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Consumo di suolo, il drammatico rapporto annuale dell’ISPRA

E’ stato presentato il 26 luglio il Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).  Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Il Rapporto SNPA 2022  insieme alla cartografia satellitare di tutto il territorio e alle banche dati disponibili per ogni comune italiano, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo a livello nazionale, comunale e provinciale. Pubblichiamo il rapporto, il video del webinar di presentazione – che ha visto un serrato dibattito in seguito ad alcune affermazioni del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannin – insieme a un articolo da Salviamo il Paesaggio (AMBM)

(dal sito di ISPRA- Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale)

Davvero possiamo parlare di consumo di suolo buono e consumo di suolo cattivo? di Alessandro Mortarino. da salviamoilpaesaggio 27 Luglio 2022

Come ogni anno, nel pieno dell’estate è stato presentato il Rapporto SNPAConsumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. E, come ogni anno, la fotografia che esce dal puntuale e dettagliato monitoraggio dei ricercatori dell’ISPRA mostra un impietoso quadro che rende (dovrebbe rendere…) sempre più evidente la situazione di emergenza piena in cui versa il martoriato suolo italico.

Già, perché i dati riferiti al 2021 sono gravi. Ed essendo dati rilevati da una fonte scientifica dello Stato, non sono suscettibili di opinabilità: si tratta di cifre e statistiche di monitoraggio effettivo. La cruda realtà. Su cui troppe volte e per troppi anni si è continuato a sorvolare, confidando che la mano provvidenziale delle crisi e del “mercato” risolvessero o, almeno, alleviassero la contingente difficoltà.

Ma se il consumo di suolo aveva mostrato di non conoscere sosta neppure nel periodo del primo duro lockdown pandemico, il 2021 va oltre e ci certifica (come sintetizza il comunicato ufficiale di ISPRA, che potete leggere qui) una perdita di suolo a perdifiato, con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, per quasi 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici, che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Quest’anno, però, la presentazione del Rapporto è stata parecchio “animata”. Nelle precedenti occasioni i Relatori avevano sempre espresso le loro valutazioni rispetto alle cifre asetticamente illustrate da Michele Munafò cercando di mettere in luce le criticità e l’esigenza di portare a compimento una necessaria legge nazionale capace di contrastare il fenomeno del consumo di suolo, considerarlo una emergenza, agire per custodire una risorsa preziosa, non riproducibile, elemento di vita o morte.
Quest’anno il dibattito è andato oltre e ha demarcato una – forse insanabile – linea di confine tra due mondi e due visioni: da un lato ricercatori, comunità scientifica e società civile; dall’altro le rappresentanze politiche. Mai come quest’anno…

Il detonatore che ha fatto “brillare” il divario tra i due blocchi è stata l’affermazione fugace dell’uscente ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, che si è addentrato in una disamina che ha scatenato l’immediata reazione di Paolo Pileri e di Luca Mercalli.

Giovannini ha sostanzialmente sostenuto che il consumo di suolo avvenuto e monitorato da ISPRA va considerato anche sotto il profilo degli investimenti strategici e delle priorità della visione politica, sia nazionale e sia europea. Occorre, infatti, considerare anche «quello shift modale da trasporto su gomma a trasporto su ferro, obiettivo principale del PNRR». Vale a dire interporti e centri di interfacciamento gomma/ferro, porti, retroporti.
Giovannini non ha usato perifrasi per evidenziare il concetto: «quindi da considerare benvenuti, perchè nel settore siamo indietro».
Insomma, dobbiamo considerare che «esiste dunque un consumo di suolo cattivo ma anche un consumo di suolo buono, necessario». E di questo consumo buono anche Ispra dovrà tenerne conto nei prossimi anni, poiché rappresenterà un fenomeno rilevante e in crescita (ci auguriamo sia da considerare un semplice suggerimento metodologico e non una velata “minaccia” ai ricercatori di ISPRA…).

Le frasi dell’uscente ministro non hanno raccolto reazioni da parte delle tre parlamentari intervenute (Silvia Fregolent, Paola Nugnes e Chiara Braga), che hanno ammesso l’incapacità (anche) di questa tornata legislativa nel porre risoluzione alle sofferenze del nostro suolo, compreso per l’amata (da Giovannini) legge nazionale sulla Rigenerazione Urbana, anch’essa arenatasi nelle aule romane.

