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Caso Raggi: facciamo chiarezza sulla vicenda (e sugli attacchi)

raggi giachettiParliamo del caso Raggi, solo per fare chiarezza su un caso scoppiato poche ore fa, di cui riteniamo i cittadini debbano valutare  tutti gli elementi per poter fare una scelta informata.

Una premessa: Carteinregola è apartitica, i membri del suo laboratorio hanno idee e posizioni diverse, tanto che alcuni voteranno per una candidata altri per un candidato. E alcuni non voteranno. Non per niente abbiamo promosso il Laboratorio per una Politica Trasparente e Democratica, uno spazio di confronto e di dibattito  di cui fanno parte anche membri e consiglieri di vari partiti, da SEL a PD a M5S a liste civiche di centrosinistra (con alcuni degli altri partiti e liste abbiamo interloquito, ma non  hanno aderito all’iniziativa). Spazio che intendiamo mantenere e potenziare, così come intendiamo continuare a svolgere, chiunque vinca il ballottaggio, quel ruolo di pungolo costruttivo o, se necessario, di critica inflessibile (ricordiamo il presidio di 4 mesi in Campidoglio contro le delibere urbanistiche di Alemanno e quello di un mese e mezzo in Regione Lazio contro il Piano Casa “Polverini-Zingaretti”) che abbiamo sempre interpretato nel solo nome della legalità, dell’interesse pubblico e del rispetto delle regole uguali per tutti. E del loro corollario, la trasparenza e l’informazione ai cittadini.

Prima di tutto distinguiamo i fatti dalle opinioni.

Eccoli.

Venerdì 17 giugno Il fatto quotidiano, in un articolo a firma Marco Lillo, addebita   alla candidata Sindaco  M5S di aver ricevuto   “due incarichi legali di recupero crediti per complessivi 13mila euro per i quali ha incassato finora un acconto di 1.878 euro“.  affidati dall’Asl Roma F di Civitavecchia , “il primo da 8mila è del luglio 2012; il secondo da 5mila del luglio 2014, quando Raggi era già consigliera M5S”. A giudicare dall’articolo, Il “dolo” starebbe nel fatto che  “il secondo incarico è stato affidato nonostante ci fosse un regolamento che imponeva di scegliere professionisti iscritti all’albo creato dall’Asl nel novembre 2012: Raggi non ne faceva parte ma il direttore generale Giuseppe Quintavalle sostiene che conosceva il “delicato” caso in virtù del precedente incarico(che riguardava lo stesso caso di cui si era occupata in precedenza), e anche che per il primo incarico “Virginia Raggi, prescelta tra migliaia di avvocati, dichiarava 17.278 euro di reddito netto al fisco e non ha mai voluto spiegare al Fatto chi l’ha segnalata alla Asl”.In realtà il grosso dell’articolo riguarda la vicenda  che sta a monte del recupero crediti e che riguarda la ASL, tanto che si conclude con “invece di accanirsi inutilmente da avvocato contro il defunto Crocchianti [l’uomo da cui l’avvocato Raggi avrebbe dovuto recuperare i crediti Asl NDR], Raggi dovrebbe rimettere il mandato e suggerire ai colleghi M5S un’interpellanza a Zingaretti per capire perché nessuno finora ha pagato per questi errori“.

Naturalmente l’uscita sul quotidiano del pezzo, a 48 ore dalla consultazione elettorale, scatena una serie di attacchi e di polemiche che invadono e avvelenano la fine di una campagna elettorale che più che sugli argomenti e sui progetti si è fondata sugli attacchi personali e sulla svalutazione dell’avversario.

In realtà l’articolo di Il fatto è tratto dal libro a cura di Di Cesare, Lillo e Pacelli, intitolato “I nuovi re di Roma, da Marchini a Raggi”, di cui è stata già pubblicata un’anticipazione on line in data 26 maggio 2016. Articolo pubblicato dopo che – afferma Lillo sul sito dove ora si trova lo scambio di comunicazioni tra lui e l’avvocato della Raggi – “Virginia Raggi (contattata tramite l’ufficio stampa l’undici, il 13 e il 18 maggio con ripetuti sms, telefonate e mail) non ha risposto alle nostre domande sui suoi due incarichi alla ASL Roma F di Civitavecchia”. La risposta arriva il 26 maggio, ma dall’avvocato della Raggi, che dichiara che la candidata M5S   “aveva regolarmente comunicato il detto incarico al Comune di Roma e all’Asl ed entrambi gli enti avevano pubblicato sul proprio sito la notizia di detto incarico” e che “ha emesso fattura nel 2014 per euro 1.878,00 a titolo di acconto, fattura pagata solo nel 2015, ragione per cui – per il noto principio della dichiarazione per cassa per i liberi professionisti – la somma entra nella dichiarazione dei redditi del 2016”.

