. LEGGE RIGENERAZIONE URBANA

DOMANDE:

È assai probabile che il nuovo Parlamento tornerà in tempi brevi sull’argomento: quali dovrebbero essere i contenuti qualificanti di una legge sulla rigenerazione urbana? Una componente non marginale su cui si aprirà in confronto potrà riguardare il sistema degli incentivi che indirizzano gli interventi nelle diverse aree delle città: li considera indispensabili e in caso affermativo quali considera ammissibili? Ritiene che i centri storici, che costituiscono nella loro interezza la memoria e i riferimenti condivisi di una comunità, debbano avere particolari tutele, ad esempio rispetto agli interventi di demolizione e ricostruzione, i premi di cubatura e i cambi di destinazione?

RISPOSTA

La rigenerazione urbana è erroneamente individuata come una norma esclusivamente edilizia (edifici belli, brutti, colate di cemento, scarso ritorno economico, ecc), mentre in realtà l’obiettivo perseguito dal legislatore deve essere più vasto, come ricordo sommariamente qui di seguito:

  • migliorare la qualità della vita dei cittadini, intervenendo anche sugli aspetti sociali, economici, rilanciando territori caratterizzati da disagio o degrado sociali ed economici;
  • promuovere e agevolare la riqualificazione delle aree urbane degradate, delle aree produttive, e dei tessuti edilizi disorganici o incompiuti, oltre che di complessi edilizi o di edifici in stato di degrado, di abbandono, dismessi o inutilizzati;
  • Aumentare le dotazioni di aree pubbliche o la realizzazione di nuove opere pubbliche, favorire la mobilità sostenibile;
  • Aumentare la sicurezza dei manufatti esistenti mediante interventi di adeguamento sismico
  • Promuovere le tecniche di bioedilizia, assicurando più elevati livelli di efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili
  • Promuovere e tutelare il paesaggio e l’ambiente, contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile
  • Promuovere lo sviluppo del verde urbano, l’adozione di superfici permeabili, interventi per la regimentazione ed il recupero delle acque piovane.

La legge ha già quindi al suo interno contenuti qualificanti, anche se, purtroppo, essi vengono poco considerati sia dalle amministrazioni, sia dagli imprenditori e anche dai cittadini. Una nuova normativa dovrà assicurare il raggiungimento di tali obiettivi, attraverso l’introduzione di procedure che facilitino la considerazione di detti aspetti, di provvedimenti che garantiscano alle Amministrazioni la possibilità di dotarsi delle necessarie competenze, oggi quasi del tutto assenti, e regole per garantire l’effettivo processo partecipativo dei cittadini, che è in grado di esaltare le effettive esigenze del territorio sulle singole proposte progettuali, in contesti specifici ed ufficiali, in modo che i contributi risultino tali, fornendo un concreto miglioramento alle proposte, e non solo, come il più delle volte accade, semplici veti anche scarsamente motivati.

Relativamente agli incentivi, essi sono indispensabili in quanto i costi di un intervento di demolizione e ricostruzione, come pure di semplice ristrutturazione, sono altissimi, e quindi, l’incentivo è la “leva” che garantisce l’interesse imprenditoriale, all’interno di un quadro di collaborazione pubblico – privato.

I fondi pubblici devono rappresentare l’ossatura principale della riqualificazione urbana, la cornice entro cui i diversi interventi privati ne completano il disegno.

Gli incentivi, pertanto,sono da considerarsi sempre ammissibili, ma dovranno essere parametrati in base al raggiungimento degli obiettivi generali della legge, quindi se ad esempio un intervento si limita a soddisfare solo gli obiettivi urbanistico edilizi, esso dovrà essere di quantità limitata.

L’incentivo dovrà essere maggiore se l’intervento,  oltre ai già citati aspetti urbanistico edilizi, diventa un motore positivo che riqualifica il quadrante urbano creando opportunità di lavoro, sviluppando cultura, migliorando il paesaggio, ecc., 

I criteri di attribuzione e parametrazione individuati dovranno essere oggettivi e misurabili, in modo da evitare soluzioni discrezionali.

