Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Roma – Extra urbe: la città metropolitana

Roma città metropolitana popolazione al 2013

di Giorgio Panizzi

Pubblichiamo una lunga riflessione di Giorgio Panizzi, pubblicata su a Roma Mondoperaio nel luglio 2021 ma sempre attuale (Giorgio Panizzi, 5 luglio 2021 – Mondoperaio 7- 8/2021 Città al voto – Roma – Extra urbe: la città metropolitana)

Il Sindaco di Roma Capitale sarà anche Sindaco di Roma Città Metropolitana.

Un mostro giuridico che richiede una grande capacità politica del Sindaco di Roma che potrebbe contraddire sé stesso quando delibererà norme della Città Metropolitana che potrebbero contrastare analoghe norme di Roma Capitale e mai potrebbe avvenire il contrario.

Uno dei primi atti del Sindaco di Roma che sarà eletto nel prossimo ottobre sarà quello di indire entro sessanta giorni dalla sua elezione le elezioni del Consiglio della Città Metropolitana di Roma.
Un Consiglio formato da 24 consiglieri eletti in base ai voti ottenuti da liste contrapposte di Consiglieri comunali in carica nei 121 comuni della Città Metropolitana.

Infatti a votare saranno solo i Consiglieri dei 121 Comuni, ciascuno con un ‘peso’ elettorale calcolato secondo l’ampiezza del comune di appartenenza.

Quindi non una rappresentanza territoriale ma una rappresentanza personale collegata al proprio partito.
Voteranno anche i Consiglieri dell’Assemblea Capitolina, appena eletti. Non voteranno i Consiglieri dei Municipi di Roma.

Quindi non un’elezione sentita dalla popolazione ma lontana dalla comprensione, non solo dalla partecipazione, dei cittadini dei 121 comuni che forse della Città Metropolitana ne conoscono il nome solo perché sostituisce quello della vecchia Provincia nell’intestazione delle carte e degli atti amministrativi.

Quindi il Consiglio Metropolitano non rappresenta i Comuni. Questi dovrebbero essere rappresentati dall’Assemblea di tutti i 121 Sindaci e il potere di detta rappresentanza è tanto evidente che non richiede commenti.

Perché partire dalla Città Metropolitana per parlare di Roma e del suo futuro indicato per il momento dai programmi dei possibili futuri Sindaci?
Non metteremo in secondo piano la funzione di Roma Caput Mundi né trascureremo la necessità di governo e non di sola amministrazione di una città così significativa come Roma.

Diremo solo all’inizio che i suoi luoghi – storici, archeologici, urbanistici architettonici, scientifici, produttivi, nazionali e internazionali – sono vissuti nel quotidiano materialmente e come riferimento anche da cittadini di un hinterland che, per comodità, circoscriviamo nei confini amministrativi della Città Metropolitana ma che è molto più vasto, sia per la molteplicità e moltitudine di accessi a Roma, sia per l’afflusso di merci e di prodotti, sia per la condivisione delle reti infrastrutturali gestite dall’amministrazione centrale ma connesse ad una utenza diffusa nella Città Metropolitana.

Solo da queste scarne indicazioni si può sottolineare come la Città Metropolitana sia un sistema complesso, vivente ed evolutivo, caratterizzato da una particolare densità di relazioni che sovrastano la struttura amministrativa e richiedono sistemi di governo che necessitano comunque di strategie per coinvolgere strutture istituzionali e volontarie in obiettivi di sviluppo e in comportamenti consoni alle caratteristiche dei luoghi, alla necessità di viverli e dargli significato.

Questi sistemi di governo sono caratterizzati dal governo di Roma. Tuttavia la Città Metropolitana invade Roma.
Non ci sono soluzioni di continuità tra le strutture dei comuni più vicini a Roma, gli insediamenti intorno al raccordo anulare, le cosiddette periferie che sono presenti in quasi tutti i 15 Municipi di Roma. Tutti comunque con proprie sacche di diseguaglianze.