Immediata, invece, la replica di Paolo Pileri (Politecnico di Milano): «è un disastro, c’è da piangere; passare da 14 ettari al giorno a 19 ettari al giorno è un incremento del +34%: un cataclisma. E’ un dato che mette il bollo del fallimento politico negli ultimi 15 anni. E resto basito davanti alle parole del ministro: consumo di suolo buono e cattivo? 323 ettari di logistica in un solo anno equivalgono a una superficie pari a quella di Toscana e Liguria messe assieme. Oltre tutto considerando che il ministero non ha un osservatorio, non sappiamo quante sono le aree dismesse, dove si sta appoggiando la logistica ecc. ecc. Eppure vogliamo sostenere che è un consumo di suolo utile?».

Altrettanto immediata anche la reazione di Luca Mercalli: «aggiungo un’altra parola: disperazione. La disperazione che ci prende: a cosa serve avere tutti questi dati se poi siamo ridotti in questa condizione? Il clima ha mille punti di contatto con la devastazione del nostro suolo, il cambiamento climatico dipende in primis dalla devastazione del suolo. Sono allibito dalle parole del ministro Giovannini, che non pare accorgersi che le cartine illustrate da Michele Munafò sono come le metastasi, celle cancerose che si staccano e aggrediscono l’intero organismo: come possiamo pensare che vi siano metastasi buone e metastasi cattive?».

In ultimo, Massimo Mortarino, a nome del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, ha ricordato come, oltre a non disporre di una legge che contrasti il consumo di suolo, l’Italia non sia dotata nemmeno di una disposizione di rango statale che individui definizioni uniformi e, in primis, definisca cosa è “consumo di suolo”: situazione che consente a chi “vuole fare il furbo” di disporre di un ampio margine di manovra, come dimostrato – ad esempio – dalla recentissima L.R. 7 piemontese del 31 maggio scorso, che va addirittura a modificare il metodo di conteggio del consumo del suolo.

Non dobbiamo trascurare il fatto che dal marzo 2012 a oggi, sul contenimento del consumo di suolo sono stati depositati, nei due rami del Parlamento, più di 60 tra proposte e disegni di legge. Con l’esito che ben conosciamo. E che il Rapporto annuale di SNPA stila la “classifica” delle Regioni che nell’ultimo anno hanno registrato i più elevati livelli di consumo di suolo: tutte hanno in vigore una legge regionale per limitarlo/contenerlo e, allo stesso tempo, anche norme per “semplificare” gli iter delle pratiche edilizie e urbanistiche!

Le parole dell’ex ministro e delle tre parlamentari, l’insuccesso in aula della nostra legge per l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati e di quella (che per il Forum dovrebbe essere considerata “figlia” della legge per lo stop al consumo di suolo) indirizzata alla Rigenerazione urbana, i dati angoscianti del nuovo Rapporto ISPRA e la quantificazione della perdita di servizi ecosistemici causata dal consumo di suolo libero calcolata anche in termini monetari/finanziari, rendono assolutamente evidente che è ora di creare una nuova alleanza “dal basso” tra ricercatori e società civile.

Da poche ore siamo entrati in una difficile campagna elettorale, che tuttavia potrebbe rappresentare un’opportunità per la nostra comunità di “custodi” del suolo e dei territori. Questa volta vogliamo cogliere l’occasione, tutti insieme, per chiedere con forza non “una” legge nazionale ma “la migliore” legge nazionale possibile per contrastare il consumo di suolo e in tempi rapidissimi?
Facciamo entrare questo tema nel dibattito politico e, anzi, facciamo sì che “la terra” (insieme all’acqua, l’aria e il fuoco, cioè energia e calore), tornino a essere il fulcro della nostra vita, delle nostre priorità. E la loro corretta e lungimirante gestione contribuiscano a ridisegnare un nuovo modello di società.

Oggi possiamo e dobbiamo farlo. Noi ci siamo, il nostro Forum nazionale c’è: rimbocchiamoci le maniche e tutti insieme sollecitiamo un opportuno “time out” alla nostra prossima classe dirigente!

Qui potete vedere la registrazione integrale della presentazione del Rapporto SNPA 2022 “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Non è solo un invito alla visione ma un consiglio, perché il dibattito è appena iniziato e quanto gli autorevoli Relatori hanno espresso deve essere conosciuto da tutte e tutti!…

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