Relativamente al tema dei centri storici è da considerare che le città, da sempre, sono stratificazioni di diversi periodi culturali e diverse condizioni socio economiche. Ad esempio Roma è caratterizzata da continue sovrapposizioni di stili e riferimenti, e i materiali derivanti dalla demolizione di monumenti storici di grande importanza sono stati utilizzati per realizzare gran parte dei maggiori monumenti di Roma, spesso edificati anche su presenze storiche precedenti importanti. Oggi la tendenza è ovviamente a preservare il passato, ma non è sempre vero che vecchio è bello e nuovo è brutto.

I centri storici italiani hanno tanti edifici di grande bellezza, ma anche molti edifici di bassa qualità che convivono con inestimabili capolavori, e che possono essere arricchiti da nuove opere di artisti e architetti moderni.

Bisogna avere il coraggio di intervenire nei centri storici, ma senza stravolgerli: è possibile infatti intervenire con azioni intelligenti, di elevato livello architettonico, anche in contesti storici consolidati e di pregio. Un problema è rappresentato dalla mancanza di competenze in grado di garantire la qualità degli interventi presso alcune amministrazioni. Mi riallaccio quindi al tema della nuova legge, che deve garantire la formazione delle Amministrazioni, creare competenze e garantire il funzionamento degli uffici, centro nevralgico delle città in modo che gli stessi possano gestire adeguatamente i processi edilizi e rigenerativi, agendo come locomotiva di tali attività

3. CONCESSIONI BALNEARI

DOMANDE:

 Tra le principali novità introdotte dal decreto concorrenza  c’è il rispetto  di un adeguato equilibrio tra spiagge in concessione e spiagge libere/libere con servizi:  è disposto a sostenere  la richiesta delle  associazioni dei cittadini che sia fissato il criterio di almeno il 50 % di spiagge libere/libere con servizi per ciascun comune?

Nella citata  Legge per il mercato e la concorrenza 2021 è contenuta una frase che sembra aprire margini di tolleranza alle occupazioni e opere abusive sulle spiagge. Pensa che anche chi ha realizzato abusi  – cioè commesso reati– sulle aree demaniali debba poter  partecipare alle gare per le nuove concessioni ?

RISPOSTA

I dati forniti dal sistema informativo del demanio marittimo rileva che in Italia quasi il 50% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari, con picchi che in alcune regioni arrivano al 70%. A mio parere la scelta di intervallare aree in concessione con aree libere, con percentuale al 50% in ciascun comune è corretta, ma vorrei anche che il comune direttamente o tramite i vicini concessionari fornisca le aree libere con servizi almeno minimali, quali ad esempio bagni (da tenere puliti) e docce anche a gettone. 

Per quanto riguarda il tema dei reati: se il reato è accertato ritengo che si debba applicare la normativa per gli appalti pubblici, vale a dire l’art 80 del codice degli appalti pubblici, in particolare nel caso in esame il comma 5 punto c) ter ed f). Non sono un avvocato ma credo che questa sia la normativa da applicare. Ovviamente mi rivolgerò poi nel caso a specialisti, ma temo che la fattispecie escluda la partecipazione.

4. GIOCO D’AZZARDO

DOMANDE:

Con 111 miliardi di puntate di denaro raccolto nei 51 giochi d’azzardo in concessione, cosa si intende fare nella prossima legislatura? Qual è il livello minimo inderogabile di prelievo fiscale sui giochi da porre?

Quale peso ‘intende riconoscere ai comuni per contenere e regolamentare il gioco d’azzardo? Ritiene che il distanziamento di slot e videolottery in bar, tabaccherie e sale gioco da luoghi sensibili come scuole, centri anziani, chiese  e ospedali sia una misura necessaria per la prevenzione e il contrasto  al GAP?

Come contrastare (se si ritiene di contrastare, beninteso) l’espansione del gioco d’azzardo online?

RISPOSTA

Non sono una esperta del tema, per cui mi limiterò ad alcune osservazioni. La regolamentazione del gioco d’azzardo è a mio parere di interesse nazionale, con particolare rilievo al contrasto di infiltrazioni criminali e alla tutela dei soggetti deboli. Ai comuni deve essere demandata la vigilanza sull’attuazione della normativa, come ad esempio il fatto che slot e videolottery non debbano essere accessibili a minori ed anche che non debbano essere nelle vicinanze di luoghi di aggregazione sensibili. 

