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Partecipazione M5S: si selezionano a caso i cittadini decisori?

parigi democrazia partecipativadi Paolo Gelsomini

Nel dibattito in Aula Giulio Cesare di martedì 20 marzo sulla spinosa questione della convenzione per Piazza dei Navigatori, di cui parliamo a parte[1], ci ha colpito un ordine del giorno illustrato dal consigliere M5S Angelo Sturni, Presidente della Commissione Roma Capitale[2], che riguarda la partecipazione diretta dei cittadini in merito alla decisione dell’impiego di 16 milioni che, secondo la convenzione, sarebbero ritornati nelle casse del Comune per la realizzazione di opere di pubblica utilità.

In sintesi il consigliere Sturni afferma che nel nuovo Statuto di Roma Capitale, approvato il 30 gennaio 2018[3], si prevede tra l’altro la sperimentazione di tecnologie telematiche per le consultazioni dei cittadini, per la piena realizzazione di forme di democrazia diretta.

Nel caso specifico dell’impiego dei 16 milioni della convenzione, Sturni auspica votazioni e proposte dirette on line dei cittadini dell’VIII Municipio. Di quali e quanti cittadini? Solo di quelli sorteggiati con una selezione casuale senza altri criteri di rappresentanza e di campionatura statistica. A sostegno di questo metodo, che è l’esatto opposto di una partecipazione inclusiva, consapevole e rappresentativa, Sturni porta l’esempio di Barcellona, Madrid, Parigi e addirittura dell’antica democrazia ateniese.

Ma è proprio così? A noi non sembra.

left democrazia diretta a Barcellona

A Barcellona dal mese di giugno 2016 è assessora all’innovazione tecnologica un’economista italiana, Francesca Bria, chiamata dalla sindaca Ada Colau, che guida la città grazie alla vittoria del suo movimento Barcelona En Comù.

In un’intervista concessa a Left[4] Francesca Bria spiega che, in realtà, “non basta un’esperienza meccanica, non si tratta di mettere un click o un like, perché si possa parlare di democrazia partecipata. Occorre, invece, che la conoscenza del problema sia diffusa, che i cittadini siano informati, che i problemi da risolvere siano argomentati, visualizzati con tutti i dati a disposizione. Rispetto alla partecipazione automatica nei social media o rispetto alla news consumata in fretta, noi stiamo lavorando sul senso della partecipazione dei cittadini anche rispetto ai bisogni dei loro quartieri. La web democracy da sola non avrebbe efficacia. C’è la continua interazione tra la partecipazione alla piattaforma digitale e le assemble nei quartieri”.

Ma quali sono i possibili rischi della web democracy?  Secondo l’assessora di Barcellona “Il problema c’è quando non si vede che questi processi di organizzazione online non sono un’alternativa alla forma di partecipazione nel territorio, nelle piazze, attraverso la discussione, il dibattito”. Dice ancora Francesca Bria: “La rete non può sostituire questo rapporto di partecipazione dal vivo”.

Ed ora andiamo a Parigi.

Un parigino può votare per i progetti nel suo distretto di residenza o in cui lavora.

parigi democrazia partecipativa 2

Tutte le persone che vivono a Parigi sono considerate parigine. Si può votare per progetti di scala metropolitana e per i progetti a livello di arrondissement.

Ci sono due modalità di voto: sul sito https://budgetparticipatif.paris.fr/bp/ e tramite sondaggi attivati in tutta la Regione di Parigi.

I parigini possono proporre progetti di investimento per i loro borghi e/o per qualsiasi zona di Parigi. Il 5% del bilancio d’investimento della città, quasi mezzo miliardo di euro fino al 2020, sarà dedicato a questi progetti.

Nel 2017, il bilancio assegnato al bilancio partecipativo ammontava a oltre 100 milioni di euro. 30 milioni di euro erano dedicati ai quartieri operai, al fine di promuovere l’emergere dei progetti. 10 milioni di euro sono stati dedicati alle scuole primarie e ai collegi per aumentare la partecipazione dei bambini e dei giovani nella vita della città.

I cittadini possono inviare delle proposte o associarsi a quelle di altri, ma il percorso partecipativo prevede riunioni pubbliche con i cittadini interessati, laboratori di co-progettazione e una continua informazione sull’evoluzione dei progetti, oltre che il raggruppamento di proposte simili e la ridefinizione collettiva di un progetto comune.