Le statistiche e gli studiosi dicono che intorno al GRA potrebbero costituirsi microcittà densamente popolate che forse ritroverebbero nelle loro strutture malformate e casuali luoghi di verifica delle loro identità.
I servizi essenziali sarebbero comunque dipendenti dai piani e dalla gestione delle infrastrutture di Roma Capitale e, in alcuni casi, della Città Metropolitana.

Di fronte a questa ipotetica razionalizzazione delle periferie e della congiunzione degli insediamenti prossimi al GRA troviamo altre realtà che, pur vivendo di amministrazioni autonome, si caratterizzano per la dipendenza economica e infrastrutturale con Roma Capitale.

Si parla qui di Fiumicino col suo aeroporto internazionale; di Civitavecchia con uno dei porti turistici più affermati del Mediterraneo; ma anche di Ciampino dove un aeroporto in un cortile pesa comunque sulle infrastrutture di Roma; della Stazione Tiburtina, vera e propria cerniera tra nord e sud d’Italia.

Non è sufficiente questa illustrazione. Vi sono altre città nella Città Metropolitana di Roma: Monterotondo, Tivoli, Palestrina, Guidonia, Pomezia, Colleferro, Tivoli, Velletri, Fiano Romano, Anzio, Nettuno, Cerveteri, Ladispoli, Albano e le altre città dei Castelli.

Tutte città con una propria identità e una propria autonomia economica e amministrativa e talvolta dotate anche di infrastrutture che le rendono autosufficienti rispetto alle infrastrutture dell’area vasta e della loro gestione.

Come farà il Sindaco di Roma Capitale, Sindaco della Città Metropolitana, a trovare un elemento comune di gestione e di governo di questa congerie di strutture, di apparati e di culture?

A qual fine, perché, dovrebbe occuparsi di questo ché già Roma Capitale ha tutte le necessità, ma anche i requisiti, per rivolgersi al mondo intero e attrezzarsi per questo? Non è solo per adempimenti amministrativi o per l’attuazione di una legge che nella sua universalità impone criteri di gestione inadeguati alle singolarità di ogni area vasta che intende unificare.

Sicuramente la storia, l’orografia, la convergenza delle strade consolari potrebbero fornire una prima spiegazione, piena di enfasi e forse di retorica.

Allo stato attuale il solo esame dei flussi di entrata quotidiana a Roma di cittadini che provengono da tutti i comuni della Città Metropolitana – ma anche da altre province e regioni e nazioni – impegna il Sindaco di Roma, il Sindaco della Città Metropolitana, a considerare quest’area come un tutto e la necessità di definirla e governarla in un unicum culturale anzitutto – come già lo è, seppure in modo disordinato -, come un sistema di relazioni economiche e sociali che può costituire un’offerta di qualità e di benessere al mondo intero.

Tutti Cives Romani. Tutti potenzialmente facenti parte di una stessa cultura e accomunati da sistemi di produzione e da utenze di servizi originati da un territorio che tradizioni amministrative basate su una configurazione culturale ed economica hanno costantemente unificato.

Ecco Roma. Ci si arriva dalle strade consolari che reggono ancora dopo migliaia di anni e da altre strade, superstrade o autostrade complementari.
Ci si arriva per lavorarci, vomitati nella Stazione Termini o nelle altre stazioni dell’anello ferroviario o con le autolinee. Si ha una prima immagine di Roma. Il caos e l’inefficienza dei servizi pubblici. L’esorbitanza dei rifiuti e la sporcizia nelle strade. La sciatteria che induce sciatteria. Così la vede chi ci arriva per lavorare. Chi poi si muove in auto nel traffico non conta più i tempi di percorrenza da casa al lavoro. Si preferisce andare in macchina: gli autobus, i tram, le metropolitane sono troppo affollati o troppo vuoti per il timore dei contagi della pandemia Oppure in motorino o in motocicletta. La bicicletta: bisogna provarla, outsider nel codice della strada, impervie e insufficienti e talora irrazionali le piste ciclabili.