Il problema è che secondo l’art. 14 (punto D) della legge 33/2013* il Comune (come gli altri enti) deve   pubblicare “ i dati relativi all’assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti” dei titolari di incarichi politici. Le accuse alla  Raggi, quindi non riguardano  solo le modalità di conferimento degli incarichi, ma soprattutto il  non aver dichiarato nel 2013 e nel 2014, nella apposita modulistica comunale, i citati incarichi, che dovrebbero essere esplicitati  indipendentemente dall’effettivo percepimento del compenso,  e l’averlo fatto  solo nell’ottobre 2015 (molti hanno voluto ravvisare  nella data della  dichiarazione,  avvenuta  pochi giorni dopo le dimissioni di Ignazio Marino, possibili preveggenze elettorali**)

E alle accuse “politiche” dell’ennesimo episodio di scarsa trasparenza*** della Raggi, si aggiunge addirittura quella di aver commesso un reato, quello di falso. Lo sostiene Alfonso Sabella, magistrato, ex assessore alla legalità della Giunta Marino, indicato dal competitor della Raggi, Roberto Giachetti (PD) , come capo gabinetto e assessore ai Lavori Pubblici, che,  intervistato  da  Huffignton Post lo stesso 17 giugno,  afferma “colpa o dolo lo accerterà il giudice. A questo punto l’avviso di garanzia alla Raggi è un atto dovuto. Per colpa o per dolo siamo davanti all’ipotesi di reato continuato di falso ideologico in atto pubblico. La Raggi, infatti, nel 2013 e nel 2014, ha fornito due false autocerficazioni dichiarando di non aver avuto incarichi della Pubblica Amministrazione con oneri a carico della finanza pubblica, qual è invece l’incarico conferitole dalla Asl di Civitavecchia“. Secondo il magistrato la candidata M5S è comunque eleggibile,  ma potrebbe rischiare  uno o due mesi di reclusione  (“in casi del genere la condanna è due o tre mesi” ).  Secondo altre fonti la Raggi potrebbe avere  solo una sanzione dai 500 ai 10.000 euro di multa.

Il caso monta e rimbalza su giornali, social network, addirittura SMS mandati agli elettori. Il quotidiano la Repubblica titola a caratteri cubitali “Così è stata violata la legge sulla trasparenza. L’intervento di Cantone”, che a leggere solo il titolo verrebbe da pensare che la presunta violazione della Raggi sia  già stata accertata e sia già oggetto di intervento del Direttore dell’ Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone. Poi si legge l’articolo e si scopre che Cantone è citato solo in questa frase: “Toccherà ora all’ANAC di Cantone, che già lunedì potrebbe accendere un faro e rilevare eventuali irregolarità e comminare la relativa sanzione: da 500 a 10mila euro di multa” (articolo di Giovanna Vitale, 18 giugno)

Riassumendo: la Raggi è accusata di aver dichiarato il falso per non aver indicato nell’apposito modulo comunale destinato alla pubblicazione gli incarichi  ottenuti da una pubblica amministrazione (la ASL di Civitavecchia) nel 2013 e nel 2014,  ma di averlo fatto solo nel 2015, dopo il pagamento della prima fattura relativa al primo incarico,  una tranche di 1.878,69 dei 13000 euro totali previsti.

E di qui cominciano le opinioni.

Fermo restando che il rispetto della legalità deve essere un imperativo categorico per tutti e che  – come abbiamo sempre sostenuto anche nel caso di Ignazio Marino – se sono state trasgredite delle norme, non si fanno sconti a nessuno, ora sta  ad ogni elettore fare le sue valutazioni.

Se considerarlo un episodio grave, per la mancanza di trasparenza proprio da parte di  coloro che fanno della trasparenza, delle  regole e della legalità la principale promessa ai   cittadini (e  a maggior ragione  da parte di chi per un pugno di scontrini ha avviato la macchina che ha portato alla caduta del Sindaco Marino) o se,  paragonato al contesto capitolino emerso dalle indagini di Mafia Capitale e da tutta quella montagna di intercettazioni che, sebbene nella maggior parte dei casi non abbiano segnalato nulla di penalmente rilevante, hanno mostrato un back stage della politica romana decisamente inquietante, sia da considerare  solo un  incredibile (e ennesimo) scivolone,  di chi sapeva bene di essere – già  da consigliere capitolino – sotto la lente di ingrandimento dei propri avversari politici soprattutto per gli aspetti legati a legalità e trasparenza, ma solo uno scivolone.

