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Il grande Teatro ed il capro espiatorio

Marino MAXXI luglio 2015 IMG_2927

#Fuoridalpantano: pubblichiamo alcune riflessioni di Paolo Gelsomini*: per un rinascita morale di Roma non basterà  il Prefetto Gabrielli e soprattutto non servirà l’ipocrita caccia a Marino,  indicato come unico colpevole di una situazione allo sbando da anni nel silenzio generale.

Che strano Paese è l’Italia e che grande Teatro è Roma!

Dopo anni se non decenni (ricordate le costose opere fantasma dei Mondiali del 1990 con il Sindaco Carraro?) di cattivi lavori, di investimenti sbagliati, di abusivismi edilizi seguiti da condoni, di cattedrali nel deserto (cito solo il palazzo del nuoto di Calatrava con il Sindaco Veltroni), di scandali ed errori legati alla metro C (lungo l’arco delle Amministrazioni Rutelli, Veltroni ed Alemanno), di invasione da parte dei Partiti dei consigli di amministrazione delle municipalizzate e non solo, di affari loschi intorno alle discariche gestite per anni in condizioni di monopolio con l’avallo o il silenzio-assenso di tutte le forze politiche, di congelamento dei contratti di servizio che legano il Comune azionista con le municipalizzate con la conseguente sparizione delle carte dei servizi che sancivano il patto con i cittadini e davano la misurabilità dell’efficienza dei servizi, di assegnazioni di case pubbliche agli amici degli amici, di appalti allegri, di infiltrazioni mafiose, di indagati e di inchieste al vaglio della Procura esplose soprattutto nell’Amministrazione Alemanno che hanno visto coinvolti anche esponenti dell’allora (finta) opposizione, che si fa oggi? Come è nell’italico costume si cerca il capro espiatorio nella figura del Sindaco Ignazio Marino.

Come iene tutti si avventano sulla preda uscendo dal bosco nel quale si sono nascosti. Certo qualcuno lo fa elegantemente come il PD, qualcun altro sguaiatamente con rutti e pernacchie come l’opposizione (all’interno della quale almeno i Cinquestelle non hanno colpe pregresse ma gli altri sì).

Che razza di commedia o di tragedia stiamo recitando? Che cosa si sta preparando? Aldilà del personaggio discutibile quanto si voglia, che cosa ha toccato Candide al secolo Ignazio Marino? Siamo sicuri che la sua proverbiale indifferenza allo strapotere dei Partiti non sia stata fondamentale per avviare quella pulizia che ha portato alle vicende di questi giorni? Non dobbiamo rallegrarci che il Comune di Roma Capitale non sia stato commissariato ma dovremmo vedere con occhi di speranza il fatto che finalmente si sia avvertita la gravità della situazione che tutti per anni o per decenni non hanno visto perché non c’erano e se c’erano dormivano.

Matteo Orfini commissario del PD romano è cresciuto dentro i circoli del PD ma non si era mai accorto di nulla, neanche delle tessere false e delle cordate, e così il centro-sinistra che si opponeva all’Amministrazione Alemanno e neanche il centro-sinistra che poi ha vinto le elezioni a Roma dietro ad Ignazio Marino che poi ha cercato di screditare e di cacciare fino a quando le inchieste della Procura hanno trasformato i cacciatori in prede e con accuse pesanti. Ora c’è il Prefetto Gabrielli che è un galantuomo ed un tecnico capace, c’è l’Assessore alla Legalità Sabella ed anche il Sindaco Marino che rappresenta nel gran Teatro Roma una figura inedita che, come tutte le maschere teatrali, dietro la sua forse nasconde virtù inaspettate di indipendenza e di moralità che certamente non possono vantare moltissimi suoi detrattori a cominciare da quelli del fuoco amico del PD.

Certo che poi occorre anche saper raccogliere le forze sane, le capacità, le risorse per stringere alleanze e per poter governare una Città difficilissima con grandi idee anche e soprattutto per problemi correnti di vita quotidiana che affliggono i cittadini.

Termino con una riflessione sul Partito di Renzi: il PD ha abbandonato da sempre il territorio inteso come luogo per creare rapporti culturali e sociali e per favorire economie sane, per denunciare ingiustizie, per creare forme di solidarietà, per fare comunità. In cambio abbiamo avuto comitati di affari, falsi circoli territoriali, capibastone, camarille (non correnti di pensiero che erano una cosa seria). Certamente vanno salvati i molti militanti di questo Partito che ancora tirano la carretta in maniera disinteressata e molti amministratori che con spirito di servizio lavorano quotidianamente per l’interesse pubblico.

Ma è indubbio che è necessario un grande risveglio civile della Città, un nuovo patto per la buona Politica, una grande assunzione di responsabilità nel segno dell’Etica pubblica.

Solo i cittadini con le loro iniziative e la loro partecipazione attiva potranno strappare la Città dalle grinfie di tutte le mafie e rifondare una vera democrazia rappresentativa che unisca popolo, politica e istituzioni.

Il Laboratorio di Carteinregola (www.carteinregola.it) di cui facciamo parte, ha in programma nuove iniziative che cominceranno in autunno con veri e propri focus su questioni fondamentali per la vita dei cittadini di Roma. Lo scopo è farsi parte attiva per una rinnovata coscienza civile collettiva e per un vero rinnovamento della classe politica

*Paolo Gelsomini è Presidente dell’Associazione Progetto Celio e segretario del Coordinamento Residenti Città Storica che aderisce a Carteinregola

2 Responses to Il grande Teatro ed il capro espiatorio

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