Tutto il contrario una volta arrivati sul posto di lavoro. A Roma risiedono le fonti del sapere e dell’innovazione. Sono presenti competenze qualificate di singoli uffici, di piccole imprese. Sedi principali di Società nazionali e internazionali. Banche. Ambasciate. Il Vaticano. Studi tecnici, commerciali e legali. Centri di ricerca scientifica di prim’ordine. Qualificate attività commerciali, di accoglienza, di ristorazione. Le maggiori Università italiane, private e pubbliche. Licei. Scuole di ogni ordine e grado. Servizi sociali e sanitari, dagli asili nido agli ospedali.

Tutto si tiene in un equilibrio qualificato positivo che stupisce e contraddice i luoghi comuni sullo stile di Roma, sul carattere dei Romani.
Questo insieme di comportamenti è difficilmente descrivibile e misurabile. Tuttavia si tenta di descriverlo con i numeri ma i numeri sono solo uno strumento, certamente utile, per misurare le dimensioni della città, la configurazione dei luoghi. Sono però i Romani che danno significato ai luoghi. Luoghi dove si incrociano anche turisti coinvolti in una situazione retorica e statica, spesso episodica, rivolta alla memoria e al passato ma non percepita come una immagine che possa rimanere costante e foriera di crescita intellettuale oltre che di erudizione.

Il Sindaco deve ascoltare Roma e i Romani. Non sono sufficienti gli strumenti statistici. Le descrizioni meticolose. Le comparazioni tra anni e anni, numeri e numeri.
È necessario rivedere Roma nella dimensione complicata com’è resa dalla vita quotidiana e darle un senso di futuro.

Ecco il compito arduo per il Sindaco. I dati sono numerosi.

I criteri di efficientamento delle strutture e dei servizi sono indicati in numerosi studi, ma stia attento il Sindaco.
Deve essere un Sindaco non un manager.
Deve avere una visione di Roma, non solo una conoscenza del sistema. Secondo la visione che avrà e che esporrà dipenderà la sua capacità di governare Roma.

Nella visione del futuro di Roma, nella indicazione delle mete necessarie e perseguibili deve coinvolgere le forze attive e partire da quel patrimonio di vite e di competenze che ogni giorno dà significato alla città.

Certo, affacciandosi dal suo ufficio sui Fori Romani potrà avere esaltazioni retoriche. Certo, guardando al passato prossimo avrà indicazioni pessimistiche sullo stato e sulle potenzialità di Roma.
Da quel lontano 1974 dove i mali di Roma furono denunciati con forza e competenza sono passati molti anni e molte amministrazioni, anche le più progressive, avevano tensioni interne tra conservazione e innovazione.

Proprio in quegli anni quando, dopo la denuncia dei mali di Roma, fu possibile innovare il quadro politico e amministrativo con la collaborazione progressista dei socialisti e dei comunisti, si delineavano le innovazioni necessarie in concomitanza con il risanamento urbano e lo sviluppo delle infrastrutture.

Nell’esperienza di quegli anni ricordo le elaborazioni del Direttivo della Federazione Romana del PSI, di cui facevo parte, che sostenevano e confermavano l’impegno del Pro Sindaco socialista per proporre – nonostante le resistenze degli alleati – una nuova progettualità e una visione moderna, nazionale e internazionale di Roma, che non contraddiceva, anzi dava più senso alle necessarie politiche di risanamento (borgate, servizi nelle periferie..).