Per quanto riguarda la limitazione del tempo dedicato all’azzardo su macchine fisiche, si potrebbe stabilire una limitazione temporanea massima all’uso ovvero alle perdite subite. Per fare questo è necessario un collegamento in rete delle macchine nonché un sistema di autenticazione a due fattori che consenta di individuare in modo univoco il giocatore, legando la possibilità di giocare a un documento di identità. Le modalità per evitare l’aggiramento della norma sono numerose e relative all’accertamento dell’identità personale. Ricordo a tale scopo che per molto tempo qualsivoglia accesso ad internet è stato disciplinato dalla legge Pisanu, potrebbe essere realizzata una normativa analoga.

Per quanto riguarda la pubblicità sono fermamente contraria, a maggior ragione per quella online legata a video o applicazioni pensate per i più giovani. Per quanto riguarda il gioco online dovrebbe essere necessario autenticarsi in modo certo che almeno si sia maggiorenni, quindi non usare le autenticazioni social ma un documento di identità o spid. In ogni caso, come diciamo nel nostro programma, devono essere messe in campo azioni e programmi per contrastare le ludopatie, che sono vere e proprie dipendenze.

5. LEGGE CONSUMO DI SUOLO

DOMANDE:

Quale finalità intende sostenere rispetto al consumo di suolo: contenimento o azzeramento con alcune motivate eccezioni? Delle varie proposte di legge che attualmente giacciono in Parlamento, quale ritiene più valida? Una proposta di legge del 2016 prevedeva di affidare alle Regioni il compito di adottare “opportuni criteri, parametri e percentuali di riduzione del consumo di suolo coerenti con l’obiettivo […], da articolare a scala comunale o per gruppi di comuni, sia in termini di direttive per la pianificazione, sia in termini di disposizioni immediatamente operative…”: ritiene che un intervento così decisivo per la sostenibilità del Paese possa essere gestito – in modo oltretutto diversificato – dalle Regioni? Se dovesse prevalere quest’ultima opzione quali dovrebbero essere le misure per consentire con scadenze temporali certe l’applicazione della nuova normativa e quali i limiti invalicabili a cui Comuni e Regioni dovrebbero sottostare?

RISPOSTA

I recenti avvenimenti nelle Marche attestano, se ce ne fosse ancora bisogno, come il suolo nazionale sia drammaticamente devastato e tutto ciò necessita di un cambio di rotta, ritengo che quindi la soluzione sia azzeramento con alcune motivate eccezioni. Per contrastare il dissesto idrogeologico, che porta a situazioni come quella catastrofica appena vissuta, proponiamo di aumentare gli investimenti in prevenzione e realizzare un apposito piano. (il riferimento è a pagina 11 del nostro programma). Riferimento al consumo di suolo (che non si deve fare) per la posa di pannelli solari si trova invece sia nella parte dedicata all’agricoltura sia nella parte dedicata alle fonti energetiche e economia circolare.

Non conosco il contenuto completo dei disegni di legge depositati in parlamento, sarà mia cura informarmi e studiarli, per fornire efficaci contributi nel merito.

I principi generali devono essere previsti a livello statale, come pure il quadro normativo di riferimento e i criteri da considerare con fasce per i parametri applicabili, per non indurre significative differenze fra Regioni. Ritengo però opportuno lasciare alle Regioni l’onere di definire criteri di dettaglio, perchè essendo enti di prossimità possono valutare le esigenze dei diversi territori italiani,  avviando un processo di tutela e recupero sicuramente più efficace e aderente alle caratteristiche del proprio territorio di un unico e omogeneo intervento centralizzato. Allo Stato anche il compito di controllo dell’avanzamento dei lavori nei tempi previsti e del raggiungimento degli obiettivi. Vedo certamente un limite nelle aree protette e nelle riserve naturali, che non dovrebbero essere intaccate. Inoltre anche il cambio di destinazione di terreni da agricoli a edificabili dovrebbe essere per quanto possibile evitata ed in ogni caso richiedere una rivalutazione urbanistica del contesto territoriale in cui è inserita, per permettere di valutare soluzioni alternative e di visione complessiva rispetto al semplice cambio di destinazione.

Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

21 settembre 2022

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