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Il gioco delle torri (dell’EUR). Con un intervento di Giovanni Caudo

Le Torri di Ligini foto ambm

Le Torri di Ligini foto ambm

[IN CALCE AGGIORNAMENTI DEL 1 SETTEMBRE]

Sembra tornare ancora indietro il recupero delle Torri di Ligini che si affacciano sul laghetto dell’EUR. Infatti, un recente provvedimento della nuova amministrazione ha interrotto il percorso virtuoso di rigenerazione degli storici uffici del ministero delle Finanze, abbandonati per anni come scheletri scarnificati e battezzati la “Beirut dell’EUR” (1). Dopo l’iniziale proposta di valorizzazione attraverso la demolizione e trasformazione  in appartamenti di lusso, grazie all’impegno dell’allora Assessore  all’urbanistica Giovanni  Caudo era stata trovata in Telecom la società in grado di restituirli alla città, riportandoli alla loro destinazione originale di uffici.

Con questo obiettivo era stato fatto un concorso di progettazione, erano iniziati i lavori per predisporre la ricostruzione da parte dell’Alfiere spa, società al 50% Telecom e al 50% Cassa Depositi e Prestiti (2). Successivamente, dopo le iniziali  preoccupazioni espresse dallo stesso Assessore Caudo riguardo la  volontà di Telecom, di confermare gli impegni dopo il cambio dei vertici, su alcuni quotidiani, dal febbraio scorso, si è iniziato a parlare di indagini  sulla quantificazione del contributo ordinario e straordinario (3) calcolato dagli uffici, che sarebbe stato sottodimensionato rispetto all’intervento. E oggi apprendiamo che gli uffici comunali a fine luglio hanno ritirato il permesso di costruire (4), bloccando di fatto tutta l’operazione di restauro che avrebbe dovuto  concludersi entro il 2016.

Pubblichiamo un circostanziato commento di Caudo, che  ricorda che i presunti 24 milioni che sarebbero stati “abbuonati” dal Comune ad Alfiere spa, sono in realtà la cifra che sarebbe dovuta  essere corrisposta solo  se, come previsto nel vecchio progetto Veltronian-alemanniano, la destinazione delle Torri fosse cambiata da direzionale – uffici – a residenziale – appartamenti di lusso. Ma poichè nel nuovo progetto di riqualificazione  la destinazione è quella originaria (uffici  di Telecom), il contributo deve  essere calcolato  sulla base di quanto dovuto per il “Restauro e il risanamento conservativo”. Nessuna valorizzazione speculativa – cambio di destinazione d’uso o aumento delle cubature –   e quindi nessun onere straordinario.

E mentre si profila all’orizzonte lo spettro di una Beirut dell’EUR che potrebbe durare ancora molti anni – a pochi metri dal nuovo centro congressi (la cosiddetta “Nuvola” di Fuskas) e dalla “Lama”, albergo di extralusso a oggi invenduto da EUR spa anche a causa  della “vista macerie” – o quello di una nuova  speculazione edilizia,  con abbattimento/ricostruzione delle torri (e  aumento di cubature residenziali e commerciali), ci chiediamo se la nuova amministrazione abbia fatto attente valutazioni dell’interesse della città prima di avallare un passo del genere. Perchè i casi sono due: o si sono effettivamente trovate irregolarità  nelle procedure fin qui seguite dagli uffici stessi  – ma dovrebbe essere facile appurarlo senza aspettare gli eventuali esiti delle indagini della magistratura – o si tratta di una decisione politica, che però rischia  di infliggere  un danno ai cittadini dell’EUR e della Capitale. E se da un lato non vogliamo credere che la nuova amministrazione intenda assecondare interessi  che potrebbero aver interferito con il progetto, come ventilato ancora recentemente da alcuni articoli giornalistici (5), dall’altro sembra impossibile che l’assessore Berdini, che ha appena decurtato la superficie edificabile della ex Fiera di Roma, non facendosi condizionare dalle ripercussioni economiche che la decisione potrebbe avere sulla Investimenti spa di cui è azionista anche il Comune  (6),   possa aver avallato un mero calcolo economico secondo il quale sarebbe più vantaggiosa la precedente ipotesi speculativa.   E’ quindi urgente  che la Sindaca Raggi e il suo assessore Berdini dicano  chiaramente  se il progetto è stato  fermato per delle accertate irregolarità o per  la contrarietà dell’attuale governo della città. In entrambi i casi i cittadini si aspettano spiegazioni trasparenti.