Sembrano i temi di oggi quelli indicati allora: la definizione di un nuovo rapporto istituzionale tra Roma e Stato; l’affermazione della vocazione laica di Roma come Capitale della pace e del dialogo tra religioni; la costruzione di un nuovo assetto istituzionale che allora indicava la dimensione metropolitana di Roma Capitale e l’autonomo Distretto Roma Capitale con statuto speciale, sull’esempio di altre Capitali europee. Tema che fu riproposto nelle elezioni del 1993 con Giuliano Amato e Vittorio Ripa di Meana; il decentramento. Che è sempre andato a rilento, anche per le pervicaci tendenze accentratrici del Campidoglio; gli investimenti in nuove tecnologie, nell’industria del terziario a cominciare dall’audiovisivo (il rilancio di Cinecittà come centro produttivo in parallelo con le politiche culturali di Nicolini); il rafforzamento della Rai, tema oggi attuale viste le tendenze a distogliere da Roma un presidio culturale di valore internazionale; la messa in rete dei molteplici ma dispersi centri di produzione; la valorizzazione e modernizzazione della vocazione turistica e del patrimonio storico-artistico-ambientale; l’indicazione della scienza e della ricerca scientifica come emblematiche, per storia e per cultura, essendo Roma e il suo territorio metropolitano il più ricco di Enti e Centri di Ricerca scientifica d’Italia (CNR, Enea, Sincrotrone, INFN, Industrie farmaceutiche, etc.).

Oltre alle politiche di settore, dall’urbanistica all’edilizia, dalla politica scolastica ai trasporti e mobilità; dai servizi sociali alla sanità.

È ancora tutto così? No, tutto è cambiato. Forse i titoli dei capitoli di un programma per Roma potrebbero essere gli stessi.
Ma oltre alle dimensioni dei problemi sono cambiati i modi per viverli e per gestirli.

Roma non è più l’agorà, ancorché elefantiaca, di quarant’anni or sono.

Da quegli anni sono cambiate le amministrazioni, in particolare le più produttive fino al 2008, quando il miraggio di una ripetizione a livello nazionale dell’esperienza di Roma ha interrotto di colpo un progetto politico che oltre all’Amministrazione di Roma si basava su tutte le diciannove Circoscrizioni governate dalla sinistra o dal centro sinistra, ed è quindi iniziata una deriva che ci porta al giorno d’oggi a costatare un degrado fisico e civile, economico e culturale e ci costringe a competere ancora con conservazioni di ogni tipo per indicare un futuro per Roma, una visione di Roma degna della sua memoria e utile per contribuire con un ruolo internazionale ai processi di sviluppo economico e di pace che vengono sempre invocati ma di cui non si vedono i criteri e gli strumenti per realizzarli.

Il degrado di Roma è palese ed oscura le bellezze di Roma. Non si tratta solo delle buche ma dei disservizi totali, del degrado economico, della incapacità competitiva che costringe grandi imprese a uscire da Roma e cercare sedi e competenze professionali altrove. La cosa che più stupisce e non viene misurata è la mancanza di un indotto civico e qualificato delle strutture produttive e culturali, storiche e archeologiche.

Per chiarezza: qual è l’indotto culturale sull’intera città dato dalla presenza di un numero cospicuo di Università? L’indotto è costituito dai soli servizi di ristorazione fast food e dalle resse delle movide. Perché nei Municipi dove insistono, per esempio, Infn, Cnr, Asi il numero dei laureti è più basso che altrove? I grandi luoghi della cultura quali l’Auditorium, la Biblioteca Nazionale, la Galleria Nazionale di Arte Moderna, la Sapienza e così via qualificano l’assetto urbano circostante o sono solo mete estemporanee riservate a casuali visitatori? I monumenti turistici, dal Colosseo a San Pietro, sono solo occasioni di passaggio per un turismo povero e rapido?

Le scuole, anche quelle di eccellenza, come sono collegate con il territorio e come qualificano il loro rapporto con le università e la ricerca? Le scuole così diffuse, qualificate, sono solo un momento di consumo oppure veicolano messaggi di crescita per la società che a loro si riferisce? Il personale così competente di queste scuole è impegnato nella qualificazione dell’intera società per cui educano le nuove generazioni? Il personale sanitario – dai portantini agli scienziati – che ha contribuito a rendere il Lazio e Roma all’avanguardia della lotta contro la pandemia 2020/21 viene indicato come un insieme di eroi solitari anziché come modello di comportamenti per un’etica civica. Al contrario, l’immagine di Roma viene riferita come quella che il turista percepisce quando scende da treni veloci e lussuosi e incontra, uscendo da Termini e dalla stazione Tiburtina.