A Madrid, nel febbraio 2017 si tenne una grande consultazione cittadina denominata Decide Madrid” fortemente voluta dalla sindaca Manuela Carmena. Il grande referendum cittadino vide la partecipazione di oltre 200 mila persone, su un totale di 2,7 milioni di aventi diritto al voto. Ha votato quindi il 7,85 % delle persone registrate nell’anagrafe della città. La grande votazione, alla quale si poteva partecipare anche via Internet , chiamava i madrileni a esprimersi su alcune grandi proposte di trasformazione della città: la trasformazione in chiave green della Gran Via e della Plaza de España, l’introduzione di un biglietto unico per il trasporto pubblico, l’introduzione di una serie di misure per rendere Madrid “al 100% sostenibile”.

Quindi, nel caso di Madrid si trattava di un vero e proprio referendum su precise proposte dell’Amministrazione Carmena.

madrid decide partecipazione

Infine, siccome Sturni cita perfino la democrazia ateniese, ricordiamo che nel suo libro, lo storico Luciano Canfora spiega le caratteristiche della vita politica di Atene e la mette a confronto con la nostra. Oggi come allora, in una società complessa, le élite più forti culturalmente, socialmente ed economicamente accettano il sistema politico e lo dirigono. Ma ad Atene queste élite accolgono un’importante sfida: i signori governano un’assemblea popolare, quindi accettano di essere contestati da essa.
Insomma, Barcellona, Madrid, Parigi e l’antica Atene c’entrano poco con il sistema di partecipazione sorteggiata on line proposta dal M5S per decidere su come impiegare i 16 milioni che entreranno nelle casse del Comune in seguito alla nuova convenzione di Piazza dei Navigatori.

Inoltre il consigliere Sturni dichiara l’intenzione di raccogliere istanze di un campione di stakeholders, sempre on line e selezionato con sorteggio casuale.

Ma né per i cittadini dell’VIII Municipio né per gli stakeholders direttamente interessati, non è chiaro su quali proposte si dovrebbe avviare una consultazione referendaria come fecero nel 2017 a Madrid o a Parigi con un rapporto cittadini-Amministrazione molto più strutturato, rappresentativo e significativo. E, a proposito degli stakeholders, il consigliere Sturni precisa che “partecipano ma non decidono” perché “spetta ai residenti decidere”.

Ed anche questo concetto ci appare poco chiaro, perché in realtà un processo partecipativo inclusivo accoglie alla pari tutti gli interessi legittimi che portano idee, conoscenze, competenze, esperienze, analisi, proposte. Poi spetta alla Politica decidere, a meno che non si tratti dell’aiuola sotto casa.

Questo ordine del giorno, per la cronaca, ha avuto 24 voti favorevoli e 4 contrari, con nessun astenuto. Insomma, tra l’assenza e l’indifferenza dell’Aula.

Per concludere: è chiaro che la partecipazione digitale è uno strumento fondamentale, ma complementare, che deve essere regolato ed integrato con altre forme strutturate e inclusive di processi partecipativi.

Non è sufficiente né auspicabile rendere tutto digitalizzato, e per giunta con una selezione casuale dei cittadini che si propongono on line, se si intende raccogliere i contributi delle comunità locali a governare la città.

L’intelligenza collettiva scaturisce dal confronto, dal conflitto dialettico, dall’ascolto, dalla trasformazione di idee e proposte maturate all’interno di veri forum partecipativi. Il web può essere solo un supporto dei forum, ma non li può sostituire, perché la platea elettronica è autoreferenziale e limitata socialmente e tecnicamente a gruppi di cittadini escludendone altri.

La proposta espressa in Aula Giulio Cesare dall’ordine del giorno del consigliere Sturni, contrastata solo dagli interventi e dai voti di Fassina di Sinistra Italiana e di De Priamo di Fratelli d’Italia, ci porta verso forme tecnocratiche e dirigistiche di pseudo partecipazione dei cittadini.

In altre parti d’Europa non è così.

parigi democrazia partecipativa 3

[1] Vedi Delibera Piazza dei Navigatori: i consiglieri dicono SI al Piano casa 20 marzo 2018

[2] L’intervento di Sturni è sulla pagina Youtube dell’Assemblea Capitolina (da 2h 20’) su https://www.youtube.com/watch?v=yALkL_uUlyM

[3] Vedi il nostro articolo  Nuovo Statuto, i rischi per la democrazia della “democrazia diretta” 15 gennaio 2018

[4] Democrazia diretta, la lezione di Barcellona raccontata dall’assessora Francesca Bria di Donatella Coccoli 5 maggio 2017 https://left.it/2017/05/05/democrazia-diretta-la-lezione-di-barcellona-raccontata-dallassessora-francesca-bria/

 

 

 

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