Amaro per noi  constatare come la politica, e il confronto politico, in questa città siano scaduti al livello dei velenosi post su Facebook, dello stalking sull’elettore via SMS, dei titoloni farlocchi sui quotidiani di grande diffusione.

Chiunque sarà eletto, noi cittadini avremo molto da fare.

Anna Maria Bianchi Missaglia

Post scriptum: Virginia Raggi non ha mai aderito alla nostra Carta del candidato trasparente, nè ha mai risposto alla nostra proposta, che in ogni caso non prevedeva dichiarazioni specifiche come quella in oggetto, prevista dalla legge per gli eletti  (ha invece aderito a Saichivoti, e anche lì era richiesto di dichiarare solo gli incarichi collegati al Comune dove si era  candidati)

Aggiungiamo (ore 14.32) la segnalazione dell’editoriale  odierno, 19 giugno, che il direttore di Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio dedica all’argomento, argomento sollevato dal suo giornale,  che  ha finito per essere utilizzato come clava dagli avversari politici della Raggi, a cui Travaglio ricorda che  “prima di strillare all’ineleggibilità (non prevista dalle norme) e financo ai  “reati da codice penale”, salvo poi distribuire patenti di giustizialismo agli altri, il PD – partito di Mafia Capitale – dovrebbe applicare in casa propria gli standard di trasparenza che pretende dagli avversari“.

(AMBM)

* a fine febbraio erano sorte polemiche anche sulla sua attività di avvocato nello studio Sammarco, inizialmente omessa  nella autobiografia   sul suo sito.  Nessun accenno  sul suo sito invece al ruolo ricoperto  nella società , anch’esso oggetto di polemiche, come presidente per un anno dell’ Hgr , una società di cui era azionista  l’assistente di Panzironi, il braccio destro di Alemanno finito nei guai per Parentopoli e per Mafia Capitale. “Un ruolo tecnico  – ha precisato la Raggi – Gloria Rojo era presente in studio e la conoscevo come tale. Ho scoperto che lei ha avuto incarichi da Panzironi quando i giornali se ne sono occupati, quindi molto più tardi, nel 2012-2013” (l’informazione è stata inserita però nella pagina Saichivoti)

** Questa tesi convince davvero poco, anche perchè  la candidatura a Sindaco di Virginia Raggi è  stata avanzata a fine febbraio 2016, dopo due tornate di consultazioni on line degli attivisti M5S, a cui partecipavano, nella prima,  decine di candidati, nella seconda, la rosa dei 6 più votati, che avrebbe potuto incoronare altri  candidati vedi http://www.carteinregola.it/index.php/perunapoliticatrasparentedemocratica/cinquestelle-un-pianeta-sconosciuto-10-dicembre/raggi-e-m5s-le-liste-per-il-campidoglio/

Ma soprattutto perchè non si capisce quale interesse poteva avere  la Raggi  a nascondere deliberatamente  due incarichi di così scarsa rilevanza economica e con nessun collegamento – stando a quanto emerso finora – con la sua attività in Campidoglio. Come  nei casi precdenti, i dubbi probabilmente si sarebbero dissipati assai rapidamente se la candidata M5S avesse via via provveduto a rispondere a qualsiasi domanda le fosse rivolta, senza nessuna resistenza o diffidenza.

*** http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2013_0033.htm

Art. 14. Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali
(rubrica così sostituita dall’art. 13 del lgs. n. 97 del 2016)

  1. Con riferimento ai titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo, di livello statale regionale e locale, lo Stato, le regioni e gli enti locali pubblicano, i seguenti documenti ed informazioni:
    (comma così modificato dall’art. 13 del lgs. n. 97 del 2016)
  2. a) l’atto di nomina o di proclamazione, con l’indicazione della durata dell’incarico o del mandato elettivo;
    b) il curriculum;
    c) i compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica; gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici;
    d) i dati relativi all’assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;
    e) gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l’indicazione dei compensi spettanti;
    f) le dichiarazioni di cui all’articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modificata dal presente decreto, limitatamente al soggetto, al coniuge non separato e ai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi consentano. Viene in ogni caso data evidenza al mancato consenso. Alle informazioni di cui alla presente lettera concernenti soggetti diversi dal titolare dell’organo di indirizzo politico non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 7.

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