Tutto ciò è il sintomo visibile di una città decadente che si ripercuote sulla sua economia, sui suoi livelli di occupazione.

Ecco allora che si pone al Sindaco di Roma il problema da dove cominciare.
Si pone al Sindaco di Roma il suggerimento di guardare al futuro per progettare e migliorare l’esistente.

Proprio per dare una risposta concreta di speranza all’elettorato e ai cittadini tutti occorre immediatamente partire da una completa opera di manutenzione ordinaria e straordinaria. Dal verde e dalle strade, dalla gestione dei rifiuti. Parallelamente ad un radicale intervento sulla gestione e sulla progettazione di aziende quali Ama e Atac. E renderne efficienti ed efficaci i loro servizi.

Per intenderci, tutto questo è possibile con una responsabilizzazione dell’amministrazione e della macchina comunale cui il Sindaco deve dare una indicazione chiara di ricerca dell’efficienza e della produttività. Si tratta di assumere la leadership di tutte le competenze qualificate dell’amministrazione con fermezza e trasparenza nella definizione degli obiettivi, con il controllo delle procedure, con il coinvolgimento e con la responsabilizzazione dei dirigenti e di tutti gli operatori nello svolgimento dei propri ruoli.

La collaborazione tra Amministrazione centrale e Municipi deve essere immediatamente riconfermata dando ai Municipi maggiore autonomia.

La lotta alle disuguaglianze e il loro superamento ha il suo strumento basilare sull’autonomia dei Municipi.

Oggi in ciascun Municipio ciascun cittadino è più propenso a vedere una divergenza dalle altre parti di Roma, anziché un contrasto. Alla ricerca di un senso di appartenenza alla propria prossima società che lo rende più impegnato ad operare per la ricerca di un proprio benessere.

L’autonomia è il principio basilare che si manifesta con la presa di responsabilità e la ricerca di percorsi che diano luogo a migliori aspirazioni e azioni e comportamenti coerenti per realizzarle.

L’autonomia dei Municipi e la conseguente assunzione di responsabilità può consentire quella ‘ricucitura’ tra centro e periferie che non consiste solo nelle dimensioni amministrative ma più generalmente nello scambio di culture e di competenze.

Gli atti immediati di buon governo con la responsabilizzazione e il coinvolgimento di tutto l’apparato tecnico e amministrativo di Roma Capitale e della Città Metropolitana e l’autonomia dei Municipi sono i due capisaldi immediati che possono determinare un fall out di comportamenti per emulazione e per ottimismo dovuto alla speranza e alla percezione di un immediato, possibile, miglioramento.

I cittadini, gli elettori, l’opinione pubblica non aspettano l’indicazione di una visione di Roma da parte del Sindaco. Aspettano un immediato cambio di gestione delle strutture pubbliche che dal Sindaco – e ovviamente dalla sua maggioranza e dalla sua Giunta – possono dipendere.

Sorge allora immediato il problema della gestione e dell’efficienza delle reti e delle infrastrutture dei servizi.

Sono reti che per la loro dimensione e la loro struttura unificano Roma Capitale e la Città Metropolitana di Roma e le collegano con un tessuto nazionale e internazionale. Sono reti necessarie allo sviluppo di tutta l’area vasta oltre che al benessere dei cittadini ma sono anche reti che con le loro tecnologie e con gli stili di gestione qualificano la visione possibile di Roma.

Se la gestione efficiente delle reti di trasporto e di energie appare la più significativa non si deve trascurare l’esistenza di altre reti significative dell’intera struttura metropolitana.

L’impegno dell’Amministrazione capitolina e della Città Metropolitana è anche quello di progettare, migliorare e realizzare le reti monumentali e archeologiche, del verde e dell’ambiente, della cultura e della scienza che possono connettere tutti i nodi dell’intera Città Metropolitana e darle una visione moderna, tesa al futuro e basilare per un ruolo di Roma nella cultura mondiale.

Altre reti che vanno immediatamente potenziate sono quelle delle scuole superiori di tutta la Città Metropolitana individuando un’offerta formativa da formulare – secondo la legge – con le istituzioni scolastiche che qualifichi i livelli dell’istruzione e della formazione in un collegamento con le Università e le strutture culturali.

