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Caudo: Piazza dei Navigatori, come sanare un emblematico caso di urbanistica “dopata”

Piazza dei Navigatori (foto AMBM)

Piazza dei Navigatori (foto AMBM)

Piazza dei Navigatori è uno dei tanti nodi irrisolti della città  con  una storia assai lunga (la convenzione è del 2004, Sindaco Veltroni), finita con il classico “edifici privati fatti e  finiti   e  opere pubbliche mai realizzate”.  Pubblichiamo la ricostruzione della vicenda  dell’ex Assessore alla Trasformazione urbana Giovanni Caudo, che  di Piazza dei Navigatori se n’è occupato fin dal suo insediamento, adoperandosi affinchè fossero ricostituite le garanzie per il Comune per realizzare le opere pubbliche,  insieme a un articolo di qualche giorno fa pubblicato dal Corriere della Sera (*).   (AMBM)

Ricostituire le garanzie per il Comune, realizzare le opere pubbliche e sanare uno degli esempi più evidenti di “urbanistica dopata”.

 di Giovanni Caudo

Ripartiamo dalla  cronologia, perché nulla viene della nulla.
Luglio 2013, appena insediato, scopro che le garanzie fideiussorie presentate  da Acqua Marcia non erano esigibili e che Acqua Marcia era in trattativa per evitare il fallimento dopo le vicissitudini giudiziarie di Caltagirone Bellavista, implicato nello scandalo del porto di Savona.
Ottobre 2013, Acqua Marcia e tutti gli altri sottoscrittori della convenzione rispondono all’intimazione del Comune di ricostituire le garanzie sottoscrivendo un impegno a riconoscere parte in opere e parte in danaro gli obblighi per la realizzazione delle opere pubbliche previste dalla convenzione e non realizzate, per circa 22 milioni di euro.
Novembre del 2013, il Municipio fa una denuncia su una presunta nullità della convenzione a proposito dell’acquisizione di una particella di terreno non regolarizzata nel passaggio di proprietà da parte dell’allora Iacp. Tutto si ferma.

Maggio 2014. Risolta la questione –  risultata del tutto pretestuosa  – sollevata dal Municipio, si ottiene  con il curatore fallimentare di prevedere nel piano economico del concordato la ricostituzione delle garanzie di Acqua Marcia a favore del Comune. Dopo mesi di scambi di lettere e di valutazioni, e d’intesa con l’Avvocatura, otteniamo che nel concordato fallimentare approvato dal giudice siano previste le somme da versare direttamente a Roma Capitale per la quota di spettanza di Acqua. Marcia. Roma Capitale ricostituisce così in un documento giuridicamente efficace le garanzie economiche venute meno con le fideiussioni e necessarie alla realizzazione delle opere pubbliche.
A Novembre 2014 si riprende il percorso per rivedere la convenzione urbanistica,  trasformando gli obblighi di Acqua Marcia, ormai affidata al curatore fallimentare, in obblighi a versare il corrispettivo in danaro per la realizzazione delle opere pubbliche. Gli altri operatori privati, fermo restando le previsioni della convenzione e quindi senza alcuna possibilità di modifica delle previsioni edificatorie ( il paventato piano casa), si impegnano alla realizzazione diretta delle opere pubbliche.
Un esposto alla Corte dei conti su un presunto danno erariale blocca di nuovo la procedura e il percorso per la realizzazione delle opere pubbliche. A Maggio 2015 si verifica con il Segretariato e l’Avvocatura la stesura di un atto transattivo che consenta al Comune, acquisita la quota parte in danaro come previsto dal piano del curatore fallimentare, di realizzare direttamente le opere.
Il cambio al vertice del Segretariato prima,  e la caduta dell’amministrazione poi, hanno portato all’atto del 15 Novembre, ormai obbligato da parte del Dipartimento. Ora che le garanzie per il pubblico sono ricostituite, anche contro la demagogia di alcuni, serve la volontà politica per continuare il percorso intrapreso: fare le opere e sanare una ferita che si trascina nel degrado da anni.