[SEGUE un commento di Cristina Lattanzi, del Comitato Salute e Ambiente EUR e gli aggiornamenti dle 1 settembre ]

Anna Maria Bianchi Missaglia in collaborazione con Maurizio Geusa

Per osservazioni e  precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

> Vai alla scheda a cura di Cristina Lattanzi del Comitato Salute Ambiente EUR con la cronologia e i materiali)

Il gioco delle Torri (sulla pelle di Roma)

di Giovanni Caudo

Come riportato dai giornali le Torri dell’EUR non si restaurano più e rischia di saltare il progetto di trasferire lì il quartier generale di TIM. Roma Capitale ha annullato il permesso di costruire rilasciato il 22 dicembre 2015 per il Restauro e il risanamento conservativo delle Torri dell’Eur (ex Ministero delle Finanze) perché invece dei presunti 24 milioni di euro di contributo straordinario la società ha dato solo un milione per la sistemazione di spazi pubblici nel Municipio IX.

I 24 milioni di euro, come scrivono però gli stessi dirigenti del Comune nella determina di annullamento, erano un contributo straordinario connesso al progetto di valorizzazione delle Torri, quello approvato nel 2009 durante l’amministrazione di Alemanno, che prevedeva la demolizione delle Torri e la costruzione di residenze di lusso (leggi in fondo al post). Il progetto autorizzato il 22 dicembre 2015, dopo sei mesi tra preistruttoria e istruttoria degli stessi uffici, è invece un progetto di Restauro e risanamento conservativo che restituisce le Torri da un punto di vista formale e funzionale alla loro destinazione originale, quella pensata e progettata dall’arch. Ligini, lo stesso che progettò il Velodromo (fatto saltare in aria durante Alemanno).
Tutte le altre verifiche tecniche cui è stato sottoposto il Permesso di costruire da parte di funzionari incaricati ne hanno confermato la totale correttezza e legittimità: è coerente con le previsioni di Piano regolatore e con tutte le altre norme e ha ricevuto, nel dicembre 2015, il parere positivo della Sovrintendenza capitolina. Non c’è cambio di destinazione d’uso e non c’è incremento di cubatura, si restaura quello che c’era.

La motivazione dell’annullamento quindi non è urbanistica ma solo quella del “mancato” contributo straordinario. Per Roma Capitale sembra che l’interesse pubblico da salvaguardare, o addirittura promuovere, è quello di incassare i 24 milioni di euro anche a costo di demolire e trasformare in residenza le Torri, e non invece il risanamento di una ferita con il restauro di uno degli immobili di pregio architettonico dell’EUR. Senza contare i benefici, economici e non solo, per tutta la città che verrebbero dalla realizzazione del nuovo quartiere generale della più importante azienda di Telecomunicazioni del Paese. Un investimento di circa 120 milioni di euro, quasi 3.500 addetti che tornano a popolare l’Eur e ne rafforzano la vocazione originaria di quartiere per uffici, rimuovendo il degrado che lo attanaglia ormai da anni.

O i 24 milioni di euro con annessa valorizzazione residenziale –  quella sì speculazione vera – o Beirut! Noi la pensavamo in modo differente e continuiamo a pensare che è il modo giusto. Da anni è anche quello che chiedono i cittadini dell’Eur.
Forse il gioco delle Torri è più grande e anche Telecom, con il nuovo management, sta giocando una sua partita sulla pelle della città. C’è da augurarsi che Telecom non lasci cadere questo progetto (che faccia valere le sue ragioni contro l’annullamento) e Roma non può perdere questa opportunità (che la sindaca dia un segno), è l’ultima grande aziende che ha sede a Roma e che oggi è sparsa in tante sedi, vogliamo perdere anche questa?

Una vicenda cominciata nel Marzo 2016, con preannunci di indagini sui giornali e con l’avvio da parte degli uffici della procedura di verifica in autotutela del Permesso di costruire e conclusasi, per il momento, a fine luglio in questo modo.