Ecco un primo impegno qualificante per il Sindaco della Città Metropolitana. Nelle istituzioni scolastiche si formano le nuove generazioni, si gettano le basi per la formazione di una nuova classe dirigente, si manifestano gli obiettivi per competenze da impegnare nella società oltre che per il proprio benessere.

L’amministrazione comunale, il governo della città non può limitarsi, anche in questo settore, a meri compiti logistici ma deve indicare mete di progresso e di cultura.

Questo impegno ciclopico non deve far perdere di vista la visione generale di Roma.

Le mete del giubileo 2025 e di Expo 2030 aiutano ma non sono solo quelle.
Il ruolo di Roma come città internazionale e come simbolo dell’Europa va costruito con tutte le sue strutture culturali e produttive.

La razionalizzazione di quelle culturali basate su una rete di connessioni di ogni tipo – da quelle stilistiche e quelle storiche – è già possibile sulla base di studi e di proposte eccellenti sedimentate nei secoli e oggi rielaborate e innovate nelle numerose sedi scientifiche e di studio romane, ivi compresi ordini professionali e organizzazioni industriali ed economiche.

La rete delle innovazioni richiede un impegno di grande lungimiranza su cui chiamare tutte le competenze presenti e necessarie.

La strategia è proprio quella di impegnare le competenze – tecniche, economiche, scientifiche – in una definizione delle mete di ciascuna in coesione con le mete possibili per Roma.

I dati sono tutti disponibili. Gli studiosi li hanno consultati e rielaborati e riproposti in una bibliografia recente e nutrita. Però attenzione.

Le cartografie e i numeri del territorio metropolitano Romano che la Città Metropolitana di Roma ha editato nel 2017 viene definito come “Il Piano strategico della Città Metropolitana di Roma”. Non è un piano strategico. È un insieme di statistiche e una sistemazione di dati nello spazio geografico e talvolta nelle scansioni temporali, anche storiche. Tuttavia di grande utilità per commisurare le ipotesi di sviluppo nazionale e internazionale di Roma con le risorse presenti e con la loro distribuzione sul territorio.

Le indicazioni degli ambiti territoriali e di programmazione e dei raggruppamenti amministrativi, le statistiche demografiche, economiche, sociali, ambientali e infrastrutturali, i dati sul pendolarismo per motivi di studio e di lavoro sono tutti elementi utili.

Così come sono utili, ancorché da aggiornare, le indicazioni della popolazione raggiunta esclusivamente da servizi wireless oppure da infrastrutture di reti telematiche di banda larga e ultra larga e infine dalla misurazione del digital divide.

Tutti dati statistici che possono essere descrizione del sintomo di mutamento di comportamenti anche qualificati dopo due anni di lockdown che hanno prodotto note limitazioni ma hanno sicuramente incrementato l’uso delle tecnologie ed hanno modificato anche la frequentazione dei luoghi.

Tuttavia gli ambiti territoriali sono tuttora perimetri/aree di riferimento per le strutture degli enti locali che le compongono e che consentono un esame per parti della Città Metropolitana, per ascoltare le esigenze dei cittadini e trovare risposte alle domande complesse che sorgono dall’intera Città Metropolitana. Si ritorna però a confrontarsi con riforme superate di rappresentanza.

Non si trascuri però che la crescita economica e l’aumento dell’occupazione costituiscono uno dei primi problemi di Roma.

Molte sono le contraddizioni del sistema economico romano. Di fronte, per esempio, ad una ingente raccolta di risparmi non si trovano adeguati canali di investimento. Anzi, le maggiori banche lasciano Roma e gli imprenditori debbono raggiungerle in altre città per concordare le condizioni per i loro investimenti. C’è quindi necessità di una ‘policy’ economica per Roma che in questo caso, come per altri settori investe tutta l’area metropolitana, ma fa di Roma anche un baricentro rispetto a tutte le energie che provengono dal Mezzogiorno e quindi dimostrano Roma come un elemento strategico per la politica economia nazionale.