Giovanni Caudo, ex Assessore alla Trasformazione urbana, Professore di Urbanistica all’Università degli Studi di Roma Tre

(*)Corriere della Sera, 29 novembre 2015 Piazza dei Navigatori abbandonataE il «bidet» ritorna al Comune Al Campidoglio lo scheletro dell’hotel che doveva sorgere in via Costantino davanti all’ex Fiera di Roma. Nella zona opere pubbliche soltanto promesse e mai realizzatedi Erica Dellapasqua

«Decadenza per inadempimento della convenzione urbanistica del 2004 e piena acquisizione diretta al patrimonio capitolino delle opere, manufatti e impianti già realizzati». Cioè il «bidet» di via Costantino (come i residenti hanno ribattezzato lo scheletro dell’hotel pensato per l’ex Fiera di Roma che però nel frattempo si è trasferita), il secondo palazzone di acciaio e vetro dall’altra parte della Colombo e il suo gemello più piccolo lasciato senza porte «per la gioia dei ladri», ridono dalla bocciofila lì a fianco. Finisce così, col Comune che si riprende queste «grandi bruttezze», il piano di riqualificazione del quartiere che ruota attorno a piazza dei Navigatori all’Eur, rimasto senza le opere pubbliche promesse – un parco, l’asilo, nuovi marciapiedi – e oggi anche senza garanzie dei costruttori. Perché trascorsi undici anni dalla sottoscrizione della convenzione urbanistica col privato si è accorto, il Campidoglio, che una delle società titolate ad emettere le polizze fidejussorie a tutela degli obblighi assunti in realtà risulta «cancellata dall’elenco dei soggetti abilitati a prestare garanzia nei confronti del pubblico».

Catarci (VIII): «Ma che ha fatto finora la Commissione di vigilanza?»

Che poi è la ragione per cui, oggi, gli uffici capitolini decidono di stralciare ogni accordo: «Cosa devo dire, meglio tardi che mai – allarga le braccia il mini sindaco del Municipio VIII Andrea Catarci, che col suo assessore all’Urbanistica, Massimo Miglio, da due anni denunciano le anomalie -. Nel nostro esposto, alla Procura e alla Corte dei Conti, oltre a segnalare l’assenza delle polizze abbiamo descritto un’evidenza che non sfugge a nessuno: opere private realizzate per l’80 per cento e neanche l’ombra di quelle pubbliche, se non un parcheggio interrato. Diventa lecito chiedersi cosa faceva in tutti questi anni la commissione di vigilanza che avrebbe dovuto accertarsi che i due filoni procedessero di pari passo».

L’albergo potrebbe diventare un ostello pubblico per il Giubileo

Era nei patti: il Comune, assegnando una nuova destinazione a quelle aree e aumentandone l’indice di edificabilità, avrebbe dovuto verificare che la controparte privata – Acqua Marcia, Confcommercio Immobiliare, Ulisse Igliori spa, che ha poi delegato Massimo Mezzaroma – completasse sedici interventi per un totale di ventuno milioni di euro: «Noi ci saremmo dovuti spostare per fare posto alla Asl e all’asilo – raccontano dalla bocciofila Navigatori -. Sapevamo anche di un sottopassaggio sulla Colombo, che sarebbe dovuto sbucare su un nuovo parco pubblico». Invece nulla, carrellata di opere fantasma, con un’eccezione: il palazzo a vetri sulla Colombo che, ai primi piani, ospita gli uffici di Confcommercio. «Abbiamo già scritto anche a loro – insiste l’assessore Massimo Miglio -. Una sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che senza opere pubbliche non può essere accordata l’agibilità». Ora che il Comune si riappropria di tutto, il Municipio presenterà al commissario Tronca la sua idea: «Garantire la realizzazione delle opere su piazza dei Navigatori – conclude Catarci – e completare i lavori dell’hotel, che per metà potrebbe essere adibito a ostello pubblico in vista del Giubileo»

One Response to Caudo: Piazza dei Navigatori, come sanare un emblematico caso di urbanistica “dopata”

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