Una vicenda sintomatica del triste destino di una Capitale che ha smarrito il senso delle cose che fa, che si sta avvinghiando nella sua stessa crisi, senza il coraggio di fare le cose giuste, soggiogata com’è dal gioco dei poteri di veto di chi fin dall’inizio ha avversato per mero interesse personale questa operazione. Chi viene a investire a Roma in queste condizioni di incertezza? Non è anche così che si impoverisce la città?

Non è un destino inevitabile. C’è una città che vuole essere libera dai poteri di veto, che vuole una città normale, che rivendica valori differenti, che contrasta la demagogia, che sa dire di si invece che no.

Per chi avesse voglia di approfondire di seguito gli estratti dalla determina di annullamento del 29 luglio 2016 e dall’atto d’obbligo del 2009:

Determina
“ di annullare d’ufficio, in via di autotutela, […] il Permesso di costruire n.347 del 22 dicembre 2015 “sussistendo le ragioni di interesse pubblico, in quanto lo stesso Permesso inficia le previsioni del Protocollo di intesa tra MEF e Roma Capitale […] con particolare riferimento alla corresponsione nelle previste tre tranche, del contributo di valorizzazione. Tale contributo, in particolare stimato pari ad euro 24 milioni di euro, è legato alla demolizione dei fabbricati esistenti e ricostruzione del complesso immobiliare in oggetto ed è espressamente previsto dall’Atto d’obbligo assunto dalla Società Alfiere spa […] in data 22 dicembre 2009 […] da destinarsi ad opere per il quartiere Eur e alle infrastrutture afferenti.”

L’Atto d’obbligo del 2009 che prevede il versamento come contributo della valorizzazione immobiliare è quello sottoscritto durante l’Amministrazione Alemanno e legato al progetto di trasformazione delle Torri in residenze secondo il progetto di Renzo Piano, infatti nell’atto si legge, alla pag.3:
– che quindi la società Alfiere spa presentava al Comune di Roma un progetto, redatto dallo studio RPBW – Renzo Piano Building Workshop, che prevedeva la demolizione del complesso edilizio di viale Europa n.242 costituito dalla Torri già del Ministero delle Finanze, e la costruzione di un nuovo edificio di grande qualità architettonica che prevedeva un mix di funzioni, ovvero terziarie direzionali, spazi commerciali e, in prevalenza residenziali […].
e a pag. 7:
– che, a seguito dell’analisi svolta dagli uffici competenti risultano dovuti al Comune gli oneri relativi al costo di costruzione, gli oneri di urbanizzazione primaria sulla quota residenziale, non residenziale commerciale e non residenziale direzionale […]
– che per la determinazione del contributo straordinario dovuto dalla comparente […] ha fissato il contributo straordinario totale dovuto nella misura di euro 24 milioni da corrispondere in quattro rate […]

Cosa c’entra tutto questo con il Progetto di restauro e di risanamento conservativo delle Torri che vengono riportate alla loro destinazione originale, uffici? Senza alcun cambio di destinazione d’uso e senza incremento di cubatura?

Giovanni Caudo

Progetto Torri Telecom (dal Corriere della Sera)

Progetto Torri Telecom (dal Corriere della Sera)

SOS Torri di Ligini

di Cristina Lattanzi del Comitato Salute Ambiente EUR

Come comitati dell’Eur e come residenti siamo d’accordo con l’approccio di Caudo: cosa c’entra l’attuale intervento di recupero dell’esistente con la precedente ipotesi di “valorizzazione ” tramite demolizione e ricostruzione per realizzare l’edificio residenziale di Renzo Piano?  Sembrerebbe niente.

Ma siccome a Roma le vicende  urbanistiche non sono mai semplici,  nè del tutto chiare (anzi le acque sono spesso rese torbide appositamente per consentire bottini copiosi ai pescatori esperti, tanto più se ci sono di mezzo dismissioni pubbliche) , date le caratteristiche e la complessità della vicenda pregressa qualcosa invece potrebbe entrarci.