Oggi urgono altri criteri e indubbiamente la trasformazione di Roma e della Città Metropolitana in smart city è tra i più suggestivi.
Il futuro di Roma – come i demiurghi dell’informatica esaltano – è legato anche a un Piano Smart City per fare di Roma un laboratorio dell’innovazione.

Occorre onestamente riconoscere che negli ultimi anni Roma, anche la sua amministrazione, si è indirizzata verso questa esperienza.
In vista degli stanziamenti previsti dal PNRR, del Giubileo 2025 e della candidatura a Roma Expo 2030 Roma Capitale ha adottato le Linee Strategiche Tech Business 2030, per attrarre investimenti per uno sviluppo tecnologicamente avanzato e sostenibile, in collaborazione con altre istituzioni e con imprese a elevato tasso innovativo.

Però asfaltar no es gubernar: occorre procedere affinché la trasformazione digitale si realizzi effettivamente al servizio del cittadino.
La smart city, i criteri e gli strumenti per la sua realizzazione possono consentire indicazioni di trasformazione urbana con sempre maggiore partecipazione dei cittadini.

Tutti i servizi di una città moderna potrebbero evolversi in una crescita sostenibile e in un’ampia offerta in grado di soddisfare le complesse domande della cittadinanza espresse finora sempre incompiutamente e non corrisposte da offerte adeguate.

Una politica economica per Roma va indirizzata e governata.
La prima risorsa è l’efficienza dell’amministrazione e le indicazioni di modernità e di sviluppo e di attrazione di investimenti che provoca.

L’intero sistema economico romano se ritrova fiducia nell’amministrazione si manifesta con maggiore sicurezza e imprenditività nei mercati.

Si potrà dimostrare come ad essa sia correlata qualsiasi valutazione sul Pil e qualsiasi incremento di occupazione.

Le capacità professionali ritroverebbero cittadinanza nel confronto con un’amministrazione pubblica efficiente. Il Sindaco, l’amministrazione intera ridarebbero alla politica il primato etico nelle motivazioni alle professioni, ai mestieri, al lavoro.

È questa una sfida immediata che il Sindaco di Roma deve compiere: ridare ruolo alle competenze.

A quelle interne all’amministrazione di cui è guida, a quelle numerosissime presenti in una città cosmopolita in cui si incrociano e si sviluppano tutte le dimensioni del sapere, dalle 121 amministrazioni comunali ai 15 municipi, dalle università alle pmi, dai centri di ricerca alle sedi politiche istituzionali e diplomatiche, alle imprese.

È naturale quindi l’esigenza che Roma si ponga alla guida della sua trasformazione istituzionale riprendendo e coordinando il rapporto con lo Stato, con le iniziative parlamentari e con le istituzioni nazionali per una definizione legislativa e costituzionale del suo ruolo di caput mundi.

Da qui nasce la visione di Roma.

Una città che diviene simbolo di amministrazione competente e capace, caratterizzata non solo dal buon governo e dall’efficienza ma dalla capacità di governare l’insieme delle energie che in essa si sviluppano e di orientarle come leader sia nel ruolo di città di raccordo e di meta per l’atavica separazione del Mezzogiorno dall’intero paese, sia per tornare ad essere meta e base di partenza di processi di produzione esemplari per le dimensioni internazionali.

La visione di Roma non è soltanto un’indicazione letteraria, seppur necessaria, ma è data dalla responsabilità dei saperi.

Queste si manifestano nelle diverse e variegate competenze e nelle forme di rappresentanza istituzionali, territoriali, sindacali, economiche e sociali che possono sostenere l’amministrazione di Roma, non solo Capitale ma caput mundi, ricambiandone le capacità di leadership ed emulandone, qualificandole, le motivazioni.

Giorgio Panizzi, 5 luglio 2021

One Response to Roma – Extra urbe: la città metropolitana

  1. Pingback: Si vota per il rinnovo del Consiglio metropolitano (ma i cittadini non votano) |

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *