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La città legale senza trasparenza e partecipazione apre alla città illegale

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Foto AMBM

di Paolo Gelsomini*

Lasciamo un attimo da parte lo scenario malavitoso di Mafia Capitale ed analizziamo i comportamenti sociali di quella città legale ma ineguale, costituita cioè da cittadini legalmente proprietari di pezzi della città ed utenti-consumatori-sudditi: i primi, che dettano le regole a loro vantaggio, forzano la mano, intervengono pubblicamente dentro e fuori le istituzioni con tutto il peso del loro potere lobbistico e mediatico e dei loro agganci politici; i secondi, portatori di interessi generali e difensori dei beni comuni, che fanno fatica a far sentire la propria voce e le proprie ragioni, ad orientare le scelte della politica, a far valere diritti fondamentali legati alla vivibilità dei territori, alla sostenibilità ambientale delle opere, alla difesa della salute e del patrimonio culturale.

Il terzo soggetto della città legale è quello istituzionale, ma è troppo debole e con poche idee per poter garantire una mediazione tra interessi diversi e per poter far prevalere l’interesse pubblico su quello privato.

Questo scenario di “normale” legalità ha delle cause e produce degli effetti devastanti.

La debolezza e l’incertezza istituzionale è senz’altro una causa ed è proprio questa mancanza di coraggio del Sindaco e della sua Giunta a favorire, volontariamente o no poco importa, comportamenti aggressivi delle oligarchie economiche e finanziarie della città, rivendicazioni intollerabili di diritti non scritti come quelli sollevati ad ondate ricorrenti da costruttori, taxisti ed affini fino a carrozzelle e pedalò, rivenditori di alcolici, operatori commerciali di locali di somministrazione di cibi e bevande con tanto di sedie e tavolini (spesso abusivi), camion bar, bancarelle, organizzazioni di falsi artisti di strada e di falsi pittori, compresi quelli dotati di bombolette di vernici acriliche, organizzatori di eventi dell’estate romana, saltimbanchi, orchestrali improvvisati, disturbatori ed imbrattatori vari.

Di fronte a questo esercito che quotidianamente invade la città ed aggredisce in particolare il suo centro storico sembra che l’Amministrazione sottovaluti tutti i problemi che i cittadini si sono stancati di segnalare. Dalla timida ordinanza antialcol, all’eccessiva permissività nel concedere licenze di nuove aperture in luoghi già caldi di negozi di vendita alcolici, alle incomprensibili  distrazioni di tutti, sovrintendenze comprese, nel concedere fino alle prime ore del mattino, luoghi centrali per invasive manifestazioni (culturali?) dell’estate romana, alle timidezze nel far rispettare leggi e divieti per paura dei ricorsi al TAR, ai ritardi irresponsabili  ed alle sistematiche e strutturali mancanze  di controlli nell’applicazione di  ogni delibera, ogni decreto, ogni ordinanza.

Contemporaneamente languono o si trascinano stancamente all’interno delle istituzioni forme largamente incomplete di partecipazione popolare. Eppure dovrebbe essere proprio la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini a creare un baluardo contro i comportamenti mafiosi e contro gli affari in tutte le scelte dell’Amministrazione che riguardano la vita materiale dei cittadini e la vivibilità dei loro rioni e quartieri.

Chi ha paura della partecipazione popolare? Se ne sta perdendo perfino la cultura tra i cittadini, che spesso si accontentano di sistemare il parco sotto casa o la propria strada. Cose importantissime, per carità, ma non sufficienti per rispondere come “comunità della polis” alle sfide che questa città ci impone.

La partecipazione attiva dei cittadini ed il loro controllo su tutto l’iter delle opere e dei servizi, dal bando, al progetto, alla realizzazione, alla gestione, costituiscono un forte antidoto alle infiltrazioni mafiose, ai comportamenti criminali, agli scambi sottobanco, alle intollerabili deviazioni della politica.

Si parla spesso e giustamente di trasparenza, ma non basta la trasparenza se poi non si attivano processi partecipativi di cittadini consapevoli e portatori di competenze, conoscenze ed esperienze, capaci di interpretare, controllare, monitorare, proporre, criticare non solo piccole e grandi trasformazioni urbane ma anche delibere, ordinanze, determine dirigenziali, pubblici servizi dai trasporti alla sanità, dai rifiuti ai servizi sportivi e assistenziali.

Trasparenza e partecipazione (non esiste l’una senza l’altra) sono l’unico antidoto agli scambi di favori, alle gestioni privatistiche dei beni e dei servizi pubblici, alle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni.

Ecco perchè  la discesa in campo dei cittadini organizzati entro strutture partecipative è il primo passo per una ripresa di una Politica alta capace di marciare a fianco dei cittadini onesti,  che sono la maggioranza, e capace di realizzare finalmente un’idea condivisa di Città, contro ogni mafia. Non è scontato dire questo, non è banale affermare questi principi. E’ l’unico modo per sostenere il sindaco Marino e per allontanare definitivamente dal Campidoglio (e non solo dai circoli PD come sta cercando di fare Fabrizio Barca) le camarille ed i capibastone che hanno sempre cercato di affossare Marino.

*Presidente di Progetto Celio, segretario del Coordinamento Residenti Città Storica

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