Noi la conosciamo benissimo, tutta quella annosa vicenda , anche per aver invano cercato di evitare lo stralcio delle Torri di Ligini dalla carta per la qualità del PRG , dove erano inserite , e la sostituzione edilizia con un corpo del tutto estraneo rispetto al contesto. Abbiamo perfino interpellato in merito Renzo  Piano, autore del progetto della costruzione di appartamenti di lusso. Siamo proprio noi comitati dell’Eur che abbiamo poi ribattezzato “Beirut” le Torri sventrate,  denunciando lo scandalo di una demolizione iniziata senza che ce ne fossero i presupposti, illegittimamente lasciata a metà , e senza che nessuna autorità preposta intervenisse, tanto meno i solerti uffici che questa volta si sono spinti perfino (caso assai raro) alla revoca dei propri atti in autotutela!
Inoltre siamo sempre noi che abbiamo ottenuto ben tre pareri dei Comitati di settore del Mibact favorevoli al mantenimento delle caratteristiche di altezza e del “vuoto” tra gli edifici. Ma l’amministrazione Alemanno se ne è lavata le mani, in attesa di veder realizzato il “miracolo” di Renzo Piano.

Ma al di là di alcune  critiche, che restano,  all’amministrazione Marino per il nostro mancato coinvolgimento nelle decisioni e istruttorie preliminari al nuovo permesso di costruire – che non è mai stato pubblicato on line –   che forse avrebbe creato un fronte più determinato e compatto anche in vista degli attuali sviluppi, ci sembra comunque che lo scandalo – o forse il reato – non sia recente, ma riguardi quando fu determinato (e come fu determinato!) un modesto contributo di 24 milioni (a fronte dell’operazione ideata sotto Veltroni e proseguita sotto Alemanno.

L’ ex assessore Caudo oggi conferma che non è previsto nel progetto Telecom nessun aumento di cubatura o cambio di destinazione d’uso  – solo il ripristino degli uffici, della mensa e dei parcheggi originali dell’edificio – ma sicuramente  la questione dovrebbe essere affrontata, anche dalla nuova amministrazione,  nella più grande trasparenza, in primo luogo mettendo a disposizione del pubblico il permesso di costruire e la relativa istruttoria. Solo così potremo valutare se gli uffici hanno sbagliato o se Caudo ha pienamente ragione.

In ogni caso i cittadini e i comitati dell’EUR intendono battersi fino in fondo perchè questa ferita nel cuore di uno dei quartieri più suggestivi di Roma, ricchi di potenzialità e di funzioni, venga risolto secondo i criteri dell’interesse pubblico, dello sviluppo e della vivibilità per i residenti.  E non, come troppo spesso è accaduto nella Capitale,  secondo le ragioni del profitto e della speculazione.

 Cristina Lattanzi

AGGIORNAMENTI 1 SETTEMBRE. Torri dell’EUR : la spiegazione di Berdini e la risposta di Caudo (ma è possibile che i cittadini non possano avere un’informazione trasparente e obiettiva direttamente dal sito del Comune, con tutti i documenti, così da non lasciare spazio ad alcuna interpretazione?)

In un articolo su Gli Stati Generali del  31 agosto a firma Marco Carta, Paolo Berdini afferma che “Prima di concedere il permesso di costruire andava stralciata la convenzione del 2009″ che “Era la prima cosa che Marino avrebbe dovuto fare. Annullarla non è stata una decisione politica della giunta Raggi, ma un atto dovuto degli uffici dopo l’indagine della magistratura”. In proposito ecco la precisazione dell’ex assessore Giovanni Caudo, che spiega che per le Torri sventrate  “nessuna convenzione è stata mai sottoscritta”, ma solo “un atto “unilaterale” d’obbligo a firma solo del privato”  e  che in ogni caso “Il rilascio del nuovo permesso di costruire per il restauro e il risanamento conservativo delle Torri ad uso uffici e la sottoscrizione del nuovo atto d’obbligo sono del 22 dicembre 2015.  Marino è decaduto il 31 ottobre 2015. Se ci fosse stato qualcosa da annullare spettava farlo agli uffici che hanno rilasciato il permesso, gli stessi che poi hanno fatto la determina di annullamento. O al Prefetto Tronca“. (AMBM)

Il gioco delle Torri/2 di Giovanni Caudo
Dall’articolo de glistatigenerali.com riprendo un passaggio virgolettato delle dichiarazioni di Berdini.“Prima di concedere il permesso di costruire andava stralciata la convenzione del 2009 – spiega a Gli Stati Generali Paolo Berdini, attuale assessore capitolino all’urbanistica – Era la prima cosa che Marino avrebbe dovuto fare. Annullarla non è stata una decisione politica della giunta Raggi, ma un atto dovuto degli uffici dopo l’indagine della magistratura. Ora, il nostro obiettivo è di lavorare affinchè la città non perda questo investimento di Telecom. Non possiamo rinunciare. Dire che io sono contrario, come è stato fatto su alcuni giornali, è una cosa completamente inventata. E’ stata una vera e propria imboscata”.

Le parole di Berdini e il suo impegno a non rinunciare a un progetto così importante sono una buona notizia, il suo obiettivo è anche il mio e dei tanti che seguono con interesse e preoccupazione questa vicenda. Ma per dargli seguito bisogna individuare intanto dov’è il problema. E il problema mi sa che non sta in quello che non ha fatto Marino.
Marino non poteva annullare nessuna convenzione semplicemente perché nel 2009 non fu sottoscritta nessuna convenzione tra proprietà e comune di Roma.
– Nel 2009 fu presentato un atto “unilaterale” d’obbligo a firma solo del privato (atto Notaio Enrico Parenti n. 46246 del 22/12/2009) e allegato al progetto di Renzo Piano che prevedeva a fronte della realizzazione di residenze il pagamento del contributo straordinario per la valorizzazione (cambio di destinazione a residenziale, incremento di volume, demolizione e ricostruzione) di 24 milioni di euro.
Quel permesso di costruire non fu mai rilasciato, quell’atto non ebbe alcun effetto.
Il rilascio del nuovo permesso di costruire per il restauro e il risanamento conservativo delle Torri ad uso uffici e la sottoscrizione del nuovo atto d’obbligo sono del 22 dicembre 2015, Marino è decaduto il 31 ottobre 2015. Se ci fosse stato qualcosa da annullare spettava farlo agli uffici che hanno rilasciato il permesso, gli stessi che poi hanno fatto la determina di annullamento. O al Prefetto Tronca.
– Nella motivazione della determina di annullamento non si fa alcun riferimento all’indagine, ma solo alle ragioni patrimoniali economiche.

L’annullamento di un permesso di costruire non illegittimo dal punto di vista tecnico, dopo sette mesi dal suo rilascio e a lavori in corso, è qualcosa che non si è mai visto e che determina una incertezza che rischia di allontanare dalla città chiunque voglia venire a investire.

Sono d’accordo con Berdini, è stata una vera imboscata ma agli interessi generali della città.

Giovanni Caudo

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(1) COME LE TORRI SONO DIVENTATE BEIRUT (dalla cronologia a cura di Cristina Lattanzi del Comitato Salute Ambiente EUR) Nel dicembre 2002, le Torri

modellino delle Torri di Ligini alla mostra sull'EUR

modellino delle Torri di Ligini alla mostra sull’EUR

dell’architetto Ligini, inserite nella Carta per la qualità, per la valenza architettonica e storico-culturale,  nell’ambito delle dismissioni/cartolarizzazioni di Tremonti, vengono   trasferite dal Ministero delle Finanze a Fintecna (100% statale), sotto il cui controllo rimangono   anche dopo il conferimento degli edifici (nel 2005) alla società Alfiere (interamente controllata) e il passaggio di metà delle quote di Alfiere ad una cordata costituita da imprenditori privati e altri enti di proprietà pubblica.  Nel 2007 iniziano le opere di “manutenzione straordinaria” delle Torri, consistenti nello smontaggio e sostituzione degli infissi e nella demolizioni delle pareti interne per ridistribuzione funzionale, formalizzate solo mediante una DIA al Municipio XII. Nel febbraio 2008, al momento della definitiva approvazione del PRG di Veltroni, viene bocciata la variante urbanistica predisposta dall’assessore al Patrimonio Claudio Minnelli per le Torri, che ne avrebbe autorizzato la demolizione.  Nell’aprile 2008  il Commissario Morcone fa una delibera con la quale adotta lo stralcio delle Torri dalla Carta per la qualità, con l’intento di renderne possibile la demolizione e la sostituzione con un edificio con caratteristiche architettoniche ed edilizie completamente diverse. Nel maggio 2010 il  Consiglio Comunale (Sindaco Alemanno)  approva definitivamente lo stralcio delle Torri dalla Carta per la qualità, ma malgrado  la possibilità, ormai, di demolire e ricostruire, realizzando il progetto di Renzo Piano (la c.d. scatola di cristallo), la proprietà Alfiere srl non ritira il permesso di costruire e le Torri restano scheletri per anni. (> Vai alla scheda a cura di Cristina Lattanzi del Comitato Salute Ambiente EUR con la cronologia e i materiali)

(2) Vedi i nostri articoli precedenti:

Torri dell’EUR, allerta dopo il cambio dei vertici Telecom

Torri dell’EUR, allerta dopo il cambio dei vertici TelecomSembrava una vicenda  a lieto fine, quella delle Torri di Ligini, gli storici uffici del Ministero delle Finanze, venduti a privati e smantellati per trasformarli in appartamenti  e poi abbandonati…

Le Torri di Ligini all’EUR saranno restaurate (e torneranno uffici)

Le Torri di Ligini all’EUR saranno restaurate (e torneranno uffici)Erano diventate il simbolo del degrado conficcato nel cuore dell’EUR, le tre  torri del Ministero delle Finanze progettate da Cesare Ligini, acquistate da una cordata di privati che aveva cominciato…

Le Torri di Ligini – IX Municipio

Le Torri di Ligini – IX MunicipioTORRI DELL’EUR – oltre 52.000 mq tra viale America e viale Europa  (ultimo aggiornamento cronologia 22 marzo 2016,  a cura di Carteinregola) A cura del Comitato Salute e Ambiente EUR…

(3) IL CONTRIBUTO STRAORDINARIO Il contributo straordinario è una ulteriore forma di onerosità basata sull’aumento di valore che le aree e gli immobili possono beneficiare quando il piano regolatore si impone delle varianti o dei progetti straordinari. Le varianti incidono sempre sul valore delle aree, anche se magari il cittadino non se ne accorge: il comune ha quindi introdotto una sorta di “tassa” sull’incremento di valore delle aree conseguente a variazioni delle previsioni urbanistiche.  > Vai alla pagina con le definizioni del PRG e con la Delibera della Giunta Marino nel marzo 2014(ratificata dall’assemblea a luglio 2014) con le nuove regole

(4) PERMESSO DI COSTRUIRE Il permesso di costruire è un’autorizzazione amministrativa prevista dalla legge italiana, concessa dal comune, che autorizza l’attività di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, in conformità agli strumenti di pianificazione urbanistica.

Il permesso di costruire è discliplinato dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico dell’edilizia) che ha sostituito il precedente istituto della concessione edilizia di cui alla legge 28 gennaio 1977, n. 10 (cosiddetta Legge Bucalossi) e della licenza edilizia di cui all’art. 31 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (“legge urbanistica nazionale” detta anche L.U.N.).

La competenza concorrente in materia urbanistico/edilizia tra stato e regioni ha poi spinto molte amministrazioni regionali a legiferare sul tema con norme tendenti a regolarne l’ambito di applicazione.

(5) Il fatto quoridiano Telecom, verso addio al nuovo quartier generale all’Eur dopo che la giunta Raggi ha revocato permesso di costruzione

Il Comune di Roma ha deciso lo stop alla luce delle indagini sugli oneri di concessione troppo bassi versati da Alfiere, joint venture tra il gruppo delle tlc e Cdp immobiliare che avrebbe dovuto realizzare il progetto. Ora il nuovo ad Flavio Cattaneo, da sempre contrario, può chiamarsi fuori senza pagare penali alla Cassa depositi di | 24 agosto 2016
Si veda anche la parte sulla posizione del neo amministratore Telecom Flavio Cattaneo, quando era solo consigliere,  rispetto al piano di riorganizzazione degli immobili del gruppo promossa dal suo predecessore in
La Repubblica 4 aprile 2016 Le cinque sfide di Cattaneo per rilanciare Telecom Italia I buoni rapporti con l’establishment istituzionale visti all’opera con Ntv, grande capacità di trattare come ha fatto vedere più volte da ad di Terna. E ora la partita della telco con i nodi del taglio dei costi, del Brasile e delle tv di GIOVANNI PONS

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